bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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domenica 25 aprile 2021

25 aprirle, liberiamoci!



Siamo qui, 14.00-20.00.

Hub Scintille,  nuovo di zecca, enorme,  inaugurato oggi.

Pz fragili e famiglia.  Solo Pfizer, vita facile. 

Non mi fermo più. 

Il mio 25 aprile,  liberazione dal coronavirus.

lunedì 26 ottobre 2020

pandemia che è in me

sono sospesa in attesa del mio verdetto.

è cambiata l'aria, è cambiato perchè ora si la gente si ammala.

amici conoscenti colleghi familiari figli, prima erano solo gli altri, altri lontani, mai conosciuti e che mai conosceremo, andati scremati falciati, ora tocca a noi.

quanti siamo.

la creaura mitica della pandemia entra nelle nostre case e ci parla da vicino, ci suggerisce che ora è diverso, l'aria è cambiata, la storia è cambiata, l'era è finita, la biologia è segnata, il tempo è scandito, il mondo ha virato,

virato?

è diventato virale, si diceva, si dice. il virus è virale e ci infetta i pc e gli smart-phone, è il significante dominante, abbiamo virato, è virale, è veloce, una saetta, ormai mi anticipa. 

ora la sento la pandemia, ora il virus è in me.

cosa mi ha contagiata? cosa mi ha immesso nella storia di questo secolo? un gesto, una dimenticanza, una sporcizia, un giro su me stessa, un eccesso, o una parola?

forse forse una parola mi ha contagiata e mi ha disancorata dal mondo.èlì che mi sono ammalata.

qulcosa, qualcuno, è stato, e voilà, sono nel corpo mitico della storia, 2020.

anni venti del 2000.

niente d grave sto bene aspetto il tampone di rientro ma sento che qualcosa è in me, è come se avessi cambiato sguardo, cambiato età, cambiato ritmo.

la pandemia ha buttato fuori gli anziani i deboli, li ha esclusi dal gioco, ora ha risparmiato me, ma perchè? come mai io sono ancora qui? la mia vità non è ancora abbastanza, ho anocora un residuo possibile, non sono ancora troppo "lunga". vivrò di più e vivrò meglio? oppure il molosso sopra e dentro di me ha cambiato qualcosa per sempre? io non vado veloce quanto il virus sulle ali del digitale, io sono davvero lentissima in confronto.

sono al collasso, sono un'assistita, entro in un'agonia, sono privata di potere e di valore. rimango così o sono destinata a una rinascita a una ricostruzione insieme alla struttura mondo che ripartirà dopo la caduta mondiale cosmica che ci sta rovinando addosso?

perdo salute perdo legami perdo lavoro perdo sostanza, perdo o mi rigenero?

domenica 6 settembre 2020

Requiem di Verdi

 è stato travolgente.

sono riuscita a prenotare i biglietti on line, che odissea, e venerdì sera ero in duomo, che ha fatto la sua porca figura, per ascoltare la messa da Reqiuem di Verdi, diretto da Riccardo Chailly, orchestra e coro del Teatro alla Scala, in onore delle vittime del Covid-19.

c'era Mattarella, e c'era Sala, anche Franceschini e Marta Cartabia. 

ho visto passare la Fracci e ho notato Bolle.

e poi c'ero io, e davanti a me ero prenotati posti con una dicitura "Quirinale", scritta a mano con una grafia antica. si anche io c'ero e ne sono orgogliosa.

è stato bello e scuotente. il coro era distribuito nelle ale laterali, di fianco all'orchestra, credo con grande sforzo per garantire il distanziamento e la riuscita del suono allo stesso tempo. le signore del coro erano vestite di un'eleganza senza pari, le ho poi viste sfrecciare via, al termine del concerto, credo per andare alla Scala, a cambiarsi. l'acustica nella grande nostra chiesa è particolare, l'orchestra si sente a malapena se il coro esulta, ma la pienezza del suono, pervasivo e persistente, ha un effetto di grande coinvolgimento.

sono entrata in chiesa con la luce della sera, il sole al tramonto che penetrava dalle porte del duomo, tutte aperte spalancate per l'occasione.

non so se sono vicina a una conversione mistica, è certo però che qualcosa mi ha toccato, la bellezza del canto, la potenza esplosiva del Dies Irae, la dolcezza del duetto soprano e mezzosoprano Recordare, Jesu Pie, la commozione finale del Libera me. ho visto Chailly veramente provato al termine dell'opera, d'altronde era davvero impossibile non sentire la compassione, la celebrazione della morte nel suo mistero. 






mercoledì 26 agosto 2020

bella coppia, amori miei, zangrillo briatore

si si, mi fanno impazzire. 

che coppia, che uomini, che maschi, che gusto dei soldi e del potere, che animi spavaldi, che autonomia di pensiero, che bravura nel fottere la gente, che abilità nelle diagnosi telefoniche e nel girare indisturbati magari covid positivi (vuoi vedere che magari ha infettato il grande maestro Berlusconi? questo si sarebbe una grande prova di forza, di tenuta delle loro potentissime palle), nel denigrare colleghi e virologi, nel sostenere che è solo il denaro a far girare l'economia. insomma, il mio re briatore del lustro e del denaro lo ha ben detto, la gismondi (che poi è gismondo ma vabbè dai cosa ne può sapere lui di queste cazzate di medici e ospedali) non produce denaro quindi è una nullità.

