bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

venerdì 19 luglio 2019

the kabuki



spettacolo
sontuoso
maestoso
principesco.
The Kabuki, Tokyo Ballet, su musiche di Toshiro Mayuzumi, al Teatro alla Scala, coreografia di Maurice Béjart.
la danza non è dominante, anzi, ma lo è il teatro, in modo elettrizzante.
un regalo di compleanno inimmaginabile.
come faccio a portarmelo dietro?
in tasca.
a guardarlo e riguardarlo?
dovrò accontentarmi dell'esperienza del momento e rivedere tutto con il pensiero, con il ricordo.
ma forse è proprio questo il regalo più bello, immateriale ma preziosissimo, da coltivare come un tesoro, un dono, nella memoria.

luna saturno e giove




sono andata al castello di Torba e sono impazzita per la luna.
e per gli anelli di Saturno
e per le lune di Giove.
dopo una visita guidata al castello, primo luogo FAI ristrutturato e aperto al pubblico, castrum risalente al V secolo d.c. e poi centro religioso dove le suore benedettine hanno lasciato tracce di sè e della loro piccola ma laboriosa comunità, e dopo un aperitivo americano, denominato Apollo11, ispirato alla cultura della nazione che ha messo piede sulla luna, dopo tutto questo ho ascoltato la bella presentazione intitolata "Il programma Apollo: l'uomo verso la Luna" in collaborazione con l'Osservatorio Astronomico G.V. Schiaparelli del Campo dei Fiori di Varese. la conferenza si è addentrata nella scoperta della luna, delle sue caratteristiche, della sua origine (una collisione di un corpo celeste con la terra che l'ha scissa per sempre da questa e l'ha destinata a orbitarle intorno) e della sua esplorazione a opera della NASA con interessanti dettagli su tutte le missioni Apollo, riuscite o meno, e, dopo questo ancora, siamo finiti nell'ampio campo sotto il castello e abbiamo guardato.
c'erano due telescopi.
con una abbiamo osservato la luna.
con l'altro saturno e giove.
da impazzire.
la luna splendeva fortissima, si vedeva tutto, se allungavo la mano la toccavo, emergevano crateri e il mare della tranquillità, ho anche visto la bandiera americana e le impronte di Armstrong...vabbè.
sono stata sul punto di svenire quando ho visto, seppure minuscoli e vibranti ma ben distinguibili, gli anelli di saturno.
allora è vero.
e poi, caspita, 4 dei 72 satelliti di giove, allineati come soldatini.
ma dai è proprio davvero vero.
da piccola sognavo di fare astronomia.
vedi, da piccolo sai un sacco di cose che poi ti dimentichi.
com'è che poi non ci ho più pensato?

giovedì 18 luglio 2019

un Picasso “versione discount”



"Stavo realizzando dei cartoon e altre immagini commerciali e, semplicemente, mi venne l’idea che avrei potuto realizzare un Picasso e farne qualcosa di semplice e che avrei potuto utilizzarlo quasi nello stesso modo in cui avrei potuto utilizzare soggetti d’arte minore. Tuttavia, era qualcosa di più dell’idea di realizzare una riproduzione di Picasso e sembrava un falso Picasso, un Picasso declinato in vernacolo, o un Picasso “versione discount”, una qualunque di queste cose."
Roy Lichtenstein

Il MUDEC presenta un maestro americano e una figura importante nella pop art del ventesimo secolo: Roy Lichtenstein. In mostra circa 100 opere tra prints anche di grande formato, sculture, arazzi, un’ampia selezione di editions provenienti da prestigiosi musei, istituzioni e collezioni private europee e americane oltre a video e fotografie. La fascinazione per la “forma stampata”, cioè la riproduzione meccanica come fonte di ispirazione, è alla base del lavoro di Roy Lichtenstein e nella sua pittura viene attuata in un percorso che parte da una copia che viene trasformata in un originale.

l'aspetto interessante, come dice la citazione sopra riportata, è l'operazione di deculturizzazione dell'arte. l'arte viene svuotata di ogni bellezza, di ogni contenuto aristico, di riferimenti storici, di metadiscorsi, di allusioni e matafore. l'opera d'arte ha solo un pregio: la riproducibilità ovvero la perdita dell'unicità. tutto diventa consumabile, fruibile, deglutibile, digeribile, destoricizzato, banalizzato e assunto come normale e domestico. globalizzato.
la pop art fa così, non possiamo farci niente.
oggettoni decorativi, anche ben messi in mostra: un quadro vale quanto un portacenere, ma no che dico, quanto una sigaretta. (salvo costare l'iradiddio per il suo essere rappresentativo del nulla).
è il capitaismo, cosa vuoi farci baby.

