bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

giovedì 2 settembre 2010

storia di ordinaria follia medico sanitaria


http://browse.deviantart.com/photography/?q=emergency%20room&order=9&offset=72#/d2b2wu7

la storia del mio simpatico, e atletico, amico merita un piccolo post di protesta, tanto sentito quanto inutile.
M. fa il personal trainer. sul fisico ha costruito la sua professione, e non solo direi. diciamo che la perfezione fisica viene spesso perseguita come un mondo parallelo, come un'alternativa che risponde a regole e consuetudini di ferro, controllabile e regolabile, esattamente come la vita non lo è. se avete mai avuto a che fare con persone che fanno questo mestiere non potrete non notare come il conseguimento dell'effetto desiderato acquisisca il valore di una meta, con una disciplina e un rigore che a me fanno pensare a un tentativo di governare l'ingovernabile. il corpo risponde, ma non sempre. spesso il corpo segue le nostre sofferenze mentali, e, in persone che hanno puntato sulla fisicità per rispondere al proprio bisogno di certezza, se salta la mente, salta anche il corpo.
M. ora ha un dolore alla spalla lancinante, prima è solo dolore, domenica si sveglia e, oltre al male cane bastardo, il braccio non si muove più. machecazzo. certamente M. ora ha molti pensieri, certamente ora M. deve fare scelte. il dolore non arriva in connessione diretta alla sua difficoltà esistenziale, non voglio dire questo, non fino a questo punto, ma temo che il suo corpo voglia parlare insieme alla sua mente, fornirsi di un linguaggio alternativo. dire: sto male.
laddove dovrebbe svincolarsi da una condizione lavorativa opprimente, dove sarebbe richiesto un movimento, il suo corpo, al contrario si immobilizza. il desiderio lo porterebbe fuori, la realtà lo costringe dentro. il corpo riflette in parallelo questa crisi di scelta, questa paralisi di slancio, e quel braccio non si muove più.
il braccio non è paralizzato, no. è una spalla congelata, una spalla iperstimolata periartritica carica di calcificazioni grossolane che, a un certo punto, arrivano alla soglia della capsula articolare e la bloccano. dolore e immobilità. insonnia e bestemmie.
al di là delle mie solite considerazioni psycho, la tragedia si svolge su un piano medico-sanitario.
sul piano dei diritti civili dei cittadini e sulla mancanza di consapevolezza degli stessi.
M. va in pronto soccorso, domenica, a milano, al san carlo. codice bianco, oltre 4 ore di attesa. lo visita una dottoressa, mi dice giovane, di P.S. visita, lastra e una pacca sulla spalla. ah ah...davvero azzeccata direi! l'affabile giovane medico dice al paziente che ci vuole un ortopedico, bene, e che ci vuole un'infiltrazione di cortisone. esatto. brava dottoressa.
a questo punto la prassi vuole: che il medico di PS chiami l'ortopedico, si svolga la visita e che questi faccia l'infiltrazione e dia le indicazioni del caso. oppure, in mancanza del suddetto medico (strano, gli ortopedici sono in pronto soccorso, gran parte degli accessi sono di origine traumatica!!) che il medico di P.S. si faccia forza e coraggio e pratichi la magica infiltrazione.
sembrava una cosa semplice ma, forse, nel paese delle meraviglie di alice.
la giovane dottoressa, invece, saluta il mio amico M., gli da un buffetto sulla guancia e un'altra pacca sulla spalla e gli consegna non uno, ma due numeri di cellulare -gentile non si sa mai!!- di due ortopedici che, gentilmente, lo potranno vedere in privato.
saluti.
baci.
tutti a casa.
dolore cane mondo boia.
che cazzo ci sono andato a fare in P.S??
ora la tragedia si svolge su più piani, non so neanche da dove cominciare.
la dottoressa è giovane. ok. le possibilità sono due: o si caga sotto povera tusa, le infiltrazioni non le sa fare ma nemmeno chiamare l'interno del reparto ortopedia forse causa una paralisi incipiente, oppure, nonostante la giovane età, è già marcia, già infiltrata nel sistema del clientelismo. cosa preferite?
il mio amico M. è solo un esempio di come un cittadino possa essere oggetto di un trattamento iniquo irresponsabile e colpevole, passibile di esposto, ma che non lo sa. NON LO SA. oppure lo sa ma non lo fa. NON LO FA.
la fortuna della dottoressa è di non avere trovato sulla sua strada una come me, ma prima o poi la trova eccome se la trova, che il numero di cellulare glielo avrebbe fatto aderire alla cute del viso come una seconda pelle e poi si sarebbe diretta, anche con una freccia avvelenata all'atropina infilzata nella carne, dritta in direzione sanitaria a chiedere spiegazioni sul funzionamento del pronto soccorso del valido presidio ospedaliero.
ma le capiterà.
il problema è che ci facciamo sopraffarre e non siamo al corrente di ciò che ci spetta.
M. non chiude occhio e mi chiama il giorno dopo, lo faccio venire qui, lo porto al PS e lo lascio in sala di attesa. lo vede l'ortopedico di PS e gli fa un'infiltrazione. è segnato per altre due iniezioni presso l'ambulatorio di ortopedia. 5 minuti. ora va meglio, poi si curerà come si deve, almeno speriamo, farà le sue prenotazioni ambulatoriali, la malattia ha superato la fase acuta, ora bisogna trovare i rimedi adatti.
questo è ciò a cui ha diritto, semplice, facile, doverso, il minimo. non un trattamento di lusso. il minimo.
ma M., e come lui moltissimi altri cittadini, non lo sa o se lo intuisce non fa domande, non chiede, non si informa, non gli viene nemmeno il dubbio? è normale uscire da un pronto soccorso di un ospedale pubblico con lo stesso problema con il quale è entrato e con in tasca il numero di cellulare di due privati?
non avesse avuto la conoscenza di un altro medico, cosa farebbe adesso? sarebbe andato dal medico privato? avrebbe un appuntamento per il 20 di ottobre prenotata al CUP del San Carlo? sarebbe con il braccio dolorante e immobile e con 2 ore di sonno in tre giorni ma con una splendida prescrizione pluriquotidiana di Oki che alla periartrite fa il solletico ma allo stomaco l'ulcera?
perchè l'ente pubblico, il camice la toga il carabiniere è vissuto come dominante e non come dialogante? perchè un cittadino si mette nella condizione di subire quando è nel diritto di avere ciò per cui paga le tasse? siamo in uno stato di diritto? o siamo nella merda?
abbiamo molto da fare. molto da imparare. molto da capire.
probabilmente dobbiamo ancora iniziare.
e forse M. dovrebbe domandarsi come mai un corpo può essere funzionalmente perfetto, come mai tanta energia possa andare nella costruzione di un mondo fisico ideale, ma rispetto al reale non ci siano le energie sufficienti almeno a formulare una domanda: scusi, ma l'ortopedico, lei, non lo può chiamare adesso?

