Sono nata il ventuno a primavera
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
Alda Merini
(da Vuoto d'amore, Einaudi 1991)
oggi oltre che il primo giorno di primavera o forse proprio per questo è la giornata mondiale della poesia non sono originale questa poesia è già postata ovunque sabato e domenica c'è una rappresentazione di poesie della merini al teatro atir ringhiera di milano magari ci vado oggi non sono viva anzi sono morta della morte che qualcuno mi augura se arrivo a sera vado a vedere foto di cicatrici sulla terra e cercherò di svegliarmi domani mattina. ancora.
Visualizzazione post con etichetta Merini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Merini. Mostra tutti i post
giovedì 21 marzo 2013
sabato 11 giugno 2011
beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra
beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra
varcando dei gemiti il confine del piacere per cibarsi di sogni.
e voilà, il mio atto di romanticismo è tratto.
mostra di Hayez alla Pinacoteca di Brera. Hayez, Manzoni e Verdi in bella compagnia per celebrare i 150 anni dell'unità d'Italia, Milano capitale di fermenti artistici, culturali e patriottici.
ma i ritratti della famiglia Manzoni o la testa del Carmagnola non mi hanno trafitto, se pur accompagnati dalla musica dei I due Foscari di Verdi
D'un odio infernale
la vittima sono . . .
Più figli, più trono,
più vita non ho.
mostra più informativa che emotiva, salvo il bacio per la mano di lui e la piega del busto di lei, l'androne spoglio e spettatore, l'ombra degli amanti sulle scale.
mi piacciono molto le parole della Merini e qui le metto, il suo romanticismo mi sembra più sostanziale che formale, al contrario di quello di Hayez. forse il post poteva finire lì ma esagero, come sempre.
Etichette:
hayez,
il bacio,
Merini,
mostra pinacoteca di brera,
romanticismo,
verdi
venerdì 10 giugno 2011
Le più belle poesie si scrivono sopra le pietre coi ginocchi piagati e le mani aguzzate dal mistero
ma si, Merini celebrata celebrante celebrativa, poetessa del secolo (XIX), anima di Milano, icona della follia poetica piegata dall'elettroshock.
il mio avvicinamento è stato graduale, ero molto diffidente all'inizio e non posso dire di essere, nemmeno ora, affascinata.
mantengo un rigoroso e adeguato distacco, la distanza giusta per guardare, e prendere, ciò che mi piace e mettere in un angolo, e tralasciare, ciò che non mi garba.
alcune poesie mi piacciono, altre non le gradisco.
la follia me la rende familiare, confidente, ma lei è dalla parte della sofferenza, io di quella che la sofferenza la coglie ma poi solo la cura, o meglio, se ne prende cura -è diverso. è molto diverso, non ci sono dubbi.
i bipolari sono i malati che conosco meglio, la mia maggiore esperienza, li annuso velocemente, li so prendere, li so avvicinare, talvolta aiutare, li so aprrezzare e anche tollerare quando perniciosi invadenti aggressivi, a volte li anticipo, a volte li prevengo e li sottraggo a oscillazioni mortifere.
ma loro sono i pazienti e io il medico.
leggere la Merini mi mette in contatto con un mondo che conosco ma forse, allo stesso tempo, me ne allontana. leggere la Merini mi coinvolge e poi mi raffredda. mi piace e poi mi da fastidio.
forse mi mette dentro qualcosa che, da una parte non ho mai vissuto in prima persona, dall'altra devo saper guardare da fuori. una cosa è vedere un letto manicomiale e sapere che storia ci racconta e una cosa è esserci stato dentro, magari contenuto, sedato e sanguinante dolore.
una cosa è essere un folle e un'altra "un agente della divina follia".
sono ambivalente. anche questo è un rapporto, una relazione con qualcosa o qualcuno.
Le più belle poesie
Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le mani aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all'umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d'oro
e l'albero della conoscenza
Dio non è mai disceso nè ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto perchè
sei sceso nel limbo,
dove aspiri l'assenzio
di una sopravvivenza negata.
