bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

mercoledì 15 dicembre 2010

"le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure"

"Anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura. D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. "
Italo Calvino, Le città Invisibili, 1972

Fotografo non identificato Spettacolo nautico e pirotecnico nell’Anfiteatro dell’Arena Dopo il 2 agosto 1863 Albumina Milano, Civico Archivio Fotografico, Fondo Lamberto Vitali

Al castello sforzesco c'è una mostra singolare,  "Lo sguardo della fotografia sulla città ottocentesca Milano 1839 - 1899", scatti fotografici che ritraggono una Milano antica, o forse ancora giovane, e bella.
bella e e intrigante, veramente chic. come ora francamente non è.
vedere l'arena invasa di acqua come la volle Napoleone Bonaparte la rende magica come ora non sa.
vedere il duomo con la sua mole imponente fronteggaiato da bei palazzi in una semplice piazza, la rende accogliente come ora non appare.
vedere una piazza della Scala con un antico palazzo Marino con carrozze e segni di antico le attribuisce un fascino che ora non emana.
vedere l'angolo di via Castelfidardo, antico e alberato, dove ora sorge il mio ospedale e una farmacia, la rende nostalgica e quieta come ora non si mostra.
vederla animata di piazze e gente e cavalli e lampioni e strade vivibili e spazi aperti -«là dove c’era l’erba ora c’è una città»- quando ora è affollata trafficata densa infiltrata negoziata fino all'asfissia di ogni spazio disponibile è, vi assicuro, una dimensione che desidererei per la mia città malata di catrame e cemento e drink e immagine puttana.
"Ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo ad un dialogo"
Italo Calvino, Le città Invisibili, 1972

 
“Deroche & Heyland” (1864 -1868) Costruzione della tettoia del braccio settentrionale della Galleria Vittorio Emanuele II Agosto - dicembre 1866 

Fotografo non identificato Piazza del Duomo con l’isolato del Rebecchino e il Portico dei Figini 1855
Piazza della Scala

oggi milano annaspa senz'aria e senza spazi, senza gente che la viva e la sospiri negli angoli nelle piazze o nei sottotetti, i negozi si affolano, vivono e muoiono nel tempo di un anno, nulla fa più radice, tutto si estirpa e si sostituisce, veloce e senza traccia, come un vestito passato di moda. ora milano è una città senza storia.
"Per vedere una città non basta tenere gli occhi aperti. Occorre per
prima cosa scartare tutto ciò che impedisce di vederla, tutte le idee
ricevute, le immagini precostituite che continuano a ingombrare il
campo visivo e la capacità di comprendere"
Italo Calvino, Gli dei della città, 1975.

ma, per consolarci, oggi Milano è LED 2010, un'iniziativa del comune che la illumina come un lustrino, la rende a tratti suggestiva e colorata, per lo spazio dell'illusione mercificata del natale.



si gira con il naso all'insù e si vedono schegge colorate lumimescenti, piogge iridescenti, sagome luccicanti, cupole riverberanti, ma mi domando se la gente le vede o se cammina veloce senza giorno, senza notte, senza meta.
"Per tutti presto o tardi viene il giorno in cui abbassiamo lo sguardo lungo i tubi delle grondaie e non riusciamo più a staccarlo dal selciato. 
"Italo Calvino, Le città Invisibili, 1972

