bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

martedì 14 settembre 2010

leggo il giornale



mentre il reverendo Terry Jones pensava bene di bruciare il corano, Obama, a Ground Zero l'11 settembre, comunicava al mondo che non è l'islam il nemico, non è la religione, è Al Quaeda, il terrorismo. l'america, dice, è il paese della libertà e della tolleranza, accogliamo le differenze senza odio.
è illuminato Obama, impopolare ma ispirato dal senso di chi si proietta oltre, di chi vede nell'evoluzione progressista della storia la speranza di un mondo pacificato. l'odio però è insensato, irragionevole, è il contenitore della frustrazione e della sofferenza di chi la mette in atto. l'odio alberga ancora, e non posso certo giudicarlo da qui proprio non posso, l'odio fa crollare i grattacieli e poi ne impedisce il rinnovamento.
la giornata che fa da sfondo alla parole di Obama nella contraddizione della sua america è splendente, favolosa, luminosa come 9 anni fa. come qui a milano, come solo settembre sa regalare.
io, come tutti, me lo porto stampato nella memoria quel giorno. la mia incredulità è quella di tutti. mi ricordo di aver mollato il lavoro e di essere finita davanti alla televisione e aver provato la sensazione dell'inverosimile, del non credibile. un'operazione di terrore senza precedenti, piovuta dal cielo in una giornata di una bellezza azzurra infinita senza senso.
la morte si è incastonata nel cielo e ha prodotto angoscia sanguigna incornicianodola in una spettacolarizzazione senza uguali. una crudeltà inimagginabile, una risonanza ineguagliabile, quegli aerei che sventrano i grattacieli e procurano morte immediata, lenta, carbonizzata, asfissiata, lanciata dal centesimo piano, segnata sulle segreterie telefoniche della case -le avranno cancellate?- con un eco che, a me, arriva ancora oggi.
poi è arrivata l'angoscia, e un meccanismo perverso di attaccamento morboso alla tv, per ore e ore, per vedere, guardare, assistere allo spettacolo, fino a tardi, fino al mattino. un'orgia di immagini epilettogeniche per esserci, in qualche modo esserci. ma solo, diciamolo, credere di esserci. l'angoscia che inseguivo era anche la mia, non solo quella degli abitanti di N.Y.: non potevo credere a una scelta di vita quando tutto intorno muore.
dopo due giorni di terremoto e fumi neri dentro di me sono finita in ospedale, con contrazioni premature a raffica. una cosa l'ho imparata, che una cosa è la morte, il terrore, il terrorismo, l'ingiustizia, la pena di morte e una cosa è la sua rappresentazione mediatica. ora so, e bene, che la televisione va spenta, che l'immagine non produce coscienza o consapevolezza, soprattutto se reiterata all'infinito, ma dipendenza morbosa e perversa dalla scena forte, anche se dentro c'è la morte. soprattutto se è la morte che viene rappresentata. è la nostra paura che viviamo e ad annullarla ci sembra di morire davvero.

poche pagine dopo leggo di morti sul lavoro. asfissiati in una cisterna. ancora succede. ancora capita che un quarto uomo muoia mentre va in aiuto dei compagni. c'è eroismo generoso in questo gesto o immensa stupidità? come non pensare che se non respirano in tre per qualche motivo non sarai tu a tirarli fuori da solo? morte, morte sul posto di lavoro, qualcuno ha svolto male il suo compito.

altre poche pagine e mi fermo sulla madre in coma farmacologico dopo l'ennesima diagnosi frettolosa e colpevole, dopo la solita ecografia "ètuttok" nonostante le urla di dolore di chi è incinta al settimo mese e piange d'angoscia: è una paura scuotente quella alle soglie della vita. ancora non basta dopo aver letto di ginecologi che litigano, dopo l'ennesima leggerezza che condanna a morte, ancora una vita persa per noncuranza.

