ci penso alla gente di liguria.
ci penso e sono al caldo.
ci penso e sono al sicuro.
oggi vivo nel lusso, sono una regina.
penso a chi si perde dietro problemi inconsistenti, a chi piagnucola e a chi fa della depressione un vessillo o un vanto, una funzione vitale senza la verità del confronto.
una funzione vitale è una casa, una scala, una soffitta, una credenza, un frigorifero. un armadio con i vestiti e le coperte per quando viene freddo.
una funzione vitale è un letto e il negozio dove compro il pane tutte le mattine.
è autunno e piove, ma non dovrebbe diventare una disgrazia, la fine di una speranza di vita.
conosco questa poesia, voce elegante che sa pulsare forte, la dedico a chi sa, da oggi, cosa sia la disperazione.
Sera di liguria
Vincenzo Cardarelli
Lenta e rosata sale su dal mare
la sera di Liguria, perdizione
di cuori amanti e di cose lontane.
Indugiano le coppie nei giardini,
s'accendon le finestre ad una ad una
come tanti teatri.
Sepolto nella bruma il mare odora.
Le chiese sulla riva paion navi
che stanno per salpare.
lunedì 4 ottobre 2010
giovedì 30 settembre 2010
dovunque tu vada, ci sei già
Meditazione è la scoperta che
la meta dell'esistenza è sempre raggiunta
nell'istante presente
(Alan Watts)
notte notte, abbastanza notte. alla fine sarà notte sul serio.
notte mindfulness, notte sola, notte da sola, notte con il tempo della notte per fare pensare scrivere. notte freddo, profumo di autunno.
dovrei accucciarmi, dovrei. fossi saggia. lo capisci da te che non lo sono.
ho voglia. voglia di scrivere, raccontarmi questa sera di mindfulness.
mindfulness: consapevolezza. ecco tutto qua. seminario di mindfulness. non una tecnica, ma uno stato mentale operativo, una particolare condizione della coscienza. viene, e somiglia, dalla meditazione buddista. concentrazione. attenzione sul sè. respiro, pesantezza, sensi, tutti i sensi, corpo. il corpo. finestra sulla mente. tu dovresti ben saperlo. mal di gola e poi mal di schiena. tu respiri con il corpo e con il corpo pensi, anche tu. ora pensa alla tua schiena, il tuo pensiero è fisso ma produce sintomi diversi. sei il primo a dirlo. non ho fatto niente, perchè ho mal di schiena? ma è la tua mente che fluttua, inconsapevole aihmè, tra pensieri dolenti e il tuo corpo soffre. il corpo parla la lingua della mente, la concretizza.
mindfulness, pensiero, attenzione senza giudizio, attenzione su una cosa sola e presente. separare la verità dal pensiero cattivo, che fa male, che si ritorce contro. imparare ad ancorare la nostra consapevolezza al momento presente. il pensiero sa essere pesante e dirci cose cattive, ripetersi sempre uguale: sono incapace, sono inadeguato, sono solo, sono cattivo, sono obbligato, sono incatenato, mi pensano male, mi vogliono male, sono ingiusti, sono crudeli, gli altri con me. cose così, pensieri ripetitivi, sempre uguali, malefici che scavano dentro, parassiti della mente che non ti lasciano ragionare. pensieri che si immettono nei binari fissi della mente e la percorrono tutta, una dieci cento mille volte.
ecco, mindfulness, consapevolezza e controllo sul pensiero. imparare a concentrarsi e separare la vuota ripetitività dalla concretezza delle cose.
Sarebbe un momento di presenza totale,
al di là della lotta, al di là della mera accettazione,
al di là della voglia di scappare o sistemar le cose o tuffarcisi dentro a testa bassa:
un momento di puro essere, fuori dal tempo
un momento di pura vista, pura percezione,
un momento nel quale la vita si limita a essere,
e quell'"essere" ti prende, ti afferra con tutti i sensi,
tutti i ricordi, fin dentro i geni,
in ciò che più ami,
e ti dice: benvenuto a casa.