Leggo Calvino che descrive Valdrada (Le città invisibili, 1972) :
"Gli antichi costruirono Valdrada sulle rive d'un lago con case tutte verande una sopra l'altra e vie alte che affacciano sull'acqua i parapetti a balaustra. Cosí il viaggiatore vede arrivando due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell'una Valdrada che l'altra Valdrada non ripeta, perché la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio, e la Valdrada giú nell'acqua contiene non solo tutte le scanalature e gli sbalzi delle facciate che s'elevano sopra il lago ma anche l'interno delle stanze con i soffitti e i pavimenti, la prospettiva dei corridoi, gli specchi degli armadi. Gli abitanti di Valdrada sanno che tutti i loro atti sono insieme quell'atto e la sua immagine speculare, cui appartiene la speciale dignità delle immagini, e questa loro coscienza vieta di abbandonarsi per un solo istante al caso e all'oblio. Anche quando gli amanti dànno volta ai corpi nudi pelle contro pelle cercando come mettersi per prendere l'uno dall'altro piú piacere, anche quando gli assassini spingono il coltello nelle vene nere del collo e piú sangue grumoso trabocca piú affondano la lama che scivola tra i tendini, non è tanto il loro accoppiarsi o trucidarsi che importa quanto l'accoppiarsi o trucidarsi delle loro immagini limpide e fredde nello specchio. Lo specchio ora accresce il valore alle cose, ora lo nega. Non tutto quel che sembra valere sopra lo specchio resiste se specchiato. Le due città gemelle non sono uguali, perché nulla di ciò che esiste o avviene a Valdrada è simmetrico: a ogni viso e gesto rispondono dallo specchio un viso o gesto inverso punto per punto. Le due Valdrade vivono l'una per l'altra, guardandosi negli occhi di continuo, ma non si amano."

è stupefacente questa visione di una città che si sdoppia ma che, nello specchio, non si riconosce,  anzi di più, nello specchio vede ciò che di sè non ama. potrebbe avere, potenzialmente, le risorse dello splendore, della bellezza, della ricchezza e della molteplicità, ma nell'immagine allo specchio ciò che acquisisce è solo la perdita della spontaneità dei gesti, sia nell'amore sia nell'odio, è il timore del controllo e del giudizio riflesso altrove. eppure le due città gemelle diventano inscindibili, vincolate, l'immagine distorce il reale disanimandolo ma rendendolo schiavo. la simmetria è utopica, è menzogna: nel passaggio del confine dal vero al riflesso, e viceversa, un capovolgimento irreversibile modifica  il mistero che sottende ogni gesto.
è la metafora della nostra vita virtuale.
sono la città e gli uomini che la abitano che nel riflesso infinito delle immagini hanno perso autenticità. e dignità.



18 commenti:

Diario Supernova ha detto...

Certo che per una che ha parlato male di Milano questo è un bel tributo :)

Sì lo so lo so gli uomini non sono le mura.

Rofrano ha detto...

Milano doveva essere bellissima fino a quando non chiusero i Navigli, una città d'acqua, leggera ed elegante. A me ne parlarono, già vecchissimi, due grandi artisti in due discipline diverse: Fabrizio Clerici e Gian Carlo Menotti. E' la città descritta nel meraviglioso libro di Savinio, del resto.

Sulla Milano napoleonica è uscito proprio il mese scorso un libro bellissimo pubblicato da Allemandi: "La Scala di Napoleone", te lo consiglio vivamente.

Oggi Milano è quella che è, ma nonostante tutto, per chi viva in centro come me non ci sono molte alternative più allettanti. Ho vissuto per lungo tempo a New York, ho passato mesi a Parigi, Berlino, Londra, Madrid e così via, faccio un lavoro che è completamente slegato da qualsiasi obbligo residenziale, eppure non ho mai lasciato Milano, ci sarà un motivo. E' ancora una città piena di segrete bellezze, dove tutto sommato si sta bene (o forse stiamo bene noi privilegiati che conosciamo una sola piccola Milano).

Andrò al Castello a vedere la mostra: dal mio studio sono 5 minuti a piedi :)

Ciao Rossa, scrivi sempre delle cose interessantissime.

Rossa ha detto...

amico D., sono critica ma la amo. e l'amore non ha condizioni. vedo le sue debolezze, mi fanno soffrire, sogno momenti migliori, immagino persone più aperte, ma è la mia città e io sono un suo prodotto assolutamente fedele.
gli uomini fanno le mura e viceversa, secondo me. appunto.

Rossa ha detto...