leggo il giornale e penso che la tv l'ho spenta e ho imparato a non lasciarmi ammaliare da immagini bugiarde, che mimano la verita' ma la negano a ogni fotogramma.
leggo il giornale e penso se spegnere anche questo, provo un'indignazione invereconda, penso a un senso etico e civile quasi luterano che mi affligge, a un bisogno di politica della polis pulita e trasparente, penso a me italiana ma soprattutto europea come l'italia ancora non è, penso a cosa si puo' fare per leggere un giornale senza provare sgomento al terzo articolo di cronaca. solo non leggerlo mi sembra una scorciatoia qualunquista che promuovera' la svendita politica, domestica e querula, dei nostri giorni.
a chi posso consegnare la mia coscienza?

giovedì 9 settembre 2010

purche' non sedimenti


Abbott Handerson Thayer - Landscape at Fontainebleau Forest

Mi alzo

Marina Cvetaeva

Il vago grigiore
della finestra
il freddo
la polvere della strada
la notte si affila
s’interroga di colpo
mentre si riscaldano
le foglie sui rami
assumono luminosità
tagliente
la voce
la complessione
soldi indizi tracce
la corda tesa vibra
per questo slancio
per quell’altezza
alla base
uno sguardo
verticale
assoluto


non c'e' una virgola non c'e' una pausa e' una corsa apparente verso l'alto ma avverto una caduta reale dove tutto si perde questa notte aspetto solo cha arrivi il mattino e spero abbia questa altezza vertiginosa e il mondo sembri piccolo senza valore senza peso

mercoledì 8 settembre 2010

kymera, o chimera?