(Jon Kabat Zinn)
faccio due serate introduttive, è un corso per operatori. come me, psichiatri psicologi che vogliono imparare su di sè per saper consigliare agli altri.
mi mettono delle uvette nella mano. guardale, come se fosse la prima volta, sei un marziano e non le hai mai viste, guardale, come sono. ora toccale come sono, che sensazioni danno, ora portale alla bocca, strofinale sulle labbra, che cosa senti, ora mettile in bocca, tra le labbra poi tra le guance e le gengive, spostale, ora mettile sul palato, non ingoiare. ora si, puoi masticare, piano, senti la consistenza. ora si puoi ingoiare, passano dentro, sentile scendere, ora sono parte del tuo corpo, dentro.
poi un'altra volta, da capo, ora toccale, ora annusale che odore hanno, ora senti che rumore fanno vicino all'orecchio. ecco, un gesto di dieci minuti per magiare un'uvetta. cosa provo? la sensazione del gusto è a mille. l'uvetta tocca le labbra e sento la salivazione che sale, ma come sale. acquolina, devo deglutire la saliva. è un'uvetta in fondo, ma è, in verità, la prima volta che mangio un'uvetta in vita mia. è la prima volta che sento distintamente la mia salivazione salire. vorrei ingoiarla ma resisto, controllo la tentazione, la mastico, esce la polpa dell'uvetta, è buona è dolce, mi riempie il palato di gusto. così. piacevole.
poi respiro. concentrazione sul respiro. sento il mio corpo che nella parte del contatto con il pavimento diventa magma, non distinguo più i confini. e sento. mi sento respirare, mi ascolto respirare, solo solo solo quello. sento il mio corpo che respira e batte. il cuore, si, quello è pazzo, sono tre giorni che va a manetta, il pensiero del rientro mi ha scombussolata, tachicardia ed extrasistoli. sento il respiro e sento il battito. come è forte, il mio cuore, mi fa vivere, mi fa respirare, ma anche mi da ansia. sono immobile e sono pesante, sono ferma ma sento che il mio corpo dondola lentamente impercettibilmente. sono, adesso sono.
il pensiero a volte entra, bussa, vuole entrare, penso alla vita-casa, alla vita-lavoro, a te, penso al mio corpo e lo sento desiderare, ma devo tornare su di me, allontano il pensiero e torno a respirare, solo quello.
poca roba ancora, è un cammino lunghissimo, se veramente volessi impararlo. è un orto da coltivare. tempo e pazienza. forse mi piacerebbe imparare, forse mi aiuterebbe a separare realtà dalla fantasia,dalla paura della realtà.
ti capita a volte, guidando, per chilometri, in macchina, di innestare il pilota automatico? allo stesso modo si può non essere mai realmente presenti, momento dopo momento, per la maggior parte della nostra vita. ci ritroviamo a chilometri di distanza senza rendercene conto. forse si può, con la consapevolezza del nostro sentire esperire e provare, accrescere la nostra libertà e possibilità di scelta, dimenticarci delle routine mentali, degli automatismi, dei pilota automatici, e svincolare il pensiero, renderlo libero, capace di pensare.
ora sono davvero stanca.
stai con me.
shanti
lunedì 27 settembre 2010
se l'anima prende fuoco
la Pivano ha aperto a metà il libro di Spoon River e ha trovato questa poesia sull'anima giovane che prova il fuoco ma non sa sostenerlo :
Io non potevo correre né giocare
quand'ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere -
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti -
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary -
mentre la baciavo con l'anima sulle labbra,
l'anima d'improvviso mi fuggì.
ho fatto lo stesso, e ho trovato questa:
Quando vi siete arricchita l'anima fino al massimo,
con libri, pensiero, sofferenza, comprensione;
la capacità di interpretare occhiate, silenzi,
le pause nei mutamenti importanti,
il genio della divinazione e della profezia;
tanto da sentirvi capace, a momenti, di tenere il mondo
nel cavo della mano;
allora se per l'affollarsi di così grandi poteri
nel recinto della vostra anima,
l'anima prende fuoco,
e nell'incendio
il male del mondo è illuminato e reso limpido
siate grati se in quell'ora della visione suprema
la vita non vi canzona.
e non può, no non può essere un caso.
quando il momento si tinge di rosso i volti le voci i luoghi i ricordi i dirupi la meraviglia e lo stupore si illuminano del colore del fuoco ma non per questo i contorni e la materia diventano più visibili, anzi, si offuscano. è in quel momento che perdo la lucidità che da sempre cerco e pazientemente costruisco.
