bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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venerdì 26 aprile 2019

Mein Jesu, gute Nacht!


PIETRO
Ich kenne des Menschen nicht. lo non conosco quell'uomo.
EVANGELISTA
Und alsbald krähete der Hahn.
Da dachte Petrus an die Worte Jesu, da er zu ihm
sagte: "Ehe der Hahn krähen wird, wirst du mich dreimal
verleugnen". Und ging heraus und weinete bitterlich.
E subito dopo il gallo cantò.
Allora Pietro si ricordò delle parole di Gesù, quando gli aveva detto: "Prima che il gallo canti tu mi rinnegherai tre volte". E uscito fuori pianse amaramente

CONTRALTO I
Erbarme dich,
mein Gott, um meiner Zähren willen!
Schaue hier,
Herz und Auge weint vor dir
bitterlich.
Abbi pietà di me,
mio Dio, in grazia del mio pianto!
Guarda quaggiù,
cuore e occhi piangono avanti a te
amaramente.
la parte più straziante e più intensa, fino alle lacrime, è qui, nella negazione di Pietro, che rinnega Gesù, lo disconosce. ed è alla voce contralto che tocca sempre il canto della disperazione e della perdizione, accompagnata dal violino e dal violoncello.

CORO II
Mein Jesu, gute Nacht!

CORO I, II
Wir setzen uns mit Tränen nieder
und rufen dir im Grabe zu:
Ruhe sanfte, sanfte Ruh'!
Ruht, ihr ausgesognen Glieder!
Ruhet, sanfte, ruhet wohl!
soll dem ängstlichen Gewissen
ein bequemes Ruhekissen
und der Seelen Ruhstatt sein.
Ruhet sanfte, ruhet wohl!
Höchst vergnügt schlummern da die Augen ein.

CORO II
Mio Gesù, Buona Notte

CORO I, II
Ci inginocchiamo con lacrime
e gridiamo verso la tua tomba:
Riposa sereno, sereno riposa!
Riposate, o esauste membra!
Riposate serene, riposate!
La vostra tomba, la vostra lapide
dovrà essere un morbido cuscino
per la coscienza tormentata,
e il luogo di riposo per l'anima.
Riposate serene, riposate!
In somma beatitudine gli occhi si chiudono al sonno.

ma è nel finale che qualcosa di divino, e fortemente umano, ci tocca, tutti nella sala, quando il coro canta 
Mein Jesu, gute Nacht! 
che è l'invocazione che si rivolge ad un bambino, ad un caro bimbo prima di dormire, non a dio in terra. Gesù non risorge, nella passione secondo Matteo di Bach, muore crocefisso e viene deposto. riposa, "riposate esauste membra", "in somma beatitudine gli occhi si chiudono al sonno", ma non risorge. la chiesa protestante moderna considera la crocifissione come il preludio alla Pasqua, la resurrezione non è possibile senza la morte. è la crocifissione il punto di arrivo, la passione, la sorgente della redenzione. 
è stata un'immersione completa nella musica e nel canto, all'Auditorium, di venerdì santo, tre ore di ascolto, rapita dalle voci, dal testo, dai movimento dell'orchestra, dall'alternanza dei cori e degli strumenti.
e sono rimasta lì per molto tempo, la musica non mi ha abbandonata dopo l'ascolto, è rimasta ed è sedimentata. i miracoli di Bach e della passione secondo Matteo.

giovedì 20 luglio 2017

Freude, schöner Götterfunken

è stato di nuovo sinfonia n. 9, questa volta all'Auditorium, orchestra LaVerdi, direttore Claus Peter Flor.
è stato di nuovo bellissimo, diverso e bellissimo, dopo l'esperienza in Duomo.
e ci sono state anche la n. 6 e la n. 7, settimana scorsa, sempre all'Auditorium.
avrei gambizzato la signora seduta davanti a me, ma ormai non posso più dire quante e quali sono le mie esperienze di pubblico indisciplinato, tra chiacchiere a voce alta, cellulari accesi, ritardi inverosimili a spettacoli iniziati. è una piaga sociale, bisognerebbe prendere provvedimenti di Legge, visto che la legge interiore ormai non fa più presa, non se ne vede più traccia, il senso di colpa ha lasciato il posto al "perchè no".
in questo caso la signora (signora?) davanti a me si muoveva a destra e a manca, del tutto annoiata e disinteressata, riavvio dei capelli, cellulare acceso per i messaggi, ravanamenti in borsa, piegamenti in avanti e indietro, spostamenti inconsulti sulla sedia per vedere se l'amica, altra cima, tornava dopo essersi alzata a concerto appena iniziato (ovviamente non più riammessa in sala, come prevedibile in un teatro degno di questo nome ma non per la signora, signora?, davanti a me convinta che la socia sarebbe potuta rientrare nel mezzo della fila 14 a concerto, la NONA DI BEETHOVEN, iniziato).
per me è un mistero della biologia, della natura, solitamente così saggia, come possa procedere in vita una persona che non trova il tempo, un minuto, per prestare ascolto alla nona di Beethoven.
potrei dire che certa musica, questa, è una condizione d'obbligo all'ascolto. non c'è alternativa possibile. è un sequestro dell'attenzione, è un rapimento, è una necessità molecolare.
e non c'è movimento alternativo possibile all'applicazione dell'udito. qualsiasi spostamento dell'asse corporeo, un testa girata, un pensiero, una distrazione momentanea e il rapimento si interrompe, drammaticamente e irreparabilmente. l'udito non prevede distrazioni possibili.
in questo caso lo si paga con la perdita del filo, del filo del discorso, del discorso della musica, del linguaggio in atto. non si può essere altrove, ma nemmeno, se dotati di intelletto, lo si vuole.
non parlo di capire la bellezza, le sfumature, il fraseggio, il canto, il coro, la struttura, la composizione, l'orchestrazione, Schiller, l'Europa, l'Ottocento, nulla. parlo solo di rapimento dei sensi.
è impossibile non essere lì.
tranne che per una, quella davanti a me!

qualcosa è mutato per me, per sempre ringrazio il cielo, con la sinfonia n.7 a settembre, alla Scala, per MiTo. un mutamento radicale si è appropriato di me con il secondo movimento della sinfonia. 
da quell'ascolto in poi si è radicalizzato un fanatismo sentimentale musicale.
qualcosa si è aperto, come una strada, un passaggio, dove andrò non so.
quindi, riascoltarla, settimana scorsa, è stato consolante e motivante, si può vivere bene, ci sono state vite come quella di Beethoven, con tutta quella musica dentro, e molte altre che hanno coltivato e coltivano la bellezza, allora posso sopportare anche la signora (signora?) davanti a me.
penso, seriamente, che l'Ottocento sia stato un secolo cruciale nella storia dell'umanità, qualcuno mi dirà tutti i secoli lo sono stati, per me l'Ottocento di più (certo Mozart è fine 700, Beethoven a cavallo tra i due secoli, e Virginia Woolf a cavallo con il 900, e Jack London pure, e Freud anche, ma troveremo mille eccezioni e non la finiremo più).
quella musica, quella letteratura non torneranno più. certo, ce n'è abbastanza per una vita intera ma il pensiero non mi consola. il nostro tempo sa partorire portatili e i-phone, l'era digitale non produce bellezza, solo "sempre di più, perchè no".