bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

domenica 17 ottobre 2010

Fotografia tu sei l'ombra Del sole Tutta la sua bellezza (Apollinaire)

quest'anno corso di fotografia.
mi piace.
"fotografare...È mettere sulla stessa linea di mira la testa, l'occhio e il cuore" (h. cartier -bresson).

la fotografia è una scelta di campo, non è la realtà ma la sua rappresentazione. nell'occhio di chi guarda.
non è la realtà ma scelta di luce, di apertura, di profondità di campo, di nitidezza e sfuocatura, di prospettiva, di esposizione, di tempo, di soggetto e di distanza dal soggetto, di spazialita', di distanze apparenti, di piani compressi o dilatati.
che poi, se la si vuole ben vedere, è, in una specie di metonimia, quello che accade nella vita.


FOTO DI MARE
Umberto Piersanti

Lo ferma nello scatto contro il mare,
su questa spiaggia
ignota, i giochi sono
rosso-accesi di plastica,
gommosi, il tempo
questo presente alieno
che solo la memoria
soccorre e incrina,
io ero come te castano
e assorto,
ma non vedo il secchiello,
gettato oltre la foto,
nella rena sperso,
s'è fatto grigio eterno
come l'onda e il viso
come quelle palline a spicchi grandi
con Magni e Coppi,
il tunnel smisurato
che la spuma circonda
e assedia invano
anche per te
il tempo
farà cosi' distanti
i giochi accesi,
sbiancheranno i colori
nella carta,
dopo,
in una persa spiaggia,
fotografano la vita
tua, remota.



Stanley Kubrick


Robert Doisneau


Florence Henri


Jeanloup Sieff


Man Ray


Harbutt Charles

oh! quanta bellezza! vino – libri – fotografie – musica – lume di candela – occhi in cui guardare – e poi il buio – e i baci.
(parole di Tina Modotti scritte nel 1922 a Edward Weston, foto di tina modotti scattata nel 1921 da Edward Weston)

21 commenti:

Jules Bonnot ha detto...

Gregory Crewdson

Amore_immaginato ha detto...

Io a fotografare sono una chiavica.
Non ho pazienza.
Ma apprezzo quelle degli altri se mi danno una scossa emotiva.
Vai a dare un'occhiata alle foto del tuo primo commentatore...veramente notevoli!

Rossa ha detto...

alla faccia della sintesi! Ciao Jules Bonnot. vado a vedere sia te che Gregory poi ti dico.

Rossa ha detto...

ah beh io sono agli inizi...cioè è da una vita che fotografo e mi è sempre piaciuto, amo il rituale della fotografia, solo che ora voglio più strumenti tecnici per ottenere i risultati che desidero.
vado a vedere quelle del mio primo commentatore...ok.

il giardino di enzo ha detto...

Avevamo anche l'ingranditore, in bianco/nero, venticinque anni fa.
Ci insegnarono che i secondi, per lo sviluppo, andavano scanditi così:
montebiancouon, montebiancodue, montebiancotre e così via. Poi si passavano il positivo nel fissaggio, si sciacquava bene sotto l'acqua corrente e si appendeva al filo, con delle pinzette apposite.
Carta Ilford, ovviamente.
Era bello stampare i negativi, ingrandire, sperimentare.
Poi il divorzio, la Nikon FM era sua e l'ingranditore (Durst) l'ho regalato a Sada un cinque anni or sono.
Ora è tutto digitale, fotoschioppo da mane a sera per lavoro, ruzzo con i filmini dei quali il montaggio è una gran gioia.
Ciao Rossa, salutovic

Rossa ha detto...

enzo enzo paolo paolo...che meraviglia mi racconti!! io no digitale, no no. io pellicola tutta la vita...
che lavoro fai? ruzzi con i filmini?
ah ah, grazie dei salutovic, apprezzo molto.

Rossa ha detto...

jules mi sono guardata qualcuna delle foto di gregory. non so come dirlo...ma non mi fa impazzire, diciamo così. troppa costruzione della scenografia, la fotografia non è realta ma mi piace che il contesto sia verosimile e lo sguardo personale. in quelle foto le rappresentazioni sono teatrali, così mi sembra. se mi sono sbagliata fammi sapere.
ciao.

Il rospo dalla bocca larga ha detto...

Doisneau lo adoro... Ma hai citato altri mostri sacri della fotografia.

In bocca al lupo per questo percorso!

il giardino di enzo ha detto...

