bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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giovedì 22 ottobre 2015

acqua shock, ciò che diamo al futuro sono le scelte che facciamo oggi

chiazza di petrolio riversatasi nel Golfo del Messico dopo il disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel 2010 - cisterne indiane a gradini costruite tra il 600 e il 1850, disegnate come una fantasia di Escher, oggi cadute in disuso e diventate discariche - in Cina, getto d'acqua della diga più grande del mondo: una nuvola di turbolenza liquida per la cui realizzazione milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case - "paradisi artificiali" generati dall'agricoltura e dall'acquacoltura, e i riti sacri, che pure possono incidere negativamente sull'ambiente: nel 2013, in occasione della cerimonia del Kumbh Mela nel Gange, cento milioni di persone si sono indirizzati verso il fiume per bagnarsi nelle acque in cui vengono gettati anche i corpi bruciati dei morti, le carcasse di animali, gli scarichi industriali le fogne municipali. 











a volte sembra acqua, ma a volte proprio no.
a me ricordano alberi, queste foto.
disegni, foglie.
reticoli venosi.
diramazioni arteriose.
oppure radici malsane.
colori malati, irreali, sospetti
mi domando se siano forzati, artefatti, alcuni video riportati alla mostra raccontano di un attento e scrupoloso lavoro al computer, prima di stampare le foto in grandi dimensioni.
quindi fotografia si, ma anche tanta manualità.
le immagini dicono di qualcosa che non va, qualcosa che corrode, che corrompe, che fa ammalare, che causa patologia.
si tratterebbe di acqua eppure sembra tutto così arido, senza vita, morente, assetato fno a morirne.
sono le foto di Edward Burtynsky al Palazzo della Ragione di Milano, che, oltre che fotografo, è un esploratore: dall’America alla Cina, dall’Italia all’India, ha scandagliato cave e miniere, estrazione di petrolio e costruzione di dighe, saline e centrali geotermiche inseguendo le grandi mutazioni antropiche dell’ambiente. i suoi viaggi li racconta"Acqua Shock" (a cura di Enrica Viganò) al Palazzo della Ragione Fotografia di Milano dal 3 settembre al 1 novembre 2015 per "Expo in città", una mostra che raccoglie otto anni di pellegrinaggi lungo gli estuari disidratati dei grandi fiumi.
le foto sono molto contrastate ed esprimono un contrasto, la bruttura che fa immagine, la morte che fa bellezza, la natura -ferita- che da la morte. il ciclo dell'acqua e del suo feroce sfruttamento sono spettacolo, diventano spettacolo, immagine che ipnotizza e conduce a un altrove, non al problema, ma a un lavoro immaginario, a un'astrazione, a un'interpretazione.
"Le fotografie di Burtynsky sono potenti e misteriose e l'osservatore, a un primo sguardo, non è in grado di capire se quanto ritratto nell'inquadratura debba giudicarsi positivo o spregevole" (Enrica Viganò). Immagini dall'alto (riprese anche con i droni) raccontano i contrasti: corsi d'acqua, paesaggi disidratati e il delta dei fiumi sono in lotta con le aree urbane. C'è ricerca e sogno negli scatti di Burtynsky: l'acqua prende forma in grafiche che diventano disegni. Quando la fotografia affonda le radici nell'arte, le immagini diventano supporto per la riflessione. L'autore sembra giocare con le forme: tecnica e genialità a fargli da supporto. La percezione è volutamente travisata, così allo stesso modo dell'acqua può esplodere il fuoco e diventare una rappresentazione che rivela il «minimo umano» davanti alla natura. La fotografia di questo artista, che ora approda a Milano, nasce dagli insediamenti industriali: fabbriche, impianti, dighe diventano il mezzo di contrasto per capire come la mano dell'uomo possa cambiare il territorio. Nelle opere esposte a Palazzo della Ragione si vede come il paesaggio industriale faccia da scuola al fotografo, che poi prosegue la sua ricerca artistica estendendo le sue creazioni al paesaggio e alla natura. Sono contraddizioni rese in immagini, come quell'agglomerato urbano che si confonde con la linea di confine di un territorio arido in Arizona (il titolo dello scatto è «Riserva indiana-Salt River Pima»). Così la creazione artistica lascia un limite discusso tra il vero e l'immaginario. La natura guarda passiva e assorbe il cambiamento: Burtynsky ne registra il misfatto. La mostra è un percorso artistico capace di rendere visivo il volto della terra che cambia. Fotografie che illudono l'occhio facendo il verso all'umanità che, nel progresso, illude se stessa.
Maurizio Bonassina, Corriere della Sera, 4 settembre 2015.