(che poi a dirla tutta, la gismondo è proprio bella confusa, è una dalla tua parte, una che non ne ha imbroccata una dal primo giorno, ricordate? quanto allarmismo per un virus che causa niente più di un'influenza?, una che sta dalla tua parte briatore mio, che dice che le disco vanno tenute aperte!! capisci?? hai toppato amore mio, lei ti ama come me, lei dice che hai ragione tu, chiedile scusa e mandale un cristal bello ghiacciato, dai su...)

la sanità non produce denaro, allora cosa facciamo? la facciamo sparire? mica faranno sparire il tuo letto stella del mio cuore! un bel modo di ragionare del mio bellissimo leone ora ora ricoverato, ma per prostatite sia chiaro, è in attesa di tampone (ma come mai? lo hanno già fatto a berlusconi, vuoi vedere che me lo hanno discriminato e il suo tampone è più lento di quello del grande maestro??), con i "venti che corrono in sardegna", i venti causati dalla sua flatulenza? ma no dai, lui è puro come un giglio, non scherziamo. 

che bella Italia.

che maschi, e che belle donne intorno a loro (donne? santanchè, lei lei, dico lei)

come dimostra la esemplare e splendente situazione briatore, quando ci sono di mezzo troppi soldi, troppi guadagni, troppa risonanza mediatica si smette di fare i medici. e cosa ce ne facciamo dei medici noi? zangrillo forse non si ricorda cos'è l'etica professionale, se briatore ha il covid come 63 dei suoi dipendenti e lo sta coprendo per questioni di compiacenza e lo ricovera in reparto no covid a pagamento per evitare grane con le loro affermazioni avventate sul coronavirus, la professione è finita e si diventa degli schiavi, del soldo e del potere. schiavi si ma ricchi, cosa conta di più? facciamoli girare 'sti soldi, anche in sanità, camici e corruzione, altrimenti che cazzo ci sta a fare il servizio sanitario?

ma io amo questa gente: l'amica, è una donna così dicono, dopo affermazioni come "non ci sono prove scientifiche che le discoteche causino malattia COVID 19" e la mia disco rimane aperta, ballate, ballate gente, godete godete, si affretta nel sostenere la prostatite. di che covid andate mai delirando? che gente di merda siete tutti, lei è amica sua e lui ha la prostatite, glielo ha appena detto al telefono, gioia santa. insomma, ne va del buon nome di tutta la combriccola, se quel genio di arroganza, ma no amore mio, di nome briatore dovesse avere il covid come 63 dei suoi dipendenti, ah che guaio mio cuore, che bel guaio, non è che magari indagano su di te? e tutti quelli come te? sul focolaio sardegna originato dalle disco infoiate di pariolini scatenati? ne avevano diritto no? si può negare il diritto al godimento? si può negare il diritto di spendere le vagonate di soldi non spese prima? si può dire quest'estate state buoni? niente disco alcool e cocaina party? ma no, dai godete, ammassatevi, e spargete il vostro virus in giro per l'Italia. siate generosi!

ma senza sensi di colpa. colpa? roba obsoleta, roba freudiana, fuori moda. peccatori? quali peccatori? ma no è in crisi mistica povera donna, ne ha passate tante con il suo allenatore e pure lei aveva diritto di godere, senza colpa. anzi, le colpe le copriamo con gesti compiacenti tipo prostatite ricoveri covid in reparti no covid (e qui si che dio ce la mandi buona che non si propaghi in ospedale), diagnosi telefoniche e via libera: vogliamo fare storie per un raffreddore?? una tachipirina e via. per aver girato con un sospetto di diagnosi non diagnosticato al telefono dal più figo dei medici vip? che importa se tutti gli altri del suo stellare billionare sono contagiati? se lui ha la febbre potrà pur fare quel cazzo che gli pare con tutti i soldi che ha!

certo qualcun altro si starà cagando sotto, gli amichetti vari oltre ai berlusconi, vuoi veder che se la sono presa tutti in compagnia, bella compagnia eh, tutti alla pari...ma non tiriamogliela, poveretti. ci sarà posto per tutti al San Raffaele reparto solventi? santo santo santo Raffaele prega per loro. 

la colpa è vostra che siete dei poveri pezzenti.

la colpa è vostra che non producete denaro.

la colpa è vostra se il suo coronavirus è diverso dal vostro che crepate in solitudine.

sia chiaro, il suo è dorato e produce denaro, lui paga per il suo covid e questo gli da diritto a TUTTO.

bello, amore mio, bello come il paradiso che ci attende.


mercoledì 19 agosto 2020

Musei Vaticani, li chiudiamo?

le discoteche le hanno chiuse e vivaddio, caso mai domandiamoci perché mai aprile.

anche i concerti all'aperto, di geni accertati come la lamborghini o certi dj, sono stati concessi ma la domanda è: quando vedi, tu esimio rappresentante della categoria dello spettacolo, l'effetto nefasto che hai sulla gente accalcata senza protezione, un dubbio ti viene?

io che vado ai musei Vaticani, e non in forma privata a 4.000 euro con selfie su quel povero giudizio universale che fa da cartellone pubblicitario ai  traffici commerciali della Ferragni , e mi affretto perché mi informano all'atto di acquisto dei biglietti di 10 posti per ogni entrata e poi mi ritrovo all'entrata con almeno, dico almeno, 30 persone ogni 15 minuti, esclusi i gruppi peraltro numerosissimi di americani e francesi (??), io mi domando: i musei Vaticani li chiudiamo o no?

saremo stati almeno, dico almeno, 20 persone in ogni sala di Raffaello, accalcati come sardine, e nella Cappella Sistina, per carità vietate le foto!, ci sarà stata più gente che in chiesa a Pasqua. 

