bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

lunedì 27 aprile 2020

non voglio cambiare pianeta

Seguiteranno a viaggiare
tra gli astri oggetti metallici
con dentro uomini stanchi,
violenteranno la luna
aprendovi farmacie.

E’ il tempo dell’uva piena
e il vino comincia a vivere
tra le montagne e il mare.

In Cile ballano le ciliege,
cantano le ragazze brune,
l’acqua nelle chitarre luccica.

Il sole bacia ogni porta
e col grano fa miracoli.

Il primo vino è rosato,
dolce come un bimbo tenero;
il secondo vino è robusto
come voce di marinaio;
e il terzo vino è un topazio,
un papavero e un incendio.

La mia casa ha mare e terra,
la mia donna ha grandi occhi
color nocciola selvatica,

quando si fa notte il mare
si veste di bianco e di verde,
e la luna tra le schiume
sogna come una sposa marina.

Non voglio cambiare pianeta.

Pablo Neruda
(lo stile di Neruda lo riconoscerei anche sorda e cieca)

invito tutti a seguire Jovanotti nella sua scorribanda ciclistica in Cile, tra gennaio e febbraio di questo infausto anno il cui tempo scorre in modo altro. io non ho più percezione del tempo. io non so più nulla del tempo.
se ci penso, è incredibile che a febbraio fossero in Cile Jovanotti, mio fratello e mio marito.
un gioco del destino.
serenità di fronte a ciò che è prevedibile, coraggio di fronte all'imprevedibile, buon senso nel distinguere tra i due casi.
regole della vita, regole anti contagio, regole di sopravvivenza, a Milano a inizio tragedia, in Cile in viaggio, in bici o meno.
Jovanotti è francamente simpatico, lo ascolto volentieri, e guardo estasiata il viaggio nel nulla cileno,  terra fantastica e tormentatissima.
inoltre ogni episodio, sono 16 credo in tutto, di breve durata e tutti disponibili su Raiplay, termina con una poesia.
una più bella dell'altra.
e poi mi piace come le dice Lorenzo.
inizio con Pablo, la sua poesia da il titolo a questo incredibile viaggio nell'altrove, magari le posto tutte.
buon viaggio.

episodio 2
https://www.raiplay.it/video/2020/04/Non-Voglio-Cambiare-Pianeta---Km-70--Il-pigro-bf3a45dd-42a7-4628-ba6f-9bc5520e495e.html?wt_mc=2.www.wzp.raiplay.



venerdì 24 aprile 2020

la conquista dell'inutile

il tempo si trascina come un elefante e i cani mi strappano il cuore.

Werner Herzog ha girato un film, molti anni fa.
Fitzcarraldo.
un film passato alla storia per gli infiniti problemi che ha causato a chi vi ha partecipato, anche morti sul set, disgrazie, imprevisti, incidenti, litigi furibondi con l'attore protagonista Klaus Kinski, abbandoni celebri, Mick Jagger abbandonò il set.
un uomo ha un grande sogno: costruire un grande Teatro dell'Opera in un piccolo villaggio amazzonico isolato dal resto del mondo, per farvi esibire i più grandi nomi della lirica, uno su tutti il famoso cantante Enrico Caruso. a Herzog non interessava la scalata al successo di quell'uomo, bensì l'idea che per raggiungere i propri obiettivi si potesse far passare una nave per una montagna.
e così si fece nel film.
non un modellino, non una simulazione.
una nave sulla montagna.
La conquista dell'inutile  è un libro di Werner Herzog del 2007, dove è raccolto il diario tenuto dal regista durante la lavorazione del film, tra giugno 1979 e novembre 1981, pubblicato a oltre 20 anni dall'uscita del film. vi si raccontano la foresta amazzonica e le sue popolazioni di indios, spesso usati come comparse, e il lavoro d'attore di Klaus Kinski, protagonista del film. soprattutto, ci sono dichiarazioni e visioni poetiche del regista.