lunedì 15 luglio 2019

tunnel

tunnel di via Gattamelata.
in una galleria si esplicita il senso dei milanesi (essere umani) per il limite (la legge).
quelli che rispettano il limite dei 50 all'ora:
pochi, in fila, lenti, i rispettosi secondo gli stessi, i coglioni secondo gli altri.
quelli che non rispettano il limite dei 50 all'ora:
molti, in netta maggioranza, veloci, sfreccianti (pure lampeggianti e infastiditi), i furbi secondo gli stessi, gli incivili secondo gli altri.
come diceva Cacciari nella sua lezione due settimane fa alla Milanesiana, il diritto non è secondo natura, il diritto e il suo esercizio sono cultura e disciplina.
natura è quella roba lì, chi se ne fotte delle regole, sono più furbo e tu un povero coglione, non ci sono telecamere, cosa vai lento a fare?

lenta progressione costruttiva dell'educazione
veloce godimento liquido liquefacente della trasgressione.

giovedì 11 luglio 2019

diocisalvi dalle carole

in un'altra occasione della Milanesiana, che in questa ventesima edizione mi ha coinvolta soprattutto con la lettura di Cacciari sul diritto al teatro Grassi e con la lettura de I sommersi e i salvati di Levi al memoriale dell Shoah, mi sono imbattuta anche in un pomeriggio dedicato alla caduta del muro di Berlino. Non ricordo di aver portato a casa qualcosa, non è stato un incontro memorabie, ma ricordo bene un fastidio.
quello di aver ascoltato un intervento, del tutto a sproposito, di certa Francesca d'Aloya, credo scrittrice e attrice, che per parlarci del muro di Berlino ha pensato bene di raccontare la storia di una spedizione di esplorazione dell'antartide. alla fine del suo inutile soporifero intervento ha concluso, ancora ua volta a sproposito, inneggiando alla gloria e sempiterna gratitudine per la capitana Carola Rackete.
certa di non confondermi tra i sostenitori del primaglitaliani, non credo ci sia bisogno di perderci nemmeno una parola, non mi troverete però dalla parte delle carole.
le carole sono una iattura e le sento tanto vicine all'arroganza dell'amato onnipresente ministro dell'interno. lo scontro frontale fra i due, che tanto fa bene al consenso del secondo e nulla porta alla causa dei profughi in mare, mi sembra determinato dalla stessa forma di onnipotenza e di diritto conclamato alla ragione assoluta.
le carole sfondano le leggi, non badano ai divieti, non si curano delle navi in mare, arivano a salvare il mondo anche con il rischio di ammazzare qualcun altro. quel che conta è la santa causa, la propria, indipendentemente da cosa poi usi a supporto. la querela poi della prima a seguito dei commenti del secondo, quando forse farebbe bene ad accendere un cero alla madonna per essersela cavata con così poco e delirarsi con sana e umile discrezione, mi convince ancora di più di una noncuranza onnipotente e altrettanto odiosa che non sento affatto come salvifica ma come deleteria per la causa dei più deboli. altri prima di lei hanno portato a termine le loro insegne di salvataggio senza per questo squartare confini schiacciare a morte vedette della finanza e oltraggiare leggi come se solo le proprie avessero diritto di esistere.
la tracontanza mi fa orrore e non riconoscerla in questa capitana incauta e supponente ma abbracciarla subito come portatrice della casa antisalviniana (e invece sappiamo che il pallottoliere del sovranista è andato al suo massimo punteggio grazie alle manovre nautiche omicide della stessa) mi sembra così stupido e semplicemente ottusamente ideologico che mi procura un moto di stizza.
ragionate e prendete posizione, piuttosto.