non che avessi dubbi, ma il Vaticano è una fabbrica per soldi, un commercio di denaro e non un luogo di anime. la fede non entra in San Pietro, e nemmeno tra le pieghe possenti dei corpi di Michelangelo, piuttosto si respira aria di potere, di potenza, di dominio. l'estasi cristiana è finita molto presto, ultima traccia nelle chiese cistercensi, qualche annetto prima. 

mercoledì 29 luglio 2020

milanesiana brutta gente

una serata così brutta non la passavo da sempre.
ho resistito anche troppo, ma ho aspettato fino a che ho potuto che qualcosa si raddrizzasse, ma niente da fare.
una serata orrore, dell'orrore, nell'orrore, non saprei da cosa cominciare.
se penso alle parole dell'incipit di Saviano potrei certamente dire che Bernard-Henri Levy mi ha fatto pensare all'uso di cocaina, sommerso, ma diffusissimo.
lo stato di esaltazione messianica cristologica a cui ho purtroppo assistito lunedì sera mi ha fatto pensare a una sniffata pesante.
il discorso alla Milanesiana è stato irricevibile, una serie ripetuta di calci sugli stinchi, uno stato di emanazione delirante perpetuo con una dizione teatrale enfatica senza sosta, un'immersione senza fine di incisi, uno dopo l'altro, tra virgole e tra parentesi, peraltro tradotte su una striscia passante che mi ha fatto temere di finire preda di una crisi epilettica causa nistagmo ripetuto, inferto come una tortura da questa voce altisonante narcisistica autoriferita inarrestabile.
un vomitatoio senza senso di parole, una crisi bulimica, con abbuffata e vomito ripetuto, cui ho patologicamente assistito in diretta.
cosa ha detto ? non lo so, si sentiva solo l'eco della sua imitazione divina inneggiante l'apocalisse.
il peggio?
o forse l'apparizione di Bocelli? mai mi è piaciuto, mai, e dopo lunedì sera posso inserirlo definitivamente tra le persone a me sgradite. si aggira rigorosamente senza mascherina, ma questo merita un paragrafo a parte, e sostiene di essere vittima di cattive interpretazioni della sua buone parole, si definisce ottimista, mica negazionista. certo se però afferma che lui di persone in rianimazione non ne ha conosciute (e quindi vale il concetto che solo se vedo ci credo, come Tommaso, o forse solo se ci finisco in rianimazione ci credo, altrimenti mica è vero, mica mi fate fesso con queste fandonie) e che per lui la reclusione in emergenza è stata umiliante e offensiva (povero cucciolo) e che quindi si sia trovato costretto a violarla, beh insomma, forse ti esponi a qualche interpretazione malevola, cosa ne dici eccelso immenso cantante de noartri?
ma non cantava in piazza Duomo a Milano contrito e asceso all'enfasi mistica della condivisione?
vuoi vedere, ma dai?, che è stata solo una gran posa mediatica propagandistica e ben pagata ma, sotto sotto, siete tutti dei coglioni e io me ne frego di questa invenzione mediatica del covid e mi ritengo autorizzato, poiché violato e abusato nella mia immensa persona, a fare quel cazzo che mi pare?
e mica se lo tiene per sé, l'eccelso, si ritiene autorizzato a dirlo al mondo, che è un omuncolo qualunque, malato di autoreferenzialità che vede la violazione del suo diritto come offensiva della sua dignità.
eterna vergogna a noi.
cretino oltre che tracotante e presuntuoso, divinamente presuntuoso, ovvio.
ma l'eccelso fa parte di una cricca piuttosto vasta, che vede come al solito l'homo salviniano in testa nel cavalcare l'ultima ipotesi populista possibile, ovvero che il covid (errore grossolano pure questo, il covid, o meglio, la covid, è il nome della malattia, coronavirus desease, mentre è sars cov 2 il nome del virus, o, ormai confidenzialmente, coronavirus o corona per gli amici) non sia più circolante.
la bella schiera di fieri portatori della buona novella era tutta lì, alla milanesiana, lunedì sera, ove pure pascolava, stranamente senza le forze dell'ordine a contenerlo, l'altro esimio rappresentante degli omuncoli, ovvero vittorio sgarbi. ma nemmeno la famigerata osannata sorella sembrava farsi problemi di protezione con la mascherina, altra buona rappresentante di quella convenienza furba bugiarda e compiacente che la vede dire che QUESTA MILANESIANA E' STATA ORGANIZZATA NEL PIENO RISPETTO DELLE NORMATIVE DI SICUREZZA (grazie e salve a te o regina), salvo poi fottersene ampiamente e girare indisturbata, lei e la sua corte, senza alcuna protezione, tutti ammassati per le foto di rito. 
mi è toccato pure il nuovo direttore di Repubblica, maurizio molinari, che, anche lui fiero portatore della buona novella e leonino espositore della sua dentatura senza se e senza ma, ha citato l'Ucraina, non chiedetemi perchè, pure sbagliando clamorosamente la sua pronuncia. direttore de La Repubblica, mica l'ultimo galoppino con la licenza elementare.
ovvio, tutti gli operatori, di Palazzo Reale e giornalisti e cameramen le portavano, le mascherine, gli sgarbi brothers bocelli e moglie levy e belle signore e altri cazzi vari, nemmeno l'ombra di una velatura.
fieri portatori, di virus?, ah no, dell'ipotesi del definitivo debellamento del morbo che ci è costato 35 mila morti.
o no?
qualcuno li ha visti 'sti morti di cui si ciancia?

