bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

Visualizzazione post con etichetta barocco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta barocco. Mostra tutti i post

venerdì 17 luglio 2020

natura barocca

per concludere il ciclo artistico collocato nella concezione barocca, ieri sera mi sono regalata l'ascolto de Le quattro stagioni di Vivaldi.
orchestra giovanile del Conservatorio, e questo è già parte della gioia, ascoltare giovani interpreti e guardare suonare giovani riccioluti al violoncello e giovani solisti al violino è già motivo di forte commozione per me, orchestra giovanile che riaccende la speranza della vita che continua, suona, mirabilmente, questo monumento della musica italiana.
chissà, forse la filarmonica della Scala, che ho ascoltato a fine giugno nei chiostri di Milano e che ha suonato, tra gli altri, il concerto in tre movimenti dell'Estate ne il chiostro di Via Cappuccio, chissà, forse, ha anche suonato meglio, ma ieri sera è stata comunque un'interpretazione mirabile.
l'ultima solista de L'Inverno, in particolare, mi è sembrata molto dotata.
questo il sonetto da cui origina la musica ( vale per tutti e 4 i concerti, tutti hanno un sonetto allegato):
Concerto n.4 in fa minore “L’inverno”
Allegro non molto
Aggiacciato tremar trà nevi algenti
Al Severo Spirar d' orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento
E pel Soverchio gel batter i denti
Largo
Passar al foco i di quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento
Caminar Sopra il giaccio, e à passo lento
Per timor di cader gersene intenti
Allegro
Gir forte Sdruzziolar, cader à terra
Di nuove ir Sopra 'l giaccio e correr forte
Sin ch' il giaccio si rompe, e si disserra
Sentir uscir dalle ferrate porte
Sirocco Borea, e tutti i Venti in guerra
Quest' é 'l verno, mà tal, che gioia apporte.

i giovani talenti avevano in dotazione, per l'evento speciale, gli strumenti antichi di proprietà del conservatorio, violini del 700 e viole e violoncelli d'epoca.
la natura fatta musica, nel solco della tradizione barocca, viene messa in scena, teatralizzata e venerata: uccelli, ruscelli, cani, venti, tempesta, pioggia, tuoni, fulmini, ghiaccio, caldo afoso e fuoco che riscalda, mi sono passati davanti agli occhi, li ho sentiti nelle orecchie, li ho visualizzati nel cervello.
piano e fortissimo, stupore e meraviglia, virtuosismo esecutivo.
violini.
ci siamo, è il barocco musicale, è il barocco.
è stato bello, molto bello. 

giovedì 16 luglio 2020

gioielleria barocca


Scicli, patrimonio dell'Umanità.
di più.
dell'Universo.
l'onda barocca mi segue.
"l’isola tutta è una mischia di lutto e di luce"













«Vi è una Sicilia "babba", cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia "sperta", cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell'angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio… Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d'identità, né so se sia un bene o sia un male [...]». (Gesualdo Bufalino, "Cere perse"- l'isola plurale, 1982 e il 1985)

lunedì 13 luglio 2020

Palazzolo Acreide

















Sicilia, terremoto del 1693
il terremoto più forte mai registrato nell'intero territorio italiano
la Val di Noto rasa al suolo
le cittadelle medievali non esistono più
ricostruzione
il Barocco segna la regia delle architetture e delle scenografie della nuova Sicilia
grazie a dio giunte fino a noi
per il piacere dei miei occhi
Palazzolo Acreide,
la cui esistenza viene testimoniata da Tucidide nella Guerra del Peloponneso,
 sorge meravigliosa e mi delizia
tra scalinate, palazzi, terrazzi, scorci
e la cucina del ristorante da Andrea,
una cena che non si scorda, cicciuzzi miei
tra matarocco e friscina
pomodori secchi e caponata
cavati alla norma e gnocchi tenerume e salsiccia secca
crema cotta alla carruba e dolce all'arancia e pomelo
Santa Rosalia, San Paolo, proteggetemi, sempre

giovedì 20 dicembre 2018

sanguine


















la mostra alla Fondazione Prada. Sanguine, è stata a tratti, semplicemente il contatto con l'orrore.
con le deformità della morte, sotto vari aspetti.
e secondo me è questa la cultura del barocco, un dialogo lugubre e funesto che sottolinea l'annientamento, la decadenza della bellezza e della carne, l'inesorabilità della fine, la mostruosità dell'abisso infernale in un tempo in cui la religiosità non tiene il passo e non governa più il simbolico, il grottesco delle maschere. 
la morte cova ovunque, nel contrasto delle forme, nel tempo che passa, nell'incubo della fine.
la mostra apre con l'oggetto più rappresentativo di tutti quelli che verrano nelle ampie sale successive, più o meno fortunate.
un enome cesto di variegati fiori bianchi, il cui profumo, fortemente già inquinato dai molti fiori già appassiti, è così forte da oltrepassare il piacere per toccare il disgusto della nausea.
eccolo, il barocco, sanguine, l'odore della morte.

lunedì 9 settembre 2013

propizia l’aria fra quelle mura/alte agli incanti: la sicilia il suo barocco

imponente maestosa preziosa, la Sicilia e il suo barocco:
Siracusa, Noto, Ragusa e Modica, patrimonio dell'Unesco.


Scirocco
E sovra i monti, lontano sugli orizzonti
è lunga striscia color zafferano:
irrompe la torma moresca dei venti,
d’assalto prende le porte grandi
gli osservatori sui tetti di smalto,
batte alle facciate da mezzogiorno,
agita cortine scarlatte, pennoni sanguigni, aquiloni,
schiarite apre azzurre, cupole, forme sognate,
i pergolati scuote, le tegole vive
ove acqua di sorgive posa in orci iridati,
polloni brucia, di virgulti fa sterpi,
in tromba cangia androni,
piomba su le crescenze incerte
dei giardini, ghermisce le foglie deserte
e i gelsomini puerili - poi vien più mite
batte tamburini; fiocchi, nastri…
 
Ma quando ad occidente chiude l’ale
d’incendio il selvaggio pontificale
e l’ultima gora rossa si sfalda
d’ogni lato sale la notte calda in agguato.
da "Canti Barocchi" di Lucio Piccolo



La Torre 
Propizia l’aria fra quelle mura
alte agli incanti: dalle finestre
adito, il giorno, a colli, pianura,
spazi prativi, erte ginestre;
torre la chiamava, e la scala
e l’ombra che si piega sul gradino
innanzi a chi sale…
E dall’interno al suo sguardo la rosa
bianca che poggia su la ringhiera…
La stanza appesa all’arbitrio
dei colori, alle udienze dell’aure…
ove al segno del libro risponde 
l’astro. 
Lucio Piccolo






Oratorio di Valverde
Ferma il volo Aurora opulenta
di frutto, di fiore,
balzata da rive vicine
diffondi ancora tremore
 di conchiglie, di luci marine,
e valli dove passasti alla danza
pastorale fra le ginestre
t’empirono le canestre
di folta, di verde abbondanza
- a larghe onde di campane tessuta
 venivi, dai fili di memorie, dai risvegli infantili.
(…) 
 da "Canti Barocchi" di Lucio Piccolo





"Per Lucio Piccolo di Calanovella, poeta siciliano appartato e coltissimo, purtroppo noto soprattutto per essere il cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, affidarsi al simbolo è una condizione ineludibile. Tanto che i suoi “Canti barocchi”, autentico caso letterario sollevato da Eugenio Montale nel 1956, sono il più tardo e riuscito esempio di poesia simbolista italiana." (G.Accolla)