Francis Turner
http://spoonriver.deandre.it/index.php?option=com_morfeoshow&task=view&gallery=19&Itemid=207Io non potevo correre né giocare
quand'ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere -
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti -
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary -
mentre la baciavo con l'anima sulle labbra,
l'anima d'improvviso mi fuggì.
ho fatto lo stesso, e ho trovato questa:
Jonathan Swift Somers
http://spoonriver.deandre.it/index.php?option=com_morfeoshow&task=view&gallery=20&Itemid=205Quando vi siete arricchita l'anima fino al massimo,
con libri, pensiero, sofferenza, comprensione;
la capacità di interpretare occhiate, silenzi,
le pause nei mutamenti importanti,
il genio della divinazione e della profezia;
tanto da sentirvi capace, a momenti, di tenere il mondo
nel cavo della mano;
allora se per l'affollarsi di così grandi poteri
nel recinto della vostra anima,
l'anima prende fuoco,
e nell'incendio
il male del mondo è illuminato e reso limpido
siate grati se in quell'ora della visione suprema
la vita non vi canzona.
e non può, no non può essere un caso.
quando il momento si tinge di rosso i volti le voci i luoghi i ricordi i dirupi la meraviglia e lo stupore si illuminano del colore del fuoco ma non per questo i contorni e la materia diventano più visibili, anzi, si offuscano. è in quel momento che perdo la lucidità che da sempre cerco e pazientemente costruisco.
venerdì 24 settembre 2010
Eseguita la condanna a morte di Teresa Lewis
io penso che se si esegue una pena di morte su una disabile mentale -oltre alle domande che mi pongo regolarmente anche su quelle eseguite su persone in pieno possesso delle proprie facoltà mentali- il mondo ha ancora una strada infinita da percorrere.
una strada di cui è difficile intravedere non dico la fine, ma nemmeno l'incipit.
ripongo fiducia nel genere umano e lo voglio fare ancora fino alla fine della mia esistenza perchè sono convinta, nel profondo di me stessa e del mio cuore, che solo la fiducia nel cambiamento potrà ripagarmi della mia costanza e restituirmi lo stesso trattamento.
non voglio dubitare di me stessa e nemmeno delle persone che amo e tanto meno di tutte quelle che popolano questa terra.
devo credere che un giorno qualcuno penserà dov'è collocato il confine invalicabile tra la giustizia e l'assassinio di stato.
devo credere che un giorno qualcuno capirà cos'è una mente che lucidamente può intendere di uccidere e una mente che non distingue tra realtà e delirio.
devo credere che in un paese sconfinato come gli stati uniti d'america qualcuno, almeno uno, si mobiliterà perchè il crimine dell'ignoranza e del fanatismo venga arrestato per fare spazio a una legislazione che abbia il senso civico e morale che ad essa si confà.
la pena capitale per una psicotica dice di un mondo che sragiona e delira quanto la giustiziata, che applica senza costrutto senza giustizia senza fondamento una pena che travalica ogni possibile ritorno in termini di regolamentazione sociale.
condannare a morte la follia è il gesto più folle insensato malato irrecuperabile manicomiale che mi sia capitato di leggere in questi anni di mondo alla deriva, di mondo dolorante, di mondo senza pace. di mondo senza mente e moralità.
condannare a morte la follia è la condanna a morte di noi sani di mente che non sappiamo distinguere il confine tra l'ordine superiore di una giustizia sociale e la vergogna amorale di una vendetta pubblica e legalizzata.
una strada di cui è difficile intravedere non dico la fine, ma nemmeno l'incipit.
ripongo fiducia nel genere umano e lo voglio fare ancora fino alla fine della mia esistenza perchè sono convinta, nel profondo di me stessa e del mio cuore, che solo la fiducia nel cambiamento potrà ripagarmi della mia costanza e restituirmi lo stesso trattamento.
non voglio dubitare di me stessa e nemmeno delle persone che amo e tanto meno di tutte quelle che popolano questa terra.
devo credere che un giorno qualcuno penserà dov'è collocato il confine invalicabile tra la giustizia e l'assassinio di stato.
devo credere che un giorno qualcuno capirà cos'è una mente che lucidamente può intendere di uccidere e una mente che non distingue tra realtà e delirio.
devo credere che in un paese sconfinato come gli stati uniti d'america qualcuno, almeno uno, si mobiliterà perchè il crimine dell'ignoranza e del fanatismo venga arrestato per fare spazio a una legislazione che abbia il senso civico e morale che ad essa si confà.
la pena capitale per una psicotica dice di un mondo che sragiona e delira quanto la giustiziata, che applica senza costrutto senza giustizia senza fondamento una pena che travalica ogni possibile ritorno in termini di regolamentazione sociale.
condannare a morte la follia è il gesto più folle insensato malato irrecuperabile manicomiale che mi sia capitato di leggere in questi anni di mondo alla deriva, di mondo dolorante, di mondo senza pace. di mondo senza mente e moralità.
condannare a morte la follia è la condanna a morte di noi sani di mente che non sappiamo distinguere il confine tra l'ordine superiore di una giustizia sociale e la vergogna amorale di una vendetta pubblica e legalizzata.
giovedì 23 settembre 2010
una danza moderna
decathlon, castorama, esselunga.