(da "Vuoto d'amore")
le immagini le ho prese con il cellulare alla mostra sulla Merini che si è tenuta a Milano a febbraio.
"Vedessi il dito del mio cuore che ti indica strade sconosciute" mi si è disegnato davanti, una parola dopo l'altra, sul pavimento davanti agli occhi.
è stata una bella sensazione camminare in uno spazio in cui la poesia si materializza intorno.
La terra santa
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch'io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c'era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,
le messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E, dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettrochoc
perchè, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l'avello
anch'io mi sono ridestata
e anch'io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all'inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
ho rivisto la Merini manicomiale ascetica viva e morta a bagno nella follia e ho scoperto quella delle osterie e del navigli di milano.
Le osterie
A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.
c'è anche una Merini sensuale e sessuale, languida e sentimentale. quanto disagio nella mente ingessata di un uomo nel pensare a una donna grassa e brutta che invoca il gioco erotico e seduce con lo sguardo e la mollezza del suo seno -quanti commenti ho sentito alla mostra e nel mondo fuori- eppure bisognerà rassegnarsi, l'erotismo non nasce dalla bellezza ma dalla potenza espressiva di ognuno di noi. e temo la Merini ne possedesse, con esultanza.
Ci fu spazio nella mia Carne per Te
Ci fu spazio nella mia carne per te,
per te solamente
che volevi l'amplesso dei miei giorni;
un lungo peregrinare segreto
d'amore in amore
di tempio in tempio.
Una rosa mi tremava
sul ciglio delle dita
come se fosse carta di un veliero
e finalmente mi rompesti
le acque squisite della vita.
Il suo sperma
Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.
il mio avvicinamento è stato graduale, ero molto diffidente all'inizio e non posso dire di essere, nemmeno ora, affascinata.
mantengo un rigoroso e adeguato distacco, la distanza giusta per guardare, e prendere, ciò che mi piace e mettere in un angolo, e tralasciare, ciò che non mi garba.
alcune poesie mi piacciono, altre non le gradisco.
la follia me la rende familiare, confidente, ma lei è dalla parte della sofferenza, io di quella che la sofferenza la coglie ma poi solo la cura, o meglio, se ne prende cura -è diverso. è molto diverso, non ci sono dubbi.
i bipolari sono i malati che conosco meglio, la mia maggiore esperienza, li annuso velocemente, li so prendere, li so avvicinare, talvolta aiutare, li so aprrezzare e anche tollerare quando perniciosi invadenti aggressivi, a volte li anticipo, a volte li prevengo e li sottraggo a oscillazioni mortifere.
ma loro sono i pazienti e io il medico.
leggere la Merini mi mette in contatto con un mondo che conosco ma forse, allo stesso tempo, me ne allontana. leggere la Merini mi coinvolge e poi mi raffredda. mi piace e poi mi da fastidio.
forse mi mette dentro qualcosa che, da una parte non ho mai vissuto in prima persona, dall'altra devo saper guardare da fuori. una cosa è vedere un letto manicomiale e sapere che storia ci racconta e una cosa è esserci stato dentro, magari contenuto, sedato e sanguinante dolore.
una cosa è essere un folle e un'altra "un agente della divina follia".
sono ambivalente. anche questo è un rapporto, una relazione con qualcosa o qualcuno.
Le più belle poesie
Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le mani aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all'umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d'oro
e l'albero della conoscenza
Dio non è mai disceso nè ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto perchè
sei sceso nel limbo,
dove aspiri l'assenzio
di una sopravvivenza negata.
(da "Vuoto d'amore")
le immagini le ho prese con il cellulare alla mostra sulla Merini che si è tenuta a Milano a febbraio.
"Vedessi il dito del mio cuore che ti indica strade sconosciute" mi si è disegnato davanti, una parola dopo l'altra, sul pavimento davanti agli occhi.
è stata una bella sensazione camminare in uno spazio in cui la poesia si materializza intorno.