x factor.
l'ho seguito in questi due anni, la prima edizione l'ho persa, poi mi sono divertita.
come spesso accade in tv, un programma e' reso fruibile da chi lo fa.
morgan non e' un mostro di simpatia ma io ho amato e goduto della sua intelligenza. uno spirito critico senza eguali. certo l'occhio, oltre al tono dell'umore spesso sparato in orbita, tradiva un nistagmo non certo procurato dalla red bull, machissenefrega. questa, come altre che diro', sono cose che non mi riguardano.
io prendo, assorbo, dalla sua intelligenza, cocaina e moglie stronza manipolatoria di bambini non sono fatti miei, ma molto privati. e nemmeno la sua redenzione.
amo l'intelligenza che sa esprimersi al massimo delle sue potenzialita', dal linguaggio all'osservazione, dalla sapienza alla conoscenza. questo mi piace, e questo vedo in morgan, in tv.
diciamo che il programma ha perso il suo spirito vivificante, per me e' gia' noia.
l'ho visto con il pc sulle gambe, ho avuto anche il tempo di scrivere al rospo, commentanto il suo ultimo post, che tra i miei traumi ce n'era uno in atto...la visione di NEVRUZ che canta "se telefonando". scioccante, ma almeno divertente.
pensavo fosse finita li' ma era solo l'inizio.
la prima botta e' stato il caso umano, stefano. non e' che sia balbuziente ragazzi, e' una persona con un disturbo grave. una faccenda seria. a tratti ho pensato che solo ruggeri avesse il fegato di dire NO, di pensare a quello che fa. ma vedo che anche lui e' fagocitato. non si salva NESSUNO. no nessuno.
e' l'unico che dice del ragazzo che non e' pronto, ma il problema non e' stefano, o almeno non lo so, e' il meccanismo perverso stritolante della televisione. l'handicap diventa oggetto di interesse se travestito almeno, dico almeno, di talento. questo handicap, una vita immagino infelice fissata sul trauma e raggelata nella comunicazione interpersonale, ha almeno il dono di portare, all'occorrenza, un vestito buono. di essere guardabile. non vogliamo dargli la sua occasione? di cosa? di cantare? pensate che ci fermeremo qui? o di redimersi? di guarire, lo avete pensato.
cio' che il sociale non ha potuto, cio' che per strada non si guarda perche' non piace e non ci somiglia, puo' e fa vedere la televisione.
la televisione puo' tutto, ma solo se cio' che mostra puo' essere consumato come una bibita. bisognerebbe non dimenticarlo.
la televisione non ha mai pudore, ora meno che mai, la televisione vende, anche il brutto, se per la serata puo' mettersi giu' da gara.
provo pena per stefano, che dice si, che ci va in televiione, che canta, che sara' votato perche' non riesce, nonostante uno sforzo sovrumano, a dire una parola per intero, ma sa cantare. chi potra' mai dirci cosa di lui verra' premiato? il buon canto o la pena caritatevole e salvifica dell'anima buona degli italiani sfoderata per l'occasione?
un'esposizione carica di rischi, per stefano prima di tutti.
so che in molti non capiranno, ma il mio rispetto per il dolore e la fatica di vivere nella disabilita' mi dicono che questa non e' un'operazione buona. se lo fosse anche stata nelle intenzioni, vogliamo crederci?, non lo sara' negli effetti.
ma l'affondo arriva con i Kymera. e con la dichiarazione della geniale tatangelo, cisalvichipuo'.
allora cosa dite siamo pronti per avere una coppia gay in rai prima serata? pensate che lady tata abbia fatto un'operazione di grande coraggio? o e' cosa di cui vergognarsi, come probabilmente e' successo per uno dei due componenti della coppia?
la liberta' sta nel fatto che a nessuno, dico nessuno, dovrebbe interessare cosa fanno, oltre a cantare, i due ragazzi da soli in una stanza o la liberta' va a farsi fottere quando un decerebrata ha bisogno di urlarlo come fosse una grande opera di umanizzazione?
la liberta' starebbe nel fatto che per nessuno conti se i Kymera, qual nome piu' azzeccato, sono fratelli di sangue o di letto, se una coppia a ballando con le stelle lo fa a pecorina o preferisce divertirsi con il vibratore o in una gang bang, se il presidente del consiglio tromba con una diciottenne e se marrazzo va con i trans. a me non interessa, perche' sono libera di pensiero e di testa e ognuno fa quello che vuole nella sua vita privata, io prima di tutti.
vengo valutata per come faccio il medico, non se mi piace andare a letto con due uomini o con una mia collega. e poiche' il mio sesso, in tutti i sensi, non interferisce con il mio mestiere e nella mia etica professionale, nessuno mi puo' giudicare. (adoro caterina caselli, da bambina con questa canzone non mi fermava nessuno).
l'umiliazione sta nel fatto che una realta' privata debba essere resa pubblica per essere approvata, pensata come "normale", accettata dal palinsesto. come se questa realta' privata potesse compromettere o esaltare cio' che conta, cioe' la sostanza, cioe' il saper fare. se i kymera sanno cantare, se la coppia sa ballare, se il presidente del consiglio sa badare agli interessi pubblici e non privati, se marrazzo sa fare onestamente il suo mestiere nella regione lazio.
questo conta.
ora i kymera mi hanno fatto pena, sotto molti punti di vista, come due animali rari da esposizione -salvo solo ruggeri, che intuisce la questione, quando dice ai due che rispetto a loro romina e albano sembrano i clash- e soprattutto per il canto, o, quanto meno, per l'esibizione di ieri sera. il loro modulo e' vecchio, gia' sentito in tutte le edizioni di x factor, non mi sono piaciuti. per me l'elimimazione era scontata. ma dobbiamo dimostare di essere pronti, giusto? un altro caso umano, doppio, da proteggere.
ma proteggetemi dalla tatangelo e dalle sue dichiarazioni orgogliose e urlate in nome della liberta' e che, invece, la liberta' di essere chi vogliamo senza bisogno di dichiararlo affossano, proteggetemi dai commenti a canzoni e cantanti che non sono mai andati oltre a "interessante" -a un certo punto lo hanno detto tutti e 4!!- a "imprecisioni", a "intonazione", a "giovane eta'", a " ci sono rimasto male", a "bravo".
BRAVO. cazzo bravo. altro?
se sei niente il tuo giudizio e' zero. mitica, dove l'ha letta?
morgan...dove sei??

