bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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giovedì 24 settembre 2020

they shall not grow old

ho improvvisamente capito che il bianco e nero crea distacco.
crea un senza tempo, un tempo senza.
quando ho visto documentari in bianco e nero li ho sentiti lontani da me, in un'epoca indefinibile, non la mia comunque.
così per le foto.
il bianco e nero inventa l'atemporalità.
l'operazione opposta, come quella di Peter Jackson in They shall not grow old, svolge l'operazione contraria. filmati storici della prima guerra mondiale in bianco e nero vengono restaurati e traformati in filmati a colori, in 3D, e anche sonorizzati.
la percezione del distacco svanisce e si entra nella storia, che si avvicina paurosamente, diventa attuale.
la situazione si fa quasi insostenibile, soprattutto se consideriamo che, oltre a quella dei filmati, Jackson ha svolto un'accurata ricerca anche delle testimonianze vocali dei soldati reduci inglesi.
dopo una fase iniziale, narrativa, ancora in bianco e nero, che ricostruisce l'iniziale euforia per l'impresa bellica, l'arruolamento di bambini di 15 anni che si spacciano per 18enni, l'addestramento fisico dei soldati, l'effetto di irrobustimento, per acquisizione di peso e muscolatura, di gente altrimenti denutrita in condizioni malsane di vita, la partenza ancora romanticamente idealizzata di salvifica esperienza patriottica verso la Francia, con l'inizio dell'esperienza armata il registro cambia, le immagini si fanno a colori, la visione subisce uno zoom, si entra nelle trincee e si parte verso l'orrore.
il racconto è serrato, le immagini sono travolgenti e ritmate, i racconti dei soldati cambiano registro, si fa strada la consapevolezza dello sterminio, dello spolpamento della vita, del reale insostenibile della guerra.
io ho fatto fatica, a un certo punto ho anche smesso di guardare.
con il superamento dell'acme, dell'orgasmo distruttivo del massacro di massa, il ritmo si appiana di nuovo, i tedeschi si arrendono, l'impero è sconfitto, torna il bianco e nero ci riappacifica con la storia, le immagini si distanziano, il terrore si placa.
ho visto i denti dei soldati, oltre alle condizioni igieniche e alimentari indescrivibili, ho visto le bocche storte e le dentature nere e marce e ho capito che la civiltà è stata anche questo, la recente acquisizione delle visite dal dentista, la cura per il corpo ha subito una svolta epocale negli ultimi 70 anni, la medicina ha cambiato il corso del tempo e ci fa credere che l'eternità sia possibile.
mai stati più lontani di così, noi e loro.
They shall not grow old, per sempre giovani.









They Shall Not Grow Old - Per sempre giovani 
documentario del 2018 prodotto e diretto da Peter Jackson 
per il centenario della fine della prima guerra mondiale.

