bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

domenica 30 aprile 2017

nelle ossa temporali

Ho un alloggio di fortuna:
il mio corpo.
Ieri sera non sapevo dove sistemarmi:
lo stomaco bruciava,
gli occhi erano spine,
la lingua amara,
nelle ossa
temporali.
Bisogna prendere casa nel mondo,
dare confidenze a un muro,
alla curva di una strada.
Così quando moriamo
muore il corpo
e noi siamo immortali
perché siamo in un rovo,
nella tasca di un cappotto,
nella gamba di un tavolo.

Franco Arminio
Cedi la strada agli alberi

è un vero piacere copiare a mano una poesia,
su questo foglio
parola dopo parola.
imparerò anche io, prometto.

venerdì 28 aprile 2017

Io non sono un inizio e non sono una fine. Sono un anello di catena

pensi che sia solo una questione di omini e disegnini ma non è così!!
proprio non è così.
ah come ti sbagli.
è una visione del mondo, una sua interpretazione, una trasfigurazione in un personalissimo modo, con un personalissimo sguardo.
che bello vedere il mondo con un occhio così speciale.
pensavo a un mondo pop e via, invece è un mondo colto e così sia.
Keith Haring è un uomo informato, erudito, conoscitore della cultura classica e umanistica con un paio di occhiali speciali sugli occhi.
entrare nel suo mondo è una scoperta, e la mostra di Palazzo Reale aiuta, facilita, valorizza.
durante la visita si viaggia sulle montagne russe, si passa dai suoi ominidi-marchio di fabbrica a tutte le sue possibili applicazioni nell'arte figurativa, si impara a conoscere il suo mondo simbolico e sue esperienze di studio, di condivisione, di sballo psichedelico, di imitazione dei grandi pittori, da Marc Chagall a Pablo Picasso, da Andy  Warhol a Paul Klee, da Albrecht Dürer a Pollock.
“Mi conforta il pensiero che stavano perseguendo la stessa ricerca. In un certo senso non sono solo… come essi non lo erano, perché nessuno nella comunità degli artisti è mai stato né sarà mai solo”.
scopro che frequentava Madonna (che a sua volta frequentava Jean-Michel Basquiat) e condividevano l'attrazione per la cultura latina sud americana, "neri e ispanici apprezzano la sua arte così come a mia musica" dice Madonna, si ispirava a opere classiche e le rivisitava, vedeva i dipinti su San sebastiano e li reinterpretava, si faceva rapire da Il giardino delle delizie di Hieronymus Bosch e, stupefatto, lo ricomponeva a modo suo.


Il mio contributo al mondo è la mia abilità nel disegnare. Dipingere è ancora sostanzialmente la stessa identica cosa che fu nella preistoria. Riunisce l'uomo e il mondo. Vive nella magia.
intriso di cultura pop e controcultura, di esoterisno e street art, di frequentazioni omosessuali e droghe hard, ricomponeva il mondo in un gesto artistico apparentemente semplice ma fortemente radicato nella cultura antica e totalmente proiettato nel futuro. si esprimeva come un uomo del suo tempo, protestava contro le macchine e la pietrificazione dell'umanità, si perdeva dietro il godimento sfrenato e immediato di sesso e stupefacenti ma immaginava una ristrutturazione universale attraverso l'arte, anche la sua ma non solo, attraverso lo sguardo dell'infanzia, attraverso una catena di significanti che arrivavano fino a lui, al suo reale artistico.






Io non sono un inizio e non sono una fine. Sono un anello di catena.
e nella sua arte, dipinti e sculture, si ritrovano  frammenti di arte tribale e di cultura etnografica che interagiscono con un immaginario gotico e con l’universo del fumetto, sperimenta l’impiego di software che gli permettono di creare immagini al computer, disegna murales con il gesso, produce magliette e spillette, si dedica alla performing art.

in mostra il curatore lo ha anche accostato a una colonna traiana, in una narrazione continua, progressiva, crescente.

Penso di essere nato artista; penso di avere la responsabilità di riuscirci.
è un uomo arte.
è un uomo attraversato dall'arte.
come l'uomo che danza infilzato nella pancia da un altro uomo che danza.

