bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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mercoledì 21 agosto 2019

Day n. 2 - Woodhenge

 Stonehenge, un circo, selfie e cultura globale. La sacralità è morta per sempre.
Woodhange, pochi km più in là, silenzio, verde britannico, pecore, suggestione e veta solitudine del viaggiatore. 

 Jane Austen museum, delizia e commozione.
Salisbury, un brivido bella notte. Immensa paurosa bellezza .

martedì 25 aprile 2017

muta lussuria di una rosa

Tempo di libri, buon tempo.
ho girato e ascoltato, mi hanno rapito la Mazzantini e Gifuni, Francesco Piccolo e Franco Erminio, le parole di Carmen Pellegrino e la rivisitazione di Jane Austen.
che idea geniale parlare di lei e di Orgoglio e Pregiudizio, dei libri "by a lady" (così si firmava), dell'ammirazione per lei di Virginia Woolf, della sua povertà materiale e ricchezza narrativa, dei prati verdi della campagna inglese e di Marianne che cade tra le braccia di Willoughby. ma, si sa, è universalmente noto, a Jane Austen appartiene Mr. Darcy, ormai siamo oltre la fantasia: adorabile scontroso, generoso bisbetico, gli dobbiamo molti sospiri, cara Jane, ci hai stregate tutte, ci hai fregate tutte.
chissà se è stata Chiara, Valerio, giovane donna di grande intelligenza, curatrice generale della rassegna, ad avere questa brillante idea.
lo so lo so, cara Chiara, la fiera non è andata bene, per affluenza e vendite, ma non per contenuti direi. a ben guardare, invece, Chiara ha intervistato la Mazzantini e le ho amate molto, avrei voluto testimoniare a Margaret la mia devozione per lei, tutti i battesimi che hanno segnato i suoi libri, tutta la potenza senza scampo della sua parola. lei, Margaret, dice candida che lascia libero il suo lettore, forse una questione che tormenta gli scrittori in genere, ma io volevo ricordarle che non mi risulta che la libertà preveda di essere letteralmente inchiodati alla sua parola. parola che crea solco, traccia, indelebile, nella carne. no, la libertà non è questo, ma va bene, crocifiggimi ancora.
Gifuni mi ha portato per mano nel suo talento, mi ha spiegato il suo Ingravallo di Gadda e come ci si è letteralmente messo dentro. io gli credo, Gifuni mette il suo corpo al servizio della voce, ogni volta che lo ascolto assisto a una metamorfosi, eccolo Gregor Samsa, si fa scarafaggio e io lo seguo. mi ha spiegato che la lettura ad alta voce apre segreti e orizzonti inimmaginabili, anche lui ha letto i Promessi Sposi per la trasmissione di rai radio 3, Ad alta vice, anche lui non si capacita dello strazio che di questo capolavoro fa la scuola, e anche io, che lo sto ascoltando dalla voce di Paolo Poli, mi beo di questa bellezza italiana, felice di scoprire tanta meraviglia in questa dannazione liceale.
Francesco Piccolo ha fatto un'interessante digressione sulla posizione di chi resta e di chi lascia, riferendosi al sud d'Italia, e l'ha fatta a partire, e per finire, con la storia di Lila e Lenù, protagoniste dell'Amica geniale, quattro bei libri, che mi sono letta. la sua digressione è ben costruita, passa dalla Ferrante a considerazioni personali, da Leopardi a O' zappatore di Merola, non manca nulla, neppure qualche gustosa risata. una sciura davanti a me occupava ignobilmente un posto in prima fila, forse ci teneva a umiliare il relatore, dato che gli ha sparato in faccia per tutto il tempo, in compagnia di una sua degnissima amica, il display del suo ipad e del suo cellulare. ha fatto di tutto, sto genio di donna, tranne che ascoltare una sola parola di quel che lo scrittore diceva, materiale cerebrale inutile direi, pure dannoso della dignità altrui. ma io me lo sono goduta, il sig, Piccolo, e ho apprezzato la sua chiosa finale che vede quel che ho visto anche io, e forse non solo io e lui, che Lila e Lenù sono due facce della stessa medaglia, sono due persone che ne fanno una, sono due versanti di tutti noi, uno che resta e uno che va.
la Pellegrino mi strega con quel suo parare così ipnotico, quel rincorrere poeticamente il vuoto e le frane e Franco Erminio, che le somiglia moltissimo, merita una medaglia al valore, così autentico e credente, con una fede forte assoluta e incrollabile nell'umanità, nelle sue potenzialità, nel suo cuore e nella sua generosità. lui paesologo così spaesato nel grande padiglione della fiera, lui amante delle piccole grandi cose così attento a cogliere di tutti i presenti una radice, un'appartenenza, un mestiere, un legame con una terra, con la terra.
alla fine abbiamo cantato, Bella Ciao, tutti la sapevano, tutti cantavano, un coro costringe all'assieme, lui lo sa molto bene, lo sapevamo tutti molto bene. sarà per questo che alzandoci, andando via, separandoci e poi incontrandoci in giro, ci siamo riconosciuti e ci siamo scambiati sorrisi.

