bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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giovedì 17 settembre 2020

concerto per l'Italia

non voglio sminuire lo sforzo compiuto dall'organizzazione di MiTo, che, anche quest'anno, è riuscito a organizzare il festival e, devo dire, con uno scrupolosissimo riguardo per le misure di sicurezza.

al teatro Dal Verme le maschere sono molto attente, fin troppo, all'uso delle mascherine e al rispetto delle regole nel corso dei concerti, a volte con esiti grotteschi e con qualche disturbo della fruizione dello spettacolo.

di fatto non si sentono orchestre ma piccoli gruppi musicali: quello di martedì, Venice Baroque Consort, è stato davvero ragguardevole in un concerto dedicato a Vivaldi, un Vivaldi compositore lirico sorprendente.

detto questo, le orchestre mi mancano.

sarà per questo che il concerto con la Filarmonica della Scala diretta da Chailly, domenica in piazza Duomo, è stato per me un momento esaltante. mi mancava un'orchestra, e questa orchestra, mi mancava un direttore, e questo direttore, mi mancava la grande musica, ed era questa musica:

Ouverture dal Don Pasquale di Donizetti;
Violino solista Maxim Vengerov per il Concerto in mi minore di Mendelssohn;
Ouverture da Norma di Bellini;
L’intermezzo dal III atto della Manon Lescaut di Puccini;
L’ouverture dalla Forza del destino di Verdi.


meravigliosamente seduta, come mai mi era successo, mi sono davvero divertita.

domenica 6 settembre 2020

Requiem di Verdi

 è stato travolgente.

sono riuscita a prenotare i biglietti on line, che odissea, e venerdì sera ero in duomo, che ha fatto la sua porca figura, per ascoltare la messa da Reqiuem di Verdi, diretto da Riccardo Chailly, orchestra e coro del Teatro alla Scala, in onore delle vittime del Covid-19.

c'era Mattarella, e c'era Sala, anche Franceschini e Marta Cartabia. 

ho visto passare la Fracci e ho notato Bolle.

e poi c'ero io, e davanti a me ero prenotati posti con una dicitura "Quirinale", scritta a mano con una grafia antica. si anche io c'ero e ne sono orgogliosa.

è stato bello e scuotente. il coro era distribuito nelle ale laterali, di fianco all'orchestra, credo con grande sforzo per garantire il distanziamento e la riuscita del suono allo stesso tempo. le signore del coro erano vestite di un'eleganza senza pari, le ho poi viste sfrecciare via, al termine del concerto, credo per andare alla Scala, a cambiarsi. l'acustica nella grande nostra chiesa è particolare, l'orchestra si sente a malapena se il coro esulta, ma la pienezza del suono, pervasivo e persistente, ha un effetto di grande coinvolgimento.

sono entrata in chiesa con la luce della sera, il sole al tramonto che penetrava dalle porte del duomo, tutte aperte spalancate per l'occasione.

non so se sono vicina a una conversione mistica, è certo però che qualcosa mi ha toccato, la bellezza del canto, la potenza esplosiva del Dies Irae, la dolcezza del duetto soprano e mezzosoprano Recordare, Jesu Pie, la commozione finale del Libera me. ho visto Chailly veramente provato al termine dell'opera, d'altronde era davvero impossibile non sentire la compassione, la celebrazione della morte nel suo mistero. 






venerdì 17 gennaio 2020

il destino che bussa alla porta

è stata un'esplosione, fortissima.
un'onda mi ha travolta, veniva da lontano.
non finiva mai, sembrava dover finire ma non finiva mai.
era ossessiva, martellante, il destino bussava alla porta e non se ne andava, insisteva, mi tormentava.
era la musica.
una musica travolgente.
era la sinfonia n.5 di Beethoven.
era ieri sera.
alla Scala (e dove se no?)
era la filarmonica
ed era Chailly che guidava.
era un'estasi, un'emozione potente.
andava veloce, il tempo era serrato, non c'era pausa, mi tallonava.
mi sono sentita perduta e felice allo stesso tempo, senza scampo e salvata.
sulla terra è passata gente così, gente che ha lasciato il segno, che ha scritto il linguaggio della musica per darne testimonianza e segnare tracce, e ieri sera ne ha lasciate su di me, sul mio corpo.
la musica ha inciso sulla carne. il linguaggio, anche la musica, è corpo.

Filarmonica della Scala
Direttore Riccardo Chailly
PROGRAMMA
Ludwig van Beethoven
Egmont, ouverture in fa min. op. 84
Sinfonia n. 8 in fa magg. op. 93
Sinfonia n. 5 in do min. op. 67