bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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giovedì 8 giugno 2017

il cielo osservava la superba carcassa schiudersi come un fiore

Ricordate, anima mia, la cosa che vedemmo
quel così dolce mattino d’estate;
alla svolta d’un sentiero un’infame carogna
su un giaciglio cosparso di sassi,
le gambe all’aria, come una donna impudica,
ardente e trasudante veleni,
spalancava in modo cinico e disinvolto
il ventre pieno d’esalazioni.
Il sole irradiava questo putridume,
come volesse cuocerlo a puntino,
e rendere centuplicato alla grande Natura
tutto ciò che essa aveva congiunto;
e il cielo osservava la superba carcassa
schiudersi come un fiore.
Talmente forte era il fetore, che sull’erba
vi sentiste svenire.
Le mosche ronzavano sopra quel ventre putrido,
da cui uscivano neri battaglioni
di larve, che colavano come un liquido denso
lungo quei brandelli di vita.
Il tutto scendeva e risaliva come un’onda
o si slanciava gorgogliando;
si sarebbe detto che il corpo, gonfiato da un vago soffio,
vivesse moltiplicandosi.
E questo mondo produceva una strana musica,
come l’acqua corrente e il vento,
o come il grano che il vagliatore con movimento ritmico
gira e agita nel vaglio.
Le forme svanivano e non erano più che un sogno,
un abbozzo lento a venire
sulla tela dimenticata che l’artista completa
solamente con la memoria.
Dietro le rocce una cagna inquieta
ci guardava con occhio crucciato,
aspettando il momento per riprendere allo scheletro
il boccone che aveva lasciato.
− Eppure voi sarete simile a questa sozzura,
a quest’orribile infezione,
stella dei miei occhi, sole della mia natura,
voi, mio angelo e mia passione!
Sì! tale sarete, o regina delle grazie,
dopo gli ultimi sacramenti,
quando andrete sotto l’erba e i rigogliosi fiori,
a marcire tra le ossa.
Allora, o mia bellezza! dite ai vermi
che vi mangeranno di baci,
che ho conservato la forma e l’essenza divina
dei miei amori putrefatti!

Charles Baudelaire
La carogna
I fiori del male
e
Teatro Arsenale
"Il male i suoi fiori, Charles Baudelaire, un poeta all'inerno", 3-16 maggio

che stordimento, tra dolcezza e putrefazione, tra dichiarazioni d'amore e fetore nauseabondo non si capisce più dove inizia la verità e dove finisce il godimento. la verità della bellezza deve passare attrverso la sconcezza  della dissoluzione per avere valore? è solo dal confronto con i vermi nel nero putridume del ventre sfatto che possiamo apprezzare l'eternità della grazia? 
credo che siano finiti quei tempi, ora ne abbiamo paura, potrebbe essere tutto spaventosamente reale,  giornalisticamente documentato, non più il gioco decadente e compiaciuto di un poeta.

sabato 17 novembre 2012

strabilianti viaggiatori! mostrateci gli scrigni delle vostre ricche memorie, quei magnifici gioielli fatti di stelle e di etere

ma si dai qualcosa ho visto e sentito in questo magico mondo di Book City 2012.

