bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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lunedì 5 marzo 2012

io sono l'amore


era da tempo che desideravo vedere questo film, di cui sapevo relativamente poco, ne conoscevo l'interprete principale, Tilda Swinton, e questo titolo così attraente. così definitivo. così forte.
devo dire che mi aspettavo di tutto tranne quello che ho visto.
sono rimasta così colpita dalla storia, dall'ambiente, dalle immagini, dalla sensualità che ne sento il riverbero dentro di me ancora adesso.
le prime immagini ritraggono Milano sotto la neve. all'inizio guardando un po' distratta non mi sono affatto resa conto che si trattasse di Milano. la neve annulla i confini, li dilata e li ridisegna, li unifica sotto il suo candore.
proseguendo mi sono accorta che si trattava di Milano perchè il film si svolge principalmente nella casa di questa ricchissima famiglia milanese, la dimora scelta per la loro ambientazione è la Villa Necchi Campiglio, che ho visitato questa primavera in occasione di una mostra (http://nuovateoria.blogspot.com/search?q=sironi) e che ho trovato di strabiliante bellezza. ecco, quella villa è amaliante, valorizzata al massimo dalle inquadrature e dall'aristocratica narrrazione iniziale del film.


iniziale perchè il film inizia nel lusso di una Milano esclusiva e finisce in una caverna appena rischiarata dal sole della Liguria. il passaggio è stridente, il passaggio è la storia narrata nel film, è l'evoluzione da una rigidità algida e formale esasperata a una rivitalizzante ed essenziale sensualità che torna alla natura e alla sua potenza espressiva.
il film è pieno, ma no di più, è stracolmo di riferimenti accennati ma fondamentali, di richiami sottili ma importantissimi, di sentimenti appena accennati ma profondi, di sguardi e particolari fuggevoli ma determinanti. è una ricerca per occhi molto attenti, non nascondo di avere rivisto velocemente alcune scene per poter cogliere tutte le sfumature che avevo appena colto nel corso della prima visione.
l'amore si veste di semplicità e passione nella figura di un giovane chef di bassa estrazione sociale, Antonio, e prorompe in modo violentissimo sconvolgendo la vita di questa opulenta e imbalsamata famiglia, travolgendo uno dei figli, Edoardo, amatissimo dalla madre, prediletto sopra gli altri e complice con lei di un'unità quasi ipnotica e istntiva, e soprattutto, la madre, Emma, di origine russa e dimentica perfino del suo vero nome barattato per una certezza economica ed una elevata posizione sociale. 
ai gesti meccanici formali e irrigiditi dall'agio delle scene inziali si sostituiscono gli incontri d'amore sulle colline della Liguria, nella casa spoglia ma inondata di luce e vita del giovane cuoco, scene traboccanti di suoni e immagini della natura, di sole cicale calore sudore e carne. il tramite della seduzione è il cibo, prima ne viene coinvolto il figlio Edoardo- "da quando ho provato il suo cibo mi sono innamorato di lui"-, poi è il turno della madre, Emma, che viene attirata nella sfera sensuale di Antonio, il cuoco, assaggiando assaporando e gustando cibi che nascondo da una ricerca di bontà e autenticità. in una scena, nel ristorante di Antonio, Emma guarda il piatto di gamberi dall'alto e alla sola vista ammutolisce. la composizione del cibo la stupisce, l'aspetto la seduce. mangia con voluttà i gamberi, la cui consistenza e carnosità e morbidità ammaliano lo sguardo di chi vede, con lei, quel piatto magistrale. mangia, e sogna.
questo incontro tra un uomo e una donna, entrambi estranei ai loro ambienti, entrambi mossi da un'esigenza incontenibile di evoluzione e cambiamento, porterà a spezzare i legami mettendoli in diretto contatto con la natura, da cui Antonio trae vita per le sue creazioni, da cui Emma aveva preso le distanze per costuire la sua maschera borghese altolocata fino a dimenticarsi delle sue origini. per entrambi sarà altissimo il prezzo da pagare, per entrambi l'unica redenzione finale possibile, ma non certa, sarà l'amore.
ci sono scene bellissime, secondo me, di alta intensità drammatica, altre pacificanti e sfumate, con colori sfocati come in una polaroid.
ci sono le immagini di Milano, della Villa, di un'eleganza irraggiungibile, delle sue strade, della neve che la ricopre e la santifica, del cimitero monumetale maestoso e severo, delle statue bagnate dall'acqua piovana che piangono la drammaticità delle scelte e delle fratture insanabili.
Milano mi piace ancora, Milano è la mia città, trovarla in questo film che mi è così piaciuto, e vederla celebrata, lo devo dire, mi ha commossa.

giovedì 26 marzo 2009

colui che desidera ma non agisce nutre la pestilenza

Folle mi hanno chiamato,
stolto chiamano te.
Chi dei due invidieranno, mi chiedo, te o me?

(William Blake)

Gibran, poesia in prosa.
e' un uomo sapiente che scrive con una cifra saggia lungimirante e misurata.
la saggezza e' un traguardo, attualmente e' un miraggio.
navigo nell'incertezza, nel dubbio di ogni simgola parola, nell'ambivalenza di ogni gesto.
non so se provare invidia o rassegnarmi alla mia irresoluta incapacita' di essere felice.


Volti (Il folle)
Ho visto un volto con mille espressioni, e un volto con un'espressione sola, come se fosse chiuso in uno stampo.
ho visto un volto sotto il cui velo di splendore si scorgeva la bruttezza, e un volto di cui dovevo sollevare il velo di splendore per contemplarne la bellezza
ho visto un viso vecchio, profondamente solcato dal nulla, e un volto liscio in cui era incisa ogni cosa.
io conosco i volti, perchè guardo attraverso la tela che i miei stessi occhi tessono, e vedo la realtà che è al di sotto.





Sul matrimonio (Il profeta)
Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro.




Sulla bellezza (Il profeta)
E la bellezza non è un bisogno,
ma un'estasi.
Non è una bocca assetata,
né una mano vuota protesa,
Ma piuttosto un cuore bruciante e un'anima incantata.
Non è un'immagine che vorreste vedere
né un canto che vorreste udire,
Ma piuttosto un'immagine che vedete con gli occhi chiusi,
e un canto che udite con le orecchie serrate.
Non è la linfa nel solco della corteccia,
né l'ala congiunta all'artiglio,
Ma piuttosto un giardino perennemente in fiore
e uno stormo d'angeli eternamente in volo.

la bellezza è la vita,
quando la vita disvela il suo volto sacro.
Ma voi siete la vita e siete il velo.
La bellezza è l'eternità che si contempla in uno specchio.
Ma voi siete l'eternità e siete lo specchio.




Sulla gioia e sul dolore
(il Profeta)
Quando siete felici, guardate nel fondo del vostro cuore e scoprirete che è proprio ciò che vi ha dato dolore a darvi ora gioia.
E quando siete tristi, guardate ancora nel vostro cuore e saprete di piangere per ciò che ieri è stato il vostro godimento.
...io vi dico che sono inseparabili.
Giungono insieme, e se l'una siede con voi alla vostra mensa, ricordate che l'altro è addormentato nel vostro letto.