lunedì 6 settembre 2010

nulla in terra più l'uomo paventa, se dei figli difende l'onor -Rigoletto



hanno fatto le cose per bene in Rai, almeno questa volta.
prima il saluto del presidente della Repubblica che apre la due giorni di diretta televisiva, su Rai1, del ''Rigoletto a Mantova'', evento tv in mondovisione in 148 Paesi per un pubblico, almeno teorico, di oltre 1 miliardo di persone. si tratta di un film in diretta, ideato e prodotto da Andrea Andermann, che coniuga l'opera con il cinema, ambientata in luoghi storici. non mancano i piu' grandi nomi del mondo della musica e del cinema come Placido Domingo (Rigoletto), Ruggero Raimondi (Sparafucile), Zubin Mehta (direttore d'orchestra), Marco Bellocchio (regia) e Vittorio Storaro (cinematografia). è interessante che sia andato in onda su Rai1, sabato 4 settembre alle 20.30 e domenica 5 settembre alle 14.00 e alle 23.30. nei tempi scenografici di Verdi.

il mondo di Verdi è un mondo perfetto, dove tutto risponde a regole precise, irrinunciabili e molto rassicuranti. l'amore, la passione, la vendetta, il fato, la morte, tutto si presenta puntuale, senza indugi, senza titubanze. come forse la vita non è, ma è proprio per questo che esiste la lirica.
ed è lì, sul quel verso, che l'emozione sgorga immediata, dove non ci sono il dubbio, nè il conflitto che crea contrasto, nè l'esitazione dello sconcerto. si sa, l'emozione che sconquassa arriva quando non c'è più mediazione della corteccia frontale, dove non c'è la costruzione, e la rimozione, del pensiero. pensate a un film che vi ha fatto piangere, a una scena strappacore, a una scena della vostra stessa vita: la sensazione irrimediabile di uno spostamento delle viscere, e del pianto per chi se lo concede, arriva quando la stoccata è dritta sul cuore, un filo diretto tra lama e coronarie. il conflitto e la contraddizione creano inquietudine, dissonanza, anche angoscia, ma l'emotività si mette in moto e si esprime libera quando la consapevolezza non mette mano al sentire: solo l'esperienza, solo il vissuto, solo il ventricolo destro in accordo con il sinistro, e via di batticuore.

Come fulmin scagliato da dio,
il buffone colpirti saprà.

così è l'opera lirica, e così è stato ieri e l'altro ieri.

al di là della bellezza indiscutibile di questa presentazione, palazzo Te e poi palazzo ducale, la ripresa diretta sui personaggi che va oltre la staticità del teatro e regala movimentazione alla scena, le immagini di sera e poi di giorno e di notte ancora, la percezione di esserci, proprio lì, nonostante la distanza spazio temporale, oltre tutta questa bellezza di grande pregio e cultura, è il motivo ben noto della donna mobile, apparentemente lieve come la piuma che le somiglia, intonato dal duca di Mantova, che risuona da lontano, che colpisce in faccia diretto il buffone Rigoletto e lo pone davanti alla morte dell'amatissima figlia, quello quello quello è il "momento" evocativo di rara bellezza. senza scampo, la maledizione ha concretizzato la sua condanna, la morte giunge inattesa come un falco proprio sull'oggetto d'amore infinito, la linea della vita corre dritta su quel binario, la fatalità compie il destino nella dannazione.

Sì, vendetta, tremenda vendetta
di quest'anima è solo desio...
di punirti già l'ora s'affretta,
che fatale per te tuonerà.