La terra santa
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch'io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c'era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,
le messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E, dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettrochoc
perchè, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l'avello
anch'io mi sono ridestata
e anch'io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all'inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
ho rivisto la Merini manicomiale ascetica viva e morta a bagno nella follia e ho scoperto quella delle osterie e del navigli di milano.
Le osterie
A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.
c'è anche una Merini sensuale e sessuale, languida e sentimentale. quanto disagio nella mente ingessata di un uomo nel pensare a una donna grassa e brutta che invoca il gioco erotico e seduce con lo sguardo e la mollezza del suo seno -quanti commenti ho sentito alla mostra e nel mondo fuori- eppure bisognerà rassegnarsi, l'erotismo non nasce dalla bellezza ma dalla potenza espressiva di ognuno di noi. e temo la Merini ne possedesse, con esultanza.
Ci fu spazio nella mia Carne per Te
Ci fu spazio nella mia carne per te,
per te solamente
che volevi l'amplesso dei miei giorni;
un lungo peregrinare segreto
d'amore in amore
di tempio in tempio.
Una rosa mi tremava
sul ciglio delle dita
come se fosse carta di un veliero
e finalmente mi rompesti
le acque squisite della vita.
Il suo sperma
Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.
giovedì 17 febbraio 2011
vedessi il dito del mio cuore che ti indica strade sconosciute
è disarmante il contrasto tra la complessità della sua psiche e la linearità del suo volto.
gli ho detto che vorrei che vestisse semplicemente un golf con la camicia la prossima volta, perchè penso stia meglio se spogliato del rigore aristocratico del gentiluomo.
per sentire la vicinanza e andare oltre gli "ooohhh".
Vedessi il volto della mia anima
quando ti vedo e tremo
e diventa foglia d'ascolto.
Vedessi il dito del mio cuore
che ti indica strade sconosciute.
Vedessi il mio amore
che è tenero figlio
che cresce senza padre
(Alda Merini)
gli ho detto che vorrei che vestisse semplicemente un golf con la camicia la prossima volta, perchè penso stia meglio se spogliato del rigore aristocratico del gentiluomo.
per sentire la vicinanza e andare oltre gli "ooohhh".
Vedessi il volto della mia anima
quando ti vedo e tremo
e diventa foglia d'ascolto.
Vedessi il dito del mio cuore
che ti indica strade sconosciute.
Vedessi il mio amore
che è tenero figlio
che cresce senza padre
(Alda Merini)
sabato 5 febbraio 2011
Dalla cenere io rinvengo, e con le mie rosse chiome, divoro uomini come aria di vento.
le donne.
le donne quando patiscono per amore.
le donne quando sono gelose.
le donne quando scrivono in poesia.
le donne introiettano.
le donne sanguinano.
le donne esorbitano.
le donne protestano.
le donne esagerano.
raramente ironizzano.
però, strepitose 'ste donne, uniche, anche quando soffrono.
Ascolta
Else Lasker-Schüler
Io mi prendo nelle notti
Le rose della tua bocca
Che nessun’altra ci beva.
Quella che ti abbraccia
Mi deruba dei miei brividi
Che intorno al tuo corpo io dipinsi.
Io sono il tuo ciglio di strada.
Quella che ti sfiora
Precipita.
Senti il mio vivere
Dovunque
come orlo lontano?
Al mio amante che torna da sua moglie
Anne Sexton
Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costruita.
Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d'artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.
Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.
Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t'incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S'occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,
ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s'è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,
l'ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un'occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.
Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt'e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro
poco sonno.
Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:
al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
- alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa -
al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso
sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera - per il richiamo -
lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.
Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.
Quanto a me, io sono un acquerello.Mi dissolvo.
La rivale
Sylvia Plath
Se sorridesse, la luna somiglierebbe a te.
Tu fai lo stesso effetto:
Di un qualcosa di bello ma che annichilisce.
Tutti e due siete dei grandi scroccatori.
La sua bocca a O si accora sul mondo; la tua
Non fa una piega, tu pietrifichi ogni cosa.
