bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

venerdì 11 novembre 2011

quando non rimane che l'esercizio del potere

non voglio, non posso entrare nei dettagli, nessuno capirebbe, solo chi lavora in un reparto, in un reparto di psichiatria. ma forse nemmeno. infatti oggi mi sono sentita sola.
mi è sembrato di capire lucidamente e quello che ho capito non so se fosse condivisibile.
siccome lucida lo sono raramente, sono emozionata tutta la mia vita, un inferno che mi rende per lo più stupida, se sono lucida per un momento ho il diritto di non parlare e di sentirmi sola come un cane.
la paziente stava male, da giorni settimane mesi. indubbiamente. un chiarore acido che tesse i bruciori d’inferno degli atomi e il conato torbido d’alghe e vermi.
ma la paziente non delirava era presente e lucida, parlava chiaramente, chiedeva chiaramente, vedeva ancora più chiaramente tutte le lacune e le mancanze, le inadempienze e gli errori clamorosi, l'inutilità e le incongruenze.
un ricovero nato sull'inganno, che rompe un'alleanza terapeutica, già fragilissima, tra il medico e il suo paziente e che fa esplodere una rabbia incontenibile: sono stata tradita e questo sistema fa schifo, il reparto fa schifo, voi fate schifo, gli psichiatri sono una merda.
vede subito la mia collega paranoica quanto o più di lei, vede le sue intransigenze e la sua durezza. vede la sua non-cura, la noncuranza e il suo solo bisogno di affermare il suo potere, la squalifica subito: lei, dottoressa, è superba, cattiva, arrogante e non sa parlare con i pazienti. e con lei, quindi, non voglio più parlare. lei non capisce niente.
vede che i medici dell'ospedale non parlano con i medici del territorio: voi non sapete comunicare tra di voi, non sapete nemmeno di cosa stiamo parlando.
la paziente, seppure con le sue modalità impulsive e distruttive che descrivono il suo malessere, ci ha messo tutti in scacco: siamo nudi, impotenti. in sostanza abbiamo sbagliato, questo ricovero è inutile, si deve ricominciare da capo, umilmente, in un posto che non sia qui. oppure qui, se ne siamo capaci, cambiando strategia, atteggiamento, modalità, approccio.
quale medico sa ammettere la propria inadempienza, umilmente? ho sbagliato e la paziente ha solo ragione.
forse un medico non lo sa fare, non è chiamato a farlo, ma uno psichiatra si. psiche è la nostra cultura.
oggi ho assistito a una débâcle, la psichiatria, o forse la medicina in genere, non sa ammettere il proprio errore e quando è in un angolo sa solo esercitare il suo potere. il camice del medico contro la paura del paziente, imporlo e fare scempio di sè.
forse sono lucida, forse sono emozionata come sempre.

6 commenti:

S. ha detto...

è facile cadere in preda alla frustrazione, sopratutto se si crede in ciò che si fa, ma spesso non si possono avere risposte certe per chi vive nel disagio psicologico.
purtroppo la psichiatria è vittima quanto i suoi stessi pazienti di un sistema che non "aiuta" i pazienti.
Non c'è un progredire degli strumenti terapeutici...non c'è ricerca mirata e sopratutto non esistono strategie nuove di approccio.
siamo fermi all'autopia della Legge Basaglia...bellissima e condivisibile, ma mai attuata, anzi ignorata, dimenticata ed adesso con tutti i tagli le prime teste a cadere sono state proprio
le tante situazioni alternative ai ricoveri coatti...che dire? che dirti? mi cadono le braccia...siamo anche sotto ricatto delle multinazionali farmaceutiche e le linee guida sono queste : somministrazioni di farmaci a go-go e nascordere sotto
il tappetto questi matti, che danno tristezza e fastidio, dove tutto deve essere perfettamente integrato.Forza e coraggio Rossa
un abbraccio

monteamaro ha detto...

