
mentre il reverendo Terry Jones pensava bene di bruciare il corano, Obama, a Ground Zero l'11 settembre, comunicava al mondo che non è l'islam il nemico, non è la religione, è Al Quaeda, il terrorismo. l'america, dice, è il paese della libertà e della tolleranza, accogliamo le differenze senza odio.
è illuminato Obama, impopolare ma ispirato dal senso di chi si proietta oltre, di chi vede nell'evoluzione progressista della storia la speranza di un mondo pacificato. l'odio però è insensato, irragionevole, è il contenitore della frustrazione e della sofferenza di chi la mette in atto. l'odio alberga ancora, e non posso certo giudicarlo da qui proprio non posso, l'odio fa crollare i grattacieli e poi ne impedisce il rinnovamento.
la giornata che fa da sfondo alla parole di Obama nella contraddizione della sua america è splendente, favolosa, luminosa come 9 anni fa. come qui a milano, come solo settembre sa regalare.
io, come tutti, me lo porto stampato nella memoria quel giorno. la mia incredulità è quella di tutti. mi ricordo di aver mollato il lavoro e di essere finita davanti alla televisione e aver provato la sensazione dell'inverosimile, del non credibile. un'operazione di terrore senza precedenti, piovuta dal cielo in una giornata di una bellezza azzurra infinita senza senso.
la morte si è incastonata nel cielo e ha prodotto angoscia sanguigna incornicianodola in una spettacolarizzazione senza uguali. una crudeltà inimagginabile, una risonanza ineguagliabile, quegli aerei che sventrano i grattacieli e procurano morte immediata, lenta, carbonizzata, asfissiata, lanciata dal centesimo piano, segnata sulle segreterie telefoniche della case -le avranno cancellate?- con un eco che, a me, arriva ancora oggi.
poi è arrivata l'angoscia, e un meccanismo perverso di attaccamento morboso alla tv, per ore e ore, per vedere, guardare, assistere allo spettacolo, fino a tardi, fino al mattino. un'orgia di immagini epilettogeniche per esserci, in qualche modo esserci. ma solo, diciamolo, credere di esserci. l'angoscia che inseguivo era anche la mia, non solo quella degli abitanti di N.Y.: non potevo credere a una scelta di vita quando tutto intorno muore.
dopo due giorni di terremoto e fumi neri dentro di me sono finita in ospedale, con contrazioni premature a raffica. una cosa l'ho imparata, che una cosa è la morte, il terrore, il terrorismo, l'ingiustizia, la pena di morte e una cosa è la sua rappresentazione mediatica. ora so, e bene, che la televisione va spenta, che l'immagine non produce coscienza o consapevolezza, soprattutto se reiterata all'infinito, ma dipendenza morbosa e perversa dalla scena forte, anche se dentro c'è la morte. soprattutto se è la morte che viene rappresentata. è la nostra paura che viviamo e ad annullarla ci sembra di morire davvero.
poche pagine dopo leggo di morti sul lavoro. asfissiati in una cisterna. ancora succede. ancora capita che un quarto uomo muoia mentre va in aiuto dei compagni. c'è eroismo generoso in questo gesto o immensa stupidità? come non pensare che se non respirano in tre per qualche motivo non sarai tu a tirarli fuori da solo? morte, morte sul posto di lavoro, qualcuno ha svolto male il suo compito.
altre poche pagine e mi fermo sulla madre in coma farmacologico dopo l'ennesima diagnosi frettolosa e colpevole, dopo la solita ecografia "ètuttok" nonostante le urla di dolore di chi è incinta al settimo mese e piange d'angoscia: è una paura scuotente quella alle soglie della vita. ancora non basta dopo aver letto di ginecologi che litigano, dopo l'ennesima leggerezza che condanna a morte, ancora una vita persa per noncuranza.
leggo il giornale e penso che la tv l'ho spenta e ho imparato a non lasciarmi ammaliare da immagini bugiarde, che mimano la verita' ma la negano a ogni fotogramma.
leggo il giornale e penso se spegnere anche questo, provo un'indignazione invereconda, penso a un senso etico e civile quasi luterano che mi affligge, a un bisogno di politica della polis pulita e trasparente, penso a me italiana ma soprattutto europea come l'italia ancora non è, penso a cosa si puo' fare per leggere un giornale senza provare sgomento al terzo articolo di cronaca. solo non leggerlo mi sembra una scorciatoia qualunquista che promuovera' la svendita politica, domestica e querula, dei nostri giorni.
a chi posso consegnare la mia coscienza?