Di lavoro faccio il grafico, diciamo così, in tipografia comunale.
Con la macchinetta digitale (Nikon Coolpix, quella più scrausa) faccio i filmini che metto sul blog o su youtube (http://www.youtube.com/user/oldoctopus).
Bella la fotografia, bella come il cinema.
Buone cose a te

Titaniumx7 ha detto...

Alfred Eisenstaedt
anche se devo dire che i grandi di una volta forse sono un po' troppo lontani dalla mia visione.
Fotografi quello che vedi non quello che è... (o almeno così dovresti fare)
Scommetto che il corso ti apre nuovi orizzonti di pensiero.
Ciao Rouge.

Rossa ha detto...

ciao rospetto. grazie, grazie davvero. mi piace molto, spero di imparare con la mia macchina ormai storica. e se qualcosa viene bene ve lo faccio vedere...

Rossa ha detto...

questo è un invito Paolo!! vado a vedere.
bella si, forse come il cinema.
ciao

Rossa ha detto...

Ciao Titanium...sei sceso da queste parti anche tu per la fotografia!!
grazie dell'indicazione, ora vado a curiosare e poi ti dico se mi piace.
è bello quel che dici, sull'orizzonte di pesniero, e si, spero di si. quasi tutto mi fa pensare, figurati una cosa che mi piace.
a presto

Rossa ha detto...

enzo...foglie colori hikmet...wow, bello!

Rossa ha detto...

Titanium grazie, che belle foto, alcune molto famose, non ne conoscevo l'autore. belli i ritratti i baci...e quell'orologio alla stazione!! bianco e nero inarrivabile secondo me.

Lazlo ha detto...

Al di là del fatto che mi sono dovuto andare a cercare il significato di metonimia (beata ignoranza). Mi piace molto ciò che hai scritto. Ciao Rossa

Jules Bonnot ha detto...

si teatrali è tutto montato ad hoc (era per farti un esempio di contemporaneo. è facile intrigarsi guardando le fregnacce di Bresson (che comunque il negativo lo tagliava) o il bacio di Doisneau (anche quello è preparato, tale e quale alle foto di Cre. con la differenza che per molto tempo è stato fatto passare per "attimo colto") C'è un aspetto della fotografia molto "romanzata" nel reportage (e te lo dice paradossalmente uno che di quello vive) così come va di moda oggi sciorinare parole come "ingranditore", "stampa baritata" etc etc facendosi ALLE VOLTE barriera contro la tecnologia che ha nuovamente "standarizzato" il mezzo fotografico (così come successe dal passaggio dagherrotipo -pellicola piana) In definitiva aveva ragione un mio vecchio insegnante, all'epoca direttore del museo Alinari, dicendo "Ragazzi io di fotografia non posso parlarvi perchè è una stronzata, la fotografia è tutto ciò che c'è attorno"

(riguardo a Crewdson, quello è un discorso di ricerca fotografica (diciamo placidamente arte) che cerca di sintetizzare (nell'accezione di "creare") l'attimo e quindi stordire l'osservatore a fissare un'immagine che sublima la realtà. Avrei potuto suggerirti il lavoro della Arbus (Diane Arbus) ma anche lì non è facile da cogliere al primo sguardo. in definitiva ti auguro che se ti indirizzerai in un percorso fotografico tu possa arrivare a capire la profonda differenza tra guardare (e quindi recipire una cosa come teatrale) e vedere)


meno sintentico ora?

Rossa ha detto...

conte Lazlo che piacere.
metonimia è una bella parola, e io vado pazza per le parole, mi eccitano. sul serio.

Rossa ha detto...

un commento veramente sostanzioso, grazie. ora non mi sento perduta dietro la tua sintesi ma dietro le tue parentesi!!
sento bene la tua competenza nel discorso che fai, colgo molto bene il senso di una tecnologia che standardizza lo strumento di indagine, la macchina fotografica in questo caso. ma poi, mi dici bene anche tu, l'indagine sta nell'occhio di chi guarda, alla fine, sempre.
sono più distante invece da quel che dici poi.
o forse non lo capisco.
intanto non so perchè crei una condizione parallela tra il guardare e la messa in scena teatrale. forse intendi il guardare come una costruzione mentale, come una ricerca su più piani, come l'incastro tra il reale e l'immaginazione. se intendi questo allora condivido. ma le foto che mi hai proposto di guardare non mi danno proprio l'idea di una siblimazione della realtà, non vedo una creatività che trasforma una pulsione, vedo un controllo.
a presto
Rossa

Jules Bonnot ha detto...

la mia competenza con l'argomento e poco a che fare con la tesi che sto esprimendo