è proprio vero che arie così apparentemente leggiadre come "la donna è mobile", estratte dal loro contesto, abbiano un sapore di scherno e di gioco canzonatorio, ma ascoltate nell'interezza dell'opera ne acquistino veramente tutt'altro. proprio il duca, malandrino libertino inaffidabile e senza vergogna, canta "è sempre misero chi a lei s'affida", proprio lui, incapace di parola e di promessa, infedele dopo una sola notte, ripete "la donna è mobile qual piuma al vento", proprio lui, senza alcun affanno e senza coscienza, rimanda l'immagine femminile come "muta d'accento e di pensier". proprio lui.
è una crudele ironia, un colpo di scena formidabile e geniale, una dannazione che fa eco in tutta Mantova, che questo scherzo così superficiale e senza sostanza debba fare da sfondo alla morte, e darne la drammatica certezza, di Gilda, colei che invece di amore eterno fedele e senza inganno è morta e si è sacrificata, cosciente e coraggiosa, proprio lei.
un applauso, veramente un grande applauso, a questo amore paterno di cui è risuonata la mia notte, a questi duetti ineccepibili dove il sentimento è padrone assoluto della scena, interiore e non, senza sfumature ma carico di lacerante certezza, dove l'amore arriva dritto al cuore, lo spalanca, lo divarica e lo divora.



La donna è mobile
Qual piuma al vento,
Muta d'accento - e di pensiero.

Sempre un amabile,
Leggiadro viso,
In pianto o in riso, - è menzognero.

È sempre misero
Chi a lei s'affida,
Chi le confida - mal cauto il core!

Pur mai non sentesi
Felice appieno
Chi su quel seno - non liba amore!

giovedì 2 settembre 2010

storia di ordinaria follia medico sanitaria


http://browse.deviantart.com/photography/?q=emergency%20room&order=9&offset=72#/d2b2wu7