Ciao Rofrano!! sei tornato, è bello sapere che in questa triste città ci sei anche tu, per un po'.
mia madre mi diceva la stessa cosa, che con i navigli scoperti era strepitosa, ariosa ed elegante, come dici tu.
se andassi a vedere la mostra ne sarei contentissima, sarei servita a qualcosa, e terrò presente la tua indicazione letteraria.

ti immagino che cammini immerso nel freddo gelido alla volta del castello, arioso ed elegante.

grazie, ma temevo il post non fosse ben congegnato.

lupo ha detto...

Milano è stata "distrutta" dalla politica e dai palazzinari

Jules Bonnot ha detto...

presunzione di modernità? e in che? manco ci fosse una difesa della pseudo antichità analogica che è "tanto moderna". dei commenti senza risposta non so che dirti. Rispondo quando trovo la domanda interessante. o lo sfogo. o l'insulto. dipende direi. Per il resto quello che è meglio scritto o fotografato beh solo" punti di vista "al solito...

Rossa ha detto...

anche questo Lupo, sicuramente. e il soggiogamento all'immagine a discapito della sostanza, direi.

Rossa ha detto...

vedi Jules che sei un casino, difficile comunicare con te. scrivo a casa tua e mi rispondi qui. anche questo è una difficoltà di comunicazione non credi?
che pasticcio.
beh, scusami, ma la tua risposta è presuntuosa. rispondi se ritieni adeguato il commento, ma guarda un po'. la gente viene e ti omaggia, anche di molti complimenti, la risposta è d'obbligo per ricambiare la cortesia di chi osserva te, quello che che scrivi e quello che mostri nelle tue foto. il blog è scambio, o solo mostra di sè? cosa cerchi mostrando pensieri e immagini?
alla modernità della nostalgia dell'analogico proprio non pensavo, direi di no, pensavo che i fotografi sono artisti ma più di qualsiasi altro artista si confrontano con l'immediatezza del risultato. e questo crea la necessità di mantenere l'arte ma con il dovuto distacco dalla lusinga, dalla coltivazione del nercisismo -che inquina ogni forma d'arte- e non è facile. questo penso, e molto guardando il tuo blog.
il mio era un complimento, scrivi cose interessanti, certo però senza confronto alla lunga non ti si legge più.
sei sempre piccato nelle risposte, mi piacerebbe confrontarmi con te, avresti molte cose da mostrarmi, ma evidentemente non è possibile, bisogna passare dalla provocazione o, mi sembri preferire, dall'insulto.
non è il mio stile.
ciao, buon lavoro, sul serio.

Jules Bonnot ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Jules Bonnot ha detto...

Risolviamo i problemi in ordine va...
se ci riesco


1) ti rispondo qui perchè, a dire il vero, è una prassi mia di ricambiare una visita e un commento. (ovviamente si tende a inquinare il "blog altrui" forse e se è il tuo caso me ne dispiaccio). Per la difficoltà di comunicazione, abbi umanamente pazienza ma non lo vedo un ostacolo insormontabile tuttosommato

2) la mia risposta non è presuntuosa nella forma direi:) non ho detto "ME NE SBATTO" di rispondere. è che tante volte non avendo niente da dire ad un commento (o perchè non mi suscita niente o per pigrizia eh...sono molto pigro nelle relazioni sociali) evito di rispondere. o di rispondere pubblicamente..
Non giudico l'adeguatezza del commento (a meno che non svicoli completamente da ciò che c'è postato eh. ma perchè mai dovrei ricevere i complimenti per la colonna sonora di Rossini? sono Rossini io:D?) La risposta d'obbligo è di cortesia quando compro il giornale la mattina direi non lo è necessariamente su uno spazio virtuale (che non è una community)

Jules Bonnot ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Jules Bonnot ha detto...

