bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

domenica 17 febbraio 2019

case milanesi

in Porta Venezia

agrumi

Villa Necchi Campiglio

venerdì 15 febbraio 2019

la monaca di Monza: E allora liberaci, Cristo! Liberaci!

prima indossa un vestito tutto nero e una veletta nera le ricopre il viso. non le si vede il volto.
poi si solleva il velo e si vede il volto incorniciato dal velo bianco delle suore.
poi, improvvisamente, con un gesto forte e netto, si toglie anche il copricapo bianco e si vedono i capelli, rossi, bellissimi, lunghi ma raccolti, i boccoli ai lati che scendono sulle spalle.
si, la monaca di Monza è una donna.
più le hanno negato il diritto di esserlo più si è ripresa quel ruolo con lucidità assassina e perversa.
siamo dalle parte di Testori, autore che mi strega, a dir poco.
siamo dalle parti del Teatro Franco Parenti.
siamo, soprattutto, dalle parti di Federica Fracassi, che devotamente ammiro.
una disperazione blasfema prende corpo, letteralmente, nelle parole potentissime di Testori.
le parole sono così forti da incatenarmi, da desiderarne di più, di nuove, di altre. 
ascoltando, la mia speranza è che di parole ne escano ancora, ne sgorghino a fiumi, perché quelle che sento già non bastano più proprio perché sono così inesauribilmente cariche di forza arcana.
la parola è lussureggiante, indomita, erotica, non fa sconti, scandaglia desideri, angosce, scelte delittuose, violenze carnali, passione godimento impulso che non lasciano spazio ad alcuna pietà.
luci colori suoni mi frastornano e mi mettono a confronto con il mio cervello, cerco di capire e mi ritrovo travolta da un linguaggio così serrato e denso che non mi lascia scampo. sono forse più incatenata alle parole per il significante che non per il significato. per il segno più che per il sintomo. ma sono anche ammaliata da questa fede che fa bestemmiare, senza fede non sarebbe possibile questa tragedia, è perché c'è dio che si consuma la perversione, è perché c'è dio che c'è la corruzione, la sordidezza, lo sporco, il putridume, il marciume, è perché crede in dio che non ha salvezza, Marianna De Leyva. è per dio, è per cristo, che invoca di continuo, che sarà schiava sempre, del padre, del convento, dell'amante e delle mura in cui sarà incarcerata a vita.
mi dibatto ascoltando, mi domando se c'è scampo e invece no, la cattura e la condanna sono inevitabili, e più passa il tempo e pù sento che non ci sarà redenzione e più mi dispero, insieme a Marianna.
nei loro loculi, i personaggi, tutti già morti, si muovono e parlano: lei mossa da un’inquietudine indecifrabile fisica e spirituale, blasfema, che chiede a Dio di discolparsi per la sorte che le ha riservato; lui, Gian Paolo, complice del suo destino "Avete voi mai visto più bella cosa?" folgorato e catturato, imprigionato da lei e dall'attrazione irresistibile della profanazione della sua veste, folle e sguaiato; la novizia Caterina, che minaccia di rivelare la loro storia ma desidera condividere quella passione inconsapevole di esserne solo il bruciante acceleratore.



Guardaci. Punta i tuoi occhi su questi stracci che ti bestemmiano, su questo niente che ti reclama. Te lo chiediamo con strazio delle nostre ossa e della nostra carne: liberaci dal nostro sangue: liberaci dalla nostra morte. O distruggiti anche tu nella nostra carne, nel nostro sangue e nella nostra morte. Ci senti? E allora liberaci, Cristo! Liberaci!




giovedì 14 febbraio 2019

la forza della parola

Javier Marias la pensa come me (o io come lui?) e alla conferenza di premiazione di lunedì al Teatro Grassi per la sua Berta Isla mi da ragione (o io gli do ragione?).
l'Altro è misterioso e inconoscibile, soprattutto i nostri genitori.
«Tutti pensiamo di sapere abbastanza, ma non è così. Non sappiamo nemmeno chi erano i nostri genitori prima di essere i nostri genitori! È il destino di tutti: non conoscere bene niente, nemmeno noi stessi. E questo riguarda anche i fatti: una persona che esce dalla stanza già perde la forza del presente».
poi arriva sul palco Lorenzo Flabbi, premiato per la traduzione di Una donna di Annie Ernaux, e siamo sulla sponda opposta, quella di un romanzo che ricostruisce tracce biografiche di una madre, prima e dopo la nascita di chi la racconta.
«Tradurre — ha spiegato Flabbi,— significa non venire meno a un mandato anche etico della lingua di un romanzo».
non mi domando chi abbia ragione, chi dica il vero, certo la letteratura premia chi legge: fermarsi alla nostra sola verità, alla sola nostra vita, è sempre pericoloso. 