la storia del mio simpatico, e atletico, amico merita un piccolo post di protesta, tanto sentito quanto inutile.
M. fa il personal trainer. sul fisico ha costruito la sua professione, e non solo direi. diciamo che la perfezione fisica viene spesso perseguita come un mondo parallelo, come un'alternativa che risponde a regole e consuetudini di ferro, controllabile e regolabile, esattamente come la vita non lo è. se avete mai avuto a che fare con persone che fanno questo mestiere non potrete non notare come il conseguimento dell'effetto desiderato acquisisca il valore di una meta, con una disciplina e un rigore che a me fanno pensare a un tentativo di governare l'ingovernabile. il corpo risponde, ma non sempre. spesso il corpo segue le nostre sofferenze mentali, e, in persone che hanno puntato sulla fisicità per rispondere al proprio bisogno di certezza, se salta la mente, salta anche il corpo.
M. ora ha un dolore alla spalla lancinante, prima è solo dolore, domenica si sveglia e, oltre al male cane bastardo, il braccio non si muove più. machecazzo. certamente M. ora ha molti pensieri, certamente ora M. deve fare scelte. il dolore non arriva in connessione diretta alla sua difficoltà esistenziale, non voglio dire questo, non fino a questo punto, ma temo che il suo corpo voglia parlare insieme alla sua mente, fornirsi di un linguaggio alternativo. dire: sto male.
laddove dovrebbe svincolarsi da una condizione lavorativa opprimente, dove sarebbe richiesto un movimento, il suo corpo, al contrario si immobilizza. il desiderio lo porterebbe fuori, la realtà lo costringe dentro. il corpo riflette in parallelo questa crisi di scelta, questa paralisi di slancio, e quel braccio non si muove più.
il braccio non è paralizzato, no. è una spalla congelata, una spalla iperstimolata periartritica carica di calcificazioni grossolane che, a un certo punto, arrivano alla soglia della capsula articolare e la bloccano. dolore e immobilità. insonnia e bestemmie.
al di là delle mie solite considerazioni psycho, la tragedia si svolge su un piano medico-sanitario.
sul piano dei diritti civili dei cittadini e sulla mancanza di consapevolezza degli stessi.
M. va in pronto soccorso, domenica, a milano, al san carlo. codice bianco, oltre 4 ore di attesa. lo visita una dottoressa, mi dice giovane, di P.S. visita, lastra e una pacca sulla spalla. ah ah...davvero azzeccata direi! l'affabile giovane medico dice al paziente che ci vuole un ortopedico, bene, e che ci vuole un'infiltrazione di cortisone. esatto. brava dottoressa.
a questo punto la prassi vuole: che il medico di PS chiami l'ortopedico, si svolga la visita e che questi faccia l'infiltrazione e dia le indicazioni del caso. oppure, in mancanza del suddetto medico (strano, gli ortopedici sono in pronto soccorso, gran parte degli accessi sono di origine traumatica!!) che il medico di P.S. si faccia forza e coraggio e pratichi la magica infiltrazione.
sembrava una cosa semplice ma, forse, nel paese delle meraviglie di alice.
la giovane dottoressa, invece, saluta il mio amico M., gli da un buffetto sulla guancia e un'altra pacca sulla spalla e gli consegna non uno, ma due numeri di cellulare -gentile non si sa mai!!- di due ortopedici che, gentilmente, lo potranno vedere in privato.
saluti.
baci.
tutti a casa.
dolore cane mondo boia.
che cazzo ci sono andato a fare in P.S??
ora la tragedia si svolge su più piani, non so neanche da dove cominciare.
la dottoressa è giovane. ok. le possibilità sono due: o si caga sotto povera tusa, le infiltrazioni non le sa fare ma nemmeno chiamare l'interno del reparto ortopedia forse causa una paralisi incipiente, oppure, nonostante la giovane età, è già marcia, già infiltrata nel sistema del clientelismo. cosa preferite?
il mio amico M. è solo un esempio di come un cittadino possa essere oggetto di un trattamento iniquo irresponsabile e colpevole, passibile di esposto, ma che non lo sa. NON LO SA. oppure lo sa ma non lo fa. NON LO FA.
la fortuna della dottoressa è di non avere trovato sulla sua strada una come me, ma prima o poi la trova eccome se la trova, che il numero di cellulare glielo avrebbe fatto aderire alla cute del viso come una seconda pelle e poi si sarebbe diretta, anche con una freccia avvelenata all'atropina infilzata nella carne, dritta in direzione sanitaria a chiedere spiegazioni sul funzionamento del pronto soccorso del valido presidio ospedaliero.
ma le capiterà.
il problema è che ci facciamo sopraffarre e non siamo al corrente di ciò che ci spetta.
M. non chiude occhio e mi chiama il giorno dopo, lo faccio venire qui, lo porto al PS e lo lascio in sala di attesa. lo vede l'ortopedico di PS e gli fa un'infiltrazione. è segnato per altre due iniezioni presso l'ambulatorio di ortopedia. 5 minuti. ora va meglio, poi si curerà come si deve, almeno speriamo, farà le sue prenotazioni ambulatoriali, la malattia ha superato la fase acuta, ora bisogna trovare i rimedi adatti.
questo è ciò a cui ha diritto, semplice, facile, doverso, il minimo. non un trattamento di lusso. il minimo.
ma M., e come lui moltissimi altri cittadini, non lo sa o se lo intuisce non fa domande, non chiede, non si informa, non gli viene nemmeno il dubbio? è normale uscire da un pronto soccorso di un ospedale pubblico con lo stesso problema con il quale è entrato e con in tasca il numero di cellulare di due privati?
non avesse avuto la conoscenza di un altro medico, cosa farebbe adesso? sarebbe andato dal medico privato? avrebbe un appuntamento per il 20 di ottobre prenotata al CUP del San Carlo? sarebbe con il braccio dolorante e immobile e con 2 ore di sonno in tre giorni ma con una splendida prescrizione pluriquotidiana di Oki che alla periartrite fa il solletico ma allo stomaco l'ulcera?
perchè l'ente pubblico, il camice la toga il carabiniere è vissuto come dominante e non come dialogante? perchè un cittadino si mette nella condizione di subire quando è nel diritto di avere ciò per cui paga le tasse? siamo in uno stato di diritto? o siamo nella merda?
abbiamo molto da fare. molto da imparare. molto da capire.
probabilmente dobbiamo ancora iniziare.
e forse M. dovrebbe domandarsi come mai un corpo può essere funzionalmente perfetto, come mai tanta energia possa andare nella costruzione di un mondo fisico ideale, ma rispetto al reale non ci siano le energie sufficienti almeno a formulare una domanda: scusi, ma l'ortopedico, lei, non lo può chiamare adesso?