lunedì 26 maggio 2014

MIA FAIR 2014

e insomma, cammino cammino, sfinita, e campeggia, su uno dei mille stand, la frase di Mario Giacomelli:
La fotografia è una cosa semplice. Basta avere qualcosa da dire.
e voilà la verità.
probabilmente quel che si poteva dire, temo, è già stato detto. anni fa.
il digitale ha fatto della fotografia una manipolazione di immagini, ma la fotografia non c'è più.
è rimasta indietro e non la si ritrova più. dov'è??
quante foto ho visto? centinaia.
erano foto? no.
sono talebana? si.
cioè no, do alle cose il loro nome.
ho visto Vivian Meier e ho urlato: FOTOGRAFIA!!
ed ero vergine, non sapevo chi fosse e probabilmente mai lo saprò, ma la sua arte si chiamava fotografia.
ora l'arte, ovvero il suo contrario, sono photoshop, sfuocatura, mosso, seppiatura, accensione accecante irreale di colori o al contrario spegnimento completo fino alla sbiadimento totale delle immagini, pose improbabili, pose innaturali, inquadrature sempre uguali in sequenza, tentativi sexy solo pesantemente volgari, bianco e nero portato al limite estremo, bianchissimo nerissimo con limiti nettissimi improbabili, quindi falsificato, con effetto, per me, controproducente. è tutto falso.
senza uno straccio di idea.
e pure deprimente è il MIA FAIR, con le sue signore galleriste che se la tirano sempre da gran fighe...ne sapranno di fotografia o solo della biografia essenziale dell'ultimo arrivato? la galleria è regalo di papà o del consorte amministratore delegato? sono acida.
la riprova della mia autentica desolazione è che ha volte mi sono fermata e ho detto: ma guarda, una foto...e chi era? ah ah, Francesca Woodman. ma dai, anche lei qui. ho anche timidamente chiesto il costo di una sua foto e me ne sono andata estasiata dalla sua bravura e abbattuta per la sua inaccessibilità. oppure chi altro?
ah, bella la Loren, che foto!!, certo è Tazio Secchiaroli. oppure: ooohhh si, ed è Mario Giacomelli.
qualcosa si salva, lo riporto qui, qualcosa si salva, faticosamente si salva, ma torniamo all'analogico, meno trastulli, meno sbrodeghezzi, meno pampalughe, meno negrigure (cito da Lessico familiare della Ginzburg), ma, piuttosto, tempo, riflessione, pazienza, scelta di campo, pensiero, mente e cuore. e, sopra ogni cosa,  the right moment.
clic.
Giovanni Gastel

Francesco Jodice

Francesca W.

Candido Baldacchino

Francesco Bosso

 Cevasco@Marino

Giovanni Chiaramonte

 Renato Dagostin

 Neige De Benedetti
 Mario Giacomelli
 Todd Hido
 Enzo Obiso

 Marco Onofri

Tazio Secchiaroli
Federica Valabrega

troppe, ne ho messe troppe.
oltre i soliti noti, Neige De Benedetti, figlia di papà, unica vera sorpresa.



martedì 30 marzo 2010

la bellezza non è un bisogno ma un'estasi


Alice Bailly, La donna dal guanto bianco, 1922.


"as a woman I have no country,
as a woman I want no country,
as a woman, my country is the whole world".

è lei.
Virginia Woolf, un genio, un assoluto genio femminile. si è suicidata. è pressoche' inattuabile e inverosimile pensare che una mente così, una mente che concepisce il proprio essere come parte di un tutto, non possa avere avuto le risorse per elevarsi dal malessere di vivere. ma è un'altra storia.

