bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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giovedì 2 luglio 2020

il privilegio dei principi

tre concerti da sogno.
il primo sopra tutti gli altri.

partiamo dalla Casa degli Atellani.
26 giugno anno sfigato 2020
Filarmonica della Scala
(primo grande rientro dopo il silenzio della morte dell'arte musicale)

Programma:
"ENSEMBLE MOZART"
W. A. MOZART - 15 min
Quartetto in fa magg. K370 per Oboe, Violino, Viola e Violoncello Allegro - Adagio - Rondò, Allegro
W. A. MOZART - 15 min
Quartetto in re magg. K285 per Flauto, Violino, Viola e Violoncello
W. A. MOZART - 30 min
Quintetto in la magg. K581 per Clarinetto, 2 Violini, Viola e Violoncello Allegro - Larghetto - Minuetto - Allegretto con Variazioni

Organico:
Violini:Andrea Pecolo, Lucia Zanoni
Viola: Joel Imperial
Violoncello: Gianluca Muzzolon
Flauto: Andrea Manco
Oboe: Fabien Thouand
Clarinetto: Fabrizio Meloni

Percezione:
il  privilegio dei principi.

Stato della memoria:
Indimenticabile

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giovedì 18 aprile 2019

Etty Hillesum nel libretto rosso di Patrizia Laquidara

ieri sera, alla Sala Fontana, la brava Patrizia Laquidara cita, durante il suo concerto, insieme ad altri nomi femminili, Etty Hillesum.
estrae il suo nome da un libretto rosso che porta legato in vita, un gesto inedito e un po' eccentrico che però apprezzo e condivido. anche io sono sempre in giro con un libretto di appunti citazioni e notazioni.
di Etty Hillesum sto giusto leggendo il diario, anni 1941-43.
ebrea olandese, deportata ad Auschwitz e morta nel '43, colta e in terapia con lo psico chirologo Julius Spier, allievo di Jung, Etty è intelligente e generosa. pensa e riflette, cerca la sua strada nel mondo di odio e sterminio in cui è vissuta. e cercarlo lì non è come cercarlo qui, tra agio e raffinatezze. 
scrive:

Lunedì 4 agosto 1941, le due e mezzo di pomeriggio
 S. dice che l'amore per tutti gli uomini è superiore all'amore per un uomo solo: perché l'amore per il singolo è una forma di amore di sé. 
 S. è un uomo maturo di 55 anni, che ha raggiunto questo stadio di amore per tutti gli uomini dopo aver amato molte persone singole, nel corso della sua lunga vita. Io sono una donnetta di 27 anni: anch'io mi porto dentro questo grande amore per tutta l'umanità, eppure mi domando se non continuerò a cercare il mio unico uomo. E mi domando fino a che punto questo sia un limite della donna: fino a che punto cioè si tratti di una tradizione di secoli, da cui la donna si debba affrancare, oppure di una qualità talmente essenziale che una donna farebbe violenza a se stessa se desse il proprio amore a tutta l'umanità invece che a un unico uomo (non sono ancora in grado di concepire una sintesi). Forse, la mancanza di donne importanti nel campo della scienza e dell'arte si spiega così: col fatto che la donna si cerca sempre un uomo solo, a cui trasmette poi tutta la propria conoscenza, calore, amore, capacità creativa. La donna cerca l'uomo e non l’umanità. 
 Non è proprio così semplice, questa questione femminile. A volte, quando vedo per strada una donna bella e ben curata, assolutamente femminile e magari un po' stupida, sono capace di perdere la testa: allora il mio cervello, le mie lotte e sofferenze mi diventano un peso, li sento come qualcosa di brutto e di non femminile e vorrei essere solo bella e stupida, una specie di giocattolo desiderato da un uomo. E’ tipico che io voglia essere sempre desiderata dall'uomo, che la nostra femminilità sia sempre la suprema conferma del nostro essere, mentre si tratta di una dinamica oltremodo primitiva. I sentimenti di amicizia, stima, amore per noi donne in quanto persone sono tutte belle cose - ma in fn dei conti, non vogliamo forse che l'uomo ci desideri come donne? Non riesco quasi a esprimermi, è una questione infinitamente complicata ma è essenziale che ne venga a capo. Forse la vera, la sostanziale emancipazione femminile deve ancora cominciare. Non siamo ancora diventate vere persone, siamo donnicciole. Siamo legate e costrette da tradizioni secolari. Dobbiamo ancora nascere come persone, la donna ha questo grande compito davanti a sé.

cara, carissima Etty, ti voglio bene e mi domando, insieme a te: la vera sostanziale emancipazione femminile è mai cominciata?