domenica 18 agosto 2019

5 Torri - Museo della Grande Guerra



Durante la Prima Guerra Mondiale l'area Cinque Torri fu occupata dall'esercito italiano che vi installò la sede del comando dell’artiglieria. L’ottima visuale sulle catene montuose circostanti permettevano infatti di controllare al meglio i movimenti dell’esercito nemico. A protezione dell’area dall’esercito austro-ungarico che si trovava proprio di fronte, nell’area Lagazuoi – Forte Tre Sassi, furono collocati diversi cannoni. 
Ad occidente della conca di Cortina d'Ampezzo, al cospetto dei colossi di dolomia delle Tofane e del Lagazuoi, si trovano cinque pilastri di roccia dalle linee geometriche quasi perfette, che s'innalzano maestosi da un'altopiano che sembra un palcoscenico di eleganza e potenza. Sono le Cinque Torri, la montagna simbolo della "Perla delle Dolomiti" e straordinaria palestra di roccia per gli appassionati di arrampicata. Durante la Prima Guerra Mondiale 1915-18, la zona era inserita nella seconda linea italiana. Fra i massi ciclopici delle rovine dolomitiche che formarono le Cinque Torri milioni di anni fa, gli alpini italiani scavarono caverne e gallerie per installare il Comando di artiglieria da montagna del settore ed una serie di batterie di cannoni. Le bocche da fuoco puntavano verso la prima linea austriaca, che correva dal Passo Valparola alla Cima del Lagazuoi. Oggi, grazie ad un'opera di archeologia bellica e di restauro, tutta la zona delle Cinque Torri interessata dalla Grande Guerra è diventato un Museo all'aperto, tra i più vasti delle Dolomiti. I sentieri conducono ai camminamenti scavati nella roccia, alle trincee ricostruite fedelmente, agli osservatori ed alla caverna del Comando d'artiglieria, alle baracche ricostruite dell'infermeria e del telegrafo e soprattutto ad una postazione di artiglieria con un cannone da 75 mm, il tutto con allestimenti museali di armi e raffigurazione degli alpini. La visita del re d'Italia Vittorio Emanuele III a questa postazione d'artiglieria, rileva l'importanza del sito durante la Grande Guerra. Al fascino dell'escursione storica bisogna sommare la bellezza del paesaggio e gli scorci panoramici su alcune delle più belle vette delle Dolomiti.

letto questo, io dico: ANDATECI.
è storia, è coscienza, è conoscenza.

giovedì 11 dicembre 2014

torneranno i prati


c'è molta calma, moltissima.
c'è molta neve e il bianco riluce anche di notte.
c'è l'inesorabilità della natura, così come della guerra, della morte.
la si aspetta, la morte, come inevitabile, come quella neve che tutto copre. la neve cade comunque, qualsiasi cosa accada, qualsiasi cosa faccia l'uomo, cade e copre, scende, brilla. 
bellissima. ma bellissima nell'inferno in terra. quindi crudele, perché è un contrasto intollerabile la bellezza di questa natura con l'orrore della guerra.
il nemico non si vede, ma c'è, è fuori e dentro di noi.
gli uomini sono soli, parlano poco, obbediscono all'insensatezza, obbediscono alla sorte, obbediscono ai comandi, e muoiono, dimenticati. sono stracciati, quegli uomini, morti di freddo e di fame, desolati, poveri, facce comuni, anonimi, eroi oppure vigliacchi, dignitosi oppure folli.
c'è chi si uccide, davanti al maggiore, per non morire ammazzato da un cecchino, in quella neve così bianca, in quel vuoto di senso. se deve essere un suicidio, che sia così. con un colpo sparato in bocca, e dategli voi, un senso, se siete capaci.
vengono seppelliti nella neve, tutti quei morti sotto le granate, e riemergeranno a primavera, come i prati.
«Quest’estate emergeranno dal ghiaccio e qualcuno verrà a cercarli. Ma di molti non se ne occuperà nessuno» dice un graduato al tenente di fresca nomina.
è un grido di silenzio questo film, è una preghiera, sommessa. un invito alla memoria: non dimentichiamo, non abbandoniamo questi morti.

Torneranno i prati. di Ermanno Olmi.




domenica 6 aprile 2014

una guerra epocale

il primo conflitto mondiale nelle immagini degli archivi inglesi, francesi e tedeschi gestiti in Italia da Tips Images viene presentata in Italia a La Casa di Vetro di via Luisa Sanfelice 3 a Milano dal 1° marzo fino al 18 aprile 2014: l’esposizione è composta di 54 immagini provenienti dalle collezioni degli archivi inglesi Heritage, Topfoto, Mary Evans, Science and Society Picture Library – Musei di Londra, degli archivi francesi Rue des Archives, e degli archivi tedeschi del quotidiano Süddeutsche Zeitung. 
la mostra è bella. punto e basta. sono poche foto e questo è un grandissimo pregio: si guardano tutte e bene. si leggono tutte e bene. la bellezza sta nella foto, nella sua capacità di fermare il tempo e renderlo eterno. queste che ho scelto le trovo spettacolari, o dal punto di vista fotografico o semplicemente emotivo. sono stupefatta dall'immagine dei soldati che sembrano sparare contro il nulla, un muro, una luce, un riflesso di se stessi; da quella dei soldati che combattono in mezzo a una natura terrificante, alberi morti, fantasmi e spettri della terra e del mondo; da quella di una feritoia di luce, uno sguardo ridotto orizzontale sul mondo fuori, e la paura dentro.
e le bombe si lanciano a mano, con la faccia di chi solo sta compiendo un mestiere, nulla più.
da vedere, per pensare.