Come la folle rabbia di un cane, che si ostina ad azzannare la zampa di un capriolo ormai morto e insiste a scuotere e a tirare con forza la selvaggina abbattuta, al punto che il cacciatore rinuncia ad ogni tentativo di calmarlo, una visione si era radicata dentro di me: l'immagine di un grande battello a vapore su una montagna – la barca che si trascina tra i fumi grazie alla sua stessa forza, risalendo un ripido pendio nel cuore della giungla e, in mezzo a una natura che annienta senza distinzione i deboli e i forti, la voce di Caruso, che riduce al silenzio il dolore e il clamore degli animali nella foresta amazzonica e smorza il canto degli uccelli. O meglio: le grida degli uccelli, perché in questa terra, incompiuta e abbandonata da Dio nella sua ira, gli uccelli non cantano, gridano di dolore, e colossali alberi intricati si artigliano l'uno con l'altro come in una gigantomachia, da orizzonte a orizzonte, tra le esalazioni di una creazione che qui non si è ancora conclusa. Trasudando nebbia, spossati, si ergono in questo mondo irreale – e io, come nella strofa di una poesia in una lingua sconosciuta che non capisco, mi ritrovo a provare un profondo terrore.

Werner Herzog
La conquista dell'inutile

mi piace l'estratto dal libro, moltissimo. l'ho ascoltato su Fiesta immobile, dalla lettura di Andrea Tarabbia, e ringrazio.
ma ciò che mi introga più di tutto è il titolo del libro, la conquista dell'inutile.
ciò che serve per vivere, soprattutto di questi tempi, ma in tutti i tempi in generale, non è la conquista di qualcosa, ma la conquista di non qualcosa.
dell'inutile.
spazio infinito per il pensiero.


giovedì 23 aprile 2020

bisognerebbe saper attendere

Bisognerebbe saper attendere, raccogliere, per una vita intera e possibilmente lunga, senso e dolcezza, e poi, proprio alla fine, si potrebbero forse scrivere dieci righe valide. Perché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si acquistano precocemente), sono esperienze. Per scrivere un verso bisogna vedere molte città, uomini e cose, bisogna conoscere gli animali, bisogna capire il volo degli uccelli e comprendere il gesto con cui i piccoli fiori si aprono al mattino. Bisogna saper ripensare a itinerari in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e congedi previsti da tempo, a giorni dell'infanzia ancora indecifrati, ai genitori che eravamo costretti a ferire quando portavano una gioia e non la comprendevamo (era una gioia per qualcun altro), a malattie infantili che cominciavano in modo così strano con tante profonde e grevi trasformazioni, a giorni in stanze silenziose e raccolte e a mattine sul mare, al mare sopratutto, a mari, a notti di viaggio che passavano con un alto fruscio e volavano assieme alle stelle - e ancora non è sufficiente poter pensare a tutto questo. Bisogna avere ricordi di molte notti d'amore, nessuna uguale all'altra, di grida di partorienti e di lievi, bianche puerpere addormentate che si rimarginano. Ma bisogna anche essere stati accanto ad agonizzanti, bisogna essere rimasti vicino ai morti nella stanza con la finestra aperta e i rumori intermittenti. E non basta ancora avere ricordi. Bisogna saperli dimenticare, quando sono troppi, e avere la grande pazienza di attendere che ritornino. Perché i ricordi in sé ancora non sono. Solo quando diventano sangue in noi, sguardo e gesto, anonimi e non più distinguibili da noi stessi, soltanto allora può accadere che in un momento eccezionale si levi dal loro centro e sgorghi la prima parola di un verso.

