bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

lunedì 24 settembre 2018

la lingua continuerà a mettere il mondo in parole

Svaniranno tutte in un colpo solo come sono svanite a milioni le immagini che erano dietro la fronte dei nonni morti da mezzo secolo, dei genitori morti anch'essi. Immagini in cui comparivamo anche noi, bambine, tra altri esseri scomparsi prima ancora che nascessimo, nella stessa maniera in cui ricordiamo i nostri figli piccoli assieme ai loro nonni già morti, ai nostri compagni di scuola. E cosi un giorno saremo nei ricordi dei figli in mezzo a nipoti e a persone che non sono ancora nate. Come il desiderio sessuale, la memoria non si ferma mai. Appaia i morti ai vivi, gli esseri reali a quelli immaginari, il sogno alla storia. 

Tutto si cancellerà in un secondo. Il dizionario costruito termine dopo termine dalla culla all’ultimo giaciglio si estinguerà. Sarà il silenzio, e nessuna parola per dirlo. Dalla bocca aperta non uscirà nulla. Né io né me. La lingua continuerà a mettere il mondo in parole. Nelle conversazioni attorno a una tavolata in festa saremo soltanto un nome, sempre più senza volto, finché scompariremo nella massa anonima di una generazione lontana.

Annie Ernaux
Gli anni

una descrizione della morte come non ho mai letto in vita mia. 
ma il linguaggio sopravvive alla morte, per questo ci sarà, temporaneamente, memoria di noi. 
sono sconvolta da queste parole, l'angoscia mi soffoca.

venerdì 21 settembre 2018

gentrificazione (2)


dopo 826 Valencia e relativi baci e abbracci, giriamo nella zona, affolatissima di negozi e locali, e




dopo luoghi curiosi e singolari, finiamo in Clarion Alley Street Art.





















uno spettacolo, arte a cielo aperto.
al termine della via siamo in Mission Street, e la gentrificazione è finita.
povertà, homeless (mai visti così tanti in tutta la somma della mia vita quanti in San francisco), matti veri (mai visti tanti pazienti psichiatrici deliranti e allucinati in giro per la città, un evidente buco nel welfare della privata sanità americana), sporcizia, negozi zozzi e brulicanti di gente affaticata, decadenza, miseria.

e il giro è fatto. e l'America si presenta così, generosa e misera, svettante e moribonda.

giovedì 20 settembre 2018

Blade Runner in LA



Ennis House quartiere Los Feliz, Los Angeles, California, USA, di Frank Lloyd Wright



Bradbury Building  304 South Broadway in downtown Los Angeles, California.

per intenditori.

gentrificazione (1)

si fa così.
cittadini benestanti puntano una zona nuova della città.
iniziano investimenti immobiliari, ristutturano case, vanno a viverci.
la zona eletta a nuova sede si modifica, sorgono nuovi negozi, nuove infrastrutture e nuovi servizi.
la ricchezza porta innovazione e benessere.
gli affitti salgono e la zona diventa elitaria.
i ricchi stanno bene, hanno la loro isola felice, hanno allargato i loro confini.
il quartiere si rinnova.
la sporcizia non si vede più.
la gente che ci abitava prima va in rovina, gli affitti diventano insostenibili, spesso se ne va, oppure peggiora la propria qualità di vita, i suoi confini si sono ristretti.
gentrificazione.
negli States l'ho incontrata a Williamsburg, a Brooklyn.
e a San Francisco, in Valencia Street.
la prima l'ho trovata noiosa. a parte una pasticceria da sballo, che sogno di notte,
la seconda mi ha colpita al cuore.
andiamo da Tartine, a fare colazione, su dritta di mio fratello.
al solito ci azzecca, tutto buono, tutto e tutti belli. cool.
facciamo un giro per Valencia e la zona è molto interessante.
in particolare al 826, c'è 826 Valencia. Dice qualcosa?
Dave Eggers, scrittore americano, ha avuto questa idea, una scuola di formazione di supereroi.
in un locale che era un negozio di pirati fonda una scuola per la formazione di giovani ragazzi che vogliano migliorare il proprio linguaggio, scritto e parlato.
volontari, insegnanti, genitori, educatori, giornalisti, prestano servizio per formare classi di studio. l’idea di base è che la padronanza della lingua e della parola e la capacità di scrittura e di espressione siano fondamentali per la crescita di ogni individuo. la società del futuro, dunque, dipende anche da quanto e come i bambini e i ragazzi di oggi (studenti con difficoltà ad esprimersi in modo chiaro, soprattutto non di madrelingua inglese) saranno in grado di comunicare, di scrivere e di esprimersi chiaramente e con la propria voce. ecco i supereroi.
sono davanti al negozio, entro e lo esploro, sembra di essere in un film di Harry Potter. la stanza è magica, contiene cose assurde inutili inaudite fantastiche e misteriose. dietro, oltre una tenda, si scorge della gente, banchi e sedie, alcue persone sono in riunione.
esco e fotografo.
una signora -la cordialità del popolo americano ha qualcosa di sorprendente- mi avvicina e inizia a spiegarmi che cos'è il locale e a cosa serve. le dico che lo so. mi guarda ammirata e mi chiede come mai. faccio la figa e le dico che ne ho letto e sentito parlare. lei mi ama e mi dice raggiante che fa la volontaria lì, e che è una cosa marvellous che io sappia di cosa stiamo parlando. aggiungo che qualcuno sta pensando a qualcosa di simile anche in Italia e a quel punto mi chiede di sposarla. mi abbraccia e mi dice che è molto ma molto felice di avermi conosciuto.
altrettanto.
(quando si riparte?)