poco fuori milano, ottimizzazione dei tempi, acquisti sensati e contatto realistico con la nuova polis dell'era postmoderna, il centro commerciale.
soddisfatta della tuta ginnica, contenta della cornice e orgogliosa del commento civettuolo e complice di una cassiera sulle mie unghie, mi dirigo dove ogni donna, con frequenza diversificata, finisce ingloriosamente la propria giornata lavorativa.
al supermercato.
spesa normale la mia, infrasettimanale, nemmeno il carrello, solo il cestino che, comunque, alla fine, mi taglia le mani per il peso. ma niente di epocale.
mi avvicino a una cassa, la scelgo cercando di calcolare in modo improbabile la più veloce -voi ci riuscite?- e mi acquatto, sorniona, dietro di Lei.
ormai ho scelto e solo dopo pochi secondi mi accorgo che, al contrario, il Suo carrello è più che epocale, è cosmico.
mi chiedo se sono fuori fase e poi mi convinco invece che oggi è solo giovedì. una spesa così, di solito, è un classico del repertrorio familiare del sabato pomeriggio programmato alla coop.
eppure, straripa. deborda. e mi dico: ecco, il solito calcolo sbagliato, nella lotta contro il tempo, anche quando non è strettamente necessario, siamo comunque perdenti.
ma avevo sottovalutato Lei.
minuta, capelli neri con taglio geometrico, frangetta e carrè alla spalla. maglietta rossa aderente, pantaloni neri e scarpe basse, sportive. borsa a tracolla. e accessori nascosti alla mia vista in un primo tempo, che, successivamente, ho osservato materializzarsi magicamente. mosse degne di Houdini.
ormai è quasi il Suo turno, il rullo della cassa comincia a lasciare posto.
divisorio cliente successivo.
e Lei entra in azione.
da quel momento in poi, io che mi ero rassegnata a un quarto d'ora di interminabile "cassazione" della spesa infinita, ho assistito a uno spettacolo che mi ha lasciata a bocca aperta, fino alla mia più sincera ammirazione.
già la posa degli oggetti sul rullo era tutt'altro che casuale, ma studiato con precisa valutazione dell'uso di tutto lo spazio disponibile e del loro posizionamento finale nelle sporte.
non un solo gesto era sprecato, o agito sbadatamente. tutto era volto a una ottimizzazione dei tempi e dei modi, credo che Lei avvertisse la sensazione, forse colpevole, che la sua spesa esorbitante sarebbe costata tempo di attesa a chi veniva dopo.
mentre appoggiava la merce con precisione matematica aveva un occhio attento alla signora che stava pagando il conto in quel momento. come quest'ultima si è allontanata ha finito di posizionare tutto quello che poteva nello spazio disponibile e poi si è repentinamente spostata all'altro lato della cassa, dove la spesa finisce una volta passata dalle mani della cassiera, e ha aperto buste, fino a quel momento irreperibili alla mia vista, e ha cominciato a riempirli. naturalmente anche l'imbustamento non era casuale. prima ha spostato le bottiglie pesanti sul carrello, in assetto geometrico in modo da utilizzare al meglio lo spazio squadrato, e poi è passata al cibo vero e proprio.
sistemata una parte della spesa già pagata, è tornata al carrello ancora parzialmente pieno, carrello che aveva già spostato con atteggiamento felino in modo da averlo più vicino a sè e da ridurre gli spostamenti, e ha finito di svuotarlo. in tutto questo affaccendamento era seria, concentrata e velocissima. ogni gesto era preciso, millimetrico, rapido e calcolato. aveva nella testa ogni movimento, in una sequenza temporale che valuta ciò che aveva fatto e ciò che stava per fare senza distrasi mai su ciò che stava facendo in quel momento. ha anche risposto al cellulare, secca precisa e concisa, nell'ultimo passaggio dell'imbustamento. allo squillo nessuna faccia, nessuno sbuffo, nessuna smorfia. suona, risponde e chiude. semplice e inesorabile.
naturalmente, per non deludermi nemmeno in questo, non aveva nessun sacchetto di plastica. nessuno. solo sacchetti in stoffa o plastificati, sacchetti dapprima tutti racchiusi in uno, per questo non li avevo visti, sicuramente degli abituè della spesa di Lei, sempre riposti al termine della fase casalinga finale, pronti per il servizio successivo, la spesa di giovedì prossimo. non mancava nemmeno il contenitore per i surgelati. anche un occhio all'ecologia e alla mancanza di sprechi, la mente di Lei aveva deciso di sedurmi.
