giovedì 31 dicembre 2020
Damiel e Cassiel
domenica 1 novembre 2020
Orfeo e Euridice: lei non capì e in un soffio chiese: Chi?
lo avevo comprato nel 2015, un natale, dopo aver seguito una lezione aperta, in occasione di Book City, presso l'Università degli studi di Milano, a Sesto San Giovanni, Dipartimento di Studi Filologici, Letterari e Linguistici.
a pensarci faccio cose davvero pazzesche. mi ricordo, erano le 17, avevo scovato la lezione nel programma vastissimo di book city, ci ho messo un bel po' a trovare l'aula, era pieno di ragazzi, soprattutto ragazze, e all'inizio non c'era posto per sedersi. i miei appunti, che ho ritrovato, lo dimostrano, non avevo posto per scrivere e ho scritto pochissimo. come me ne rammarico.
la lezione: il mito greco nella danza contemporanea: da Pina Bausch alla compagnia Abbondanza-Bertone. lezione aperta di Marina Cavalli, con la partecipazione di Elisa Ferrari. Nella forma di lezione-spettacolo, verranno presentati, con ampia selezione video, alcuni momenti fondamentali dell’invenzione coreografica di Pina Bausch, che portano sulla scena due temi mitici costantemente presenti nella comunicazione poetica occidentale. Le forme e i significati dei modelli antichi, che hanno tramandato la vicenda di Orfeo e quella di Ifigenia, saranno confrontati con la rielaborazione di Pina Bausch, per identificarne le scelte di trasposizione nel genio di un linguaggio puramente corporeo.
in effetti per una cosa così sono disposta a scommettere molto e molto tempo impiegarci. e in effetti fu una scelta felice e invece non sempre ho azzeccato gli incontri giusti, soprattutto a Book City (quest'anno sarà on line, se sbaglio faccio presto a cambiare, il corpo non implicato implica meno sacrificio, sempre).
dalla splendida lezione avevo portato a casa una gran voglia. oltre che di iscrivermi all'università che voglio io e non quella che gli altri hanno voluto per me, di vedermi il balletto di Orfeo e Euridice. e avevo preso il cd. me lo sono visto ieri sera e mi sono ritrovata in un gran bel posto. il posto magnifico della danza di Pina Bausch con la romantica musica di Gluck, con il corpo di ballo dell'Opera National de Paris, e con la poesia di Rilke a orientarmi.
ultimamente ho sviluppato una grande curiosità per il mito greco classico, mi sono vista tutta la produzione di Latella della saga degli Atridi, ben otto spettacoli (ma il lockdown è stato lungo) e ritrovarmi tra le pagine di Orfeo che vede la sua Euridice morire due volte è stato coinvolgente.
la scenografia è potente, a ogni figura dell'opera corrisponde un ballerino e sono insieme sul palco, il ballo sostiene il canto e il canto dirige il ballo. un'idea luminosa.
il corpo di ballo segue onde suggestive, soprattutto il corpo femminile, che fluttua in serici lunghi vestiti, unito a quello delle altre crea armonie straordinarie.
il balletto è bellissimo, Orfeo, come sosteneva Savinio, un Orfanos, un uomo solo, il solo per sempre senza amore.
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faccio dono del poema di Rilke, di Lei, la Tanto Amata.
Come una lunga chioma era già sciolta,
come pioggia caduta era diffusa,
come un raccolto in mille era divisa.
Ormai era radice.
E quando il dio bruscamente
fermatala, con voce di dolore
esclamò: Si è voltato -,
lei non capì e in un soffio chiese: Chi?
giovedì 23 aprile 2020
bisognerebbe saper attendere
Rainer Maria Rilke
I quaderni di Malte
bisogna saper attendere perchè questo ricordo diventi sangue e carne.
lo diventerà.
lunedì 20 febbraio 2017
ogni angelo è terribile
Chi, se io gridassi, mi udirebbe dalle coorti
Degli angeli? E se uno mi stringesse d’improvviso
al cuore, resterei vinto per la sua
forte presenza.
se non il principio del tremendo, che noi ancora sopportiamo
e ammiriamo tanto, perché non disdegna
di distruggerci. Ogni angelo è terribile.
di oscuri singulti. Ah, chi allora possiamo chiamare?