3) la fissazione reiterata per il narcisismo e la chiusura al confronto di chi comunica è una cosa che mi hai già detto (mi pare. ma potrei sbagliarmi e confondermi, stamattina sono rincoglionito dalla febbre). Io degli altri non saprei che dire:D e quindi prendo il mio caso in esame. E a questo punto ti faccio una domanda, ti è venuto in mente che possa esercitare la mia libertà di indirizzare quello che posto solo ad alcuni determinati utenti (due in particolare nel mio caso) e che non sia un tentativo di mantenere un portfolio online di foto e pensieri? Mi fa molto piacere ricevere ALTRI riscontri da ALTRI utenti (e giuro che non ricordo di avere lesinato ringraziamenti. ma torno a ripetere potrei sbagliarmi e se si che ti posso dire. faccio ammenda) di conseguenza se volessi un confronto sull'intera faccenda non ci sarebbe il meccanismo della moderazione (che mi pare fu la tua prima critica tra i commenti:D ma ancora non vorrei sbagliare) Però ammetto che il confronto lo preferisco sulla pubblica piazza, proprio perchè essendo agestuale e atonale questo luogo virtuale fa nascere troppi malintesi:D

Jules Bonnot ha detto...

4) ho intuito fosse un complimento, è che non saprei che risponderti se non che è troppo soggettivo l'argomento per risponderti:D (e in questo caso un grazie mi sembra banale)
ma perchè mi ritieni piccato?:D Perchè mi infervoro in una risposta chilometrica? Ritieni ogni tua critica/commento/decidi tu in grado di indispettire chiunque? no guarda c'è la più grande tranquillità in me in realtà. Molto muco e febbre in particolare oggi. A me, se posso permettermi, sembra di notare una tua animosità nei miei confronti ( ovviamente difficile da comprendere solo tramite dei font su uno schermo. non voglio sbagliare eh:D e se questo è il caso, chiedo nuovamente venia)

P.s.

No non lo preferisco l'insulto. lo posso concepire se ha una finalità diversa dall'essere punteggiatura di un discorso. nella risposta ho solo elencato delle categorie..

il giardino di enzo ha detto...

Pisa fu bombardata il 6 agosto 1943 dalle forze alleate, così amiche che fecero duemila morti e distrussero ponti, lungarni, case, vicoli, la stazione e tante altre bellezze. Il duomo e la sua torre furono salvate dallo scempio, il vaticano si raccomandò.
E negli anni '50 fu dato il via alla ricostruzione: era meglio se non ne facevano di nulla.
Le ultime rovine sono ancora lì, in lungarno Galieli, coperte di rovi e con gli accessi murati, per non farci dormire extracomunitari e poveri senza un tetto.
Le foto e i disegni che ritraggono la città prima di quel 6 agosto, raccontano di calessi e tram su rotaia, e un fiume vissuto quotidianamente, come propaggine del mare.
Abitavo, fino a qualche anno fa, nel quartiere delle Piagge, dove i nostri vecchi facevano il bagno in estate, con tanto di cabine e ombrelloni.
Quando ero piccolo, anni sessanta, ricordo i renai sul fiume, con le chiatte, a tirar su rena.
E le "cee", splendida pietanza tipica della mia gioventù.
Il mare, poi, offriva un colore blu profondo, e gamberetti che si mangiavano vivi, tra gli scogli di Marina.
Oggi la città è un mostro senza senso, il fiume ha il semplice ruolo di fogna, il mare non c'è più.
Nostalgico? Certo!

Quando leggo Calvino mi sembra di parlare con uno zio simpatico.

Ciao Rossa, stacci bene

Rossa ha detto...

ma che bello questo tuo racconto Enzo, quello della spiaggia dei vecchi dei bambini della rena e delle cee. e poi lo sconforto...dove finiscono le cose belle?

Rossa ha detto...

jules ho la febbre, ed è colpa tua!!
c'è qualcosa che non capisco in quello che dici, ti dici tranquillo ma non è in quello che scrivi.
se il tuo blog è per qualcuno nessuno lo può sapere se non tu, ma quello che capisco è che non è per gli altri.
comunque ciao.

Diario Supernova ha detto...

Rossa riguardati che a Milano nevica ...anzi come dice il detto cura te stessa :)

Rossa ha detto...

ma come hai ragione...sono uno straccetto, faccio un po' pena. e domani avrei un corso di psico da seguire...mah.
grazie sei un tesoro...se vuoi.