bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

lunedì 8 luglio 2013

Martesana prosciugada

CargoMartesana Martesana prosciugada
(prosciugada)
mi me meravigli perche' ogni tant te toeuien l'acqua
(toeuien l'acqua)
quand s'eri giuvin ghe fasevi el bagn
(el bagn)
Adess che sun vecc ghe foe pu un cass
(un cass)


(Elio e le storie tese, la cunesiun del pulpacc)
Martesana

Martesana
Martesana

mi è arrivato via e-mail questo gentile invito, da Cargo, posticino bellino e molto "in" dell'arredamento urbano milanese, un posticino situato, appunto, nei pressi della Martesana milanese e, quindi, interessato a promuoverne la conoscenza ...vedi mai che ti fai un giro anche da Cargo, vedi mai.
da Cargo vale la pena di farsi un giro comunque, è un bel posto, ci sono arredi molto particolari, etnici anche,  a me molto congeniali, il negozio ha quello stile trasandato chic molto milanese, vecchio magazzino a più piani, ristrutturato ma non troppo, con le crepe e i muri vecchi a vista, ma niente, credete niente, è lasciato al caso...
l'invito l'ho accettato e domenica mattina ho preso la bici e mi sono fatta un bel pezzo, diciamo la parte cittadina della Martesana -stiamo parlando dei Navigli di Milano, questo è il Piccolo Naviglio- fino a Cologno Monzese; il 25 aprile avevo fatto la parte che da Gorgonzola arriva fino a Groppello d'Adda.
la Martesana è un canale navigabile (con alcuni tratti interrati) che collega Milano con il fiume Adda dal quale riceve le acque poco a valle di Trezzo sull'Adda. ebbe il nome Martesana, per il contado che avrebbe attraversato, da Francesco Sforza nel 1457, ancor prima che iniziassero nel 1460 i lavori per costruirlo. l'appellativo piccolo gli deriva dal confronto con il precedente e ben più importante Naviglio Grande.
detto questo il giro mi è piaciuto, eravamo in pochi ad esserci avventurati con la bici nel caldo -un po' afoso ma sopportabile- di Milano, forse pochi ad averne voglia.





c'è anche del bello a pochi passi, un bello che non è uno sballo, intendiamoci, è un bello che sa sorprendermi però, ha un fascino malinconico, così a portata di mano, così lontano dalla congestione, dal sovraffollamento, dal cemento. un bello che resiste, tutto sommato, alla presentificazione massiccia del mattone e all'urbanizzazione oscena degli spazi. anche se guardandosi in giro, oltre la siepe, oltre il bordo opposto del  piccolo fiume, si vedono già i tentacoli, le invasioni di campo, la sporcizia, la scarsa manutenzione, le tentazioni di mercificazione di quel poco che c'è.
pedalando mi è venuto in mente Celentano e il suo ragazzo della via Gluck:

Passano gli anni,
ma otto son lunghi,
però quel ragazzo
ne ha fatta di strada,
ma non si scorda la sua prima casa,
ora coi soldi lui può comperarla
torna e non trova gli amici che aveva,
solo case su case,
catrame e cemento.

Là dove c'era l'erba ora c'è
una città,
e quella casa in mezzo al verde ormai
dove sarà.

Eh no,
non so, non so perché,
perché continuano
a costruire, le case
e non lasciano l'erba
non lasciano l'erba
non lasciano l'erba
non lasciano l'erba.

una parentesi d'aria in un luglio asfissiante, e non per il caldo.

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