 PGM 2 - MRE00143976 - ARCHIVIO MARY EVANS
SOLDATI TEDESCHI SPARANO ATTRAVERSO UN BUCO NEL MURO MENTRE SI RIPARANO IN UNA TRINCEA CHE PASSA ALL’INTERNO DI UN EDIFICIO SUL FRONTE OCCIDENTALE IN FRANCIA. NEL COMPLESSO, LE BATTAGLIE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE SI SVOLSERO IN CAMPO APERTO E RARAMENTE ALL’INTERNO DI CENTRI ABITATI 1914



 PGM 31 - HIP00006349 - ARCHIVIO HERITAGE
L’AFFONDAMENTO DELL’INCROCIATORE TEDESCO BLÜCHER NEL MARE DEL NORD DURANTE LA BATTAGLIA NAVALE DI DOGGER BANK, COMBATTUTA TRA LA FLOTTA INGLESE E QUELLA TEDESCA AL LARGO DELLA COSTA OLANDESE. L’EQUIPAGGIO CERCA DI METTERSI IN SALVO BUTTANDOSI IN MARE. DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE LE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE IN CAMPO NAVALE FURONO SORPRENDENTI. LE NAVI NON SOLO SI DOTARONO DI UNA CORAZZATURA MOLTO PIÙ SPESSA E DI MOTORI MOLTO PIÙ POTENTI MA IMBARCARONO CANNONI DI GROSSO CALIBRO CON GITTATE CHE RAGGIUNSERO I 20 CHILOMETRI. 24 GENNAIO 1915

 PGM 27 - RDA00016454 - ARCHIVIO RUE DES ARCHIVES
UN CAPPELLANO MILITARE CAMMINA TRA I CADAVERI DI SOLDATI FRANCESI SUL FRONTE OCCIDENTALE. LA PRIMA GUERRA MONDIALE PROVOCÒ CIRCA 16 MILIONI DI MORTI E 20 MILIONI DI FERITI. DUE TERZI DEI 10 MILIONI DI SOLDATI UCCISI PERSERO LA VITA DURANTE IL COMBATTIMENTO: LA PIÙ GRANDE CARNEFICINA DELLA STORIA AVVENUTA SUI CAMPI DI BATTAGLIA. UNA FOLLIA DI CUI SI RESERO TUTTI CONTO TROPPO TARDI. E CHE NESSUNO RIUSCÌ A FERMARE. 1914/1918

 PGM 32 - SSP00011868 - ARCHIVIO SSPL – SCIENCE & SOCIETY PICTURE LIBRARY
UN PILOTA TEDESCO MENTRE SI LANCIA DAL SUO AEROPLANO ALBATROSS IN FIAMME DOPO ESSERE STATO ABBATTUTO SOPRA LE LINEE NEMICHE. COSÌ RACCONTA LA FOTO L’AVIATORE INGLESE CHE L’HA SCATTATA: “L’AEREO TEDESCO HA COMINCIATO UNA
DISCESA CONTROLLATA E IL PILOTA DEL MIO AEREO HA PUNTATO NELLA SUA DIREZIONE PER ANDARGLI DIETRO. QUINDI L’HO VISTO ANDARE IN FIAMME ... IL CALORE DEVE ESSERE STATO TERRIFICANTE. IL PILOTA INFINE SI È BUTTATO FUORI …” 1914/1918