"Controllo" è quello che si chiede ad un artigiano,e che che se ne possa dire è quello che è un fotografo per definizione stessa (non avendo la possibilità di intervenire in quell'infinitesimale secondo che è "lo scatto" di per sè.) Il "guardare" è sempre una costruzione parallela come hai ben pensato ma parte da un spunto molto più essenziale, il linguaggio. e il linguaggio della fotografia è strano, poichè a differenza di molte altre arti tutti si sentono in dovere di" discuterne" mentre almeno il 70% delle volte non è che bieca masturbazione diretta o strettamente agli addetti ai lavori o ai critici. Il linguaggio fotografico è quindi estremamente correlato al "controllo" (se non controlli lo strano mezzo che hai in mano non sei un fotografo e penso che questo sia un punto lapalissiano no?) che porta sempre comunque ad una "Fabbricazione della realtà" se posso permettermi. Tra gli autori che hai scelto (presumendo che la scelta sia data dall'emozione, dalla pulsione, o dal "quel che vuoi che la foto ti suscita) ci sono i più taccagni e pruriginosi dominatori/controllori del mezzo (vedi le tecniche di stampa di Sieff o appunto la costruzione di Doisneau) in realtà è triste a dire ma creatività in senso stretto ve ne è poca in loro (per quanto maestri raffinati da venerare) quanto più c'è una capacità unica e rara di giocare con simboli (di saperli combinare o spezzare) universali e comprensibili da ogni cultura. (Ti faccio un esempio pratico, la famosa e discussa foto del "miliziano cadente" di Capa.) Parli di realtà ma non è la realtà il campo della fotografia, quanto lo è la Verosimiglianza . Ci sono voluti troppi anni perchè la fotografia si affrancasse dall'auctoritas dalla sorella pittura ed è relativamente oscuro il percorso da intraprendere, e quindi facile cascare nel corale adulare un periodo molto romanzato (dagli anni 30 fino ai 60) e dare voce a un modo di fotografare e percepire la fotografia che semplicemente non esiste più. per questo umilmente mi permetto di suggerirti altri spunti rispetto agli spunti Bressoniani di cuore occhio e mente. Ci sono cattivi maestri più interessanti che ben spiegano il nuovo guardare e appunto possono essere la Arbus, W. Klein, etc etc o lo Stesso Credwson che fa un lavoro parallelo a quello che Hopper ha fatto nella pittura a suo tempo, quando veniva contestato proprio per quella sensazione di "controllo" dei suoi quadri.


scusa per la lunghezza

Rossa ha detto...

la tua mlunghezza non solo non mi dispiace ma, in verità, la gradisco. se c'è una cosa che mi piace è disquisire e argomentare, e molto per iscritto. perchè c'è tempo per pensare per non scaldarsi troppo (problema mio che sono piuttosto rossa).

il controllo di cui parli tu è il controllo dello strumento. io parlo del controllo direzionale fatto sulla realtà che si intende fotografare. anche io, nel mio primo commento ho parlato proprio di verosimiglianza, sono quindi molto d'accordo con te. ti accalori con foga d'artista molto dedito alla passione per il proprio lavoro - e mi piace- per le mie scelte fotografiche e mi metti in guardia: anche dove non si vede il controllo è feroce e truffaldino, vengo ingannata da chi cerca di farmi credere che controllo non c'è. non sono in grado di stabilire chi e come lo fa, evidentemente tu si perchè conosci le tecniche applicate dai singoli fotografi, ma in ogni caso la costruzione a tavolino, in studio, non mi affascina per niente. sarà il nuovo formato dato al controllo, sarà più onesto perchè esplicito, ma l'esito fotografico non lo apprezzo. è freddo. ne colgo solo la costruzione.
prometto di andare a vedere anche gli altri che mi consigli, questo discorso mi interessa moltissimo.

non sono d'accordo quando dici che le osservazioni diventano pura masturbazione. forse ho capito male, ma io mi permetto eccome di guardare e criticare qualsiasi cosa, dico veramente qualsiasi cosa. se leggi questo blog te ne accorgerai di persona. sono una grandissima rompiballe ma metto il mio sgurado su qualsiasi cosa, non sarà mai competente ma molto mio e molto pensato. e se ci leggo un pensiero personale dietro, qualsiasi commento ha valore, anche su argomenti di casta.

mi piace molto Hopper, ci ho scritto anche un post, ma il suo sguardo è pittorico, e fa differenza con la fotografia. hai ragione, ricorda le foto di Crewdson, ma l'esito è molto diverso ai miei occhi, proprio per il discorso di verosimiglianza che mi aspetto dalla fotografia. alla pittura concedo invece molta ma molta più libertà...di controllo.

sono stata molto più lunga di te.