15 commenti:

Titaniumx7 ha detto...

mi ricordo un po' un mio commento, quello sulla scuola pubblica e privata, non trovi?
non c'entra la scuola, ma si parla comunque di pubblico, di gente che fa il suo dovere in condizione pietose e di altri che invece affossano questo paese.
Mi viene in mente un'intervista della Bellucci nella quale accusavi gli italiani di scarso senso civico, bella donna, anzi stupenda, cervello non saprei, ma sicuramente ha colto nel segno.

Rossa ha detto...

è come dici, c'è chi fa il suo lavoro onestamente e anche di più - il p.s. del mio ospedale ha funzionato in modo almeno decoroso, almeno secondo norma- e chi aderisce al peggiore degli stereotipi del funzionario pubblico italiano, facendo danni a tutti i livelli, personale, etico e civile. la mia idea di pubblico privato non si modifica, rimango dell'idea che la sanità, come la scuola, debba essere e rimanere un servizio pubblico. perchè funzioni però deve essere sostenuto, motivato, educato. le energie vanno messe qui, non altrove. non dovrebbe nemmeno esistere nella mente di un medico di pronto soccorso il ricorso al privato, amico parente collega. eppure, ci sono medici che fanno visite di routine ambulatoriale in serie, ogni 5 minuti, e fuori la segretaria che suggerisce, per un migliore trattamento, di rivolgersi allo stesso medico, privatamente. stessa scena, chi me lo ha raccontato non ha fatto una piega. ha detto non lo so e non ha mosso un dito. è questo, insieme allo scempio del ricorso al privato in luogo pubblico, che denuncio. la mancamza di coscienza civica dei cittadini italiani. la bellucci è una gran figa, non una grande attrice e sul suo cervello non so che dire, ma ha detto una cosa sensata, peraltro risaputa.

Amore_immaginato ha detto...

Io lo comprendo il tuo amico.
Chi è estraneo ad un ambiente di lavoro e soprattutto ha bisogno di chi quel lavoro lo pratica, si sente addosso una sorta di pudore che interferisce con le domande lecite che possono sorgere spontanee.
Perchè ci si fida di quello che ci viene riferito, prendendolo per buono a prescindere, come se quella e quella soltanto fosse la prassi.
Insomma, sta nella professionalità del nostro interlocutore far si che sia fatto quello che è giusto fare.
Oppure avere una buona amica che sa e fa!

Il rospo dalla bocca larga ha detto...

M. come medio, l'italiano medio, quello che non sa, non dice, non risponde, non si informa e soprattutto si fida, ciecamente della divisa, del camice, del contenitore e non si avvede del contenuto. Ebè alla luce di questo ogni tua parola è santa. Opero nel settore della sanità ed annuivo leggendo ad ogni singola sillaba. Purtroppo unire le parole incapacità e/o svogliatezza a tipi di persone come M. fa si che la giostra non giri.

Rossa ha detto...

sono d'accordo con te A.I. -come ti si può chiamare per la miseria in modo più easy??- M. è uno dei tanti ma tantissimi in difficoltà rispetto all'istituzione. non è un caso isolato, anzi penso che la maggior parte delle persone sia come lui e come te. e sono convinta che dovrebbe essere da parte di chi eroga il servizio la responsabilità di dare le informazioni necessarie perchè il servizio venga usufruito nel migliore dei modi, dovrebbe essere parte della formazione professionale, soprattutto in ambito pubblico. ma questa resta solo un'iniziativa personale invece, il più delle volte.
ciao e a presto.