 PGM 28 - SZG00070561 - ARCHIVIO SCHERL / SUDDEUTSCHE ZEITUNG
SOLDATI INGLESI GIOCANO A CALCIO CON LE MASCHERE ANTIGAS NELLE IMMEDIATE RETROVIE DEL FRONTE OCCIDENTALE.
A USARE IL GAS PER PRIMI FURONO I FRANCESI, CHE SI SERVIRONO DI QUELLO LACRIMOGENO, RELATIVAMENTE PERICOLOSO. MA A UTILIZZARE PER PRIMI IL GAS CON L’OBIETTIVO DI UCCIDERE SU VASTA SCALA FURONO I TEDESCHI: NELLA SECONDA BATTAGLIA DI YPRES NELL’APRILE DEL 1915 ATTACCARONO FRANCESI, CANADESI E ALGERINI CON GAS AL CLORO. SECONDO I RAPPORTI UFFICIALI, DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE CI FURONO 1.176.500 CASI DI INTOSSICAZIONE NON LETALE E 85.000 MORTI PER L’USO DEI GAS. 1917

 PGM 7 - TOF00014036 - ARCHIVIO TOP FOTO
UN ASSALTO DELLE TRUPPE BRITANNICHE SUL FRONTE OCCIDENTALE. I SOLDATI RESTANO IN ATTESA DEL LORO TURNO PER USCIRE DALLA TRINCEA SOTTO IL FUOCO DELLE BOMBE NEMICHE. DIFFICILE NON CONDIVIDERE L’ANSIA E LA PAURA CHE DOVEVANO PROVARE GLI UOMINI IN PROCINTO DI LANCIARSI ALL’ASSALTO. 1914/1918

 PGM 39 - TOF00014473 - ARCHIVIO TOP FOTO
CAVALLERIA AUSTRIACA PATTUGLIA UN TRATTO DEL FRONTE. L’UTILIZZO DELLA CAVALLERIA ERA ANCORA MOLTO DIFFUSO DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE, SOPRATTUTTO SUL FRONTE ORIENTALE DOVE LA GUERRA FU MENO DI TRINCEA E PIÙ DI MOVIMENTO A CAUSA DELL’ENORME ESTENSIONE DEI TERRITORI TOCCATI DAL CONFLITTO. LA CAVALLERIA TUTTAVIA ERA SEMPRE MENO UTILIZZATA PER ANDARE ALL’ASSALTO DELLE POSIZIONI AVVERSARIE E AVEVA SEMPRE PIÙ COMPITI DI RICOGNIZIONE. POLONIA, 1914

 PGM 19 - TOF00014878 - ARCHIVIO LIGHTROOM / TOP FOTO
MITRAGLIERI DELLA COMPAGNIA DI COMANDO DEL REGGIMENTO 23° FANTERIA SPARANO CON UNA MITRAGLIATRICE 37 MM MENTRE AVANZANO CONTRO LE POSIZIONI TRINCERATE DEI TEDESCHI SUL FRONTE OCCIDENTALE. MOLTI BOSCHI, COME QUELLO IN CUI STANNO AVANZANDO, FURONO DISTRUTTI DAI CONTINUI COLPI DI ARTIGLIERIA ASSUMENDO UN ASPETTO SPETTRALE CHE DIVENNE TIPICO DELL’ICONOGRAFIA DELL’EPOCA SUL CONFLITTO. FRANCIA, 1918

PGM 13 - RDA00115421 - ARCHIVIO RUE DES ARCHIVES.
FOTOGRAFIA SCATTATA SUL FRONTE OCCIDENTALE ATTRAVERSO IL VISORE DI UNA MITRAGLIATRICE FRANCESE. SULLO SFONDO SI INTRAVEDONO LE TRINCEE TEDESCHE. È PROPRIO GUARDANDO DA UNO DI QUESTI VISORI CHE IL FAMOSO GENERALE FRANCESE MANOURY FU FERITO FRANCIA, 1914/1918


