bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

domenica 25 aprile 2021

25 aprirle, liberiamoci!



Siamo qui, 14.00-20.00.

Hub Scintille,  nuovo di zecca, enorme,  inaugurato oggi.

Pz fragili e famiglia.  Solo Pfizer, vita facile. 

Non mi fermo più. 

Il mio 25 aprile,  liberazione dal coronavirus.

mercoledì 21 aprile 2021

La fine del marchese del Grillo

mi auguro che con l'infelicissimo, imbarazzante, grottesco video di ieri si concluda definitivamente questa farsa carnevalesca da burattinai disoccupati che ci tocca in sorte da tanti, troppi  anni.

Grillo è un cialtrone perditempo che ci ha massacrati con le sue cazzate sulla politica abbassata a livello di comica e di passatempo per gente qualunque,  ne abbiamo la prova inconfutabile. 

"onestà onestà ", come va come va. 


domenica 18 aprile 2021

NOLO parte seconda

siamo partiti dalla Martesana, da via Melchiorre Gioia, 

poi tutta via Tofane incontrando la cineteca  Biblioteca Morando, fino alla trattoria Mykonos (esiste ancora!!)

poi viale Monza, un po' di giri interni, abbiamo incrociato nuovamente via Pontano, poi via Popoli Uniti per andare verso cinema Beltrade e la sua piazza adiacente, Piazza Spoleto.

Ferrante Aporti, via Zuretti e suoi murales, e il giro è finito.
















di nuovo a casa, Milano è grande

l'amicizia della Avallone

 mentre la primavera esplode 



mi tocca finire il romanzo di Silvia Avallone, Un'amicizia.

lei, povera tusa, mi è anche simpatica quando la sento parlare, non mi dispiace quando parla della strage della Stazione di Bologna e ne fa un racconto giornalistico intimo.

al solito certi scrittori, come anche Giordano, non li disdegno quando scrivono sui giornali, ma è meglio che non scrivano libri.

l'Avallone produce solo sul tema della provincia, è il terzo sulla stessa scia di Acciaio, questo mi rende subito claustrofobica la sua scrittura.

il libro è povero di tutto, ma non è povero del suo ego.

i personaggi non esistono, sono falsi, non hanno voce propria, sono stentati e incerti, sono farciti di informazioni contemporanee che non sono le informazioni dei personaggi, sono solo la voce della Avallone che parla e parla e parla. come per quella tragedia de Il colibrì di Veronesi. assisto a una scrittura italiana che non sa sollevarsi al di là della scrivania di chi scrive e dei loro gusti sbandierati, la Avallone sovrasta su tutto, la sento sentenziare sul web, sul Morandi, sulla letteratura, la sento fare la brava scolara che cita Sereni e Penna, è ovunque e francamente mi disturba. non esiste una storia, non esistono i personaggi, nulla decolla, nulla va oltre la necessità di sentenziare, di dare opinioni e giudizi, la storia non racconta, è parlata dalla sua autrice che non sa stare zitta un minuto. vi basterà sapere che un operaio toscano di T, fidanzato improbabile della diva Beatrice, vive di poco e niente, ma nulla ci è veramente dato sapere di lui, se non che la sera si guarda e riguarda, sembra di continuo e per anni e anni, i film di chi?? dei Vanzina? di Gianni e Pinotto? no, di Miyazaki!! sicuri che piacciano a lui? o piacciono alla nostra strabordante e impicciona scrittrice che ama farci saper cosa lei si guarda (e conosce) nelle interminabili giornate della pandemia??

mi sono stufata e sono affranta di questa assoluta povertà letteraria italiana che ci affama-

vi saluto per sempre e inizio la Guarda Bianca di Bulgakov (e intanto ascolto dalla voce di Tommaso Ragno Vita e Destino di Grossman).

quartier de l'ortiga

lavoro troppo e non posto più.
qualcosa faccio, oltre a lavorare.
nei fine settimana proseguono i miei tour milanesi.
oggi sono andata al quartiere dell'Ortica, ascoltando Nanni Svampa.
quartiere popolare, in rispolvero. di origini agricole e poi industrializzato con l'arrivo della ferrovia.
i treni in parte lo tagliano fuori dalla città in parte lo salvano dalla città, mantenendo così il cuore pulsante di un quartiere popolare, con i suoi negozi, i suoi ristoranti, le sue balere, i suoi angoli.
ci tornerò, per vederlo quando vive, quando avrò vaccinato tutti.

























sabato 10 aprile 2021

medici di base e la tragedia dei vaccini

sono un medico vaccinatore, lavoro in Fiera Milano Policlinico.

il lavoro è massacrante, sia per i turni durissimi, anche 12 ore filate, ma è soprattutto provante a causa della paura e della rabbia incontenibile della gente che viene a farsi vaccinare.

ovviamente dimentichi dei rischi che corrono, degli oltre 114.000 morti che contiamo, ma molto pronti​ a urlarti addosso, i nostri 70enni non sono tutti disposti a farsi vaccinare con Astra Zeneca. alcuni si siedono al colloquio e prima ancora di presentarsi dicono "io non lo faccio", altri sono accompagnati da parenti, figli o congiunti che aggrediscono senza mezzi termini prima ancora di sedersi per l'anamnesi e accusano e minacciano a fronte di una idoneità alla vaccinazione che non viene accettata e riformulano il loro rifiuto con un "lei si prende la responsabilità di non voler vaccinare mio padre" (convinti della possibilità di fare il vaccino che vogliono loro) quando sono loro farsi responsabili di un rifiuto motivato solo dalla paura.

al di là delle convinzioni errate della gente c'è poi la tragedia del massacro condotto da medici di base ignoranti e impreparati che armano i pazienti con frasi tipo "lei non si faccia vaccinare con Astra Zeneca, lei ha dritto ad altro vaccino". non conto nemmeno più i casi in cui mi trovo a dover combattere non solo in difesa per l'aggressività della gente ma anche con l'impreparazione arrogante di medici di base imbarazzanti che si permettono, senza alcuna informazione, è evidente, di spaventare i pazienti e mettere loro in bocca considerazioni del tutto errate sui vaccini. in particolare su Astra Zeneca, cui reagiscono con un'emotività che concepisco solo nei pazienti, noi nei medici.

vale anche per cardiologi, nefrologi e altre categorie. persino una ex primaria psichiatra, che conosco trattandosi della mia area di lavoro, convince una psicoterapeuta di 70 anni, malata e fragile, e le dice "guai a te se ti fai fare astra zeneca" giocando pericolosamente sulla salute della pz che invece grida aiuto. guai invece se si ammalasse di covid. le paure dei medici travasate sui pazienti, in modo diretto e colpevole.

vanno resi OBBLIGATORI i corsi di formazione sui vaccini, perchè molti medici, invece di essere medici studiare e informarsi e prepararsi, sono allo stesso livello dell'utenza. stesso livello di fragile impreparazione.

mi sembra molto grave, bisogna porsi il problema.