forse qualcuno vedendo la mia faccia avrebbe potuto cogliere il mio stupore e la mia ammirazione per questa donna nell'atto apparentemente facile della registrazione della spesa alla cassa. rivedendo la scena poi mi sono resa conto di un momento in cui si è allungata e con una mano, mentre con l'altra spostava la merce sul rullo, e ha preso il sacco che conteneva gli altri, appoggiato sul gancio che di solito trattiene la borsa.
un passaggio rapido ma risolutivo. in perfetta sequenza, ritmico.
la cassiera, in confronto a Lei, sembrava un bradipo, e anche un po' cerebrolesa, ma aveva solo il torto di essere normale. non c'è stata alcuna pausa o attesa, tutta quella montagna infinita di roba è finita ordinatamente e razionalmente in tutte le sporte a disposizione (non le è servito un sacchetto in più e nemmeno ne ha avanzato uno) nell'istante esatto in cui la cassiera ha finito di passare l'ultimo codice a barre. l'estrazione della carta di credito è stata fulminea, ha firmato con una gamba già fuori dall'edificio senza alcuna espressione di rammarico, come spesso le donne in questa fase critica della giornata, tanto meno di stanchezza o di frenesia. tranquilla, concentrata, serena.
alla fine, al colmo della mia ammirazione per questa operazione apparentemente semplice in cui Lei ha dimostrato capacità cognitive razionali operative di coordinamento e di orientamento spazio temporale degne di un organismo dalle capacità metali superiori, non ho potuto fare a meno di dirglelo: lei è una macchina da guerra.
mi ha sorriso, dapprima temendo che io mi lamentassi, poi ha capito e si è scusata. scusata dell'entità della sua spesa e dell'attesa che mi aveva procurato.
certo la sua efficenza robotizzata può far pensare a un'alienazione firmata ventunesimo secolo, ma lo spettacolo cui ho assistito era artistico, la rappresentazione di una danza moderna al massimo della sua reiterata perfezione.
poco fuori milano, ottimizzazione dei tempi, acquisti sensati e contatto realistico con la nuova polis dell'era postmoderna, il centro commerciale.
soddisfatta della tuta ginnica, contenta della cornice e orgogliosa del commento civettuolo e complice di una cassiera sulle mie unghie, mi dirigo dove ogni donna, con frequenza diversificata, finisce ingloriosamente la propria giornata lavorativa.
al supermercato.
spesa normale la mia, infrasettimanale, nemmeno il carrello, solo il cestino che, comunque, alla fine, mi taglia le mani per il peso. ma niente di epocale.
mi avvicino a una cassa, la scelgo cercando di calcolare in modo improbabile la più veloce -voi ci riuscite?- e mi acquatto, sorniona, dietro di Lei.
ormai ho scelto e solo dopo pochi secondi mi accorgo che, al contrario, il Suo carrello è più che epocale, è cosmico.
mi chiedo se sono fuori fase e poi mi convinco invece che oggi è solo giovedì. una spesa così, di solito, è un classico del repertrorio familiare del sabato pomeriggio programmato alla coop.
eppure, straripa. deborda. e mi dico: ecco, il solito calcolo sbagliato, nella lotta contro il tempo, anche quando non è strettamente necessario, siamo comunque perdenti.
ma avevo sottovalutato Lei.
minuta, capelli neri con taglio geometrico, frangetta e carrè alla spalla. maglietta rossa aderente, pantaloni neri e scarpe basse, sportive. borsa a tracolla. e accessori nascosti alla mia vista in un primo tempo, che, successivamente, ho osservato materializzarsi magicamente. mosse degne di Houdini.
ormai è quasi il Suo turno, il rullo della cassa comincia a lasciare posto.
divisorio cliente successivo.
e Lei entra in azione.
da quel momento in poi, io che mi ero rassegnata a un quarto d'ora di interminabile "cassazione" della spesa infinita, ho assistito a uno spettacolo che mi ha lasciata a bocca aperta, fino alla mia più sincera ammirazione.
già la posa degli oggetti sul rullo era tutt'altro che casuale, ma studiato con precisa valutazione dell'uso di tutto lo spazio disponibile e del loro posizionamento finale nelle sporte.
non un solo gesto era sprecato, o agito sbadatamente. tutto era volto a una ottimizzazione dei tempi e dei modi, credo che Lei avvertisse la sensazione, forse colpevole, che la sua spesa esorbitante sarebbe costata tempo di attesa a chi veniva dopo.
