bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

giovedì 11 novembre 2010

l'opera mia piu' bella


“Delle mie opere, quella che mi piace di più è la Casa che ho fatto costruire a Milano per accogliervi i vecchi artisti di canto non favoriti dalla fortuna, o che non possedettero da giovani la virtù del risparmio. Poveri e cari compagni della mia vita! Credimi, amico, quella Casa è veramente l’opera mia più bella”.
Così scrive Giuseppe Verdi in una lettera all’amico Giulio Monteverde.

quella Casa è la casa di riposo per musicisti Giuseppe Verdi di Milano. mi ci sono trovata dentro, pur vedendola da fuori non so quante volte abitandoci molto vicino, per un corso di aggiornamento: la depressione nell'anziano.
scelta illuminata, lo devo dire, come pure la qualità del corso, me ne devo stupire.
entro nella Casa e mi dirigo verso la portineria. e chi incontro? un'anziana, musicista suppongo, che chiede informazioni. è curva, ha il bastone, ha uno scialle sulle spalle. ecco, questo non è, di solito, l'ambiente in cui si svolgono i convegni. la medicina si prende molto sul serio e si concede, di prassi, sedi all'altezza della sua prosopopea.
ma questa volta sono entrata in una dimensione magica, forse, finalmente, la medicina, o meglio la psichiatria, riconosce la dimensione artistica e creativa che la sottende. solo sottende, di fatto la psichiatria si occupa di sofferenza e ferite, come tutto il resto della medicina.
questo incontro mi ha benevolmente stupita e mi ha consegnato l'aspettativa di una giornata diversa. ed è stata, in effetti, unica.
supero un portone e intravedo una chiesa in fondo al cortile, salgo una scala, che potrebbe essere quella di un vecchio palazzo e, effettuata l'iscrizione, entro in uno splendido salone con un pianoforte sul fondo, oltre a un banco spoglio, un proiettore e un telo per le diapositive. sottotono direi, l'apparecchiatura, ma non certo l'ambiente: affreschi con immagini di persone illustri, suppongo. come poi scopro, sono gli otto musicisti italiani ritenuti meritevoli della più alta lode e amicizia da parte di Verdi stesso, vedi Giovanni Pierluigi da Palestrina, Claudio Monteverdi, Gioachino Rossini.
è inusuale trovarmi lì, in quel bell'ambiente ottocentesco, con le finestre grandi e gli spazi ampi, con i mobili che ricordano le nostre vecchie case, ma con qualcosa di importante e solenne, e mi ci ritrovo come in una casa della memoria che vorremmo lasciar sempre intatta e custodire con rispetto.
il convegno è ragguardevole per completezza e approfondimenti ma le notizie più importanti non lo riguardano: per chi lo desidera all'intervallo ci sarà una visita guidata e, udite udite, alla fine della giornata di lavoro alcuni residenti della struttura suoneranno per noi.
prima fitta di emozione, anziani musicisti che suonano per psichiatri tromboni che dissertano sugli abissi della loro veneranda età.
ma agli abissi corrispondono le vette, ricordatelo Rossa.
all'intervallo mi fiondo come una scolaretta al punto di ritrovo e mi accodo alla visita. la cosa triste è che a milano c'è un posto così ricco di storia e di cultura e io non lo sapevo -e chissà quanti altri non ne conosco-, la cosa bella è che oggi l'ho scoperto e una giornata novembrina si fa luminosa.
scopro l'immensa generosità di Verdi, artista universalmente riconosciuto e anche uomo di altissima levatura morale e onestà intellettuale. una vita dedicata all'arte e al sostegno di chi non ha avuto fortuna. una vita di grandissima sofferenza, perse moglie e figli nel giro di 4 anni, e di straordinario riscatto. sosteneva giovani artisti, pittori e scultori comprandone le opere sconosciute, viveva in modo sobrio e ritirato e, alla fine della sua vita, si dedicò alla costruzione della Casa. a quei tempi gli istituti per anziani non si chiamavano case ma ospizi. una gran bella intuizione direi, cambiare un nome a volte significa incidire sulla sostanza. scopro che dalla sua costruzione oltre mille artisti vi hanno dimorato, suonando e coltivando la loro arte e trascorrendo la loro vecchiaia in totale libertà e autonomia, e che, a partire dal 2013, dopo le opere di restauro programmate e rese possibili da ponderosissime donazioni, saranno ospitati fino a 80 anziani. scopro che la Casa ospita anche 16 giovani artisti, per lo più stranieri, che vivono a milano per portare avanti i loro studi musicali.
e questa corrisponde alla seconda fitta di emozione: scendendo le scale che dalla cappella portano al cortile mi imbatto in un giovane. è di spalle, in una sala circondata da ampie finestre, esposta, visibile, suona il piano e si esercita. studia. una casa di riposo che coltiva il futuro, straordinario. anziani che insegnano ai giovani, esemplare. sorrido perchè sono commossa, a volte l'emozione storpia il viso.
scopro che verdi è sepolto lì. vicino alla sua secoda moglie, in una cripta coperta di mosaici. ci sono figure eroiche e figure retoriche, amore, disperazione, pianto e vecchiaia, gli elementi della sua opera, l'amore umano quello mistico e quello umoristico. c'è una lastra che ricorda la prima moglie e i figli, i cui resti non sono stati ritrovati ma almeno qui ricordati. e una citazione di D'annunzio che, alla sua morte, compose una poesia per lui:

...
Ci nutrimmo di lui come dell’aria
libera ed infinita,
cui dà la terra tutti i suoi sapori.
La bellezza e la forza di sua vita,
che parve solitaria,
furon come su noi cieli canori.
Egli trasse i suoi cori
dall’imo gorgo dell’ansante folla.
Diede una voce alle speranze e ai lutti.
Pianse ed amò per tutti.
Fu come l’aura, fu come la polla.
Ma, nato dalla zolla,
dalle madre dei buoi
forti e dell’ampie querci e del frumento,
nel bronzo degli eroi
foggiò sé stesso il creatore spento.
...

sono contenta perchè godo di ciò che scopro, mi piace questo posto, è caldo di storia e arte, ma soprattutto è carico di un'umanità viva.
durante il convegno compaiono anziani, eleganti e curiosi, una signora è in carozzina e si fa portare dentro la grande sala. vogliono sentire, ascoltare, si parla di loro in casa loro. assistono all'ultima relazione, la psicoterapia nell'anziano...mi domando: cosa pensano di tutto questo, dei ripensamenti, della perdita, della preziosità del tempo, dell'assenza, della rievocazione del passato e dell'evocazione di un tempo da percorrere ancora, della riformulazione delle aspettative, e della tardività, ovvero quell'intransigenza che a tratti diventa una feroce militanza contro il proprio tempo con l'avvicinarsi la fine, ovvero l'inizio di tutto.
cosa pensano della conciliazione tra il tempo che termina e l'arte che non termina mai? si ostinano o vanno incontro a una pacifica risoluzione delle contraddizioni, a una serena compiutezza?
mi rispondono, si esibiscono.
la sala ormai è svuotata -e bravi gli psichiatri si sono persi la parte viva e autentica della giornata per fare la spesa e tornare a casa presto- mi avvicino per vedere e ascoltare meglio.
il primo si avvicina claudicante, e sorridente. si coglie con forza la sua emozione, suona Debussy e prima ci racconta ciò che quel pezzo significa per lui. suona il flauto.
i secondi si accomodano al piano il primo e allo spartito per violino la seconda. lei arriva alzando le mani felice e salutando quel pubblico con un ardore e una felicità solide. le guardo le mani, sono artrosiche, nodose, storpiate. ma come inizia a suonare le mani guariscono e la sua faccia si veste di un altro volto. la musica le si disegna sui lineamenti, suona anche con quelli.
l'ultima è una cantante e suona Verdi, pezzi dalla Traviata e la Forza del Destino. una voce ancora potente, si spezza solo a tratti, ma si difende egregiamente. guardo in fondo alla sala e vedo, oltre la porta a vetro, la violinista di prima sbirciare dentro la sala. come una bambina, curiosa, come starà andando per la cantante là fuori, com'è questo pubblico ritrovato?
è un'emozione incontenibile, per noi e per loro. sono scossa, emozionata, con il cuore spappolato. questa esibizione è planetaria in questo contesto a conclusione di una giornata sulla depressione nell'anziano, a dimostrazione di quali potenzialità espressive possiede l'uomo a qualsiasi età a qualsiasi latitudine in qualsiasi città, anche in questa landa desolata che gli anziani li stermina e che si chiama milano.

8 commenti:

fabrax ha detto...

Verdi che era parmense è sepolto a Milano. Dante che era fiorentino è sepolto a Ferrara

Rofrano ha detto...

Hai scritto un post bellissimo, che mi ha commosso profondamente. Conosco bene quel luogo, quelle persone, e ho una venerazione per Giuseppe Verdi non solo come compositore (come uomo, per me è il simbolo di un'Italia cui essere fieri di appartenere). Tu sei stata capace di toccare una corda molto profonda del mio cuore. Grazie.

Rossa ha detto...

fabrax, non so cosa pensare...

Rossa ha detto...

ciao Rofrano, anche cio' che mi dici tu e' bellissimo e mi emoziona. Tu quel luogo lo conoscevi gia', e mi sembra giusto, io no. ma e' stata una bellisima esperienza; Verdi tu lo conoscevi gia', e mi sembra ovvio, io tante tante cose proprio non le sapevo. ed e' stata una piacevolissima scoperta. si un bell'italiano, di grande ispirazione per tutti.
Grazie davvero.

il giardino di enzo ha detto...

Che emozione, che bellezza nelle tue parole. Ci hai portato con te, nella casa e nella passione per l'Uomo.
Bella Rossa, è bello leggere queste cose la mattina presto.
Grazie nel cuore.

Rossa ha detto...

Grazie a te Enzo, questi commenti mi fanno sciogliere.

Blog Surfer ha detto...

non so perche' ma uno dei tributi piu' belli a Verdi e' quello che dedico' Paolo Conte e mi commosse davvero quando lo sentii la prima volta:

Il Maestro

Il Maestro e' nellanima
e dentro all'anima per sempre restera'
viva lei, bella e martire,
che tutto quello che le chiede gli dara'
niente di pi' seducente c`e
di un'orchestra accitata e ninfomane
chiusa nel golfo mistico
che ribolle di tempesta e liberta'
turbinando nel vortice
dove spariscono i paesi e le citta'
nel miraggio di quei semplici
e di quei soliti che arrivano fin la'
per vederlo dirigere
con la perfidia che scudiscia ogni vilta',
il maestro e' nell'anima,
e dentro all'anima per sempre restera'.

Rossa ha detto...

me la ricordo bene questa canzone, ma proprio bene. grazie per avermela rammentata, paolo conte mi piace molto.