bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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lunedì 13 aprile 2020

sono come noi, sono bambini ingannati

Quando rimanemmo nuovamente sole, ci prese una sensazione di paura nei confronti dell'America. Era una società artificiale senza abbastanza artifici, perché fino ad allora non erano stati necessari: non era un paese indifferente ai propri cittadini, non era un paese crudele. Semplicemente, un evento imprevedibile aveva inflitto ferite di un genere mai sperimentato prima e ancora non erano stati trovati un bendaggio e un laccio emostatico adeguati.
Si, era proprio così, e l'innocenza di quel paese era ancora più elementare.E fu difficile tenere la mente concentrata sulla musica durante il tour, quando ci trovammo difronte a quella situazione, che era estrema. La si potrebbe anche mettere in questi termini: due persone si conoscevano da molto tempo, e la loro amicizia era basata su quella che sembrava essere una cultura comune. Sarebbero potuti andare a Venezia insieme e non essere mai sorpresi da quello che l'altro voleva vedere, e insieme avrebbero visitato ogni cosa. Ma improvvisamente a uno dei due un incidente provocava un taglio profondo nel corpo e lo faceva gridare, non per lo stupore di essere stato ferito, ma per la perdita di sangue. Fino a quel momento sembrava che non avesse mai avuto idea che sotto la pelle corresse il sangue, ed era ancora la persona che sapeva tutto delle chiese di Venezia, era il più meraviglioso dei compagni. 
...
Nessuno di loro era in politica e questo era ciò che rendeva le città americane diverse da Londra, dove alle feste si ha sempre la sensazione di incontrare molti più dei seicentoventisei membri del parlamento effettivi. Ma quella gente parlava sempre del disastro generale che non li aveva toccati, ma che tuttavia era destinato, rispetto a quel momento di paralisi, a espandersi ulteriormente. Parlavano anche delle ricette per mettere fine a quella crisi e si mostravano nudi e sinceri della loro innocenza, inconsapevoli del fatto che il sangue scorresse nelle loro vene.
"Sono come noi quando papà se ne è andato", disse Mary, mentre guidavamo verso casa. "Ti ricordi come parlavamo di andare a lavorare in fabbrica, senza sapere nulla delle fabbriche, e di guadagnare abbastanza per mantenere la famiglia?".
"Sono come noi anche in altri sensi", dissi io. "Parlano della borsa come di un organismo che ha un'esistenza indipendente e in alcuni momenti regala un sacco di denaro. Per loro è come un padre: sono come noi, sono bambini ingannati".

di cosa parlano Rose e Mary? dellìAmerica di oggi?
no, dell'America nel 1929, durante la Grande crisi.

è Rebecca West, Rosamund, 1985

venerdì 10 aprile 2020

ero sicura che sarei morta quando mi avrebbe toccata e, invece, naturalmente, cominciai a vivere.

riflettendo su questo libro, ogni volta che lo richiudo dopo la lettura serale, ogni volta che lo riapro la sera dopo, e mi ritrovo tra le righe di questa prosa non sempre facile, non sempre lineare, mi convinco che sono approdata a qualcosa di molto complesso.


non è solo una storia, una narrazione di fatti ed eventi, è una trattazione sulla crudeltà della vita.
sulla crudeltà dei legami.
sulla insostituibilità dei legami primordiali, ancestrali.
è un pianto, diciamo, ininterrotto su quell'affettività primigenia che si è destinati a perdere.
chi narra, Rose, pianista di eccellenza, gemella di Mary, altra pianista di eccellenza, rincorre senza speranza tutti i legami straordinari che ha perso. primo tra tutti quello con la madre, figura insostituibile e originalissima, poi quello con il fratello, altrettanto unico animato da pura energia vitale, poi quello con il padre, figura invece enigmatica e misteriosa, poi quello con Rosamund, personaggio a me meno chiaro ma illuminato, fino a un certo punto, da una grazia cristallina, infine quello con la sorella stessa, amatissima ma sempre più distante dopo anni di profonda simbiosi affettiva e artistica.
tutto quel che viene dopo, tutto quello che verrà, poi, nella vita, di Rose ma di tutti noi, non sarà mai paragonabile a ciò che abbiamo lasciato.
quell'impronta è unica indelebile. nessun passo potrà mai sostenere il ritmo della vita che ci ha indicato la nostra famiglia. ogni nuovo legame sarà una sorpresa, inaspettata, regalata, gradita, ma pallida, e solo vagamente consolatoria.