giovedì 23 luglio 2015

come si cambia

lago di Como, Cernobbio, Villa Erba.
canta Fiorella Mannoia.
vecchia passione di sempre, interprete meravigliosa di cantautori eccelsi, prima tra tutti Ivano Fossati, mio eterno amore musicale.
il concerto è bellissimo, l'ambiente magico lacustre lo favorisce, ma è tutto merito suo e della sua fantastica band.
la bellezza non sta tanto nella capacità musicale interpretativa, nella voce singolare, unica, nell'esperienza del mestiere, nella professionalità.
la vera bellezza di questo spettacolo è lei.
lei assolutamente lei.
il concerto si snoda sulla sua storia professionale, ripercorre le sue fasi formative, ripropone i suoi amori musicali, gli autori che l'hanno fortemente voluta e ai quali si è generosamente concessa come interprete, presenta la sua nuova esperienza come autrice di canzoni del suo ultimo disco Sud.
ma è lei la meraviglia.
lei è una donna.
una bellezza dominante.
a parte la strepitosa forma fisica di una donna di 60 anni bella come il sole, alta, snella, scattante, agile, quel che folgora è la padronanza di sè.
quel che stordisce, almeno me, è la fortissima sensazione di una condizione non di nascita (quando mai lo è in effetti), ma di faticosa lenta progressiva sudatissima conquista.
la bellezza sta infatti nel suo raccontarsi, nel suo affidarsi e nel suo narrarsi come donna in divenire.
dice lei stessa di alcuni anni fondamentali per la sua trasformazione, la sua liberazione, la sua emancipazione in termini femminili.
l'effetto trascinante sorprendente è che alla fine di brani famosissimi, e tra gli altri C'è tempo di Ivano Fossati, diamante poetico musicale, quel che conclude il concerto è Fiorella Mannoia che balla. 
trascinata dalla musica esaltante della sua band Fiorella balla, balla, balla benissimo, con quella misura che solo la sapiente manovra di sè e del proprio corpo sa dare all'altro consegandoli gioia e liberazione. come dice lei stessa: negli anni della mia liberazione, dell'abbandono dei completi maschili per i vestiti rossi fiammanti, ho liberato me stessa e gli altri, voi, il mio pubblico.
non siamo qui per vederla ballare, ma cantare, eppure la parte più incredibile del suo concerto è vederla regalare agli altri, a me, la conquista del suo mondo e del suo corpo, un messaggio superiore a qualsiasi comizio femminista, a qualsiasi retorica, a qualsiasi parola vestita da confessione.
balla, così bene, così sicura, così misurata, in accordo con la sua altezza le sue gambe la sua faccia le sue braccia le sue espressioni, che mi trasmette un insegnamento di vita. 

«Ho 61 anni e mi sento una bella donna da dieci. Ho scoperto di essere bella a 50 anni e da lì ho iniziato a giocare con la mia femminilità. Prima non ci ho mai riflettuto. E dire che oggi, quando rivedo le foto di quando ero più giovane, dico: ma cavolo, non ero così male, perché non ci pensavo?». Non glielo facevano notare nemmeno gli altri? I suoi uomini? «Ho avuto storie molto lunghe… passati i primi tempi di passione, si traducono in quotidianità. Forse, ora che ci penso, gli uomini con cui sono stata non mi hanno mai fatta sentire così tanto bella, no. Forse da dieci anni a questa parte ho un fidanzato che me lo ricorda». E scoppia in una risata aperta, prima di ammettere che se prima «volevo mi dicessero che ero brava piuttosto che bella, ora mi fa più piacere il contrario… sarà che con la vecchiaia uno rimbambisce…».
Intervista a Fiorella Mannoia di Chiara Maffioletti, Corriere della Sera, 24 giugno 2015

IO NON HO PAURA (dall'album Sud)

Ci penso da lontano da un altro mare
un’altra casa che non sai
la chiamano speranza ma a volte è un modo per dire illusione

Ci penso da lontano e ogni volta è come avvicinarti un po’
per ogni l’anima tagliata l’amore è sangue, futuro e coraggio
A volte sogni di navigare su campi di grano
E nei ritorni quella bellezza resta in una mano
E adesso che non rispondi
fa più rumore nel silenzio il tuo pensiero
E tu da li mi sentirai se grido

Io non ho paura
Io non ho paura
Io non ho paura
Io non ho

Il tempo non ti aspetta
Ferisce questa terra dolce e diffidente
Ed ho imparato a comprendere l’indifferenza che ti cammina accanto
Ma le ho riconosciute in tanti occhi le mie stesse paure
Ed aspettare è quel segreto che vorrei insegnarti
Matura il frutto
il tuo dolore non farà più male e adesso alza lo sguardo
Difendi con l’amore il tuo passato
Ed io da qui ti sentirò vicino

Io non ho paura
Io non ho paura

E poi lasciarti da lontano rinunciare anche ad amare
come se l’amore fosse clandestino
Fermare gli occhi un istante e poi sparare in mezzo al cielo il tuo destino
Per ogni sogno calpestato ogni volta che hai creduto in quel sudore che ora bagna la tua schiena
Abbraccia questo vento e sentirai che il mio respiro è più sereno

Io non ho paura
Di quello che non so capire
Io non ho paura
Di quello che non puoi vedere
Io non ho paura
Di quello che non so spiegare
Di quello che ci cambierà