Rainer Maria Rilke
I quaderni di Malte

bisogna saper attendere perchè questo ricordo diventi sangue e carne.
lo diventerà.

domenica 19 aprile 2020

guarda che non sono io

Guarda che non sono io quello che stai cercando
Quello che conosce il tempo, e che ti spiega il mondo
Quello che ti perdona e ti capisce
Che non ti lascia sola, e che non ti tradisce
Guarda che non sono io quello seduto accanto
Che ti prende la mano e che ti asciuga il pianto
Cammino per la strada
Qualcuno mi vede
E mi chiama per nome
Si ferma e mi ringrazia
Vuole sapere qualcosa
Di una vecchia canzone
Ed io gli dico "Scusami però non so di cosa stai parlando
Sono qui con le mie buste della spesa
Lo vedi, sto scappando
Se credi di conoscermi
Non è un problema mio
E guarda che non sto scherzando
Guarda come sta piovendo
Guarda che ti stai bagnando
Guarda che ti stai sbagliando
Guarda che non sono io"
Guarda che non sono io quello che mi somiglia
L'angelo a piedi nudi, o il diavolo in bottiglia
Il vagabondo sul vagone
La pace fra gli ulivi, e la rivoluzione
Guarda che non sono io la mia fotografia
Che non vale niente e che ti porti via
Cammino per la strada
Qualcuno mi vede
E mi chiama per nome
Si ferma e vuol sapere
E mi domanda qualcosa
Di una vecchia canzone
Ed io gli dico "Scusami però non so di cosa stai parlando
Sono qui con le mie buste della spesa
Se credi di conoscermi
Non è un problema mio
E guarda che non sto scherzando
Guarda come sta piovendo
Guarda che ti stai bagnando
Guarda che ti stai sbagliando
Guarda che non sono io"

Francesco De Gregori

questa canzone l'ho sentita a Fiesta Immobile questa canzone è di De Gregori che amo da sempre questa canzone mi dice moltissimo e ringrazio De Gregori per avermela scritta si, a me grazie

venerdì 17 aprile 2020

Portrait, Wayne McGregor


di questi tempi si può avere molto dal web, io ho sentito fantastici concerti di retti da Abbado, Von Karajan e Muti dei Berliner Philarmoniker, visto spettacoli teatrali vecchi e nuovi, goduto di film fantastici di Kubrick, Wells, Chaplin, Coppola che magari non avrei mai visto altrimenti sempre tesa verso le ultime uscite al cinema, fatto giri virtuali tra mostre e musei, approfittato di spettacoli online della mia amatissima Scala, ho guardato tutti i balletti disponibili, ascoltato il Trovatore e anche Maria Stuarda.
non mi sono fatta mancare nemmeno il balletto di Monaco.
Bayerisches Staatsballett.
bei nomi, belle composizioni di parole, i tedeschi.
nello specifico: Portrait di Wayne McGregor.
una festa.
una baldoria.
in tre parti.
il primo, Kairos, su musiche di Vivaldi, le Quattro Stagioni, è una cuccagna.
strepitoso.
certo, la musica fa tre quarti del tutto.
ballare sui violini di Vivaldi è una partita vinta in partenza, ma il coreografo, e il corpo di ballo di Monaco, mi sono sembrati all'altezza.
(si, faccio la sborona, Vivaldi è una medaglia d'oro sul petto dell'Italia)
il secondo, Sunyata, mi ha lasciato indifferente, (anche perchè la musica mi ha raggelato).
il terzo, Bordelands, acido e vibrante, mi è piaciuto.

andate e godete, è per tutti.



Borderlands.

giovedì 16 aprile 2020

Adenoyd Hynkel, ovvero il fui della Tomania. Bonito Napoloni, duce di Batalia.