Rossa ha detto...

Come dicevo Rospo, M. è come molti e pure la svogliatezza. hai ragione, l'incontro dovrebbe avvenire tra due culture rinnovate, quella dei servizi al pubblico e quello della coscienza civica dei cittadini.

Rofrano ha detto...

grazie. un post esemplare.
aggiungo un dettaglio tratto dalla mia esperienza. hai presente la segretaria che ti "suggerisce" la visita privata dallo stesso medico che ti visita in servizio pubblico? è la medesima segretaria che, dopo che ci sei cascato, ti "suggerisce" di non richiedere la fattura. 180 euro invece di 200, non conviene? mah...

Rossa ha detto...

quello che racconti, Rofrano, è un classico dei classici. diciamo che è una trattativa per raggiungere la massima convenienza...per te ovvio!!
buongiorno, sono contenta di fare la tua conoscenza.
(ah, io e la sintesi non andiamo d'accordissimo, in casa d'altri faccio il massimo per essere a modo, certo è che confronto a te e yang così, come dire, innamorati dell'arte retorica, posso risultare sintetica perfino io!!)

fabrax ha detto...

ciao Rossiccia.
Lo so, non centra nulla con il post, ma come disse Lella Costa: meglio tardiva che tardona. Ti stimo

Rossa ha detto...

fabrax, grazie. stimare è una parola forte, per me di grande valore. i post di un blog non sono sufficienti per meritarsela, ma grazie, la tua stima me la prendo e me la posto a casa.
rossiccia non so se mi piace, ma mi prendo anche questa come una cosa tua.

pesa ha detto...

condivido tutto-tutto-tutto lo sdegno che sgorga dal tuo post...
però...
però...
non mi trovi invece troppo d'accordo sul fatto che una parte di questa (scarosanta) cultura del servizio al pubblico debba essere 'a carico' di chi usufruisce (dovrebbe usufruire) del servizio stesso, per poter esigere quello che gli spetta.
vuoi perchè ci possono essere soggetti particolarmente 'deboli' che non ne hanno la possibilità, vuoi perchè dovremmo essere sempre aggiornati in ogni campo per poter valutare esattamente quello a cui abbiamo diritto.
ci affidiamo proprio come dice A.I. riponendo tutta la nostra fiducia nella figura che ci troviamo davanti e - supponiamo - dovrebbe prendersi cura di noi (non necessariamente in ambito medico).
alla prossima

Rossa ha detto...

invece penso che, al di là del compito informativo necessario di chi riveste un ruolo pubblico, è dovere diritto del cittadino avere coscienza della propria posizione della società civile. poi ognuno ha le proprie debolezze, ci saono persone che faticano a chiedere informazioni per strada, figuriamoci a far valere un proprio diritto, ma rimanendo su una disquisizione teorica, il cittadino fa lo stato e deve esserne all'altezza, in tutti i sensi.

Erotici Eretici ha detto...

Hai ragione: ormai ci lasciamo scivolare queste vessazioni con una sorta di flemma rassegnata. In una civiltà evoluta ideale, sarebbe stato erogato il servizio per cui quella dottoressina è pagata. In questa specie di maceria, dobbiamo quasi rallegrarci della complicità con cui ci viene passato un foglietto con il numero di due medici privati.
Almeno avesse messo il suo indirizzo msn, il tuo amico avrebbe avuto più soddisfazione per il suo corpo immolato su un bilanciere.
Ma in effetti dopo la spalla, forse avrebbe iniziato a fargli male il polso!

Yang

Rossa ha detto...

forse comincia a fargli male la testa, sarebbe ora, ora di cominciare a pensare alla propria posizione nel mondo. forse l'aspetto che mi ha fatto più tristezza in questa storia è proprio il mio amico, vulnerabile, troppo, in un corpo forte, molto. che cosa stridente Yang.

pesa ha detto...

eheh, come al solito non ho chiarito bene :-)
non volevo assolutamente giustificare nessun adagiamento da parte dell'utente, ed è senz'altro giusto far sentire la propria voce in caso di 'soprusi', ma...
non devo sapere leggi, leggine e leggette per poter usufruire di un qualsivoglia servizio pubblico. è chi lo eroga che deve preoccuparsi di farlo con coscienza (personale, civica e civile). è lui quello che deve essere 'addestrato' in tal senso (specifico per il suo campo) e non io (che non posso farlo a priori in tutti i campi).
non posso certo approcciarmi di default a una persona di cui mi devo fidare (perchè terrà in pugno la mia salute, la mia istruzione o la mia pensione) con il sospetto che mi stia fregando in qualche modo.
poi il discorso reale/ideale è sempre lì a fare capolino, perchè possiamo pensare di migliorare tutto quello che vogliamo, ma sempre da situazione reale (e quindi mediamente disastrosa) partiamo.
alla prossima

sisi, proprio simpa il tuo blog. oggi "hopeyou" :-)