Gli angeli no, gli uomini no,
e i sapienti animali lo notano già
che noi non siamo adatti in questa casa
nel mondo interpretato.
Rilke, era anche MiTo 2014, al palazzo di Brera, in una bella sera di fine estate. (http://nuovateoria.blogspot.it/2014/09/gli-angeli-sopra-duino.html) quindi torno sui miei passi, ripeto le esperienze, certa di non coglierle mai fino in fondo.
giro intorno a qualcosa che non afferro, nemmeno potrei, tanto meno dovrei, ancora meno lo vorrei.
la cosa in sè è inconoscibile, posso solo girarci intorno affetta da eterna mancanza, forse, per fortuna
è
così.
Rilke mi parla, mi dice che gli angeli no, gli uomini no.
ma
dove sono finiti i giorni di Tobia,
quando il più luminoso era fermo sulla facile porta
nei suoi abiti da viaggio, ormai perduta la sua terribilità.
se adesso ascendesse l'arcangelo, il più pericoloso, arrivando verso di noi muovendo i suoi passi da dietro le stelle: improvvisamente un'onda conoscerebbe il nostro cuore,
uccidendolo.
Ma voi chi siete?
prime realtà felici, preferiti dalla reazione,
cime di montagne, profili pronti per l'aurora
di tutto l'universo, polline di ogni fiore divino, cerchi di luce, passaggi, scale, troni,
sostanza degli spazi, scudi di piacere, rivolta di senso di un turbine incantatore e poi subito, voi soli,
specchi: dei vostri volti dove rinasce la grazia di una diversa bellezza.
domenica 29 gennaio 2017
quando una cosa felice cade
io canti gloria con gioia ad angeli accoglienti.
Che nessuno dei netti, martellanti battiti del cuore
cada su corde deboli, incerte o sul punto di spezzarsi.
Che il mio viso inondato
mi renda più splendente; che la banalità del pianto
fiorisca. Come mi sarete care, allora,
notti angosciose. Vi avessi sopportato più in ginocchio,
sorelle
sconsolate, mi fossi abbandonato di più
nei vostri capelli disciolti. Noi, scialacquatori di sofferenze.
Impegnati come siamo a indovinarne, nella triste durata,
la possibile fine. Eppure
sono il nostro fogliame invernale, il nostro sempreverde
più buio,
uno dei tempi del nostro anno segreto –, non solo
tempo –, ma luogo, sede, rifugio, terreno, dimora.
...
Ma dovessero risvegliare per noi, i morti senza fine,
un’immagine,
vedi, indicherebbero forse gli amenti
dei nocciòli spogli, che pendono, o forse
anche la pioggia che cade a primavera sulla terra nera –.
E noi, che pensiamo alla felicità
come a qualcosa che sale, sentiremmo
l’emozione, che quasi ci sgomenta,
di quando una cosa felice cade.
La decima Elegia
Rainer Maria Rilke
ascoltavo Baricco, ieri sera.
iperboliche ossessioni mettono insieme cose diverse, parole e note.
ma qualcosa mi coglie, in questa poesia,
mi inchioda la parola, come sempre.
la caduta, il cedere, come forma di struggente felicità.
è un movimento che imita la morte, però.
venerdì 4 dicembre 2015
le mani della madre
Le mani della Madre
di noi; siamo lontani tutti. Ma tu hai stupende
benedette le mani.
Nascono chiare in te dal manto,
luminoso contorno:
io sono la rugiada, il giorno,
ma tu, tu sei la pianta.
bellissima la poesia di Rilke, nella prefazione del libro.


