bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

venerdì 15 febbraio 2013

L'architettura nel mondo. Infrastrutture, mobilità, nuovi paesaggi

al contrario della precedentemente descritta (sesso e design), la mostra alla Triennale sull'architettura nel mondo e sulle infrastrutture è stata di enorme interesse.
sono stata ufficialmente invitata in qualità di abbonata, di tesserata, e ho partecipato alla visita guidata di questa mostra, condotta proprio dal suo curatore, l'architetto Alberto Ferlenga.
bravo, molto ma molto architetto. un bel linguaggio, appropriato ma non borioso, tecnico ma perfettamente comprensibile, gentile e affabile senza sbavare. vestito da architetto: pantaloni di velluto a coste beige, scarpe direi tipo Clark e poi una bella sciarpetta sulla giacca, sopra, assolutamente inutile ma certamente estetica. un architetto.
io non mi occupo e non so nulla di architettura. questo va detto come premessa assolutamente necessaria. 
ma sono onnivora e se qualcuno è abbastanza bravo da catturarmi, io lo ascolto e mi diverto.
Il Ferlenga, come si dice qui a Milano, è stato capace e mi ha catturata.
così ho questo lunghissimo kilometrico faticoso e probabilmente noioso post, in omaggio a tanta bella dedizione.
mi accoglie, non solo me ma un bel gruppetto di almeno 15 persone ma lo considererò un colloquio personale, individuale e diretto, il mio con il Ferlenga, e mi racconta il significato delle infrastrutture, quelle strutture di servizio, strade autostrade ferrovie stazioni tram autobus stazioni di servizio aeroporti, che consentono i collegamenti, le comunicazioni, gli spostamenti, il contatto nelle città, tra le città, tra le nazioni e i continenti. bene, ma se il tema generale affrontato in questa mostra è quello delle infrastrutture, la questione vera che si intende porre alla mia attenzione è come una progettazione attenta, basata sulla qualità architettonica, sulla multi-funzionalità, sulla compatibilità ambientale,  possa attribuire a questi sempre più importanti protagonisti dello scenario mondiale, un valore aggiunto che non ha più solo a che vedere con le funzioni che ne  hanno determinato l’origine, ma con il miglioramento estetico, ambientale, sociale dei territori o delle città con cui entrano in contatto.
La mostra si compone di quattro sezioni di cui una, quella storica, rappresenta un elemento di continuità del percorso e le altre tre, in successione, espongono opere e progetti relativi a ciò che si produce al di fuori del nostro paese, a ciò che stato realizzato o è in corso d’opera in Italia e, infine, a ciò che inizia a presentarsi come un quadro geografico a scala globale al quale le nuove grandi infrastrutture si rapportano.

La sezione storica, che riguarda il Novecento, presenta opere note come i disegni di Le Corbusier per Algeri, in cui un'enorme serpentina, una passerella aerea, avrebbe dovuto attraversare la città ma al contempo servirla di case e negozi incorporate nella grande opera stradale, quelli di Saarinen per la stazione di Helsinki o di Poelzig per la diga di Klingerberg.
Le Courbusier, Algeri

 Giacomo Balla, Ponte della velocità

Antonio Sant'Elia, stazione di aerei e treni con funicolare

ma anche casi che, ancora oggi, possono costituire un esempio per la capacità di creare spazio pubblico e valore ambientale, come
-il metro di Mosca, in cui l'arte al servizio del popolo ha portato alla costruzione di stazioni metropolitane che sono paragonabili a musei e a case nobiliari, con mosaici, affreschi, statue e sculture in bronzo di rara bellezza;

-la sistemazione del lungofiume di Lubiana di Plecnik, in cui viali piazze ponti, piazze sui ponti, si alternano lungo il fiume, che sia in piena o in secca, e impreziosiscono splendidamente la città. e questa testimonianza posso avvalolarla di persona, a Lubiana ci sono stata due anni fa ed è una città di magica bellezza, proprio grazie a questo fiume che la disegna e la rebde funzionale (le immagini di Lubiana, alla mostra, sono presentate dalle belle foto di Ghirri, che non ho trovato...);
-il progetto architettonico di Rino Tami per l’inserimento ambientale dell’autostrada del Ticino;
- la New York High Line, questa lunga passeggiata verde, un vero e proprio parco, che si snoda attraversa la città in posizione sopraelevata sfruttando una vecchia ferrovia dismessa.