venerdì 19 giugno 2020

ritorno a TEATRO

sono tornata, si
ero al Piccolo, si
Teatro Grassi si
dentro, non nel chistro, si
minacciava pioggia si
si trattava di Massini e Jannacci, Paolo, si
Storie, il titolo del monologo, si
(solo monologhi, si, ovvio)
meglio Jannacci di Massini, si
le storie raccontate?
si, insomma
distanze rispettate?
si, insomma, tranne le signore
signore che si assembrano per dirsi cose, e nessuno dice loro di rispettare le distanze visto che siamo entrati seguendo percorsi rigidissimi ma poi si sbraca al primo pettegolezzo, e ripetono le stesse cose a tutte le persone che, assembrandosi, incontrano
ma ero a Teatro, la prima del Piccolo, la prima.
e io c'ero.
Felice?
si.

mercoledì 17 giugno 2020

compiacenza

vorrei conoscere e parlare con i medici che redigono le decine, centinaia di certificati medici falsi e compiacenti alle decine, centinaia di insegnanti cialtroni e spregevoli che si rifiutano, peraltro ogni anno ma quest'anno siamo al top, di fare il loro dovere nelle commissioni di maturità.
medici eroi e medici vigliacchi?
ovviamente no.
è una questione di decenza, dice Camus nella Peste.
è una questione di fare il proprio lavoro oppure dimenticarsene.
ma la compiacenza colpevole mi fa veramente orrore, è un doppio scambio di disonestà umana e culturale.

venerdì 29 maggio 2020

il cielo estivo, le strade che scolorivano sotto le tinte della polvere e della noia, avevano il medesimo significato minaccioso del centinaio di morti di cui ogni giorno si appesantiva la città

Cominciarono i calori, si era ormai alla fine del mese di giugno. Il giorno dopo le piogge tardive che avevano contraddistinto la domenica della predica, l’estate scoppiò di colpo nel cielo e al di sopra delle case. Un gran vento si levò e soffiò torrido per un giorno, asciugando i muri. Dal sole immoto, flutti ininterrotti di caldo e di luce inondarono la città per tutta la giornata. All’infuori delle strade ad archi e degli appartamenti, sembrava che non ci fosse un solo punto della città sottratto al più accecante riverbero. Il sole perseguitava i nostri concittadini in tutti gli angoli di strada, e se si fermavano, allora li colpiva. Siccome questi primi calori coincisero con un vertiginoso aumento del numero delle vittime, che si contarono a quasi settecento per settimana, una sorta d’abbattimento s’impadronì della città. Nei sobborghi, tra le vie piatte e le case con terrazza, l’animazione calò, e nel quartiere in cui la gente viveva sempre sull’uscio, tutte le porte erano chiuse e le persiane serrate, senza che si potesse sapere se in tal modo ci si voleva proteggere dalla peste o dal sole. Da alcune case, tuttavia, uscivano dei gemiti. Prima, quando accadeva questo, si vedevano sovente dei curiosi in ascolto nella strada; ma dopo quei lunghi allarmi sembrava che il cuore di ciascuno si fosse indurito e tutti camminavano o vivevano accanto ai lamenti come se fossero stati il naturale linguaggio degli uomini.  
I tumulti alle porte, durante i quali i gendarmi avevano dovuto far uso delle armi, crearono una sorda agitazione. C’erano stati certamente dei feriti, ma si parlava di morti in città, e tutto si esagerava a causa del caldo e della peste. È vero, in ogni caso, che il malcontento non cessava di crescere, che le nostre autorità avevano temuto il peggio e prospettato seriamente le misure da prendere nel caso che la popolazione, tenuta sotto il flagello, fosse giunta alla rivolta. I giornali pubblicarono decreti che rinnovarono il divieto di uscire e minacciavano di prigione i contravventori. Le pattuglie percorsero la città; sovente, nelle vie deserte e surriscaldate si vedevano venire, preannunciate dal rumore degli zoccoli sul selciato, le guardie a cavallo, che passavano tra due file di finestre chiuse. Di tanto in tanto echeggiavano le fucilate di squadre speciali incaricate, con recente ordinanza, di uccidere i cani e i gatti che avrebbero potuto trasmettere le pulci. Le secche detonazioni contribuivano a mettere nella città un’aria d’allarme. 
Nel caldo e nel silenzio, e per il cuore atterrito dei nostri concittadini, tutto assumeva, d’altronde, una maggiore importanza. I colori del cielo e gli odori della terra, determinati dal passaggio delle stagioni, erano per la prima volta sensibili a tutti. Ciascuno capiva con spavento che i calori avrebbero favorito il contagio e, nello stesso tempo, ciascuno vedeva che l’estate si stabiliva. Il grido dei rondoni diventava più flebile sopra la città; non era più commisurato a quei crepuscoli di giugno che allontanano l’orizzonte nel nostro paese. I fiori sui mercati non arrivavano più in boccio, erano ormai aperti, e dopo la vendita della mattina i loro petali coprivano qua e là i marciapiedi polverosi. Si vedeva chiaramente che la primavera si era estenuata, prodigata nelle migliaia di fiori sbocciati tutto all’intorno e che stava adesso per assopirsi, schiacciata lentamente sotto il duplice peso della peste e del caldo. Per tutti i nostri concittadini, il cielo estivo, le strade che scolorivano sotto le tinte della polvere e della noia, avevano il medesimo significato minaccioso del centinaio di morti di cui ogni giorno si appesantiva la città. Il sole incessante, le ore dedicate al sonno e alle vacanze, non invitavano più come prima alle feste dell’acqua e della carne; suonavano vuote, invece, nella città chiusa e silenziosa; avevano perduto il metallico splendore delle stagioni felici. Il sole della peste stingeva tutti i colori e fugava ogni gioia.