mentre appoggiava la merce con precisione matematica aveva un occhio attento alla signora che stava pagando il conto in quel momento. come quest'ultima si è allontanata ha finito di posizionare tutto quello che poteva nello spazio disponibile e poi si è repentinamente spostata all'altro lato della cassa, dove la spesa finisce una volta passata dalle mani della cassiera, e ha aperto buste, fino a quel momento irreperibili alla mia vista, e ha cominciato a riempirli. naturalmente anche l'imbustamento non era casuale. prima ha spostato le bottiglie pesanti sul carrello, in assetto geometrico in modo da utilizzare al meglio lo spazio squadrato, e poi è passata al cibo vero e proprio.
sistemata una parte della spesa già pagata, è tornata al carrello ancora parzialmente pieno, carrello che aveva già spostato con atteggiamento felino in modo da averlo più vicino a sè e da ridurre gli spostamenti, e ha finito di svuotarlo. in tutto questo affaccendamento era seria, concentrata e velocissima. ogni gesto era preciso, millimetrico, rapido e calcolato. aveva nella testa ogni movimento, in una sequenza temporale che valuta ciò che aveva fatto e ciò che stava per fare senza distrasi mai su ciò che stava facendo in quel momento. ha anche risposto al cellulare, secca precisa e concisa, nell'ultimo passaggio dell'imbustamento. allo squillo nessuna faccia, nessuno sbuffo, nessuna smorfia. suona, risponde e chiude. semplice e inesorabile.
naturalmente, per non deludermi nemmeno in questo, non aveva nessun sacchetto di plastica. nessuno. solo sacchetti in stoffa o plastificati, sacchetti dapprima tutti racchiusi in uno, per questo non li avevo visti, sicuramente degli abituè della spesa di Lei, sempre riposti al termine della fase casalinga finale, pronti per il servizio successivo, la spesa di giovedì prossimo. non mancava nemmeno il contenitore per i surgelati. anche un occhio all'ecologia e alla mancanza di sprechi, la mente di Lei aveva deciso di sedurmi.
forse qualcuno vedendo la mia faccia avrebbe potuto cogliere il mio stupore e la mia ammirazione per questa donna nell'atto apparentemente facile della registrazione della spesa alla cassa. rivedendo la scena poi mi sono resa conto di un momento in cui si è allungata e con una mano, mentre con l'altra spostava la merce sul rullo, e ha preso il sacco che conteneva gli altri, appoggiato sul gancio che di solito trattiene la borsa.
un passaggio rapido ma risolutivo. in perfetta sequenza, ritmico.
la cassiera, in confronto a Lei, sembrava un bradipo, e anche un po' cerebrolesa, ma aveva solo il torto di essere normale. non c'è stata alcuna pausa o attesa, tutta quella montagna infinita di roba è finita ordinatamente e razionalmente in tutte le sporte a disposizione (non le è servito un sacchetto in più e nemmeno ne ha avanzato uno) nell'istante esatto in cui la cassiera ha finito di passare l'ultimo codice a barre. l'estrazione della carta di credito è stata fulminea, ha firmato con una gamba già fuori dall'edificio senza alcuna espressione di rammarico, come spesso le donne in questa fase critica della giornata, tanto meno di stanchezza o di frenesia. tranquilla, concentrata, serena.
alla fine, al colmo della mia ammirazione per questa operazione apparentemente semplice in cui Lei ha dimostrato capacità cognitive razionali operative di coordinamento e di orientamento spazio temporale degne di un organismo dalle capacità metali superiori, non ho potuto fare a meno di dirglelo: lei è una macchina da guerra.
mi ha sorriso, dapprima temendo che io mi lamentassi, poi ha capito e si è scusata. scusata dell'entità della sua spesa e dell'attesa che mi aveva procurato.
certo la sua efficenza robotizzata può far pensare a un'alienazione firmata ventunesimo secolo, ma lo spettacolo cui ho assistito era artistico, la rappresentazione di una danza moderna al massimo della sua reiterata perfezione.
lunedì 20 settembre 2010
un ridere rauco e ricordi e nemmeno un rimpianto- il suonatore jones

epitaffi, l'antologia di Spoon River (1915), di Edgar Lee Masters, è una raccolta di epitaffi, testamenti ideali di una variegatissima umanità della provincia americana.
Fu Pavese a proporli all'attenzione della Pivano e solo nel '43 l'antologia fu pubblicata in Italia proprio grazie alla traduzione della Pivano, che pagò con il carcere. tanta libertà di espressione non era tollerata dal fascismo.