è una catena, non è un uomo solo, è molti uomini, è l'arte per tutti, è tutti noi.
Dipingerò quanto potrò, per quante persone potrò, per quanto a lungò potrò.

Nasce in Pennsylvania nel 1958.
l'Aids gli venne diagnosticato nel 1987.
ipotizzando un "senza fine" nell’arte cercò di affrontare la malattia lavorando senza sosta, per lasciare aperti discorsi che altri potranno portare avanti. 
arriva Unfinished Painting, simbolo della mostra. 
"Qui Haring", ha spiegato il curatore della mostra Gianni Mercurio "dipinge solo un quarto dell’opera, l’angolo in alto a sinistra, di cui delinea nettamente il limite nei bordi della tela e simula le sgocciolature di colore verso il basso, evocando così le dinamiche dell’Action Painting. Il senso di sospensione dato all’opera dal non finito apre così alla narrazione: di ciò che è accaduto, di ciò che non accadrà, del divenire negato. Fu grazie a questa visione del mondo che a ventotto anni fronteggiò lo shock dovuto alla consapevolezza di avere contratto il virus dell’AIDS. Lavorò instancabilmente fino agli ultimi giorni di vita".

giovedì 27 aprile 2017

spiritus















non amo il mosso, nemmeno l'esposizione lunga, ma qui ha un significato, interno alla foto. Marco Beretta fotografa monaci buddisti da oltre 20 anni, scatta nel silenzio di monasteri remoti con una vecchia  analogica.
queste foto sono contemplative, sono trasfigurazioni e preghiere, sono la trascendenza.
ma senza enfasi, anche con durezza, con potenza.
le ho viste a Mia Photo Fair 2017 e mi sono piaciute.
e mi piace constatare come uno stesso strumento produca effetti così diversi a seconda dello sguardo dell'uomo, dell'entroterra degli occhi che guardano.