 PGM 53 - TOF00035721 - ARCHIVIO TOP FOTO
UN AVIATORE BRITANNICO LANCIA CON LA MANO UNA BOMBA SUL NEMICO DURANTE UNA MISSIONE SUL FRONTE OCCIDENTALE. L’ABITUDINE DI SCRIVERVI MESSAGGI SOPRA ERA FREQUENTE DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE.
PIONIERI DELL’UTILIZZO DELL’AVIAZIONE IN GUERRA FURONO GLI ITALIANI DURANTE L’INVASIONE DI LIBIA DEL 1911/1912.  1914/1918


le immagini sono tratte da Tips Images e le didascalie dalla mostra alla Casa di Vetro.

sabato 28 aprile 2012

Natalija Rostova

annuncio ufficialmente che il fidanzamento tra
il principe Andrej e Natalija è già finito.

come dire, lo sapevo che Lev (Tolstoj) mi avrebbe dato una mazzata (http://www.nuovateoria.blogspot.it/2012/04/comunico-ufficialmente-il-fidanzamento.html).
certo è che:
- se il principe mio adorato Andreij se ne sta un anno lontano tra Svizzera e Italia per le cure del suo corpicino martoriato in guerra, senza farsi sentire nè tantomeno vedere, sopravvalutando l'umana natura di una sedicenne, il rapporto non ne giova;
- se si intromette quello scriteriato buono a nulla ciuffettone di Anatolij che, per capriccio momentaneo, si incaponisce a volere la bella Natalija e vuole rapirla ad ogni costo e di nascosto -lui, prego di notare, è anche già ammogliato- con l'aiuto di un'altra cima, ovvero la sorella Helene sposa del povero Pierre, la situazione si aggrava;
- se quella donnina fragile e ingenua di Natalija, tanto cara ma anche tanto ignara delle cose della vita, si convince dopo solo tre incontri di aver solo ora conosciuto l'amore, peraltro per un debosciato mollaccione che veramente sembra una mammoletta in confronto alla statuaria mascolinità del mio preferito, il fidanzamento precipita.
allora, è veramente tutto vano, veramente il destino è superiore a ogni volontà.
avrei detto che per mettere su un progettino d'amore come si deve qualcuno, almeno uno, deve pur metterci un po' di sana volontà e convinta consapevolezza.

d'altronde Lev, sulle cose della vita e della guerra, la pensa così:
Se Napoleone non si fosse offeso per la richiesta di ritirarsi oltre la Vistola e non avesse ordinato alle sue truppe di avanzare, la guerra non ci sarebbe stata, ma se tutti i sergenti non avessero voluto riprendere le armi, la guerra del pari sarebbe stata evitata. E altrettanto si dica se fossero mancati gli intrighi dell'Inghilterra, e non ci fosse stato il principe di Oldenburg, né il sentimento di offesa in Alessandro, come pure se in Russia non ci fosse stato il potere autocratico, e né tanto meno la Rivoluzione francese, il Direttorio, e l'Impero né tutto ciò che la Rivoluzione francese aveva prodotto, e così via. Senza una sola di queste cause non sarebbe potuto accadere nulla. Dunque tutte queste cause - miliardi di cause - hanno agito in concomitanza per dar luogo a ciò che accadde. Di conseguenza, nulla fu causa isolata ed esclusiva dell'evento, ma l'evento dovette verificarsi semplicemente perché doveva verificarsi. Milioni di uomini, rinunciando ai loro sentimenti umani e alla loro umana ragione, dovevano andare da occidente a oriente e uccidere i loro simili, così come secoli prima altre folle di uomini erano andati da oriente a occidente per agire all'identico modo.
Ma le azioni di Napoleone e di Alessandro, da una parola dei quali pareva dipendere che l'evento si compisse o meno, non erano più autonome di quelle di ogni singolo soldato spinto alla guerra dalla sorte o dalla coscrizione. Né poteva essere altrimenti: infatti la volontà di Napoleone e di Alessandro (degli uomini, cioè, dai quali pareva dipendere l'evento) poteva tradursi in atto solo per il coincidere d'innumerevoli circostanze diverse; mancando una sola delle quali l'evento non poteva verificarsi. Era, appunto, necessario che i milioni di uomini nelle cui mani risiedeva realmente la forza (i soldati che sparavano, trasportavano gli approvvigionamenti e i cannoni) accettassero di eseguire la volontà di deboli individui, e vi fossero indotti da un infinito numero di cause eterogenee e diverse.