«Si direbbe che per Lee Masters la morte – la fine del tempo – è l’attimo decisivo che dalla selva dei simboli personali ne ha staccato uno con violenza, e l’ha saldato, inchiodato per sempre all’anima.» Così dice Pavese.
la testimonianza dell'epitaffio è la fissazione del tempo e del tormento di chi ha vissuto in una sintesi magistrale.
la sequenza dei personaggi intesse una storia che coinvolge tutti, molti epitaffi sono collegati tra loro, le versioni delle storie si moltiplicano a seconda di chi le ha vissute e poi narrate, il mosaico si allarga e si arricchisce, è un'opera di valore umano davvero sorprendente. la diversificazione degli eventi a seconda dei sentimenti e del temperamento di chi narra apre una visione allargata e amplificata del sentire umano, una moltiplicazione dell'interiorità che esprime un senso di libertà di espressione narrativa e di apertura alle differenze davvero originale.
leggendo tra le poesie mi sembra di passeggiare nel paese e di conoscere la gente, di curiosare dentro le case e dentro le vite, un entrare dentro che amplifica la conoscenza della logica dell'altro, ovvero il mondo fuori.
solo guardando bene dentro possiamo capire, sempre più, sempre meglio, fuori da noi stessi. se siamo capaci di accettare le nostre sfumature, la convivenza di buono e di bello, di pacifico e aggressivo, di onesto e disonesto, di candido e di sporco, se lo sappiamo guardare, conoscere e scandagliare senza timore, avremo gli strumenti adatti per la comprensione dell'altro da sè.
a questo mi fa pensare il mondo fitto e denso di spoon river: un epitaffio che fissa nella morte il senso di un'esistenza con l'effetto di una dilatazione del tempo del vivere.

la più nota, per noti motivi, è il suonatore Jones. ciò che mi colpisce, tra la versione di Lee Masters e quella di De Andrè, è l'uso del linguaggio.
Si sa, il linguggio "parla" di noi, ci identifica.
il ritmo della poesia di Lee Masters da il senso del tempo della musica, con un andamento tra energia vitale della natura e richiamo del desiderio che conduce a una scelta di libertà senza rimpianto.
tutto parla di musica in questa poesia, tutto parla in favore della scelta finale.
le vibrazioni del cuore
nella meliga è il vento
fruscio di gonnelle
vortice di foglie
il passo sul motivo di Toor-a-Loor
ridda di corni, fagotti e ottavini che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa
cigolìo di un molino a vento
ridere rauco e ricordi
le parole sono musica, nella mente un solo desiderio: suonare

http://spoonriver.deandre.it/index.php?option=com_morfeoshow&task=view&gallery=21&Itemid=204
Il suonatore Jones
E. Lee Masters
La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.
Che cosa vedi, una messe di trifoglio?
O un largo prato tra te e il fiume?
Nella meliga è il vento; ti freghi le mani
perché i buoi saran pronti al mercato;
o ti accade di udire un fruscio di gonnelle
come al Boschetto quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una pila di polvere
o un vortice di foglie volevan dire siccità;
a me pareva fosse Sammy Testa-rossa
quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare le mie terre,
- non parliamo di ingrandirle -
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa,
e il cigolìo di un molino a vento - solo questo?
Mai una volta diedi mani all'aratro,
che qualcuno non si fermasse nella strada
e mi chiedesse per un ballo o una merenda.
Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato -
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto.
De Andrè rispetta la cadenza di Lee Master.
De Andrè ricorda ma non rimpiange, viaggia nei luoghi della memoria senza timore.
aggiunge però, nella sua narrazione, la sua vena malinconica, quel suo errare tra vizi e dannazioni degli uomini verso una vita migliore. una vita libera.
De Andrè è un cantastorie e la sua traduzione in musica è fedele al suo linguaggio. la scelta di libertà del suonatore trova una strofa che non ha un corrispettivo nella poesia originaria.
Libertà l’ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.
Libertà l’ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo
per un compagno ubriaco
questo è De Andrè, questa è la sua impronta, questo è il suo logo.
Il suonatore Jones
F. De Andrè
In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra
vibrare di suoni
era il mio cuore,
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.
Libertà l’ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.
Libertà l’ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo
per un compagno ubriaco.
E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.
Finì con i campi alle ortiche
finì con un flauto spezzato
e un ridere rauco
e ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.