martedì 25 aprile 2017

muta lussuria di una rosa

Tempo di libri, buon tempo.
ho girato e ascoltato, mi hanno rapito la Mazzantini e Gifuni, Francesco Piccolo e Franco Erminio, le parole di Carmen Pellegrino e la rivisitazione di Jane Austen.
che idea geniale parlare di lei e di Orgoglio e Pregiudizio, dei libri "by a lady" (così si firmava), dell'ammirazione per lei di Virginia Woolf, della sua povertà materiale e ricchezza narrativa, dei prati verdi della campagna inglese e di Marianne che cade tra le braccia di Willoughby. ma, si sa, è universalmente noto, a Jane Austen appartiene Mr. Darcy, ormai siamo oltre la fantasia: adorabile scontroso, generoso bisbetico, gli dobbiamo molti sospiri, cara Jane, ci hai stregate tutte, ci hai fregate tutte.
chissà se è stata Chiara, Valerio, giovane donna di grande intelligenza, curatrice generale della rassegna, ad avere questa brillante idea.
lo so lo so, cara Chiara, la fiera non è andata bene, per affluenza e vendite, ma non per contenuti direi. a ben guardare, invece, Chiara ha intervistato la Mazzantini e le ho amate molto, avrei voluto testimoniare a Margaret la mia devozione per lei, tutti i battesimi che hanno segnato i suoi libri, tutta la potenza senza scampo della sua parola. lei, Margaret, dice candida che lascia libero il suo lettore, forse una questione che tormenta gli scrittori in genere, ma io volevo ricordarle che non mi risulta che la libertà preveda di essere letteralmente inchiodati alla sua parola. parola che crea solco, traccia, indelebile, nella carne. no, la libertà non è questo, ma va bene, crocifiggimi ancora.
Gifuni mi ha portato per mano nel suo talento, mi ha spiegato il suo Ingravallo di Gadda e come ci si è letteralmente messo dentro. io gli credo, Gifuni mette il suo corpo al servizio della voce, ogni volta che lo ascolto assisto a una metamorfosi, eccolo Gregor Samsa, si fa scarafaggio e io lo seguo. mi ha spiegato che la lettura ad alta voce apre segreti e orizzonti inimmaginabili, anche lui ha letto i Promessi Sposi per la trasmissione di rai radio 3, Ad alta vice, anche lui non si capacita dello strazio che di questo capolavoro fa la scuola, e anche io, che lo sto ascoltando dalla voce di Paolo Poli, mi beo di questa bellezza italiana, felice di scoprire tanta meraviglia in questa dannazione liceale.
Francesco Piccolo ha fatto un'interessante digressione sulla posizione di chi resta e di chi lascia, riferendosi al sud d'Italia, e l'ha fatta a partire, e per finire, con la storia di Lila e Lenù, protagoniste dell'Amica geniale, quattro bei libri, che mi sono letta. la sua digressione è ben costruita, passa dalla Ferrante a considerazioni personali, da Leopardi a O' zappatore di Merola, non manca nulla, neppure qualche gustosa risata. una sciura davanti a me occupava ignobilmente un posto in prima fila, forse ci teneva a umiliare il relatore, dato che gli ha sparato in faccia per tutto il tempo, in compagnia di una sua degnissima amica, il display del suo ipad e del suo cellulare. ha fatto di tutto, sto genio di donna, tranne che ascoltare una sola parola di quel che lo scrittore diceva, materiale cerebrale inutile direi, pure dannoso della dignità altrui. ma io me lo sono goduta, il sig, Piccolo, e ho apprezzato la sua chiosa finale che vede quel che ho visto anche io, e forse non solo io e lui, che Lila e Lenù sono due facce della stessa medaglia, sono due persone che ne fanno una, sono due versanti di tutti noi, uno che resta e uno che va.
la Pellegrino mi strega con quel suo parare così ipnotico, quel rincorrere poeticamente il vuoto e le frane e Franco Erminio, che le somiglia moltissimo, merita una medaglia al valore, così autentico e credente, con una fede forte assoluta e incrollabile nell'umanità, nelle sue potenzialità, nel suo cuore e nella sua generosità. lui paesologo così spaesato nel grande padiglione della fiera, lui amante delle piccole grandi cose così attento a cogliere di tutti i presenti una radice, un'appartenenza, un mestiere, un legame con una terra, con la terra.
alla fine abbiamo cantato, Bella Ciao, tutti la sapevano, tutti cantavano, un coro costringe all'assieme, lui lo sa molto bene, lo sapevamo tutti molto bene. sarà per questo che alzandoci, andando via, separandoci e poi incontrandoci in giro, ci siamo riconosciuti e ci siamo scambiati sorrisi.

Concedetevi una vacanza
intorno a un filo d'erba,
concedetevi al silenzio e alla luce,
alla muta lussuria di una rosa.

buon tempo, buoni libri a tutti.

nuvole fra poco

Un poco ci riguarda
il movimento della luna.
Il nostro corpo è d'acqua,
di nuvole fra poco.

Franco Arminio
Cedi la strada agli alberi

orientalismo





















una mostra piccola piccola, alla GAM Manzoni, un gusto che è stato di gran moda, oriente e mistero, piace sempre molto quel che non è di casa propria. non mi sono sembrati dei gran quadri, si tratta di disegni, rappresentazioni grafiche, testimonianze di un'epoca, in pieno '800, che ha perso la testa per harem e odalische, hammam e fragranze, giardini assolati e cammelli, guerrieri armati di scimitarre e vestiti con kefiah e kaftano. un travestimento che oggi non interessa più a nessuno, anzi, fa paura.

domenica 23 aprile 2017

Nil

...Che ansia, allodola pura,
questo palpito d'angelo sommerso
che ha smarrito la vena dei venti;
sul respiro del mondo senti
ancora tutte le stelle
mutar la tua voce in chiarore...

Edda Falzolgher, detta Nil

Edda Falzolgher l'ha citata ieri a Tempo di Libri Carmen Pellegrino, un caso straordinario di autrice che parla meglio di come scrive.
sentirla parlare è ipnotico.
leggerla (ne sto leggendo ora il secondo libro) è quasi deludente.
parla di riscatto dell'oltraggio, usa parole meravigliose, uniche e rare, e poi cita molti poeti, cita Nil, la cerco, la pubblico.
grazie.