Nella storia il fatalismo è inevitabile per spiegare i fenomeni irrazionali (di quelli, cioè, la cui razionalità ci resta insondabile). Quanto più ci sforziamo di spiegare razionalmente tali aspetti della storia, tanto più essi appaiono ai nostri occhi incongrui e incomprensibili.
Ogni persona vive per se stessa, gode di libertà per raggiungere i propri fini personali e sente con tutto il proprio essere che in un dato momento può compiere o non compiere una data azione; ma non appena l'ha compiuta, quella stessa azione diventa irrimediabile, rientra nel patrimonio della storia, nella quale non ha più carattere di libertà ma di predestinazione.
Ci sono due aspetti della vita, in ogni singola persona: la vita personale, che è tanto più libera quanto più astratti sono i suoi interessi; e la vita elementare, di branco, nella quale l'uomo inevitabilmente esegue le leggi che gli sono prescritte.
Coscientemente l'uomo vive per sé, ma incoscientemente, diventa lo strumento atto a perseguire i fini della storia, della comunità umana. Una volta compiuto l'atto è irrimediabile e le sue conseguenze, coincidendo nel tempo con milioni di altre azioni di altri uomini, assumono un significato storico. Quanto più in alto si colloca una persona nella scala sociale, quanto maggiore è il numero delle persone alle quali è legato, tanto più evidenti sono la predeterminazione e l'inevitabilità di ciascuno dei suoi atti.

e ora cosa mi aspetta?
ci sono accenni a un interesse di Pierre ma spero si tratti solo di un diversivo.
Pierre, no, lui no, con Natalija no.
Andrej è tornato nell'esercito, campagna del 1812 contro Napoleone (e chi se no?) invasore dell'amata Russia.
se non si fa l'amore, si fa la guerra.

lunedì 29 agosto 2011

bufera



LA FRANGIA DEI CAPELLI...

La frangia dei capelli che ti vela
la fronte puerile, tu distrarla
con la mano non devi. Anch'essa parla
di te, sulla mia strada è tutto il cielo,
la sola luce con le giade ch'ài
accerchiate sul polso, ne tumulto
del sonno la cortina che gl'indulti
tuoi distendono, l'ala onte tu vai,
trasmigratrice Artemide ed illesa,
tra le guerre dei nati-morti; e s'ora
d’aeree lanugini s'infiora
quel fondo, a marezzarlo sei tu, scesa
d'un balzo, e irrequieta la tua fronte
si confonde con l'alba, la nasconde.



Montale.
mi sono persa nella sua Bufera quest'estate.
scenari senza speranza e immagini salvifiche.
come questa.
il suo angelo, la sua Clizia, passa tra le guerre dei nati-morti.
ma scesa d'un balzo la sua fronte irrequieta si confonde con l'alba, luminosa illuminandola.
ora Clizia è la trasmigratrice Artemide e illesa portatrice di luce e di coraggio nel buio infernale della guerra.
guerre reali o metafisiche, simboliche o immaginarie
...
Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra
la fronte dalla nube dei capelli,
mi salutasti - per entrar nel buio.
ognuno cerca uno sguardo oltre quel buio.

giovedì 20 maggio 2010

l'uomo che verra'



per chi ama il cinema italiano ma ritiene che Ozpetek sia ripetitivo e Antonioni un po' datato (ma non è vero).
per chi vuole entrare in un pezzo di storia a patto di non aspettarsi l'altisonanza dei sentimenti urlati.
per chi ha visto "il vento fa il suo giro" e ha pensato che Giorgio Diritti, il regista, abbia qualcosa da dire.