« Avrò avuto diciott'anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo. »
questa è la più nota, ma le più belle sono altre.
arriveranno.
venerdì 17 settembre 2010
And she's buying a stairway to heaven

http://nemi23.deviantart.com/
si stava sdraiati sul divano, di pelle chiara, come non ricordarlo.
serate intere passate così.
si era giovani, veramente giovani, adolescenti...una dannazione.
come una vera adolescente doc alla ricerca della complicazione standard che dia un senso alla vita si era innamorata sciolta del fidanzato della sua migliore amica. migliore...è sempre migliore l'amica, ma solo finchè dura.
il '68 era sepolto ma agli studenti piaceva mimarlo. giocarlo. che sballo.
si stava con gli zoccoli e le calze colorate, il golf del padre che arrivava fino alle ginocchia ridotto a un cencio -non fare il fascista cosa vuoi che sia un maglione in più o in meno-, lo saffi psichedelico ormai adeso alla pelle, dello stesso medesimo improbabile colore, ormai, e il patchouli. che se lo odora adesso sviene dall'onda dolciastra nauseabonda che annoda il cervello anche senza nemmeno lontanamente annusarlo.
infinite serate passate a parlare di politica scuola diritti insegnati programmi, parole libere, tante menate, ma è snob dirlo ora, allora era vita, era incontro, era scontro, era ideologia, era esserci. era esistere.
la sorella del suo beloved si chiamava s. e, come tutte le s. assolutamente tutte!!, era rigida supponente antipatica ma era la sorella comunque. e vabbè. inspiegabilmente aveva un fidanzato storico, passavano la serata con le mani addosso, mentre lei parlava lui aveva fissa la mano sulla tetta, dentro, sotto la maglietta. li guardava turbata, la voleva anche lei la mano-tetta, voleva il brevetto.
poi se ne andavano, chiudevano la porta e scopavano. voleva anche quello, almeno un assaggio, ma il suo lui unsognolungounavita era il fidanzato della migliore grande amica.
capitava una sera che lei era lì, e lui anche, ovvio, l'amica, quella migliore, naturalmente, e un amico degli amici, mai visto prima ma anticipato dalla fama di maschio irresistibile, un giovane combattivo agguerrito studente con le palle bello giusto -molto giusto- selefatutte e letrattatuttedimerda. se non fosse che era imnnamorata fusa del fidanzato della sua grande migliore unica amica poteva anche pensare che la vera dannazione, quella per cui vale la pena di essere adolescenti, fosse lì, ma tant'è..
il suo amato e la sua grande migliore unica per sempre amica, senza prevviso, cominciano a limonare. davanti a lei. prima piano poi due furie un'iradiddio non smettevano più si poteva supporre fossero fradici, già venuti nelle mutande, andate di là per amor del cielo!! un attimo afflitta dallo spettacolo non richiesto, l'adorabile sorella si era già appartata da tempo, maquantoscopabeatalei, era in quella stanza sul divano sola con il figodellamadonna e l'aria si faceva calda irrespirabile. ormonale. mucosa. umida.
era tutta la sera che faceva il suo mestiere di sonoquellogiustochecisafare, era nuova non poteva passare immune e a un certo punto si è trovata la sua lingua in bocca, altro che dannazione, una vera benedizione, che dio ti benedica ragazzo. sognava di non fare altro tutta la sera ma la mano di lui, quello benedetto dal signore, si è avvinghiata all'incrocio principale delle cuciture dei jeans, come già cucita su quel crocevia di grande rilievo, in posizione strategica di supporto. fin lì poteva andare ma poi si è scelta imprudentemente una scorciatoia e la mano è finita non si sa come, ma che sorpresa a volte la vita ma veramente te lo giuro, nella parte interna del crocevia, senza difese senza infrastrutture, dentro. la sua sorpresa è superiore al piacere, uno shock quel dito maldestro a contatto con il suo calore, una mossa troppo repentina che avrebbe voluto il suo tempo, per scaldarsi bastavano un paio d'ore a limonare ecchesaramai.
si stacca incredula-ingenua per esporre una protesta, la prima di una lunga carriera, ma solo protestare mica questionare, mica allontanare, solo una breve discussione, uno scambio di opinioni. ma, quella mossa, il suo nuovo migliore amico non la prende bene, permaloso che sei, te la sei presa? se sei un figodellamadonna non ammetti interruzioni o questioni. democratiche peraltro, dialettiche in fondo, costruttive direi. ora lo sa, ma allora era candida, non sapeva che se, molto giovani, si prende la rincorsa occhi chiusi lungo la discesa per avere velocità, solo quella, è perchè, molto giovani, veloci non si pensa non si chiede non ci si ferma ma nemmeno si gusta e tantomeno si gode.
dal caldo al gelo, una paralisi facciale fa capolino.
quelli limonavano ancora. e adesso basta però.
amica, allora, si va a casa?

la colonna sonora di quella, come di tante infinite serate, era questa.
che non è veloce, è una splendida immortale sinfonia rock in crescendo.
sintonizzati con Robert Plant, figodellamadonna.
When all are one and one is all
To be a rock and not to roll
Iscriviti a:
Post (Atom)