Albert Camus
La peste

giovedì 28 maggio 2020

l'ultimo giorno

ma si, certo, l'ultimo giorno di scuola, in quinta elementare, o in terza media, a maggior ragione nell'ultimo anno di scuola superiore, è un giorno da ricordare.
sebbene io non lo ricordi affatto.
ricordo la maturità, certo, è stampata nella memoria, e nell'inconscio, mi viene spesso a trovare di notte.
motivo per cui è irrinunciabile, la maturità.
e se qualcuno l'ha cancellata, Gran Bretagna e Olanda, avrà avuto, immagino, i suoi seri motivi.
ma leggo questi accorati appelli di editorialisti del Corriere, Paolo di Stefano e Massimo Gramellini, che proprio non ce la fanno, a rinunciare a questo giorno, e si rivolgono alle autorità, rievocando traumi dell'infanzia o toni sarcastici, per permettere il compiersi di questo fatidico ultimo giorno, nei parchi, quindi non a scuola, nei cortili, ovunque, basta che si faccia.
anche qui, mi dico, avranno i loro reconditi personali motivi, probabilmente anche semplicemente quello di avere un figlio in età scolare, per pensare che, in fondo, se si consente un happy hour si potrà ben fare un Ultimo Giorno.
ma quel che colpisce me, per come sono abituata ormai a ragionare sulle cose del mondo, quel che mi colpisce, e mi preoccupa, è questa impossibilità del mondo adulto di poter anche solo accettare per un attimo la frustrazione nel mondo infantile, o adolescenziale.
i nostri figli non possono soffrire.
non possono.
il rischio, della sofferenza e frustrazione, è di traumi irrisolvibili nell'età adulta, dicono.
se togliamo l'ultimo giorno di scuola come mai ne verranno fuori?
come faranno senza quella gioia?
come possiamo infliggere loro una rinuncia?
e che rinuncia!!
amici, abbracci, gavettoni, urla, saluti, allegria.
posso io adulto, sebbene cosciente più di loro dei rischi attuali, farmi carico di dire NO, non si fa, non si può, dovrai tollerare questa profondissima perdita?
no, oggi gli adulti non possono, padri madri si affannano nel fornire esistenze sempre felici mai macchiate dall'infamia della rinuncia, della frustrazione, della perdita, dell'insuccesso, del fallimento.
i nostri figli devono sempre essere felici.
altrimenti, io, "adulto", ne muoio.
perché mai farmi carico -se poi è necessario farlo e non credo- della loro infelicità mi è letteralmente impossibile.
da dove cominciare?

niente di nuovo

i fiori più fotografati in città
ma speciali per me
come per ognuno che li ha
trovati
o
ritrovati
in questa splendente crudele primavera
in cui
il bosco è verticale
ma
il prato ancora sorprendentemente orizzontale
c'è speranza allora

lunedì 25 maggio 2020

fare vuoto

credo di aver capito cosa mi ha reso felice.
sono stata bene, benissimo.
ho goduto di buona salute, il mio corpo è tornato silente.
a breve, da lunedì scorso, il corpo di nuovo parla, la schiena grida, lo stomaco brucia, il risveglio si affretta, prima del tempo.
io sono stata bene, sulla mia nave.
io non ho più sentito il bisogno.
questa è la differenza.
il bisogno si è annullato, tacitato, perchè è scomparso.
non ho avuto bisogno di nulla, e la mia vita si è pacificata.
né di oggetti, né di affetti, né di pieno.
son rimasta nel vuoto, senza riempirlo troppo
e non ho sentito il bisogno degli altri su di me.
la pressione della voce richiedente dell'altro si è smorzata, non è scomparsa, ho lavorato, ma si è rarefatta.
e io ho respirato, facendo yoga, anche, ho respirato.
ascoltavo una bella lezione di Marcello Ghilardi, filosofo, insegnante di estetica, esperto di oriente, alla rinata casa degli artisti.
fare vuoto.
si, fare vuoto.
perchè nella cultura cinese non appare l'angoscia o il dolore per il vuoto.
appare per il troppo pieno.
nella tradizione occidentale il termine "vuoto" ha in genere indicato qualcosa di non esistente, o ciò che - contrapponendosi al pieno - è inerte, privo di efficacia. in Cina e in Giappone invece le tradizioni taoista e buddhista hanno conferito al vuoto (wu in cinese, mu in giapponese) un valore positivo e attivo, come matrice di ogni compossibilità, luogo di relazione e di generazione.
il mio vuoto è stato assenza di bisogno e ho navigato bene in questo mare.
ecco, ora è già finito e io sento forte la nostalgia.

mercoledì 20 maggio 2020

Living liqueurs & delights















insomma, c'è proprio da ben sperare, tra liquori e delizie.
scampati al contagio nella fase acuta la gente sfida il corona ansiosissima di riprendersi a buon diritto il suo godimento liquido in una dimensione non proprio letteralmente a distanza di un metro (o erano 2? ma no forse 4...)
brindiamo alla salute dell'anziana signora che si espone a un rischio quadruplicato in uno spazio angusto tra gente diciamo leggera e irresponsabile, al contempo coraggiosa, che, di fronte a tavolini che rasentano lo struscio, non alza i tacchi e saluta cortesemente il padrone che serve ai tavoli augurandogli meritate future fortune, ma si appresta contenta con grandi sospiri di sollievo a inneggiare: ce l'abbiamo fatta!
prosit, cento di questi giorni.
le immagini di ieri di giovani napoletani palermitani padovani e bolognesi, ma non giovanissimi, diciamo 30enni, scanzonatissimi e furbissimi che si accalcano felici di aver finalmente vestito i loro travestimenti di gaudenti alcolici e di aver raggiunto l'agognata meta vitale di successo del bancone del bar destano preoccupazione ma di certo non stupiscono più di tanto.
direi invece che la foto del gruppetto di audaci attempati nel bel aerato spazioso a regola locale dell'arco della pace di Milano personalmente mi interroga molto di più.
e la domanda è :
ma le signore come possono presentarsi alle divoranti e seduttive fauci del corona senza essere ancora passate dal parrucchiere per tinta e piega?