Una sezione apposita riguarda la grande ingegneria italiana così come si è fatta conoscere, in Italia e all’estero, tra gli anni ’50 e i ’70.
Silvano Zorzi, viadotto sul torrente Teccio, A6 Torino-Savona. Uno degli esempi migliori di quanto l’ingegneria italiana tra gli anni ’50 e i ’70 del Novecento fosse all’avanguardia nel mondo con progettisti del livello di Zorzi, Nervi, Morandi, Musmeci, Favini.

il percorso si articola in una successione di padiglioni tematici dedicati a quanto è attualmente in fase di realizzazione in Italia in materia di mobilità e infrastrutture. l'orizzonte esaminato è molto ampio e comprende, con ricchezza di grandi modelli, tavole progettuali, video e fotografie, temi che variano dalla produzione energetica alle opere stradali come strumento di riqualificazione territoriale: dalle nuove linee metropolitane di Napoli e Roma alle grandi stazioni di Bologna e Napoli-Afragola, da un approfondimento sull'opera di Calatrava dell'autostrada A1 presso Reggio Emilia al progetto MOSE per Venezia, le barriere antirumore a Rovereto trasformate in stazioni fotovoltaiche, la  valorizzazione dei beni culturali disposti lungo l'autostrada per Venezia, il minimetro di Perugia, opera di Jean Nouvel, parte fondamentale del sistema di trasporti leggeri su cui negli ultimi anni si è impegnata la città umbra.

L’immagine illustra uno dei casi “virtuosi” più noti in Italia, quello del Minimetro di Perugia, opera di Jean Nouvel, e parte fondamentale del sistema di trasporti leggeri su cui negli ultimi anni si è impegnata la città umbra.

lo scenario e la misure delle opere cambia drasticamente nell’ultima sezione della mostra in cui oggetto dell’attenzione sono colossali opere a difesa delle sabbie o del vento, destinate all’approvvigionamento idrico o energetico ad una circolazione “globale”. operazioni già da tempo in atto in Africa, in Cina o in Sud America, a Bering o a Panama e che hanno i loro precedenti nel Novecento, in operazioni storiche come quelle prefigurate dall’Atlantropa di Herman Sörgel, che prevedeva l’abbassamento del livello del Mediterraneo a scopo agricolo e  energetico, o le operazioni intraprese nella Russia di Stalin o nell’America del New Deal. in questa sezione le opere si fanno davvero grandiose, mondiali, globali, universali, il Ferlenga mi parla di ECUMENOPOLIS, la città senza limiti, di capitali globali, enormi territori che comunicano tra loro e ridimensionano spazi e frontiere.


ed eccolo il Ferlenga



c'è veramente molto da vedere e moltissimo da capire. quante operazioni di ricostruzione, di valorizzazione, di enormi investimenti sul territorio (fatti peraltro in tempi migliori e che ora decisamente stentano nel portare a termine quanto iniziato anni fa)  di cui siamo, o almeno sono, totalmente all'oscuro. ci sono molte intelligenza e talento e idee e progettualità che appartengono al mondo dell'architettura civile, che appartengono a noi cittadini che usiamo la metropolitana, andiamo in autostrada, passeggiamo nelle città, prendiamo i treni e sostiamo negli aereoporti.
c'è lavoro e intelligenza ovunque, l'uomo ha potenzialità immense, diversificate, importanti.
buone infrastrutture a tutti.

2 commenti:

enzo ha detto...

Gli architetti disegnano le nostre vite e il nostro bello, è tramite loro che possiamo apprezzare la qualità "fisica" della nostra giornata o godere della meraviglia.
Ho vissuto a Pisa per tanti anni e ancora oggi quando entro in Piazza dei Miracoli (per noi pisani Piazza del Duomo) rimango affascinato da questo mix di bellezza, fantasia e capacità ingegneristica.
Quando vedo un palazzo brutto provo un senso di rabbia pensando che quel manufatto resterà per secoli a deturpare lo sguardo.
Ti lascio un link, una puntata di "Magazzini Einstein" in onda su Rai Storia, che il mio amico Claudio mi ha fatto vedere qualche tempo fa; narra di Paolo Soleri, della sua fantasia, del suo splendido lavoro.
Ciao, buona serata!

http://www.youtube.com/watch?v=RhwsygLhA6w

Rossa ha detto...

non ci credo che ti sei letto sto mattone!!
hai ragione, l'architettura ci circonda, fa il nostro spazio e influenza l'umore.
il video non l'ho visto, qui in ospedale mi vietano la visione di youtube, appena posso...
grazie!!