Guardo, c'è un mausoleo; eccoti qui che picchietti
Il marmo del tavolino, cerchi le sigarette,
Sprezzante come una donna, ma non così nervoso,
e muori dalla voglia di dire impertinenze.
Anche la luna i suoi sudditi umilia,
Ma di giorno è ridicola.
I tuoi malumori, d'altra parte,
Arrivano per posta amorosamente regolari,
Bianchi e vani, espansivi come il gas.
Non c'è un giorno al riparo da notizie di te,
Magari a spasso in Africa, ma pensando a me.
La vita sognata
Antonia Pozzi
Chi mi parla non sa
che io ho vissuto un'altra vita -
come chi dica
una fiaba
o una parabola santa.
Perchè tu eri
la purità mia,
tu cui un'onda bianca
di tristezza cadeva sul volto
se ti chiamavano con labbra impure,
tu cui lacrime dolci
correvano nel profondo degli occhi
se guardavano in alto -
e così ti parevo più bella.
O velo
tu - della mia giovinezza,
mia veste chiara,
verità svanita -
o nodo
lucente - di tutta una vita
che fu sognata - forse -
oh, per averti sognata,
mia vita cara,
benedico i giorni che restano -
il ramo morto di tutti i giorni che restano,
che servono
per piangere te.
le donne quando patiscono per amore.
le donne quando sono gelose.
le donne quando scrivono in poesia.
le donne introiettano.
le donne sanguinano.
le donne esorbitano.
le donne protestano.
le donne esagerano.
raramente ironizzano.
però, strepitose 'ste donne, uniche, anche quando soffrono.
Ascolta
Else Lasker-Schüler
Io mi prendo nelle notti
Le rose della tua bocca
Che nessun’altra ci beva.
Quella che ti abbraccia
Mi deruba dei miei brividi
Che intorno al tuo corpo io dipinsi.
Io sono il tuo ciglio di strada.
Quella che ti sfiora
Precipita.
Senti il mio vivere
Dovunque
come orlo lontano?
Al mio amante che torna da sua moglie
Anne Sexton
Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costruita.
Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d'artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.
Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.
Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t'incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S'occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,
ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s'è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,
l'ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un'occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.
Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt'e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro
poco sonno.
Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:
al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
- alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa -
al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso
sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera - per il richiamo -
lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.
Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.
Quanto a me, io sono un acquerello.
La rivale
Sylvia Plath
Se sorridesse, la luna somiglierebbe a te.
Tu fai lo stesso effetto:
Di un qualcosa di bello ma che annichilisce.
Tutti e due siete dei grandi scroccatori.
La sua bocca a O si accora sul mondo; la tua
Non fa una piega, tu pietrifichi ogni cosa.
Guardo, c'è un mausoleo; eccoti qui che picchietti
Il marmo del tavolino, cerchi le sigarette,
Sprezzante come una donna, ma non così nervoso,
e muori dalla voglia di dire impertinenze.
Anche la luna i suoi sudditi umilia,
Ma di giorno è ridicola.
I tuoi malumori, d'altra parte,
Arrivano per posta amorosamente regolari,
Bianchi e vani, espansivi come il gas.
Non c'è un giorno al riparo da notizie di te,
Magari a spasso in Africa, ma pensando a me.
La vita sognata
Antonia Pozzi
Chi mi parla non sa
che io ho vissuto un'altra vita -
come chi dica
una fiaba
o una parabola santa.
Perchè tu eri
la purità mia,
tu cui un'onda bianca
di tristezza cadeva sul volto
se ti chiamavano con labbra impure,
tu cui lacrime dolci
correvano nel profondo degli occhi
se guardavano in alto -
e così ti parevo più bella.
O velo
tu - della mia giovinezza,
mia veste chiara,
verità svanita -
o nodo
lucente - di tutta una vita
che fu sognata - forse -
oh, per averti sognata,
mia vita cara,
benedico i giorni che restano -
il ramo morto di tutti i giorni che restano,
che servono
per piangere te.