P.S. una nota di merito alla tintoria di fiducia del gestore, accorto, del locale di cui sopra che con estrema tenacia, lava e rilava, lava e rilava le 7 e oltre camicie sudate nella fatica di mettere a norma il suo delightful luogo di ritrovo.

venerdì 15 maggio 2020

tutto, dentro o fuori, sempre tutto

c'è un'inerzia, credo comune, alla ripresa.
ce ne siamo lamentati in molti ma la chiusura domestica è stata per molti una salvezza o un ritrovarsi.
ieri, dopo mesi di sola tangenziale milano-cologno e ritorno, ho cambiato strada.
ho rifatto quello che ho fatto per anni, di ritorno dal cps passaggio a milano per commissioni.
ieri ho infranto il rito del rientro velocissimo in tempi di chiusura per pandemia, in cui il bisogno di tornare subito a casa era diventato una necessità e sono andata da Eataly.
una botta di vita, lo so.
sono passata da una sfolgorante biblioteca degli alberi. sono arrivata senza traffico, nemmeno ai semafori, ho parcheggiato agevolmente, sono entrata nell'edificio senza fare coda, dentro gli spazi sono stati adattati, ampliati, c'era decisamente poca gente.
apparentemente era tutto come sempre, la città è quella, la strada immodificata, gli spazi verdi riconoscibili e Eataly non si è spostato, quel che ho comprato è quello che acquisto di solito.
eppure niente era come prima e io ho provato una percezione di spaesamento.
ero nel solito posto ma non ero lì.
ma credo che io volessi fortemente che non fosse la stessa cosa. 
ho avuto la sensazione di non avere tempo, che stavo sprecando tempo, che avrei fatto tardi, perchè dovevo tornare a casa e il tempo passava. pensavo: non ce la faccio. cosa? cosa non riesco a fare? TUTTO.
faccio notare che io ho corso tutta la vita e ho il fiatone ancora adesso per quanto ho corso.
ho lavorato scritto e letto e mi sono aggiornata cresciuto dei figli andata a cinema teatri concerti conferenze mostre e a tutti gli eventi milanesi da Mito settembre in musica alla art week. per anni.
ebbene si, penso che non ce la faccio più a fare tutto.
lo penso ora e poi ricomincerò a farlo?
non lo so perchè il timore di non farcela che ho ora potrebbe svanire e potrei non avere più paura di affannarmi.
mi è piaciuto svegliarmi alle 5 perchè gli uccelli cantavano così forte nel silenzio della città muta da risultarmi assordanti, paradisiacamente assordanti.
e ieri ho sentito il temporale con una forza così scuotente che ho pensato che sarebbe venuta giù la casa. mi sono svegliata di continuo, forse non volevo perdermela sta sfuriata della natura.
forse passo semplicemente da un'ossessione a un'altra, da quella di fare tutto fuori a quella di non perdere niente dentro, ma pur sempre di controllo si tratta.
tutto, dentro o fuori, pur sempre tutto.

venerdì 8 maggio 2020

8 maggio

Brusaferro menagramo? scrive Gramellini.
dott Gallo fuori controllo? si legge in giro.
reazione isterica? si sente alla radio.
i medici hanno stufato?
i ristoratori vogliono aprire?
le estetiste rimettere mano agli attrezzi?
siamo sicuri?
io vedo cose da paura.
parchi darsena e navigli in stato di delirio. 
bar già spudoratamente aperti.
avvicinamenti vertiginosi, a volte penso: adesso mi bacia, e non a un metro e mezzo di distanza, ma con schiocco.
tanti, davvero tanti senza mascherina, spostata in ogni angolo del corpo, per lo più usata come mentoniera.
ma ne suggerirei l'uso come sospensorio per i testicoli.
la mettiamo direttamente lì, così garantiamo un costante rimaneggiamento delle palle, ce le tocchiamo cento volte al giorno, così come vedo fare con la mascherina degradandone l'uso a tovagliolo per il sugo di pomodoro, e facciamo gli scongiuri.

è già successo no? il 7 marzo. Milano non si ferma, tutti fuori, e vai con il contagio peggiore di tutta l'Europa.
le case già ci mancano.
già avvertiamo nostalgia della muratura viva.
già stufi dopo 4 giorni di lavoro.
abbiamo voglia di vedere risalire la curva.
e di sovvenzioni dallo stato.
le vacanze? noo, meglio il balcone e i canti della resistenza.
si sa, viviamo al di là del principio di piacere.
all'uomo piace soffrire, gode del male, per potersene lamentare. 
fuma non nonostante faccia male, ma perchè fa male.
(altra immagine epica è quella del soggetto con mascherina che la abbassa e furbamente fuma. 
con doppia esposizione al piacere, al godimento della morte, sebbene avviserei il malcapitato che ha molte più probabilità di morire per cancro al polmone che di coronavirus).