Concedetevi una vacanza
intorno a un filo d'erba,
concedetevi al silenzio e alla luce,
alla muta lussuria di una rosa.

buon tempo, buoni libri a tutti.

lunedì 20 gennaio 2014

un amore di Darcy

È una verità universalmente riconosciuta, che uno scapolo in possesso di un'ampia fortuna debba avere bisogno di una moglie.
adorabile Jane.
anche Orgoglio e Pregiudizio è una deliziosa passeggiata nella campagna inglese di 200 anni fa.
scopro che c'è un pullulare di meeting, anche in Italia a Riccione, rigorosamente in costume, di commemorazioni, di associazioni in suo nome, di pubblicazione su di lei e sui suoi personaggi. qualcuna, ovviamente rigorosamente femmina, si è addirittura inventata un Diario di Mr. Darcy, Fitzwilliam Darcy, ovvero la relazione con Elisabeth Bennet vista dal suo punto di vista. un delirio, il solito delirio al femminile.
perchè Darcy, Fitzwilliam Darcy, personaggio tenebroso, cupo, altero ma molto virile e coerente, entra nell'immaginario amoroso femminile come l'uomo più desiderabile al mondo.
ciò che lo rende irresistibile agli occhi delle donne, al punto da voler pensare alla sua versione dell'amore con Elisabeth, è la sua trasformazione. cosa può, una donna, desiderare al mondo, di più, di meglio, di più attraente e di maggiore testimonianza dell'amore, di un uomo che cambia per lei?
che meravigliosa invenzione quella di Jane, l'uomo cupo odioso inavvicinabile, ma profondamente retto e probo, che, per amore di Lizzy, modera e tempera il suo orribile carattere per ottenere il suo amore.
il desiderio malato di ogni donna: cambierà per me, o meglio, io lo cambierò.
ed ecco che Darcy manda in deliquio schiere di femmine, procura orgasmi a raffica, mette in fibrillazione erotica lettrici affamate di amore, amore quello vero.
peccato che Darcy, a voler ben guardare, non cambierà su richiesta di Lizzy, non sarà lì mutacico e ombroso ripetutamente scrollato dalle lamentele della sua amata che gli ricorda il suo dovere di fidanzato e amante brillante e premuroso. amami come si deve, santocielo! 
Elisabeth lo rifiuta, gli dice: gira al largo bello, i tuoi modi mi fanno orrore. sei maleducato e presuntuoso e ti trovo francamente inavvicinabile, infrequentabile. smamma.
"Vi state sbagliando, Mr. Darcy, se immaginate che il modo in cui vi siete dichiarato mi abbia colpito in altro modo, oltre a quello di risparmiarmi il dispiacere che avrei provato nel rifiutarvi, se vi foste comportato più da gentiluomo." 
A questo punto lo vide trasalire, ma senza dire nulla, e lei andò avanti, "Avreste potuto offrimi la vostra mano in qualunque modo, e io non sarei mai stata tentata di accettarla." 
Lo stupore fu di nuovo evidente, e lui la guardò con un'espressione insieme di incredulità e umiliazione. 
Lei proseguì, "Fin dall'inizio, potrei quasi dire dal primo istante in cui vi ho conosciuto, il vostro comportamento, dandomi la completa certezza della vostra arroganza, della vostra presunzione e del vostro egoistico disprezzo per i sentimenti degli altri, era tale da costituire il fondamento di una disapprovazione che, per gli eventi successivi, si è consolidata in una inalterabile avversione; vi conoscevo da meno di un mese, e già sentivo che sareste stato l'ultimo uomo al mondo che mi sarei lasciata convincere a sposare." 
"Avete detto abbastanza, signora. Comprendo perfettamente il vostri sentimenti, e ora devo solo vergognarmi dei miei. Perdonatemi per avervi sottratto così tanto tempo, e accettate i miei migliori auguri per la vostra salute e la vostra felicità."
quel che Jane, nella sua infinita saggezza dice a me, è che Darcy muterà su sua volontà, su suo ripensamento, su sua riflessione e non, come le eccitabili lettrici pensano, sulla base dello sprone di una Elisabeth innamorata e in versione crocerossina. il percorso di Darcy sembra, ed è, autonomo, indipendente, mosso da un rifiuto che lo fa riflettere e non dipendente dalle incessanti, amorevoli per carità, richieste di una donna che porta il vessillo dell'amore pretendendone il giusto riconoscimento, e pagamento in termini di sacrificio umano.
non è l'amore che ci cambia.

