
"Ho in me risorse immediate, vorrei dire…
per condurre la mia ricerca, per poter inventare,
per scoprire, con mezzi che sento nel mio intimo,
che da soli hanno la forza di incendiare, di bruciare,
di splendere, come un pensiero, di luce eterna,
e di aprire un varco di luce nella più oscura eternità
del nostro piccolo mondo…Così sento incessantemente
qualcosa di più, qualcosa d’altro, una luce
che dal mio intimo brilla all’infinito…
Sono talmente ricco da essere costretto
a dilapidare ciò che è in me”.
(Egon Schiele, Lettera a Oskar Reichel, settembre 1911).
ho scoperto che Schiele era bello. scaruffato, occhi grandi, fisico snello, fotogenico, sensuale. bello.
ho scoperto che è morto a 28 anni, tre giorni dopo la sua amatissima compagna, ritratta in tutte le posizioni del mondo, incinta di sei mesi, entrambi colpiti dall'influenza spagnola. ho scoperto che Schiele era allievo e grande amico di Klimt e contemporaneo di Freud.
no dico, Klimt e Freud. potrei finire qui il post.
Schiele è potente. la sua immagine è forte. le sue forme deformate sono sensuali, fisicamente prepotenti.
dopo le donne dorate ed evangeliche di Klimt e la psicoanalisi destrutturante di Freud, Schiele riprende le fila del discorso e ritrae donne dalle forme decise eroticamente pregnanti e la sessualità diventa un gioco artistico per parlare del proprio inconscio.
ho scoperto, alla mostra, che "schielen", in tedesco, significa essere strabici, guardare di sottecchi. un destino in un nome. la forma e la deformazione "strabica" delle immagini di Schiele sono l'esito di un percorso nella malinconia del ricordo. non sono immagini leggere, non sono leggiadre, sono gravate dalla vita, dal vissuto, dalla carica della sessualita', dal pensiero della tragicita'. in quei corpi ci sono delle domande, ma, naturalmente, come l'analisi ci insegna, in assenza di risposte.


la mostra di Milano presenta molte foto di Schiele. su alcune mi sono fermata molto affascinata. foto riflesse allo specchio, come in una psicoanalisi, l'immagine di sè si riflette e si riverbera, diversa, su un altro lato. e ho avuto la sensazione che lo stesso accada con le donne dei suoi ritratti osceni.
quelle donne sono lui, sono la sua immagine riflessa. l'altra è lui. azzardo? perchè no, l'arte me ne da il diritto.
guardate le mani dei dipinti di Schiele, sono impressionanti. sono raffigurate in pose contorte, le mani sono aggrovigliate, come i vestiti, le calze, i reggicalze colorati, come le gambe.

guardate le mani di questa foto.

le mani di Schiele sono le mani delle sue donne.
la femminilita' e' un riflesso della sua mente, la sessualita' e' il modo della relazione con l'altro da se', il corpo delle sue donne e' il suo corpo riflesso in uno specchio analitico.

cosi' penso, cosi' ho guardato.
"La conoscenza è un atteggiamento, una passione…
Non è vero che il ricercatore insegue la verità,
è la verità che insegue il ricercatore."
(Robert Musil, L’uomo senza qualità)