Dici bene Rossa, forse non è la sola psichiatria a non saper dare una risposta adeguata, e soprattutto umana, ai bisogni dell'uomo.
Fatte salve alcune realtà di aggregazione, e questo vale forse solo per gruppi di automutuoaiuto, per le tante e diverse sofferenze, in ultima analisi è L'Uomo, che non sà dare risposta a sè stesso.
Perchè dietro ogni azione vi è comunque una dinamica umana.
La "Volontà di Potenza" d'altronde,
nasce con l'uomo.
Fortunatamente, non siamo fatti con lo stampino, e c'è sempre un pezzo "difettoso", ed è chiunque senta la necessità di interrogarsi, ma soprattutto di scandalizzarsi davanti all'inedeguatezza dell'uomo... per l'uomo.
In gamba Rossa.

il giardino di enzo ha detto...

Mi sembra di capire che il guaio nasce all'inizio: un ricovero nato sull'inganno.
Quando il danno è iniziale risulta difficile recuperare, specie se si ha a che fare con uomini e donne di spirito pronto ("vedeva ancora più chiaramente tutte le lacune e le mancanze").
Cara Rossa, la tua capacità di soffrire la sofferenza tua e nostra è ammirabile. Ti leggo sempre alla ricerca di un passo successivo, alla scoperta di qualcosa che ancora non sai, per migliorarti e migliorarci tutti.
Sei una donna generosa, e non è poco.
Un sincero saluto e augurio di bene a te.

Rossa ha detto...

Ecco S., non è esattamente questo che volevo raccontare, e non sono troppo d'accordo con quel che dici. il sistema sa anche aiutare i pazienti, i farmci sono inostituibili e necessari, i ricoveri coatti anche, le alternative esistenti. si può lavorare bene, al meglio delle possibilità -a volte drammaticamente limitate- che strutture e leggi e soldi ci danno a disposizione. bene se sappaiamo guardare noi stessi nel momento in cui lavoriamo. se lavoriamo sulla psiche non possiamo esimerci dal saper guardare la nostra.
la mia riflessione è sull'uso disperato e avvilente del potere da parte di un medico, psichiatra in questo caso, che non sa fare appello alla propria capacità di autonalisi e alla possibilità di ammettere l'errore.
credo sia un meccasismo che riguardi tutte le forme professionali che possono esercitare la propria autorità in base a un potere riconosciuto. anche un avvocato, anche un carabimniere, anche un pompiere. nel caso di uno psichiatra però, mi aspetto, proprio esigerei, una capacità riflessiva, auto analitica del proprio operato. magari da un avvocato e da un carabiniere no. ma da uno psichiatra si.

Rossa ha detto...

c'è sempre l'uomo dietro è vero, ma quando si fa questo mestiere non si può essere sprovveduti.si può non avere la risposta, si può sbagliare clamorosamente, ma non si lavora da soli e ci si deve interrogare, continuamente sul proprio operato.
il potere annulla solo il pensiero, in quel momento by-passa la mente. l'ho fatto anche io, quando non so cosa fare esercito il potere di medico. lo abbiamo fatto tutti noi con il camice, tutti.

Rossa ha detto...

sei gentile a scrivere quel che scrivi. mi faccio domande, mi salvo così dall'incompletezza e dalla paura di sbagliare.
si il problema sta all'origine, il ricovero nasce da un inganno e fa crollare la fiducia, già ascarsa, sulla funzione medica. la ragazza, poco meno di trent'anni, ha la visione acuta che a volte hanno i pazienti psichiatrici. vedono e dicono senza vergogna, intuiscono e si inseriscono nell'errore con estrema abilità. è intelligente, ma molto sofferente.
oggi sta meglio, molto meglio, ha ripreso fiducia. un altro medico si è inserito nel rapporto, e ha lavorato su un altro versante. lei ha mantenuto e focalizzato la sua rabbia su una polarità -quel primo medico- ma ha accettato, avendone bisogno, una scappatoia di fiducia su un'altra polarità -un altro medico-. così ha funzionato meglio, ha preso i farmaci, si è calmata la rabbia ditruttiva, ha parlato di sè e si è lasciata curare.
ma il problema di fondo rimane: il medico che ha forzato la mano non ha capito che è la dinamica psichica che ha modificato la possibilità di cura, ovvero l'inseriemento di un altro elemento che la pz ha vissuto come "buono". non lo ammette...è solo il serenase che ha fatto il suo lavoro. questo non basta, non basta secondo me. secondo me, ovviamente.
grazie Paolo.
a presto