La citazione, questa sua, era all'inizio di una mostra. La mostra sull'arte delle donne che è stata presentata, marzo 2008, a Palazzo Reale.
Quel sabato ero sola a Milano. e sono andata a vedermi la mostra.
è stato prima di aprire il blog.
ma ora ci voglio ripensare e scriverne.
qualcuno ha stimolato la mia voglia di pensare all'arte femminile, all'arte nella concezione femminile, alla bellezza nell'arte femminile, alla bellezza femminile nell'arte. la bellezza femminile.
vedete un po' voi...
c'erano quadri che meritavano di essere visti.
io guardo, cerco con gli occhi quello che il pittore mi vuol far vedere. ammesso e non concesso che il pittore abbia qualcosa da farmi vedere, io guardo le immagini così come ascolto le parole. si tratta pur sempre di porre un ascolto. e in questo sono brava. si lo posso dire.
e ricordo di aver visto alcune, in mezzo anche a tanta fuffa, raffigurazioni incantevoli e sorprendenti: sguardi incantati, sguardi avvolti dal dolore, la sofferenza, l'anoressia, il colore, la fantasia, l'ironia, donne disegnate con grande maestria, con sguardo benevolo, affascinato, rapito, intenso, particolare, donne insieme, donne sole, donne e che donne. ho visto molti segnali.

naturalmente non penso che l'arte al femminile sia meglio di quella al maschile, lungi da me.
questa è un'operazione che, in generale, direi per qualsiasi cosa, proprio non mi interessa. non mi interessa rivendicare una supremazia femminile rispetto a un'inferiorità maschile. un mondo buono sorretto dall'utero e un mondo in rovina dominato dal pene. in nessun campo, in nessun modo, in nessuna accezione.
volevo solo prendere spunto da una mostra, sull'arte, femminile, sulla bellezza, perche' ho avuto modo di sostenere recentemente che l'immagine della donna in termini di bellezza è sostanzialmente immutato, al di la' delle mode, ma c'è chi mi vuole insegnare, probabilmente a ragione, che invece è mutato eccome e con grandi variazioni da cultura a cultura.
io però penso che la mutevolezza sia stata guidata a livello mediatico con un andamento esponenziale dall'avvento della tv e quello di internet e via dicendo, fino a traguardi infiniti di spettacolarizzazione universale.
penso che la donna sia stato oggetto di investimenti pubblicitari che ne hanno modificato l'immagine in previsione di una vendita che necessita continui rinnovamenti per poter accedere al mercato con replicato interesse. e il consumo è stato veloce, da parte degli uomini, ma anche, intendiamoci, da parte delle donne stesse. non vedo le donne come le vittime di questo andamento, le vedo corresponsabili, a volte con un inconsapevole candore -o semplice stupidità- davvero imbarazzante.
La mia impressione è che la patina delle pagine di una rivista o la sgranatura di una figura televisiva-cinematografica-computerizzata siano una dimensione tutta diversa da quella reale. soprattutto una dimensione che con la bellezza non ha niente a che vedere. mi dico sempre che un uomo, un Uomo, sappia riconoscere la bellezza al di là di un canone estetico indotto, mutevole e consumistico, che sappia trarre godimento dall'imperfezione.
perchè la bellezza vive dell'imperfezione. è da quella che si esalta tutto il resto.
è dal particolare imperfetto che si risale alla visione d'insieme.
nella perfezione c'è noia, ripetitività, prevedibilità.
nella nostra imperfezione, fisica e mentale, c'è tutto il mistero della nostra bellezza. è dalla stonatura che ci si eleva, dalla stonatura si ricrea lo spartito: solo chi ha la volontà di allargare lo sguardo ci vede nella nostra interezza.
come dice Gibran "la bellezza non è un bisogno, ma un'estasi", cioè non è un consumo necessario ma un andare oltre.
i quadri che ho scelto non rapprsentano necessariamente donne belle o belle donne, ma solo i quadri che hanno attratto la mia attenzione. perche' poi, cio' che conta e' solo questo.

buona visione.


Frida Khalo


Tamara de Lempicka


Carol Rama


Romaine Brooks


Romaine Brooks


Camille Claudel


Kathe Kollwitz


Sonia Delaunay


Marie-Louise Catherine Breslau