Adenoyd Hynkel, ovvero il fui della Tomania.
Bonito Napoloni, duce di Batalia.
e già questo basterebbe.
siamo ne "Il grande dittatore", scritto, diretto, prodotto e interpretato da Charlie Chaplin nel 1940.
trovo singolare che nel pieno della guerra, nel pieno delle dittature, nel pieno del momento storico caldissimo dei totalitarismi, Chaplin abbia trovato la lucidità per fare una parodia del nazismo, e del fascismo.
credo abbia affermato che, se avesse saputo delle atrocità dei campi concentrazionari, il film è del 1940, non avrebbe avuto l'ardire di fare dell'ironia sul nazismo e la persecuzione degli ebrei.
ma l'ha fatta e gliene siamo grati.
non riesco ad immaginare che effetto abbia fatto allora, adesso, a distanza di ottanta anni, l'effetto è di una pellicola straordinaria.
intanto Chaplin parla, Charlot è alle spalle, sebbene la sua mimica da attore muto rimanga la forza trainante del suo, dei suoi personaggi.
parlano il suo dittatore e il suo barbiere ebreo. parlano il linguaggio del corpo, e con grande maestria.
e parla Napoloni, straordinaria parodia di Mussolini, complice di alcune delle scene più esilaranti del film.





la leggerezza del film, la sua raffinata ironia, la straordinaria mobilità espressiva dei suoi personaggi, l'ilarità delle scene con Napoloni, la storpiatura di nomi e nazioni, creano un apparato scenico e narrativo indimenticabile, assurgono a poetica dell'ironia.
for ever.

lunedì 13 aprile 2020

sono come noi, sono bambini ingannati

Quando rimanemmo nuovamente sole, ci prese una sensazione di paura nei confronti dell'America. Era una società artificiale senza abbastanza artifici, perché fino ad allora non erano stati necessari: non era un paese indifferente ai propri cittadini, non era un paese crudele. Semplicemente, un evento imprevedibile aveva inflitto ferite di un genere mai sperimentato prima e ancora non erano stati trovati un bendaggio e un laccio emostatico adeguati.
Si, era proprio così, e l'innocenza di quel paese era ancora più elementare.E fu difficile tenere la mente concentrata sulla musica durante il tour, quando ci trovammo difronte a quella situazione, che era estrema. La si potrebbe anche mettere in questi termini: due persone si conoscevano da molto tempo, e la loro amicizia era basata su quella che sembrava essere una cultura comune. Sarebbero potuti andare a Venezia insieme e non essere mai sorpresi da quello che l'altro voleva vedere, e insieme avrebbero visitato ogni cosa. Ma improvvisamente a uno dei due un incidente provocava un taglio profondo nel corpo e lo faceva gridare, non per lo stupore di essere stato ferito, ma per la perdita di sangue. Fino a quel momento sembrava che non avesse mai avuto idea che sotto la pelle corresse il sangue, ed era ancora la persona che sapeva tutto delle chiese di Venezia, era il più meraviglioso dei compagni. 
...
Nessuno di loro era in politica e questo era ciò che rendeva le città americane diverse da Londra, dove alle feste si ha sempre la sensazione di incontrare molti più dei seicentoventisei membri del parlamento effettivi. Ma quella gente parlava sempre del disastro generale che non li aveva toccati, ma che tuttavia era destinato, rispetto a quel momento di paralisi, a espandersi ulteriormente. Parlavano anche delle ricette per mettere fine a quella crisi e si mostravano nudi e sinceri della loro innocenza, inconsapevoli del fatto che il sangue scorresse nelle loro vene.
"Sono come noi quando papà se ne è andato", disse Mary, mentre guidavamo verso casa. "Ti ricordi come parlavamo di andare a lavorare in fabbrica, senza sapere nulla delle fabbriche, e di guadagnare abbastanza per mantenere la famiglia?".
"Sono come noi anche in altri sensi", dissi io. "Parlano della borsa come di un organismo che ha un'esistenza indipendente e in alcuni momenti regala un sacco di denaro. Per loro è come un padre: sono come noi, sono bambini ingannati".

di cosa parlano Rose e Mary? dellìAmerica di oggi?
no, dell'America nel 1929, durante la Grande crisi.

è Rebecca West, Rosamund, 1985