"l'uomo che verrà" parla di guerra, ma solo in parte.

strage di Marzabotto, crimine di guerra compiuto dalle truppe naziste in Italia tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nel territorio di Marzabotto e nelle colline di Monte Sole in provincia di Bologna.
è guerra è strazio è sterminio.
ma è, alla fine, un film sulla pietà, sulla compassione, sulla rinascita.
l'ambientazione rurale fa da sfondo ai personaggi ma ne costituisce anche l'essenza primaria. in questa narrazione ciò che conta, ciò che passa, ciò che si vive, è l'essenziale, ovvero una dimensione autentica in cui la vita scorre su elementi primari, insostituibili, scanditi dal tempo in modo inesorabile ma solido: il lavoro, la famiglia, la casa, il matrimonio, i figli, l'educazione, la terra, il raccolto, la chiesa.
la vita.
la morte.
e le nascite.
anche in questo caso il vento fa il suo giro, vita e morte ruotano, senza stupore, ineluttabilmente. si vive sapendo di morire e di dare il testimone a chi verrà dopo di noi.
la strage lascia il segno per la sua crudeltà e stupidità, paralizza per la sentenza della legge della guerra che non lascia scampo, ma nel film non c'è quasi spazio per il giudizio perchè la narrazione è asciutta, diretta, senza enfasi nè sentimenti armati.
un colpo di pistola, tutto è finito.
un mitra spara sulla folla. finito.
una vecchia zoppa non ubbidisce al comando di uscire. finita.
un bambino piange mentre violentano la madre e da fastidio. finito.
una donna viene salvata per una somiglianza con la moglie del nazista, ma vendica la crudeltà dello sterminio, uccide ma viene uccisa a sua volta. finita.
un padre crede la famiglia annientata, si butta verso i nazisti sperando in un colpo che lo atterri e ponga fine al suo dolore. finito.
un gruppo di gente inerme viene rinchiuso in una chiesa, si rompe un vetro, bomba. finiti.
ma anche un nazista viene preso dai partigiani, un colpo alla nuca. a freddo. finito.

tutto parebbe finito, ma c'è Martina.

ha otto anni e da quando, anni prina, è morto il fratellino appena nato ha smesso di parlare. martina sente il legame con la terra, più di chiunque altro, ne segue i ritmi, come un animale, con la stessa istintualità. vive l'appartenenza in modo viscerale, come glielo hanno insegnato, come lei lo ha assorbito come le radici di una pianta, e alla morte di un fratello da l'unica risposta di cui è capace: il silenzio.
martina guarda e osserva. e i suoi occhi hanno ancora più valore perchè non parla. martina aspetta.
aspetta un tempo migliore.
aspetta l'arrivo di un nuovo fratellino, che nasce, finalmente, poco prima che la strage abbia inzio.
nello sterminio muoiono la madre, la nonna, il padre. finiti.
ma lei persegue solo uno scopo, salvare suo fratello.
sembra che la strage non la tocchi, non piange in mezzo ai cadaveri, rialzandosi con il volto schizzato del sangue di quelli annientati dall'esplosione nella chiesa, scappa, corre, prende il fratello ancora vivo, lo nutre, lo nasconde.
il mondo intorno sembra non riguardala. non vede la morte ma solo la vita, la vita dell'uomo che verrà. dell'uomo che rinascerà dalla strage, dalla guerra, dall'insensatezza.
protegge la vita come invasata da una missione, la sopravvivenza della specie e della sua stessa terra.
la anima la speranza invitta dell'uomo, della giustizia, della ricostruzione.
spinta da una forza incoercibile, cieca a tutto il resto, tenace, senza sosta e senza ragioni. spinta da qualcosa che somiglia alla vita, la vitalità.

sopra la morte, martina salva il suo piccolo fratellino e lo consegna al futuro.
finalmente, in chiusura, canta ritrovando la voce, quell'estensione dell'anima che mai mente, e le parole dei canti della terra, cullando tra le braccia l'uomo che verrà.
la vita che verrà.

un capolavoro.
andate a vederlo.