adorabile Jane.
la sua visione è poi sempre un po' quella, quello che ho già letto in Ragione e Sentimento, la struttura del romanzo è pressochè identica, ma certamente la sua scrittura, la sua narrazione, è una meravigliosa vacanza di sogno. è un accompagnamento quasi necessario, una volta intrapreso.
inoltre, ne convengo, la sua Elisabeth Bennet è una figura rara, rara nel mondo, nel mondo presente e, oso pensare, introvabile al suo di tempo.
Elisabeth è ironica.
a volte addirittura sarcastica, tagliente, ma sopratutto ironica e critica verso sè almeno verso quanto gli altri. gioca con la parola, e la verità, la scardina, allude, rimanda.
quante donne ironiche conoscete?

dice Elisabeth ballando con Darcy, all'inizio, burrascoso, della loro relazione:
"Un po' si deve parlare, sapete. Mi sembrerebbe strano restare insieme per mezzora completamente in silenzio, eppure, nell'interesse di qualcuno, la conversazione dovrebbe essere organizzata in modo da far sì che si dica il minimo indispensabile." 
"Nel caso presente state tenendo conto dei vostri desideri, o immaginate di fare piacere ai miei?" 
"Tutte e due le cose", rispose Elizabeth maliziosamente; "poiché ho sempre notato una notevole affinità nelle nostre menti. Abbiamo entrambi un temperamento poco socievole e taciturno, poco propenso a parlare, a meno che non ci si proponga di dire qualcosa che farà colpo su tutta la sala, e che sarà trasmesso alla posterità con tutto il lustro di una massima." 
"Sono certo che in questo non ci sia molta affinità con il vostro carattere", disse lui. "Quanto possa essere vicino al mio, non posso essere io a dirlo. Voi lo considerate senza dubbio un ritratto fedele."


adorabile Jane.
Jane for ever.

lunedì 14 ottobre 2013

Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna? (V.Woolf)

