bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

martedì 19 luglio 2011

corpo celeste

marta ha 13 anni e le tocca la cresima.
vive con una mamma, giovanissima, e una sorella, gelosissima.
del padre non ci sono notizie.
prima viveva in svizzera, ora è tornata in una città del sud, questo è certo, ma io non ricordo quale. poco importa.
forse reggio calabria.
marta ha un volto bellissimo, io non smettevo di guardarla incantata e di pensare: ma che faccia ha questa ragazza? si traveste con i reggiseni della sorella, parla poco, o proprio non parla e se parla ha una voce da adulta.
la realtà della sua città è francamente desolante. il parroco è un arrivista opportunista, risponde al cellulare in qualsiasi occasione come un manager qualunque, si annoia ai preparativi, peraltro imbarazzanti, per la cresima dei giovani futuri adepti della comunità, la sua fede è un'opzione di seconda scelta, la sua chiesa vende poltrone politiche, riscuote gli affitti, allestisce feste squallide in favore delle onorificenze del paese.
come si trova in tutto questo la giovane e sensibile marta? male. male da schifo.
se ride con leggerezza le danno uno schiaffo, se si oppone la riportano a regime, se si pensa adulta le ricordano che è una bambina, se esprime il suo disagio -e meno male che lo avverte senza omologarsi- le ricordano i suoi doveri.
ci sono scene in questo film veramente toccanti, raffigurazioni delicate e potenti al tempo stesso. chi filma, una giovane regista esordiente di nome Alice Rohrwacher (sorella dell'attrice Alba), lo fa con un tocco a mio parere sapiente. chi filma guarda senza giudizio ma anche senza riserve nè sconti. chi filma usa gli occhi di marta e mostra un mondo adulto davvero poco desiderabile.
come farà marta a diventare grande in un mondo di sozzure e menzogne travestite di catechismo della peggior retorica? marta si muove a fatica in questa realtà che non trova autenticità di espressione, impara a memoria diciture del vangelo e frasi di una canzone come "mi sintonizzo con dio, è la frequenza giusta". cammina lungo il fiume, sporco e destinatario dei rifiuti della città, una ferita sotterranea della città, alla ricerca di qualcosa che risponda alle sue domande e vi si immerge vestita da cresima come a battezzarsi.
il suo corpo è acerbo e destinato alla cultura delle devozioni senza fede ma l'incontro, in un paese abbandonato in cui si reca con il suo parroco per recuperare un antico crocefisso, con un vecchio prete solitario e bizzarro che per la prima volta, finalmente, le leggerà il vangelo, le consentirà di dare un senso alla sue domande. il vecchio le descrive Gesù non tanto come un santo dolce e buono, irraggiungibile nella sua perfezione celeste, ma come un uomo solo e furioso, più simile alla ferita della sua adolescenza che all’immagine edulcorata che le propinano nei disegni del catechismo.

“…Le leggende e i testi scolastici parlavano dello spazio azzurro e dei corpi celesti come di un sovramondo. Agli abitanti della Terra essi aprivano tacitamente le grandi mappe dei sogni, svegliavano un confuso senso di colpevolezza. Mai avremmo conosciuto da vicino un corpo celeste! Non ne eravamo degni! Invece, su un corpo celeste collocato nello spazio viviamo anche noi: corpo celeste, o oggetto del sovramondo era anche la Terra, una volta sollevato quel cartellino col nome di pianeta Terra. Eravamo quel sovramondo”.
ANNA MARIA ORTESE, Corpo Celeste

marta capisce che il corpo non è solo celeste come vorrebbero farle credere, il corpo è anima e sangue, come quello di cristo sulla croce. come dice Anna Maria Ortese, autrice del libro da cui il film è tratto, il Corpo Celeste, il sovramondo, è già qui.

6 commenti:

S. ha detto...

sicuramente da vedere, bello il tuo blog!

il giardino di enzo ha detto...

Buongiorno Rossa, di lei lessi "Il cardillo addolorato" e mi colpì lo stile e la forza della scrittura. Spero che il film, ogni tanto capita, sia all'altezza del libro (che non ho letto).
Un grande saluto

Rossa ha detto...

Ciao S., si è da vedere secondo me, poi dimmi se ti è piacuto. Grazie, mi fa piacere ti piaccia quel che scrivo.
a presto

Rossa ha detto...

Buongiorno Enzo Paolo, io invece non conosco la scruttrice, non ho mai letto niente. anche il film ha una scrittura forte, forse è rimasta fedele al testo.
a presto
Rossa

lucida follia ha detto...

Ho visto il film ieri: bello, indubbiamente. Bella anche la tua recensione, all'altezza del film. Adesso voglio leggere il testo di Anna Maria Ortese.

Rossa ha detto...

Lucida follia è una definizione che mi mette in scacco...lucida o folle? sai sono una psichiatra...Il film è notevole, sono d'accordo. Mi dirai del libro. per me, di solito, o è l'uno o è l'altro, o libro o film. mi sono ricreduta per Lolita di Nabokov: prima ho visto il film di Kubrick, perdendomici dentro, e poi, su insistenza dei miei lettori, ho leto anche il libro. Straordinario!! mi dirai...