Black Leather, due pugni guantati di nero

onore al merito.
lo spettacolo narrazione di Federico è davvero potente, pulito, rigoroso, ricco, dettagliato e di grande impatto emotivo.
una narrazione stupefacente, con momenti di grandi intesità.
la forza di Federico è che parte da lontano, si aggira e ricostruisce e solo dopo avere creato la cornice e approfondito i dettagli si inoltra nel vivo dell'episodio.
è una narrazione efficace, forte, coinvolgente.
era ieri sera a Lodi, nel corso della Milanesiana d'esportazione nel bell'auditorium Tiziano Zalli progettato da Renzo Piano.
pieno di ragazzi, i suoi fan.
quel che mi piace è che parte dallo sport e ci racconta che nello sport accade la vita.
così i ragazzi hanno un bell'aggancio, un punto di vista per loro interessante ma, alla fine, quel che portano a casa è una bella e commovente storia sui diritti umani.
Federico ama gli afroamericani, parla di loro più che di chiunque altro e dopo Owens Berlino 1936 e Muhammad Ali Kinshasa 1974, eccoci a parlare del podio di Tommie Smith, olimpiadi 1968 Città del Messico, medaglia d'oro nei 200 metri, e John Carlos, bronzo nella stessa specialità, che si trasformò in momento epocale, in una straordinaria immensa gestualità di protesta sullo slancio degli atti di Malcom X e dei Black Panthers e che si portò dietro la loro rovina oltre che un punto fermo nella storia dei neri d'America.
gli aspetti della storia e i risvolti personali furono molteplici e parlano della storia dell'uomo, di diritti calpestati allora esattamente come lo sono oggi, come se nulla fosse cambiato, come se migliaia di morti e vite sacrificate non avessero avuto la propulsione necessaria a modificare la meschinità dell'uomo bianco. 
nel 2005 l’università di San José ha dedicato a Tommie Smith e John Carlos, che non hanno mai più gareggiato e sono stati minacciati e hanno vissuto all'inferno, un monumento, posto nel campus. sul podio ci sono loro due, manca il terzo, l'australiano Peter Normann anch'egli destinato alla rovina per il suo tacito assenso a quel gesto di insubordinazione. 
sul fianco dell’opera è riportata la frase 

Take a Stand

che potrebbe essere mettiti in posa per la foto,
oppure, soprattutto:

Prendi Posizione

questo ci dice Federico, prendi posizione e questo ascoltano i suoi ragazzi a Lodi ad ascoltarlo.
cosa possiamo volere di più?

venerdì 5 luglio 2019

un politico di statura mondiale

leggo l'intervista a Putin sul corriere della sera e mi dico: dice un sacco di balle.
balle sui rapporti con l'Europa, con gli Stati Uniti, con il Donbass.
come tutti questi personaggi torbidi e corrotti, ubriacati da un potere decennale che non accenna a lasciare spazio ad altri, che impartiscono vita e morte, certamente con le mani sporche di molti delitti e misfatti, ha anche imparato, ma solo ad uso dei tordi, a sembrare quello che non è, stupito delle rezioni del mondo, candido e immacolato nelle sue relazioni internazionali, seriamente interessato al bene del mondo.
potrebbe anche sembrare un'intervista seria agli occhi di un ingenuo ma c'è una spia, che lampeggia rosso fuoco e suona come una sirena spiegata alle 3 del mattino.
la frase su Berlusconi.
Silvio Berlusconi è un politico di statura mondiale.
a parte la grottesca involontaria gaffe relativa ad un uomo che per tutta la vita ha portato i tacchi per ovviare a una statura evidentemente imbarazzante per un politico che deve posare per le foto di gruppo, mi sembra universalmente condiviso che la politica del berlusca ce la siamo pesantemente smazzata solo noi, con grande vergogna rispetto al resto del mondo che si sarà fatto domande sull'incontrollabilità delle erezioni del suddetto di fonte a presunte diciotteni e sull'impossibilità dello stesso di tenersi stretta la questione entro casa propria senza farla trapelare ovunque, con grande scherno, piuttosto, della politica internazionale. penso anche che a nessuno mai potrebbe venire in mente che il cumenda sia un personaggio politico di qualsivoglia peso oltre i confini di casa nostra.
le corna nella bella storica foto del 2002 al vertice dei ministri degli esteri europei ci ha presto confermato che la simpatia inopportuna del nostro rappresentante ci avrebbe coperto di ridicolo. 
di mondiale c'è solo l'imbecillità.
una frase così spudoratamente falsa, così anmmiccante e strisciante, così risibile e inadeguata, nemmeno giustificabile alla luce dell'amicizia che lega i due, ha il valore di riportare tutte le dichiarazioni fatte nell'intervista al piano della farsa. 
balle, tutte balle caro Putin, la prossima volta stai più attento a non lasciare indizi di un'incontrollabile tendenza alla menzogna e alla mistificazione.
ma ora preoccupiamoci che l'embargo sul parmigiano venga rimosso.