"La scrittura resta: va sola per il mondo"
Sylvia Plath
Sylvia Plath
giovedì 8 luglio 2010
Ascolta il passo breve delle cose
"stelle poche" ti ha turbato.
ma forse non hai letto bene, non fino in fondo.
Saramago parla di mistero, mistero che non trova le parole per esprimersi.
mistero che non ha bisogno di parole per esprimersi.
mistero che condivide il buio dello spazio profondo.
mistero che non trova le parole così come lo spazio profondo non ha stelle che lo illuminino.
il mistero dell'amore è nel profondo buio di noi e non ha stelle che possano raccontarlo.
"nessuno sguardo raggiungerà il mio pensiero più profondo". (Claude Monet)
queste ti sembreranno meno cupe.

Victor Gilsoul
Ascolta il passo breve delle cose
Ascolta il passo breve delle cose
- assai più breve delle tue finestre -
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.
E’ fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto, credi,
c’è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino che diventa una meta di coraggio.
Alda Merini
ma forse non hai letto bene, non fino in fondo.
Saramago parla di mistero, mistero che non trova le parole per esprimersi.
mistero che non ha bisogno di parole per esprimersi.
mistero che condivide il buio dello spazio profondo.
mistero che non trova le parole così come lo spazio profondo non ha stelle che lo illuminino.
il mistero dell'amore è nel profondo buio di noi e non ha stelle che possano raccontarlo.
"nessuno sguardo raggiungerà il mio pensiero più profondo". (Claude Monet)
queste ti sembreranno meno cupe.

William Blair Bruce
Rosa purpurea
Ti avevo cantato una canzone.
Tu tacevi. La tua destra tendeva
con dita stanche una grande,
rossa, matura rosa purpurea.
E sopra di noi con estraneo fulgore
si alzò la mite notte d'estate,
aperta nel suo meraviglioso splendore,
la prima notte che noi godemmo.
Salì e piegò il braccio oscuro
intorno a noi ed era così calma e calda.
E dal tuo grembo silenziosa scrollasti
i petali di una rosa purpurea.
Hermann Hesse
Rosa purpurea
Ti avevo cantato una canzone.
Tu tacevi. La tua destra tendeva
con dita stanche una grande,
rossa, matura rosa purpurea.
E sopra di noi con estraneo fulgore
si alzò la mite notte d'estate,
aperta nel suo meraviglioso splendore,
la prima notte che noi godemmo.
Salì e piegò il braccio oscuro
intorno a noi ed era così calma e calda.
E dal tuo grembo silenziosa scrollasti
i petali di una rosa purpurea.
Hermann Hesse
Victor GilsoulAscolta il passo breve delle cose
Ascolta il passo breve delle cose
- assai più breve delle tue finestre -
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.
E’ fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto, credi,
c’è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino che diventa una meta di coraggio.
Alda Merini
domenica 8 novembre 2009
il mio passato
non amo la poesia di Alda Merini. lo devo dire.
troppo cruenta di un passato furibondo, senza disperazione, ma con la rassegnazione della morte.
nell'ideazione e nella scrittura.
solo questa poesia mi sembra una liberazione, per me, e per lei.
addio.

Il mio passato
Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che e’ passato
e’ come se non ci fosse mai stato.
Il passato e’ un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato e’ solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho gia’ visto
non conta piu’ niente.
Il passato ed il futuro
non sono realta’ ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacche’ non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.
Alda Merini
troppo cruenta di un passato furibondo, senza disperazione, ma con la rassegnazione della morte.
nell'ideazione e nella scrittura.
solo questa poesia mi sembra una liberazione, per me, e per lei.
addio.

Il mio passato
Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che e’ passato
e’ come se non ci fosse mai stato.
Il passato e’ un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato e’ solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho gia’ visto
non conta piu’ niente.
Il passato ed il futuro
non sono realta’ ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacche’ non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.
Alda Merini
Iscriviti a:
Post (Atom)











