
El condor
Io sono il condor, volo
su di te che cammini
e d’improvviso in un giro
di vento, piume, artigli,
ti assalto e ti sollevo
in un ciclone sibilante
di freddo tempestoso
Alla mia torre di neve,
alla mia tana nera,
ti porto, e sola vivi,
e ti copri di penne,
e voli sopra il mondo,
immobile, nell’alto.
Donna condor, saltiamo
su questa preda rossa
squarciamo la vita
che passa palpitando
e innalziamo uniti
il nostro volo selvaggio.
L'infinita
Vedi queste mani? Han misurato
la terra, han separato
i minerali e i cereali,
han fatto la pace e la guerra,
hanno abbattuto le distanze
di tutti i mari, di tutti i fiumi,
e tuttavia
quando percorrono
te, piccola,
grano di frumento, allodola,
non riescono a comprenderti,
si stancano raggiungendo
le colombe gemelle
che riposano o volano sul tuo petto,
percorrono le distanze delle tue gambe,
si avvolgono alla luce della tua cintura.
Per me sei un tesoro più colmo
d'immensità che non il mare e i grappoli,
e sei bianca e azzurra e vasta come
la terra nella vendemmia.
In questo territorio,
dai tuoi piedi alla tua fonte,
camminando, camminando, camminando,
passerò la mia vita.
Pablo Neruda
chi mi ha fatto questo dono mi conosce bene.
diciamo che sa cose di me che nessuno sa. ma non è un mio amico.
sa che amo la poesia e i bei libri.
forse non sa che non amo solo Neruda, ma lo perdono.
sa che fatico la fatica del vivere e dell'essere dimenticata.
sa che temo il silenzio, l'oblio, la noncuranza, la trasparenza.
l'inessenza.
la non significanza.
so che ha acquistato questo libro a una bancarella di antiquariato, lo ha notato, guardato e preso per me.
questi sono i gesti che mi fanno bene.
forse anche io posso essere ricordata, ogni tanto.
senza bisogno di strattonare e tirare per la camicia.
grazie