bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

giovedì 9 gennaio 2014

van gogh senza van gogh

colore colore colore e musica.
e qualche parola.
ecco fatto, ecco la mostra multimediale su Van Gogh alla Fabbrica del Vapore.


Promossa dal Comune di Milano, Van Gogh Alive è un'esperienza multimediale: fino al 9/03/14 i capolavori del genio olandese prendono vita grazie a più di 3000 immagini proiettate in HD: un viaggio attraverso l'universo creativo e visionario dell'artista, dagli intensi cromatismi alla tumultuosa vicenda esistenziale. 
Grazie all’innovativo sistema SENSORY4, che incorpora 40 proiettori HD, una grafica multi canale e un suono surround come quello delle sale cinematografiche, l’allestimento è uno dei più coinvolgenti ambienti multi screen al mondo, con immagini enormi, nitide e cristalline, realizzate su misura per lo spazio della Fabbrica del Vapore, così reali da desiderare di toccarle con mano. Il percorso, accompagnato da una colonna sonora che spazia da Schubert a Yann Tiersen, segue quattro movimenti come fosse una partitura musicale. Si comincia con la terra natia del pittore, l’Olanda, per poi passare in Francia e, a bordo di un treno ideale, ad Arles dove Van Gogh inizia la serie di Girasoli. I movimenti finali indagano il periodo di Saint Rémy e gli ampi paesaggi di Auvers-Sur-Oise, fino all’ultima opera Campo di Grano con Corvi.





il percorso dura circa 45 minuti, e qualcosa mi evoca la mostra The Visitors di Ragnar Kjartansson all'Hangar Bicocca (http://nuovateoria.blogspot.it/2013/11/my-feminine-ways.html): è un giro sensoriale, con un inizio e una fine, una passeggiata tra i colori, come quello della Bicocca era stato tra i suoni. 
la sensazione non è così trascinante come per l'esperienza della Bicocca, è solo piacevole, è inedita, è singolare. è un'immersione nella visione colorata e distorta di Van Gogh, nell'esplosione visuale, nel vortice di un'immaginazione grandangolare. la mia sensazione nel guardare i quadri di Van Gogh è quella di una mancanza di distanza dalle cose. è come se tutto fosse molto molto, troppo ravvicinato. è come uno zoom su ogni dettaglio, le cose, il mondo, è più grande perchè è più vicino con la distanza sbagliata. anche in una visione di insieme, in una notte stellata, gli oggetti sono troppo grandi, lontano il cielo e vicine le stelle. immagino che questa distorsione sia legata alla dissociazione nella mente di Van Gogh, la realtà viene misurata in modo disequilibrato, senza il giusto limite, senza "fuoco", come se tutto fosse sempre addosso.
e così è la mostra, addosso.
non è affatto spiacevole, è solo singolare finchè, per me che guardo, è solo un'esperienza di forme e di colore, ma mi trasmette il senso di un disagio insopportabile, accecante.
si cammina tra i colori, si leggono le lettere di Van Gogh, le sue citazioni sulla vita e l'amicizia, sulla follia e sulla pittura, si ascoltano Le quattro stagioni di Vivaldi, si abita, per un po', questo mondo stellare e solare, blu e giallo.
leggendo La Lettura ho avuto modo di leggere recensioni critiche, una in particolare mi è sembrata interessante. mostre come queste non hanno il senso di avvicinamento all'arte. andare a una mostra a vedere quadri, le tele e i colori vividi, è una cosa, è una scelta, un tragitto, un avvicinamento, un evento singolare e magari irripetibile. una mostra come questa è solo esperienza multimediale, è un evento per nativi digitali, una narrazione filmica, è tempo odierno, è contemporaneità. è un'altra cosa.
Ma qual è il senso di questo sempre più diffuso bisogno d’arte? È la testimonianza di un’epoca che tende a porre sul medesimo piano il vero e il verosimile. E troppo spesso non riesce più a distinguere la copia dall’originale. L’opera non c’è più. Viene sostituita dal suo simulacro, inteso — ha scritto Mario Perniola — non come sinonimo di inganno, frode o manipolazione, ma come «salvagente per galleggiare nel tempestoso oceano della comunicazione». Ci si consegna a un «mimetismo» che, nell’emanciparsi dalla mitologia dell’autenticità, conduce verso il vuoto e verso «un’ebbrezza prossima alla trance». E, tuttavia, l’arte resta inimitabile. Il confronto con un dipinto di van Gogh (di Leonardo, di Caravaggio) rimane un’esperienza irripetibile. Nessun apparato hi tech — che rende tutto luminosissimo e piatto come un videowall — potrà mai sostituire l’incontro con la grana di una tela. Nessun dispositivo ad alta definizione riuscirà mai a prendere il posto della seduzione sottesa alla scoperta delle screpolature del colore e dei segni del tempo. Molto affascinanti le rilocazioni. Ma non bisogna mai violare l’identità dei linguaggi. Diversamente da un film, da un programma televisivo o da una pubblicità, un quadro non può essere fruito in spazi diversi, nello stesso istante. Pretende di essere visto dal vivo. Per lasciarsi ammirare, ci chiede di viaggiare, di fare le file per entrare solo in quel museo. Dobbiamo andare versol’arte, mentre la tecnologia viene verso di noi. Tornano alla memoria le parole di un grande storico dell’arte inglese, Francis Haskell, il quale, nelle pagine conclusive di un suo libro (La nascita delle mostre), scriveva: "Il carattere non permanente di un’esposizione induce un’esaltazione speciale, riassunta nella convinzione che potrà non essere mai più possibile vedere qualcosa che essa offre — qualcosa che giunge da molto lontano. Potrebbe essere l’ultima occasione, e così ci si va".
Vincenzo Trione, La Lettura, 1/12/13

diceva Renoir: la pittura non si racconta, si guarda.

6 commenti:

corte sconta ha detto...

indubbiamente suggestiva..mi fai ricordare una visita che feci ad Amsterdam al Van Gogh Museum,niente sinfonie,spazi meno ariosi ma ben congegnati,un edificio bello e funzionale per quel che ricordo e,soprattutto, i suoi quadri!reali,vivi,con i segni del tempo ben visibili,con il sentore del suo spirito lì da qualche parte.ben vengano,sempre,iniziative divulgatrici di Bellezza,ma concordo:una mostra è tutt'altra storia.hasta la vista Rossa.

Rossa ha detto...

me la ricordo anche io, la visita al van Gogh Museum e poi, qualche giorno più tardi, a una mostra su Vermeer. si, decisamante, un'altra storia.
ciao Corte Sconta (ma un soprannome?)

corte sconta ha detto...

scusami non credo d'aver capito,riferito a:(ma un soprannome?); Proust.. di lui ho ammirato la capacità descrittiva minuziosa dei dettagli,ma sostanzialmente mi comunica melanconia,una dolce decadenza,e, chissà perchè,una vaga sensazione di sconfitta(!?).buona serata Rossa.

Rossa ha detto...

scusa, ho scritto male. mi chiedevo se tu hai un possibile soprannome. scrivere "corte sconta" a volte mi risulta artificioso, poco naturale. perdonami, sono facezie...
malinconico si, decadente è troppo, sconfitto anche, parlo di Proust. è inafferrabile, di una profondità singolare. qualcosa che non so dire se non con tutte le parole che scritto.

corte sconta ha detto...

linx.questo è il mio soprannome;datomi per l'attrazione verso i felini e per l'agilità che dicono io abbia:decidi tu cosa preferisci.ciao anima bella.

Rossa ha detto...

linx!!
perfetto.