lunedì 30 agosto 2010

mente e altri dintorni: the dark side of the moon



Sarzana. Festival della mente. 3-4-5 settembre 2010.
http://portale.festivaldellamente.it/it/eventi

programma intenso, mi eccito quasi al pensiero di tanti pensieri.
ho letto su un blog, cito:
“E invece é tempo di rivalutarli, i pensieri, e di regalarli veramente, che non son bagatelle, frivolezze e cazzatine: se ti regalo un mio pensiero significa che ho meditato sui tuoi gusti, a ciò che hai, ho voluto farti ridere o piangere e ho sintetizzato una sorta di piccolo giudizio su di te...
Il pensiero è un concetto. E’ tempo tolto a noi stessi. E’ una riflessione sul prossimo che colma per un attimo i suoi vuoti.”
http://splendidiquarantenni.wordpress.com/2009/12/16/present-perfect/

il pensiero è una formula d'eccitamento pressochè perduta ma credo ineguagliabile. oggi è l'immagine che esalta -o il triangolino di Elio?-, il pensiero affossa.
ma vi sembra una cosa sensata?
l'immediatezza ha il primato sulla seduzione della mente. l'immagine sazia la retina ma non nutre, infatti è reiterata all'infinito senza alcuna probabilità di gratificazione. oggi il sesso non appaga, solo rifornisce come un automatismo di desiderio consumato ma inesaudibile. il pensiero alimenta e crea, il pensiero cresce e costruisce, il pensiero è vitale e generoso, il pensiero vincola e crea legame. ma a chi lo dico? l'uomo vuole guardare, sbirciare, fissare, rivedere, reiterare e le donne esporsi allo sguardo, qualsiasi cosa pur di compiacere l'occhio maschile. furbe? o ingenue? anfrattuosità della mente.
ma la sensualità che ammalia, che lega e incatena passa sempre e solo dalla seduzione del pensiero. non era il canto delle sirene a spappolare il cervello di ulisse, ad annientrarlo di desiderio?
pensieri inutili, i miei, pensieri che non vendono.
però, dai, un festival della mente, potrebbe essere un grandioso inizio d'anno lavorativo.
vai di festival,
ma non di sanremo,
vai di mente,
e via di testa.

la follia circonda. circoscrive. individua.
leggo di Berlusconi, fine luglio prima di partire, e sento che, disinformato diciamo così dei suoi attuali -chissà...- poteri istutuzionali, propone di ribaltare la camera e chiede le dimissioni del suo presidente. direi una concezione non liberale, ma piuttosto aziendale, della democrazia. si garantiscono il parlamento e le istituzioni o il consiglio di amministrazione dell'azienda berlusconi? cos'è? follia o non un progetto organizzato?
leggo il mio ultimo contratto da libera professionista in ospedale, consulente psichiatra, e capisco che ormai c'è solo spazio per la vessazione. stile Brunetta, sembra proprio che il mio contratto lo abbia scritto lui di persona, quale onore, un elenco di quattro pagine sui miei doveri, pena la morte sulla gogna e l'eviscerazione pubblica, e una riga -UNA- con i miei diritti, una cifra oraria che farebbe vergognare un pedofilo assassino. i diritti civili sono stati soverchiati dalla coglionaggine di ministri isterici degni di Charcot e dall'ottusità senza rimedio psicofarmacologico del presidente del consiglio.
leggo di minatori cileni chiusi in un'area di salvataggio a 700 metri di profondità -alzi la mano chi si ricorda che ci sono mestieri come quello del minatore a parte reminiscenze su Marcinelle- e che ci vorranno 4 mesi per tirarli fuori di lì. ora spero che la capacità di condivisione (compartir in spagnolo, bel verbo che mi ricorda Erri de Luca sul corriere della sera), prevalga sull'affossamento della mente e della ragione al buio, al caldo, nella melma, nella paura, nella follia dell'abbandono sottoterra che prefigura la morte.
ascolto i Pink Floyd viaggiando per la Galizia magica e profonda e sento parole che descrivono bene la follia.
ci riteniamo esenti, ma non lo siamo. nessuno.
la follia alberga, come un altro da noi, ci abita nel cervello, vive in camera nostra, nel nostro giardino, chi la riconosce e ci parla la tiene a bada dialogandoci, chi la ignora... tema pure l'esplosione, è questione di poco. basta poco.
There's someone in my head but it's not me.