ai medici ed esperti epidemiologici la corona (ooops) già tragicamente indossata da Cassandra (mia eroina).
ai politici la fermezza responsabile delle decisioni (fermezza? ma no, anticipiamo, spingono i Matteo-coglioni e cedono i Giuseppi-centrici, così è ancora troppo poco).

aggiungerei, dopo questa profezia di sventura, un invito alla speranza, che non ripongo negli uomini ma nell'adattamento ambientale del virus, che magari, tessssoro, abbia "capito" (non pensa ma evolve) che è meglio convivere con l'uomo, come ha fatto con il pipistrello, piuttosto che ammazzarlo.
se lo ammmmmazzzzzza muoreeeee. se lo grazia, sopravvive.
e questo fa il virus, ci usa per vivere.

buon fine settimana a tutti.

giovedì 7 maggio 2020

4 maggio

il 5 era già famoso.
il 4 lo è dal 2020.
quello che noto dalla mia finestra:
le voci dei bambini, sono rinati,
i rumori di sottofondo del lavoro, sono ripartiti.

il flusso di macchine è quadruplicato in tangenziale e, lo devo dire, ho avvertito una stretta al cuore.
di ciò che è ripartito qualcosa mi restituisce una percezione di stritolamento senza speranza.
un meccanismo vorticoso mi sta trascinando di nuovo verso il movimento afinalistico delle nostre vite, di cui non solo ho fatto a meno volentieri, ma ho vagheggiato potesse tornare mai più.



lunedì 4 maggio 2020

dieci righe mentre non morivo

molte campane, non mi dispiacciono, invece non mi piacciono i richiami religiosi dall'altoparlante.
non ho chiesto di sentire la voce di dio.
molte ambulanze, ma sempre meno.
nulla mi da più gioia del mio balconcino fiorito e del sole che inonda la stanza.
sono pronta per la pensione, posso smettere di lavorare adesso.
non sarò più quella di prima? non dovrò più esserlo, forse nemmeno potrò. il ritmo del mio respiro è diventato più importante, non credo di volerlo accelerare di nuovo, non credo. nemmeno Milano potrà, e io con la mia città.
e la mià città con il resto del mondo.
la mia specie è in me, come dice Mariangela Gualtieri, io la conservo in me. se mi conservo, se mi tutelo, tutelo tutti, io sono tutti.
chi era generoso, generoso è rimasto e forse anche si è espresso, chi era meschino, lo sarà stato anche in questa occasione.
io, come sempre, avrei voluto essere generosa, forse avrei voluto essere qualcosa, ma non lo sono stata. come sempre non posso essere ciò a cui aspiro. ho fatto domanda in Regione Lombardia, e in Protezione Civile, avrei voluto, con paura, andare a fare quel medico che non sono, ma non mi hanno chiamata. come sempre ho un buon motivo per non essere ciò che dovrei, vorrei. come sempre non accade. e come sempre non è ciò che non accade la causa del non accadere. la causa è in me.
niente di nuovo. diventa ciò che sei.
non vorrei sentire ciò che sento dai miei figli, ma è inutile, non saranno mai ciò che mi aspetto. non ci somigliamo, a volte non ci piacciamo. se ne vanno, è giusto così. rimarrà solo il bene.
non mi piacciono i "speriamo", i "vediamo", i "aspettiamo", espressione passiva del futuro che incombe. come racconta Galimberti il cristianesimo ci ha insegnato, per sempre, che il passato è male, il presente è attesa, il futuro migliore.
il futuro non è migliore, il futuro è adesso, non possiamo sperare vedere aspettare che sia qualcosa. 
la vita non è garantita, il futuro non è garantito. lo avremo capito?
non mi piace ascoltare Bertallot, per quanto bravo DJ e bella la sua trasmissione Fiesta Immobile, che la reazione è stata isterica. abbiamo esagerato? ce lo siamo inventato? abbiamo messo in scena la mancanza? abbiamo inscenato l'insanità? lo possiamo dire, con arroganza e presupponenza, noi che siamo vivi, e non mi piace.
la natura non ha anima, non si vendica, non fa ritorsioni. la natura è, noi siamo parte della natura, esseri intelligenti all'interno della natura, insieme a molti altri, virus compresi. andiamo veloci e costruiamo il mondo in nostra funzione. l'uomo è diventato cultura, e il mondo costruito è troppo veloce, più veloce di noi, la nostra evoluzione non è al passo con il mondo che abbiamo costruito, siamo rimasti evolutivamente indietro. la natura non ci aspetta. la natura è. la natura vince sulla nostra fretta, detta il ritmo. la natura canta ogni mattina alle 5, nell'ora blu, la natura cresce sul mio piccolo davanzale. 

venerdì 17 aprile 2020

Portrait, Wayne McGregor


di questi tempi si può avere molto dal web, io ho sentito fantastici concerti di retti da Abbado, Von Karajan e Muti dei Berliner Philarmoniker, visto spettacoli teatrali vecchi e nuovi, goduto di film fantastici di Kubrick, Wells, Chaplin, Coppola che magari non avrei mai visto altrimenti sempre tesa verso le ultime uscite al cinema, fatto giri virtuali tra mostre e musei, approfittato di spettacoli online della mia amatissima Scala, ho guardato tutti i balletti disponibili, ascoltato il Trovatore e anche Maria Stuarda.
non mi sono fatta mancare nemmeno il balletto di Monaco.
Bayerisches Staatsballett.
bei nomi, belle composizioni di parole, i tedeschi.
nello specifico: Portrait di Wayne McGregor.
una festa.
una baldoria.
in tre parti.
il primo, Kairos, su musiche di Vivaldi, le Quattro Stagioni, è una cuccagna.
strepitoso.
certo, la musica fa tre quarti del tutto.
ballare sui violini di Vivaldi è una partita vinta in partenza, ma il coreografo, e il corpo di ballo di Monaco, mi sono sembrati all'altezza.
(si, faccio la sborona, Vivaldi è una medaglia d'oro sul petto dell'Italia)
il secondo, Sunyata, mi ha lasciato indifferente, (anche perchè la musica mi ha raggelato).
il terzo, Bordelands, acido e vibrante, mi è piaciuto.

andate e godete, è per tutti.