lunedì 17 settembre 2018

il corpo della musica

parlava, diceva cose noninteressanti (attaccato), parlava del suo libro senza guardare la sua intervistatrice, molto più interessante di lei (credo si trattasse di Luisa Pronzato, giornalista del Corriere).
parlava, al tempo delle donne, Louise O'Neill, e aveva i piedi sporchi.
ognuno di noi ha il suo oggetto piccolo a, il suo oscuro oggetto del godimento, ognuno di noi ha un luogo segreto, anche fisico, dove accadono le peggio cose. la nostra scrittrce irlandese, mentre parlava di stupro, e diceva cose tipo che la sua protagonista, nel libro, nemmeno sapeva di essere stata struprata e che nemmeno un si significa che il consenso ci sia, nemmeno un si basta a definire la volontà di esserci in quel rapporto, e mentre diceva tutte queste cose, aveva i piedi proprio sporchi, neri.

non ho potuto non fotografarli.
forse non si vedono, ma non avevo uno zoom.

questa faccenda della fisicità incauta e invadente mi si è ripresentata in queste sere durante i miei amati concerti di MiTo.
una sera, venerdì, al Dal Verme incontro un direttore di orchestra, fantastico, giovane e bello, dirige

Pëtr Il'ič Čajkovskij Concerto n. 1 in si bemolle minore per pianoforte e orchestra op. 23 
Sergej Prokof'ev Brani da Romeo e Giulietta, Suite n. 1 e n. 2 

e si chiama Vasily Petrenko, è russo.
il concerto è molto bello e mi prende parecchio, ma è lui la vera star. una passione lo muove, e molto si muove, direi che danza, danza sulla musica che dirige sull'onda dei suoi orchestrali, che sembrano amarlo molto, come me.
a destra tiene la bacchetta ma a sinistra, la mano libera, fa dei movimenti voluttuosi, un movimento incessante in cui tutto il polso e le dita si aprono chiudono slanciano. ha dita molto lughe, direi bellissime, c'è un vero piacere in lui nel muoverla così. la musica lo porta lì, a quel punto del suo corpo in cui il godimento prende forma, quella forma.

alla Scala, sabato, la violoncellista Miriam Prandi suona, di Pëtr Il'ič Čajkovskij, le Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra op. 33.
lei è fantastica, la sua musica splendida. diciamo che fa l'amore con il suo violoncello anche se, all'inizio, prima di suonare, appoggia senza alcuna grazia sul palco, lo sposta con forza e con rumore come fosse una valigia. poi la musica parte e inizia un rapporto privato, privatissimo al quale è davvero imbarazzante partecipare, assistere,
lei assume espressioni orribili con la faccia, sembra stare male, smorfie e contorcimenti del volto la sfigurano, in altri momenti guarda il direttore come se pendesse dalle sue labbra, ha uno sguardo supplichevole, poi torna sul violoncello e segue le fughe della musica con movimenti del corpo, del volto e degli occhi che fanno pensare a un'allucinazione. ci ho messo parecchio prima di riuscire a guardadarla, ero colta dalla sensazione di assistere a una faccenda fisica intima molto privata cui non ero stata invitata. anche il respiro si sentiva, ero nelle prime file, prima di poggiare l'archetto sulle corde insipirava l'aria in modo sensuale, con una fisicità forte, come preludio di un'estasi che avràebbe avuto luogo a momenti.
anche in altre occasioni, ascoltanto Paolo Fresu, ad esempio, ho avuto questa percezione che la musica porta là dove si perde il controllo e l'identità si smaschera nelle sue forme conturbanti e segrete, ognuno a suo modo. 

però i piedi no, quelli si lavano e a un convegno pubblico si mostrano puliti.
alla musica lo concedo, anzi.
alla condizione di parola cosciente, no.

venerdì 14 settembre 2018

lake Powell

un inferno lunare.
c'ero già stata, 30 anni fa: nessun ricordo.
a volte penso che ho cominciato a pensare dopo i 40 anni. ma forse nemmeno.
perchè non è il corrispettivo del lago Maggiore, lake Powell è difficile dimenticarlo, se lo ha guardato.
luogo lunare, un mare nel deserto.
perchè chiamarlo lago non si può: lago artificiale creato sul fiume Colorado con la costruzione della diga di Glen Canyon, lungo quasi 300 km, si situa al confine tra gli Stati di Arizona e Utah.
41 gradi, un inferno, un inferno senza una goccia di sudore.
penso: un caldo così, non sudo, quindi esplodo.
un caldo che mi fa pensare a ogni passo: ora muoio.
ma ero stregata da quel posto.
stregata e terrorizzata.
Stati Uniti, ci tornerei domani, ma che dico oggi, ma nemmeno: adesso.