è finita.
anche questa volta è finita.
Sense and Sensibility.
titolo infinitamente più bello, sotto ogni punto di vista, di Ragione e Sentimento.
ovviamente, Jane Austen.
"by a lady", semplicemente sulla copertina. da non credersi...
quanto meravigliosamente bene parlava di lei la mia cara carissima Virgina Woolf?
ed è vero, Jane è un vortice travolgente.
così scriveva la Woolf su Jane Austen:
Se una donna scriveva, doveva scrivere nel soggiorno comune. E per di più, come Florence Nightingale doveva lamentarsene con tanta veemenza: "le donne non hanno mai una mezz'ora ... che possono chiamare propria", veniva sempre interrotta. Era comunque più facile scrivere della prosa o un romanzo, di quanto non fosse scrivere della poesia o un dramma. È necessaria meno concentrazione. In questo modo scrisse Jane Austen fino alla fine dei suoi giorni. "Come riuscisse a fare tutto questo", scriveva suo nipote nella sua Memoir, "è sorprendente, perché ella non aveva uno studio separato in cui rifugiarsi, e la gran parte del lavoro deve essere stata fatta nel soggiorno comune, dove era soggetta ad ogni sorta di interruzione accidentale. Ella badava a che la sua occupazione non fosse sospettata né dalla servitù, né dai visitatori, né da qualsiasi altra persona al di fuori della sua famiglia". Jane Austen nascondeva i suoi manoscritti o li copriva con un pezzo di carta assorbente. Dunque tutta l'educazione letteraria che una donna riceveva nel primo Ottocento si limitava ad un'esercitazione nell'osservazione dei caratteri, nell'analisi delle emozioni. Per secoli la sua sensibilità era stata educata dall'influenza del soggiorno comune. Erano stati impressi in lei i sentimenti umani; i rapporti personali erano sempre davanti ai suoi occhi. Di conseguenza, quando la donna della classe media cominciò a scrivere, scrisse naturalmente dei romanzi.
...
Scrissero romanzi, tuttavia; e si potrebbe persino aggiungere, mi dicevo, prendendo Orgoglio e pregiudizio dallo scaffale, che scrissero bei romanzi. Senza vantarsi o addolorare l'altro sesso, si potrebbe dire che Orgoglio e pregiudizio è un bel libro. Ad ogni modo, non ci saremmo vergognate se ci avessero scoperte a scrivere Orgoglio e pregiudizio. Tuttavia Jane Austen era felice che un cardine cigolasse, così da poter nascondere il suo manoscritto prima che entrasse qualcuno. Per Jane Austen c'era qualcosa di sconveniente nel fatto di scrivere Orgoglio e pregiudizio. E mi chiedevo se Orgoglio e pregiudizio non sarebbe stato un romanzo migliore, se Jane Austen non avesse ritenuto necessario nascondere il manoscritto ai visitatori. Ne lessi una pagina o due per vedere; ma non c'era nessun segno che le circostanze avessero minimamente danneggiato il suo lavoro. Questo, forse, è stato il miracolo più grande. Ecco una donna che intorno al 1800 scriveva senza odio, senza amarezza, senza paura, senza proteste, senza prediche. Era così che scriveva Shakespeare, pensai, guardando Antonio e Cleopatra; e quando si mette a confronto Shakespeare con Jane Austen, si intende forse dire che le menti di entrambi avevano distrutto ogni ostacolo; ed è per questo che non conosciamo Jane Austen e non conosciamo Shakespeare, ed è per questo che Jane Austen pervade ogni parola che scrisse, e così anche Shakespeare. Se il modo in cui viveva fu per Jane Austen causa di qualche sofferenza, questa era dovuta alla limitatezza di vita che le era stata imposta. Era impossibile per una donna andare in giro da sola. Ella non viaggiò mai; non attraversò mai Londra in autobus, né pranzò mai da sola in un ristorante. Ma forse era nella natura di Jane Austen non desiderare quello che non aveva. Il suo talento e la sua condizione si accordavano perfettamente.

