
penso che questo film, di Rubini, abbia davvero a che fare con la paura.
la paura e la riconciliazione con quella paura.
un padre guardato con occhi increduli e non compreso, un padre filtrato dalla memoria di un bambino, trasfigurato dalla paura degli spazi ignoti, quelli che non si conoscono.
e poi la scoperta di un'umanità più ingenua di quanto si pensasse, e il ricongiungimento con l'immagine paterna, necessaria, vitale, fiduciosa.
una nuova adesione che consente il passaggio dalla vita alla morte, che guarda oltre l'irruenza e l'ossessione e ritrova la tenerezza necessaria al perdono.
fa bene pensare di essere in sintonia con il proprio passato e sentirci dentro di riflesso. fa bene pensare ai nostri genitori come una parte integrante di noi, come loro dentro di noi, e poi lasciarli andare, per sempre, senza paura.