Borderlands.

domenica 12 aprile 2020

pasqua

c'è qualcosa di veramente sacro, umanamente sacro, in questa pasqua così modesta umile silenziosa deserta provata sacrificata carica di morte e di solitudine, per la prima volta nella mia vita sento che pasqua significa qualcosa, per me, per tutti

mercoledì 1 aprile 2020

voglio la dittatura cinese

voglio il comunismo cinese
voglio i carri armati
i cyborg
i droni
la corte marziale

Il minaccioso non si avvicina, esso ci è già, è così vicino che ci opprime e ci mozza il fiato, ma non è in nessun luogo. Esso è ovunque” (Heidegger, 1927). 

chiede io mio amico marco:
qui chiusi in macro-zone rosse piene di virus e psico-virus come facciamo? 
soluzioni finali che sradicano il male cioè il virus. i cinesi prima ci hanno mostrato questa soluzione. 
pure i coreani, dopo. controllo degli spostamenti umani con la localizzazione degli smartphone, utilizzo delle informazioni presenti su chat e social network, caschi indossati dai militari in grado di riconoscere i volti e dotati di dispositivi per rilevare la temperatura, robot per le strade con funzione di monitoraggio sociale, a telecamere Ovunque, a banche dati a disposizione per incrociare dati sensibili hanno controllato e battuto il virus. una parte primordiale e terrorizzata di me esige tutto ciò. una mia parte pretende il controllo “mortifero” sulla pericolosa vita-vera. anch’io voglio essere un Post-Umano quantificato e sanificato una volta per tutte. 

io non lo so, se voglio essere un post-umano.
ma certamente voglio che vengano fermati
il footing
le passeggiate dei bambini con i genitori
(ma si, ultima trovata lungimirante del Viminale, tutti fuori, migliaia di bambini ora, adesso, tutti fuori, ora con la mamma, ora con il papà
PRONTI VIA 
LIBERI TUTTI)
o i papà fuori con figlio e skate
la spesa in tre
i COVID positivi in gita
i traslochi in codominio
le richieste di portare fuori i pazienti autistici

lunedì ho visto una coppia.
lei bionda chilometrica, lui solo o soprattutto un povero cretino.
erano in giro con i due cani, lunghi guinzagli e atteggiamento arrogante, da copertina di Vogue, dei padroni e dei cani.
camminavano come fossero in passerella.
senza mascherine.
si muovevano verso il supermercato come se fossero ripresi da una telecamera, perchè alcuni pensano a se stessi solo come immagini virtuali, non soggetti immersi nel reale tragico della vita, ma ideogrammi, come perennemente sotto selfie, come eternamente esposti al giudizio mediatico.
parlavano a voce alta, molto alta, c'è coda? no? perfetto, prendi il carrello.
urlavano come se ci fossero solo loro.
e certamente si pensano come fossero solo loro al mondo, così si pensano così agiscono.
lei si sposta senza alcuna cautela, nessuna valutazione delle distanze, si avvicina paurosamente.
la sua psicosi le fa credere che i capelli lunghi e le gambe chilometriche faranno differenza per il corona.
la sua psicosi le impedisce di sapere, perchè le inibisce l'attività cerebrale, che a parte la sua delirante invulnerabilità lei, bionda stronza, è pericolosa per l'umanità nella sua arroganza ebete.
fa la spesa, l'altro con i due cani non può entrare, come se non ci fossero limitazioni, si tocca i capelli, prende la frutta senza guanti, apre e richiude di continuo i frigoriferi, fa mossettine, smorfie, mostra il culo.
a che livello umano siamo?
ci si può mettere in mostra come se non stesse succedendo niente? come se fosse un normale giorno di merda della sua vuota esistenza di abissi di nulla?
si può fare footing e mostrare il culo senza considerare i morti soffocati in ospedale?
o c'è un'etica che ci costringe a camminare per strada, ad alzarci la mattina, a fare la spesa, a respirare con un pensiero costante, perenne, a chi muore ogni minuto?
esco dal supermercato e l'irrimediabile cretino non è andato a casa, come dovrebbe, sta fuori seduto, un corpo e una vita inutili e ingombranti se non fossero al contempo mortalmente pericolosi per il resto degli umani, è fuori con i due cani.
la banalità del male.
due coglioni in libera uscita.

io, per questo, e per l'ideona delle uscite dei bambini con mamma e papà con l'ombra retrostante di oltre 100 mila contagiati, per le richieste di una sorella di fare passeggiate con il fratello autistico ricoverato in comunità -di soggetti fragili e suscettibili di morte per polmonite interstiziale virale- perchè per lui è "importante"
per questo
si
voglio la dittatura cinese
non voglio nessuno per strada
voglio che tutto questo finisca
lo voglio per i morti
voglio restituire ai miei colleghi in ospedale uno sguardo oltre il terrore
voglio aiutarli, al più presto, a lenire il dolore che hanno negli occhi, che i loro occhi hanno registrato da settimane. oltre l'immaginabile.
basta.