bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

mercoledì 5 maggio 2010

l'onestà intellettuale è un ossimoro



"Se un ladro di banche va in galera, perché gli intellettuali girano a piede libero?"

ossimoro, contraddizione in termini. antitesi.
interessante questa immagine di Baricco, molto interessante.
ecco cosa sostiene il prof Kilroy, City di Alessandro Baricco, in sintesi:
1. Gli uomini hanno idee.
2. Gli uomini esprimono idee.
3. Gli uomini esprimono idee che non sono loro.
4. Le idee, una volta espresse e dunque sottoposte alla pressione di un pubblico, diventano oggetti artificiali privi di un reale rapporto con la loro origine. Gli uomini le affinano con tale ingegno da renderle micidiali. Col tempo scoprono di poterle usare come armi. Non ci pensano un attimo. E sparano.

5. Gli uomini usano le idee come armi, e in questo gesto se ne allontanano per sempre.

Un´altra vita, saremo onesti. Saremo capaci di tacere.




"Sulla carta è talmente bello, e unico e irripetibile il rapporto con la verità, e quella magia delle idee, magnifiche apparizioni di confuso infinito nella tua mente... Come è possibile che tutti scelgano di rinunciare a tutto questo, di rinnegarlo, e accettino di armeggiare con piccole insignificanti idee artificiali piccole meraviglie di ingegneria intellettuale, per carità ma alla fine gingilli, miseri gingilli, capolavori di retorica e acrobazie logiche, ma gingilli, alla fine, macchinette, e tutto questo solo per il gusto irrefrenabile di combattere? ...Prendi uno che ci campa, con le idee, un professionista, che ne so, uno studioso, uno studioso di qualcosa, okay? Avrà iniziato per passione, sicuramente ha iniziato perché aveva del talento, era uno di quelli che hanno apparizioni di infinito, possiamo immaginare che le aveva avute da giovane, e che ne era rimasto fulminato. Avrà provato a scriverle, prima magari ne avrà parlato con qualcuno, poi un giorno avrà pensato che era in grado di scriverle, e si sarà messo lì, con tutta la buona volontà, e le avrà scritte, ben sapendo che sarebbe riuscito solo ad appuntare una minima parte di quell'infinito che aveva in testa, ma pensando che poi avrebbe avuto tempo di approfondire il discorso, che so, di spiegarsi meglio, di raccontare poi tutto per bene. Scrive e la gente legge. Persone che lui nemmeno conosceva iniziano a cercarlo per saperne di più, altri lo invitano a convegni in cui poterlo attaccare, lui si difende, sviluppa, corregge, aggredisce a sua volta, inizia a riconoscere un piccolo popolo intorno a lui che sta dalla sua parte e un fronte di nemici davanti a sé che lo vuole distruggere: inizia a esistere. Non ha tempo di accorgersene ma tutto quello finisce per appassionarlo, gli piace la lotta, scopre cosa significa entrare in un'aula sotto lo sguardo adorante di un po' di studenti, vede il rispetto negli occhi della gente normale, si sorprende a desiderare l'odio di qualche personaggio famoso, finisce per andarselo a cercare, lo ottiene, magari tre righe in una nota di un libro su tutt'altro, ma tre righe che trasudano livore, lui ha la furbizia di citarle in un'intervista per qualche rivista di settore, e qualche settimana dopo, su un giornale, si trova ormai etichettato come l'avversario del famoso professore, c'è anche una foto, su quel giornale, una sua foto, lui vede una sua foto su un giornale, e la vedono anche molti altri, è una cosa graduale ma ogni giorno che passa lui e la sua idea artificiale diventano un tutt'uno che si fa largo nel mondo, l'idea è come il carburante, lui è il motore, si fanno strada insieme, ed è una cosa, che lui neanche si immaginava, questo devi capirlo bene, lui non si aspettava che succedesse tutto quello, non lo voleva neanche, ad essere precisi, ma adesso è accaduto, e lui esiste nella sua idea artificiale, idea sempre più lontana dalla originaria apparizione di infinito perché mille volte nel frattempo revisionata per poter reggere alle aggressioni, ma idea artificiale solida e permanente, collaudata, senza la quale lo studioso cesserebbe all'istante di esistere e sarebbe inghiottito, di nuovo, dalla palude di un'esistenza ordinaria."

