bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

lunedì 13 aprile 2009

la moto di Andrea



Ecco, una signora, una paziente, non mi addentro troppo ma vi dico benestante, mi racconta, per l'ennesima volta, che la sua vita è sfortunata e terribilmente segnata dalla solitudine. non è sposata, non ha figli. ha passato la vita a dedicarsi alla madre malata, altro non c'era. altro non c'è, se non spiegare alla signora, alla paziente, per l'ennesima volta, che la sua non è una vera depressione, come lei molto ma molto aspira a possedere come un diamante prezioso, che la sua è una gran difficoltà, ma proprio gran, ad adattarsi alla realtà della vita, la sua, che così è ma che non è nemmeno troppo così.
mentre parla, per l'ennesima volta, mi rendo conto che è -venerdì-, e mi dice che, tra le altre cose, per lei il trasloco -è venerdì 10, 10 Aprile- dalla Besana a Via Moscova, -è venerdì 10 Aprile 2009-, è stato uno shock. ha detto SHOCK. con molta e molta mal celata malinconia.
-è venerdì 10 aprile 2009 e sono le 11-
oggi è il giorno dei funerali di stato per i morti del terremoto dell'Abruzzo.
per la signora, mia paziente, il trasloco dalla Besana a Via Moscova è stato uno shock.
la guardo e guardo l'orologio.
vorrei stare un attimo in silenzio e pensare e riflettere e interiorizzare, io, non la signora, mia paziente, cos'è uno shock.

ho pensato a cosa succede in pochi minuti.
minuti in cui la vita ti crolla letteralmente addosso.
ho pensato a chi dorme nel suo letto e non si sveglia più o, peggio, si sveglia e ha perso tutto.
dico tutto.
la casa e gli oggetti di una vita e i muri e il soffitto e il pavimento e il lavoro e i soldi e il posto, dico il luogo e il posto, di lavoro e una moglie e un marito e tre figlie e quattro figli e un nipote e un bambino e due bambini e una moglie con suo figlio e una madre e un padre e un'amica e due amici.
e un bambino di quasi tre anni che voleva tanto una moto. per il suo compleanno.
TUTTO.




ho pensato a tutto questo.
e a una vera sana terapia per la signora, mia paziente.
un percorso di vitale importanza sulla serieta' di relativizzare i problemi.
per chi certamente vede la tv e piange e si dispera e dona 100 euro alla Croce Rossa, ma non capisce e continua a pensare che il suo trasloco è stato uno shock.

sono ingiusta lo so. ma attualmente non so essere migliore di cosi'.
il pensiero impensabile di questo padre con il regalo ormai irregalabile per il suo bambino ormai irrespirabile e la scelta disperata di metterlo sulla sua piccola bara bianca mi rende ingovernabile.

2 commenti:

pesa ha detto...

livelli di coscienza diversi, ma non si risolve nulla facendosi carico delle disgrazie del mondo. fare il proprio (o magari qualcosina di più) ogni giorno è tutto quello che possiamo fare. così come in questi momenti si pensa che il proprio contributo (anche solo l'1 o 2 euro con l'sms) sia una goccia nel mare è pur sempre vero che il mare è fatto di gocce. se ognuno (ciascuno, tutti!) di noi facesse ogni giorno quel 'di più' probabilmente non ci sarebbero così tante disgrazie (e continuiamo a chiamarle disgrazie nonostante spesso il pensiero e la mano dell'uomo sono i principali responsabili?) di cui disperarsi.
alla prossima

Rossa ha detto...

farsi carico delle disgrazie del mondo è solo una vanità narcisitica che non solo non si fa carico di niente ma porta solo il proprio sè alla ribalta di tutto.
concordo sul fatto che gli altri siamo noi ed è appunto questo che stavo dicendo. per per alcuni la propria quatidianità acquista un valore assoluto, senza possibilità di confronto, e il gesto caritatevole copre solo il senso di colpa ma non appartiene alla sfera della consapevolezza.