Brain Damage


The lunatic is on the grass.
The lunatic is on the grass.
Remembering games and daisy chains and laughs.
Got to keep the loonies on the path.

The lunatic is in the hall.
The lunatics are in my hall.
The paper holds their folded faces to the floor
And every day the paper boy brings more.

And if the dam breaks open many years too soon
And if there is no room upon the hill
And if your head explodes with dark forebodings too
I'll see you on the dark side of the moon.

The lunatic is in my head.
The lunatic is in my head
You raise the blade, you make the change
You re-arrange me 'til I'm sane.
You lock the door
And throw away the key
There's someone in my head but it's not me.

And if the cloud bursts, thunder in your ear
You shout and no one seems to hear.
And if the band you're in starts playing different tunes
I'll see you on the dark side of the moon.

"I can't think of anything to say except...
I think it's marvelous! HaHaHa!"



Eclipse


All that you touch
and all that you see
all that you taste,
all you feel
and all that you love
and all that you hate
all you distrust,
all you save
and all thatyou give
and all that you deal
and all that you buy, beg, borrow or steal
and all you create
and all you destroy
and all that you do
and all that you say
and all that you eat
and everyone you meet
and all that you slight
and everyone you fight
and all that is now
and all that is gone
and all that's to come
and everything under the sun is in tune
but the sun is eclipsed by the moon.

tutto sembra in sintonia finchè la luce illumina e illude sulla visione delle cose ma...
ci vediamo sul lato oscuro della luna.


foto da www.deviantart.com

venerdì 13 agosto 2010

En el camino de Santiago de Compostela


è da Santiago che scrivo.
sono qui.
arrivata alla meta.
meta del cammino e ristoro dello spirito.
guardo questa gente e non so se provo invidia o disappunto.



chi arriva a piedi, chi in bici, chi come me, in macchina, ma chi arriva, e crede, si abbraccia, intona canti, si inginocchia e bacia la terra, nella grande piazza di Santiago de Compostela, meta del lungo pellegrinaggio verso le reliquie di san Giacomo.



non ho mai provato questa forma di appartenenza. vedo i girotondi, i cori di canti di chiesa e mi sento lontana. questa appartenenza non mi interessa, non è mia, ne cerco altre.
penso a un percorso interno dell'anima e a un'espansione della propria coscienza -il dio interiore di Jodorowsky- più consoni al mio sviluppo interiore e credo anche che non sarei capace di trovare raccoglimento in me durante il cammino, nella fatica estenuante che sgombra il pensiero dalle cose inutili, dalle zavorre, dagli attaccamenti, dal possesso, dalla rabbia, dalla competizione.
non sono capace di astrazione, di trascendenza, sono dentro le cose, sono immanente, non so sempre guardare da fuori.
infatti guardo e osservo, ma non mi immedesimo.
ma sono qui, per qualche motivo sono qui.
la dissolvenza materiale e la liberazione dello spirito mi attraggono, mi incuriosiscono, mi ammaliano, ma, alla fine, non mi motivano.
è una mancanza. lo so.

y hora...yo soj Roja
¡hasta luego!