(Oliver) Smise di suonare e si alzò in piedi. Entrai nella stanza e ci trovammo l'una di fronte all'altro, tremanti.
Uno sguardo colpevole gli si dipinse in volto e poi scomparve. Disse esultante: "Ora posso amare di nuovo."
Mi colpì come una stretta al cuore che lui la mettesse in quel modo, ma il mio io più profondo mi disse freddamente che se avessi avuto lui, nient'altro sarebbe più importato. Venne verso di me e io mi irrigidii per il disgusto, ero sicura che sarei morta quando mi avrebbe toccata e, invece, naturalmente, cominciai a vivere.

inizierà a vivere? il passo è potente, perché preceduto, per molte pagine, da un malessere violentissimo di Rose. la prossimità di Oliver, che sarà suo sposo, la porterà a sbandare, a provare disgusto per i corpi, a ipotizzare l'abbandono di tutto, anche dalla musica, pur di ricreare distanza tra lei e un altro che si avvicina paurosamente. si, era solo paura, era il terrore di un linguaggio nuovo, inedito, rispetto a quello già noto (e la maestria letteraria di Rebecca West raggiunge vette altissime). l'Altro rimane sempre un'ombra oscura e inconoscibile. ci potremo mai fidare? l'episodio segna la fine dei legami certi, quelli familiari, e pone l'avvio di quelli incerti, quelli amorosi.
tre libri per parlare di questo, il passaggio dolorosissimo dalla matrice nota della nostra radice familiare a quella ignota e instabile del mondo dell'altro.

giovedì 20 febbraio 2020

la luce della luna e il silenzio di dicembre sembravano fondersi come le note di una tromba suonate in un unico soffio a unire il passato, il presente, il futuro...

...zio Len si fermò e guardò verso la locanda, fragile come il cartone sotto la luce forte della luna, e accarezzandomi il braccio, mormorò i nomi di tutti quelli che dormivano sotto il suo tetto, poi disse: "Buffo pensare a loro, tutti sdraiati lì, buffo". Alzai gli occhi  e la mia vista vagò tra le stelle fino allo spazio più estremo, dove non c'era più universo. Niente mi divideva da esso. Ero là: mio padre, mia madre, Richard Quin stavano lì e qui contemporaneamente, e Nancy non sarebbe stata distrutta.
La luce e il silenzio soffiarono con fragore nella tromba.

Rebecca West scrive una trilogia, sono arrivata a Rosamund, il terzo libro sulla famiglia Aubrey, e mi lascia stupefatta.
mi regala momenti di lettura estatica.
mi fermo, a volte, la densità è tale che mi sembra di non farcela. mi devo fermare e tornare indietro.  voglio rileggere e fissare nella memoria. oppure non pensare e rimanere sospesa tra le parole. mi dico che se leggo troppo veloce mi perderò qualcosa.
il libro, la parola, la narrazione spesso, come nel caso sopracitato, si fondono con la musica perchè la voce narrante, e sua sorella gemella, sono due pianiste di grande talento. l'effetto è potente, i linguaggi si fondono e io ne rimango scossa, sono tracce che rimangono, si depositano nella mia immaginazione.
questo è un libro, questo è un romanzo, questa è arte, è letteratura.
questo è un capolavoro.

...la vita è condannata al disordine perché non tutti gli uomini sono morti e non tutti muoiono nello stesso momento. Avrebbe potuto esserci un ordine perfetto attorno a me, se mio padre, mia madre, Richard Quin, Mary e io fossimo venuti al mondo tutti contemporaneamente, nessuno di noi avrebbe dovuto aspettare che gli altri nascessero, e nessuno di noi avrebbe dovuto perdere gli altri.
Il tempo, capii, era la colpa dell’universo, e a causa sua il dolore e le attese, ingannevoli allo stesso modo, ci avrebbero sempre impedito di osservare il presente con la dovuta pace.