poco poco rispetto a quel che è stato e sarà.
qualcosa di scarso interesse, qualcosa di buono e qualcosa di eccelso.
rimane il fatto che l'iniziativa è oceanica e merita un applauso per il mio bel comune di Milano, caro Pisapia...president for ever..
gran parte dello sforzo si svolge al Castello Sforzesco. è lì non ho sentito niente di speciale...ma non sono riuscita ad entrare nella sala delle armi dove rappresentavano brani da I duellanti di Conrad -che perdita!!- ma in conpenso sono entrata in alcune sale del castello mai viste e..spettacolari. sala Weil Weiss, biblioteca Trivulziana immersa nel bel legno delle librerie, un posto incantato e delicato. vi ho ascoltato le poesie degli alfabeta2, gruppo poetico di avamguardia, e credo di sapere quando si parla di poesia e di qualcosa che nemmeno vagamente le somiglia. la seconda.
sala Bertarelli, sede di un archivio fotografico di Milano...che foto...e poi la presentazione dell'ultimo libro di Gabriele Basilico, fotografo di nota fama.
questa mattina ho rubato letteralmente del tempo al tempo e mi sono fatta un giro velocissimo alla fermata del metrò Garibaldi e mi sono deliziata con un reading di brani da autori vari, Calvino e le sue Città invisibili e Marcovaldo, Baudelaire, Montaigne, Queneau...che delizia ed emozione. mi batteva forte il cuore pensando alla mia gioia e alla gioia di quei due attori che venivamno ascoltati con tanta emozione da me. uno scambio di doni.
questa di Baudelaire ho ascoltato, tra le altre cose, e li avrei baciati dalla gioia quei due attori nel mezzo dei portelli che si aprivano e chiudevano e i plin plon della voce informativa del metrò, della gente che si fermava attratta:

Charles Baudelaire (A Maxime Du Camp)
Il viaggio 

I
Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe,
l´universo è pari al suo smisurato appetito.
Com´è grande il mondo al lume delle lampade!
Com´è piccolo il mondo agli occhi del ricordo!

Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,
il cuore gonfio di rancori e desideri amari,
e andiamo, al ritmo delle onde, cullando
il nostro infinito sull´infinito dei mari:

c´è chi è lieto di fuggire una patria infame;
altri, l´orrore dei propri natali, e alcuni,
astrologhi annegati negli occhi d´una donna,
la Circe tirannica dai subdoli profumi.

Per non esser mutati in bestie, s´inebriano
di spazio e luce e di cieli ardenti come braci;
il gelo che li morde, i soli che li abbronzano,
cancellano lentamente la traccia dei baci.

Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s´allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!

I loro desideri hanno la forma delle nuvole,
e, come un coscritto sogna il cannone,
sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli
di cui lo spirito umano non conosce il nome!

II
Imitiamo, orrore! nei salti e nella danza
la palla e la trottola; la Curiosità, Angelo
crudele che fa ruotare gli astri con la sferza,
anche nel sonno ci ossessiona e ci voltola.

Destino singolare in cui la meta si sposta;
se non è in alcun luogo, può essere dappertutto;
l´Uomo, la cui speranza non è mai esausta,
per potersi riposare corre come un matto!

L´anima è un veliero che cerca la sua Icaria;
una voce sul ponte: «Occhio! Fa´ attenzione!»
Dalla coffa un´altra voce, ardente e visionaria:
«Amore… gioia… gloria!» È uno scoglio, maledizione!

Ogni isolotto avvistato dall´uomo di vedetta
è un Eldorado promesso dal Destino;
ma la Fantasia, che un´orgia subito s´aspetta,
non trova che un frangente alla luce del mattino.

Povero innamorato di terre chimeriche!
Bisognerà incatenarti e buttarti a mare,
marinaio ubriaco, scopritore d´Americhe
il cui miraggio fa l´abisso più amaro?

Così il vecchio vagabondo cammina nel fango
sognando paradisi sfavillanti col naso in aria;
il suo sguardo stregato scopre una Capua
ovunque una candela illumini una topaia

III
Strabilianti viaggiatori! Quali nobili storie
leggiamo nei vostri occhi profondi come il mare!
Mostrateci gli scrigni delle vostre ricche memorie,
quei magnifici gioielli fatti di stelle e di etere

Vogliamo navigare senza vapore e senza vele!
Per distrarci dal tedio delle nostre prigioni,
fate scorrere sui nostri spiriti, tesi come tele,
i vostri ricordi incorniciati d´orizzonti.