novecento

sono tornata a vedere la mostra sulla Sarfatti, visita guidata, ma insomma, si poteva guidare meglio.
non capisco lo sforzo del giovane accompagnatore di essere politicamente corretto, non possiamo dire che la signora si è presa una grande cantonata e ha buttato a mare un gran talento di curatrice perdendosi dietro alla costruzione da condottiero romano della patria Italia del più grande delinquente della storia italiana?
no, non si può. ci dice, come fosse una gran notizia, che era stata la sua amante e che poi Mussolini le ha preferito la Petacci (ma forse la faccenda è stata un pochino più complicata). la definisce la prima biografa del duce dimenticandosi di dirci che lei gli ha curato l'immagine costruendola nei dettagli e precorrendo i tempi. già dal titolo dela sua biografia, Dux, è evidente l’originalità della concezione mussoliniana di Margherita, la quale «ha in mente la classicità di Roma, la via Appia, le colonne istoriate con le imprese di Adriano contro i daci, le insegne scolpite nella pietra»  ed è la stessa Sarfatti a far notare al lettore l’originale modo di salutare del soggetto: «dall’abitudine del Mussolini, di salutare con la mano, agitandola, credo risorgesse nella memoria, non come arcaismo, involontariamente, il saluto romano, eseguito con la destra anziché la sinistra, militarmente, a testa alta». la nosta guida si guarda bene dal dire che la Sarfatti fu complice dell’azione rivoluzionaria di Mussolini dal socialismo al fascismo, voce narrante che ha vissuto le vicende in prima persona.
all'obiezione di un signore sulla figura di Wildt, la guida si schernisce dicendo: ognuno la pensa come vuole, risposta senza senso che tradisce la paura di schierarsi sul tema di cui si tratta, ovvero la Sarfatti e l'arte nell'Italia fascista di Mussolini.
è così terribile da dire?

ad ogni modo, ho rivisto quadri e sculture, questo mi premeva.









dopo Picasso, solo Dio

disse Dora Maar.
lo spunto viene da uno spettacolo (mediocre) al Teatro Filodramatici in cui si porta in scena Dora Maar (attrice mediocre) e la sua drammatica biografia.
sappiamo che Picasso era un mostro sadico e abusante e che dalla sua perversione nasce dalla sua arte e sappiamo anche che Dora Maar si è frammentata in questo amore, godendo fino ad annientarsi nel farsi guardare dal genio. come lui la guardava e ritraeva, affamandosi e espandendosi sempre più, più lei si frammentava e il suo io spariva. lui la fa nascere sulla tela e lei muore nella vita, lui è dio, lei è niente.




il godimento era reciproco, ovvero quando un incontro si dice fatale e fortunato.
in fondo lei si trastullava con un coltello tra le dita, sanguinante e seducente, quando lo ha incontrato al bar Deux-Magots, e lui ne è rimasto folgorato: hanno incontrato entrambi l'oggetto del loro desiderio, un dio che la spinge a diventare una maccghina per soffrire. 
prima di diventare la deformata femme qui pleure

era anche stata una fotografa.




ma si può anche finire in manicomio (tra elettroshock e le sedute analitiche con Lacan) pur di assistere, fotografandola, alla nascita di Guernica.




lunedì 11 febbraio 2019

sul ponte sventola bandiera bianca


veritas, nella bellezza dell'arte, della scienza, della filosofia

autoritratto, informale

pittura o fotografia?

1848

miniatura


Paolo e Francesca, amore, amore per Dante

giovanissima patriota

i moti di Milano












Ora è venuta;
Illustre martire,
Tu sei perduta;
Il morbo infuria,
Il pan ti manca,
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!


Romanticismo
Museo Poldi Pezzoli