e ancora:
Ma quanto deve essere stato difficile per loro non voltarsi né a destra né a sinistra. Che genio, che integrità saranno occorsi di fronte a tutte quelle critiche, in quella società esclusivamente patriarcale, per poter affermare la realtà, così come le donne la vedevano, senza timore. Solo Jane Austen ci è riuscita; ed Emily Brontë. È un'altra piuma, forse la più bella, del loro cappello. Scrissero come scrivono le donne, non come scrivono gli uomini. Fra tutte le migliaia di donne che scrivevano allora romanzi, furono le sole ad ignorare completamente gli incessanti ammonimenti dell'eterno pedagogo: scrivi questo, pensa quello. Furono le sole a rimanere sorde a quella voce insistente, ora brontolante, ora condiscendente, ora tiranneggiante, ora accorata, ora scandalizzata, ora arrabbiata, ora confidenziale, quella voce che non riesce a lasciare in pace le donne, ma deve star loro dietro, come un'istitutrice troppo coscienziosa, scongiurandole di essere raffinate; ricorrendo persino, nella critica letteraria, alla critica del sesso; esortandole, se volessero essere brave e vincere, come suppongo, qualche trofeo luccicante, a mantenersi entro certi limiti convenienti: "... le scrittrici di romanzi dovrebbero aspirare all'eccellenza soltanto riconoscendo coraggiosamente le limitazioni del loro sesso".

come diceva Tomasi di Lampedusa : la Austen è uno dei pochi romanzieri che ha davvero creato un mondo.
e c'è da crederci, credetemi, un mondo cui vorresti appartenere.
l'ho letta stregata dalle vicende che crea, i personaggi che immagina, i sentimenti che mette in scena, il buon senso che troneggia sopra ogni cosa.
diciamolo, il personaggio di Elinor, una 19enne così sensata e equilibrata che nemmeno una donna di 50 anni con 30 di analisi alle spalle potrebbe venire fuori così, è vincente su tutti. Jane ci fa sapere che riflessività, equilibrio, saper fare e saper dire, educazione, controllo di sè, ragionevolezza sopra ogni cosa sono gli unici elementi che spianano la via verso la felicità. e verso la felicità sentimentale. Elinor è l'unica che, di fatto, sposerà chi ha sempre amato, soffrendo in silenzio e compostezza per umiliazioni e frustrazioni, sopportando con pazienza e capacità di attesa tutti i dubbi, allontanamenti e provocazioni. Elinor patisce ma non enfatizza, Elinor osserva e attende sempre il tempo giusto per parlare e intervenire o, nella maggior parte dei casi, si astiene, quando intelligentemente capisce che il parlare non porterà da nessuna parte se non all'esacerbazione di animi e conflitti. Elinor sa sempre cosa si deve fare. ecco forse, diciamo anche questo, Elinor non sbaglia mai. ma questo è il beneficio che le conferisce la sua creatrice, facile non sbagliare quando siamo scritti da qualcun altro!
ed Elinor sarà premiata dalla felicità suprema. il suo amore, fondato sull'equilibrio e sul bastare a se stessi, premiato dall'intelligenza, lo scrupolo, la riservatezza, sarà un luogo di scambio alla pari, sempre attento, mai oppressivo, mai tormentato dall'egoismo della propria passione.
la sorella, Marianne, al contrario animata da sentimenti sempre in mano, da eccessi temperamentali e risposte a volte inadatte, inadeguate, intempestive, non vedrà coronato il suo sogno coniugale; alla fine sposerà chi non ama ma solo rispetta, un uomo assai pregevole ma da lei sempre considerato vecchio e inadatto all'amore, giudizi da lei stessa espressi con veemenza ma scottanti e inopportuni, se viste poi alla fine del romanzo, quando è a lui che andrà in sposa.
è stato un viaggio fantastico, pieno di colpi di scena, attese e meraviglie, abissi e sconforti. un mondo ricchissimo e mai banale, un mondo di vita come la vita non è.
insomma è finita, sono rimasta sola per l'ennesima volta.
vivo meglio nei romanzi che nella realtà, non so la grande Jane cosa penserebbe di me, se mai lo sapesse.