potrebbe sembrare un'estremizzazione ma non lo è.
le idee, bel casino originario e creativo nella nostra mente, una volta ordinate e rese presentabili, non solo abbandonano la loro forma e forza originarie, ma si ottimizzanoper la presentazione sul mercato. alla fine del percorso, la nostra idea originaria si è trasformata in un pacchetto regalo, impoverita della sua natura autentica e primigenia. è un'arma, uno strumento nelle nostre mani, proporzionalmente alla sua solidità e consistenza, è ovvio.
è chiaro che questa tesi mi mette in difficoltà, ma la capisco, almeno quello, e la condivido. io non posso fare a meno di esporre le mie idee, ne ho molte e quasi su tutto, non posso fare a meno di dare un nome alle cose, le metto su un blog - ma le esprimo molto caladamente anche a voce, la mia voce, tutti i giorni- e quindi, alla fine, le vedo trasformarsi in qualcosa che non è più per me, ma è per gli altri. è un atto generoso forse ma non più autentico se non nell'attimo della genesi. lo sguardo degli altri ci modifica. ci influenza. a volte ci condiziona.
tutto questo, oltre a farmi pensare, motivandomi nelle mie convinzioni, sul senso della commercializzazione delle parole, delle idee e delle immagini, oltre a convincermi che soprattutto l'enfasi mediatica delle idee sia uno spettacolo osceno spesso inguardabile per la sua volgarità e del tutto svincolata dal pensiero, tutto questo mi fa pensare anche al senso di un blog. mi fa pensare al contenuto, ciò che si dice e si passa per nostro, quasi sempre solo un tramite, quasi sempre mutuato da altro, quasi sempre, anche un ricordo, processato dalla macchina della nostra mente che lo affina per renderlo appetibile, credibile ed edibile per il nostro pubblico.
forse l'autenticità è solo istintiva, appartiene ai corpi, alla natura.
appartiene alle vite che abitiamo, alla sessualità che esprimiamo -in senso lato, in senso libidico- appartiene solo alla sfera del desiderio.
forse, non lo so.
vorrei essere onesta nel mio pensiero ma temo, capite bene, che l'onestà intellettuale sia un ossimoro.

6 commenti:

Tequila Bum Bum ha detto...

urca urca... penso di doverlo rileggere almeno altre due o tre volte prima di capirlo davvero... mi sento tanto ignorante!

The Cunnilinguist ha detto...

perchè quando leggo i tuoi post già solo per capire il titolo devo andare in giro su wikipedia?

ossimoro: è una figura retorica che consiste nell'accostamento di due termini in forte antitesi tra loro.
esempi: brivido caldo, urlo silenzioso, disgustoso piacere, copia originale.

onestà intellettuale: giudizio critico avulso da simpatie o antipatie personali, da appartenenze religiose, politiche, di razza o di cultura.

quindi onestà intellettuale accosta due termini "in forte antitesi tra loro".
bah...alla fine siamo sempre li...si dovrebbe evitare qualsiasi giudizio...mica è facile però.
perchè non è semplice essere avulsi da simpatie o antipatie o altro...comunque sia c'è sempre qualche cosa che ci condiziona.

che dovrebbee essere bello per le persone...che generalmente tendono a non desiderare di essere trattate allo stesso modo ma a volere in qualche modo essere speciali.

Rossa ha detto...

mah bum bum forse lo devo rileggere anche io allora, se non si capisce. farsi capire è molto ma molto importante.

Rossa ha detto...

non parlavo di giudizio sai. volevo dire che a volte le idee si trasformano, magari perchè vogliamo farne degli strumenti di persuasione, o per farle diventare un modo per imporci, oppure per renderci interessanti agli altri, oppure per vendere noi stessi. questo volevo dire. che si parte con una buona idea e finiamo solo con il compiacere gli altri, il pubblico.
in questo senso onestà e intelletto possono arrivare ad essere in antitesi. è un discorso un po' estremo, si adatta alla tv, ai media o ai blog.

pesa ha detto...

eh... da qualsiasi lato lo possa affrontare quello che scriverei non sarebbe un commento alla tua esposizione bensi una tautologia. :-) particolarmente sul condizionamento e l'adattamento del nostro sentire per/tramite gli altri.
l'unica cosa 'discordante' che ho pensato, anche quando ho letto il libro, è che non necessariamente il distacco dall'originale è causato dal voler fare dell'idea un'arma. anche il solo volerla condividere con un altro da se 'pacificamente' ne causa necessariamente una trasformazione. una trasformazione 'a fin di bene', se vuoi, ma pur sempre trasformazione.
alla prossima

Rossa ha detto...

invece quel che dici ha un suo valore. hai ragione, non necessariamente un'arma. da questo punto di vista volevo solo confermare il pensiero di baricco. in alcuni casa sostenere le proprie idde diventa un mestiere al di là dell'idea stessa (gli intellettuali della premessa). a volte, semplicemente, come dici, ogni idea esprimendosi si trasforma, anche positivamente in direzione dell'altro. come sto facendo io adesso con te.