bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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lunedì 19 novembre 2012

Alegria - cirque du soleil


c'è tutto in questo spettacolo. la bellezza, l'arte, l'allegria e la tristezza, il talento, il canto, il circo, il riso ed il sorriso, i costumi, le luci, le scene, l'orchestra, la maestria e la passione.
è un circuito perfetto. non manca nulla, è una saturazione dei sensi, un'esplosione sensoriale.
potrà sembrare strano ma ho osservato un simbolo particolare che mi ha ipnotizzato e mi ha trasmesso il senso di un'armonia di pensiero e di una riflessione tematica dietro a questa ideazione e rappresentazione così magicamente spettacolare.
molta gente si muove su questo palco circense, gente entra altra esce, c'è sempre movimento sul palco, non c'è mai, anche nei momenti più fortemente esibizionistici, un unico protagonista. c'è una dama bianca, bianca di porcellana e merletti, elegantissima, che tra gli altri avanza e canta. meravigliosamente. leggevo che per questo spettacolo la colonna sonora è stata appositamente ideata e studiata, come per tutti gli spettacoli, ispirata alle musiche italiane di Rota con violini e fisarmoniche. ma si sentono musiche di altri mondi, tango, fado, jazz. la musica si sente molto, si fa sentire moltissimo, eseguita dal vivo da un'orchestra allegra. è la colonna sonora più famosa tra tutti gli spettacoli del cirque du soleil, ha ricevuto molti premi, nota per la canzone che da nome allo spettacolo, cantata in tre diverse lingue. 
ma dietro, appartata, più in disparte, mai avanzata, sempre sullo sfondo c'è una dama nera. stesso abito e foggia della dama che canta, ma nera.
non avanza mai, non fa nulla, è per lo più ferma, sembra che canti le tonalità più scure e segrete.
ma c'è.
ora non so se sono io che mi invento delle visioni, ma quella dama nera, che non si presenta nemmeno per gli applausi finali, ma magari forse solo perché poi impegnata in qualche gioco di maestria corporea che gli fa cambiare d'abito, è una presenza oscura e cupa che dice bene, al mio cuore, che questo è il mondo, che così gira e va, che così è fatto e si muove, anche e forse di più, il mondo zingaro e imprevedibile del circo. come in tutti gli spettacoli di circo c'è la vita che gira a velocità altissima, c'è il corpo che esalta la sua bellezza, la sua sfida alla gravità, alle giunture scheletriche e alle articolazioni, alla paura e al rischio, ma c'è anche un fondo oscuro di tristezza, il retrogusto della vita, c'è il clown che racconta la sua storia triste alla luce della luna con il suo manichino e la sua enorme valigia che, appena aperta, fa spazio a due palloncini che vanno su, e poi su e poi su, e poi via. la dama nera ci ricorda questo. che c'è bellezza, che c'è arte, che c'è magia, e c'è il lato oscuro, dietro, sordo e muto, ma che non ci lascia mai. e che ci ricorda che la vita è questo, e quello. gioia e dolore. luce e buio.
Alegria è il regno del giubilo, evoca le grandi corti regali, è un impianto monumentale, dai colori autunnali, mai troppo plateali, sempre di tono luminoso opaco, pervaso di suoni e sfumature della vita misteriosa. bene non so se deliro, ma se è così come penso, questo spettacolo merita oltre alla mia immensa ammirazione artistica, al mio divertimento fino alle lacrime, alla mia partecipazione emotiva fortissima, alla mia approvazione per una bellezza mimica senza confini corporei, anche la mia adesione più intima e profonda.


venerdì 25 maggio 2012

laputa - il castello nel cielo


un altro delizioso e fantasioso capolavoro di  Hayao Miyazaki ha allietato la mia vita.
lui è un genio, e io una sua devota ammiratrice.
il film non è recente, del 1986, e solo ora, almeno per me, giunge al nostro sguardo occidentale.

il film è bellissimo e non mi sorprendo. ad oggi, non c'è un suo film che mi abbia delusa.
in questo c'è uno sguardo così ampio e arioso, c'è un'immaginazione così ricca e vivida, c'è un talento così straordinario che non si può che rimanere estasiati e contenti.

la storia in breve:
Per sfuggire ai pirati dell'aria la giovane Sheeta cade da un aereo, ma si salva levitando nell'aria e atterrando dolcemente tra le braccia di Pazu, un giovane minatore che decide di prendersi cura di lei. Mentre si susseguono i tentativi di catturare Sheeta e la misteriosa pietra che la ragazza porta al collo, cresce la consapevolezza che Sheeta nasconda dei segreti che vanno ben oltre quel che l'apparenza sembri indicare, legati a una misteriosa città nel cielo, Laputa, di cui si favoleggia l'esistenza.

eccola la città nel cielo e i suoi misteri. si libra nell'aria nascosta agli sguardi volgari, protetta dalle nuvole e inaccessibile a chi non abbia il cuore per capirla. è abitata da robot buoni e dalle braccia lunghe - immagini di un uomo meccanico che non sono la ripetizione del solito formato in acciaio in serie, ma una creativa invenzione della mente- ricoperti del muschio che invade la la città, libera nel cielo ma anche abbandonata e decadente.

il mondo di Miyazaki è sempre in volo. sempre, in tutti i suoi film, il volo è l'espressione di libertà e di aspirazione verso l'alto dell'uomo. e qui le vette sono altissime, qui è un castello, e un tempo una città, che naviga nel cielo fino a toccare l'infinito. il castello sorge e si sviluppa intorno a un immenso e generoso albero, tutto ruota intorno alla natura rigogliosa , e, ancora una volta, i colori del cielo e della natura si toccano e si stagliano colpendo la retina con splendore lucente.

i bambini, Sheeta e Pazu, la regina di Laputa e il piccolo minatore, sono i protagonisti, insieme agli immancabili pirati apparentemente cattivi ma intimamente buoni. dei simpatici cialtroni che all'occorrenza mettono il loro cuore a disposizione di giuste cause.
bambini si, ma coraggiosi e devoti,  inseparabili e complici. uniti per sempre dalla forza dei legami.

quel che apprezzo più di ogni cosa di Miyazaki è di non sottrarsi alla tristezza, non convenzionale, non lacrimevole, non disneyana, ma la tristezza che viene dalla finitezza delle cose, dalla perdita, dal non ritorno. Miyazaki non ha paura di dire, ai grandi e soprattutto ai bambini, che la natura è potente nel bene e nel male, che la città volante si può sgretolare, che il castello misterioso contiene il sogno ma anche la disgregazione.

come dice il piccolo grande uomo, nel film ci sono il  futuro e l'antico, insieme,  le città che volano e i robot sono fantascienza ma le aeronavi di legno con le eliche e i  mulini a vento, sono storia.
questo è un "antico futuro", così mi ha insegnato.


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lunedì 26 aprile 2010

l'irrequietezza è simile a una stella scintillante che scioglie i capelli ovunque si posi



la tristezza è un altro
che non si assapora
uno scaffale di stanchezza
disteso
sulle palpebre del sogno
e non si addormenterà simile a una farfalla.

Islam Samhan


infatti e' li', sul comodino, mi guarda, sono stanca, mi accarezza ma non ha ali. non mi addormento.