Diteci, che avete visto?

martedì 20 marzo 2012

abbacinato dalla salute che, come luce, ti sprizza dalle braccia e dalle spalle

credo di non essermi ammalata per dieci o forse quindici anni. anzi ne sono certa.
quest'anno è la seconda volta in meno di due mesi, ma se la prima in confronto è stata una passeggiata, raffreddore mal di gola febbre ma leggevo e scrivevo dal letto, questa volta è stata un'agonia e mi da da pensare.
ho vissuto per quattro giorni, e scrivo al passato perchè confido che dopo una mattinata in pronto soccorso e con una terapia farmacologica ponderosissima da fare nei prossimi giorni e di cui già una buona parte nelle mie vene non mi accada PIU' o mai PIU', in uno stato di malessere profondissimo, puntate febbrili fino a 40° con ascese rapidissime e con tremori quasi convulsivi, accompagnate di notte potrei dire da accessi deliranti, e defervescenze altrettanto rapide con sudorazioni incontenibili, una cefalea fissa penetrante da cinque giorni, di giorno e di notte si intende, nausea, rifiuto del cibo e stordimento pesante. pare trattasi di infezione delle vie urinarie, cistite asintomatica, difese immunitarie un po' perse via. avrei dovuto pensarci che le vie urinarie danno accessi febbrili così scuotenti. ma non ho avuto cervello per molti giorni.
in questi 4 giorni ho rinunciato una dopo l'altra a una seria di bellissime iniziative in serbo per me, la mia lezione lacaniana del sabato mattina, una mostra di Tiziano già prenotata e, soprattutto, un serata di pesia russa. mi avevano anche gratificata con un biglietto omaggio -immagino per assidua frequentazione del teatro in questione.
poesia, Achmatova, Cvetaeva,  Pasternak, Majakovskij e  Esenin , musica e vodka. non so gli altri, ma io una serata così la sogno di notte. era ieri sera, ah ah, forse in ambulanza ci arrivavo. una rinuncia inguaribile. ho scritto al teatro supplicando in ginocchio di una replica per le coglione fragilone tremolone come me...ma ne dubito. e vedo che non mi rispondono...
ora, sarò un po' stupida forse, ma mi rendo conto bene, ora, che la salute è indispensabile.
e' il sine qua non.
io sto bene, sono sana e piena di energia.
in questi giorni ho capito che la mancanza di benessere fisico è una condanna altissima. al di là dei lussi dei passatempo, anche solo camminare senza barcollare, dormire senza delirare, poter cucinare e stendere un bucato, salutare chi ami e poter dire sto bene grazie, andare al lavoro ascoltando guerra e pace, ascoltare e farsi carico di persone per ore, rispondere agli sms con buona facilità, rispondere al telefono senza pensare: ce la faccio a parlare?, riuscire ad avere la forza di alzarsi dal letto per andare in bagno o solo raggiungere il bicchiere sul comodino, provare sul corpo la temperatura in modo piacevole senza agonizzare per il ghiaccio ovunque prima e i tropici dopo, il vero lusso della vita è stare bene.
ho scoperto di provare una gratitudine infinita per chi si prende cura di me, condizione rara, e ho scoperto la lentezza dei movimenti, a me sconosciuta, necessaria in questi giorni, a volte effettivamente di una densita' inaspettatamente piacevole.
ho provato una repulsione per il cibo a me assolutamente sconosciuta. questa mattina ho provato a farmi un caffè ma forse mi sono fatta uno scherzo. ho provato ad abbrustolirmi il pane per metterci il miele -bbbuono-come ogni mattina, l'ho guardato, mi è sembrato un oggetto senza senso, l'ho buttato via senza neanche provarci. ho tentato con un biscotto di quelli per me voluttuosi...digiuna per l'ennesima volta.
ho pensato che se le persone che non provano gusto per cibo, ne sono indifferenti o quasi infastidite provano quello che ho provato questa mattina, allora, mi sono detta, non è vita. a volte mi lamento dei miei eccessi, dei sali e scendi un po' accentuati, ma almeno sono sana, il cibo mi piace, mi da piacere e quella terribile indifferenza di quel momento verso il pane caldo profumato mi ha fatto sentire lontanissima dal gusto per la vita.
forse è per questo, alla fine, che mi sono decisa a scendere in P.S...



A colei che è troppo gaia
Charles Baudelaire


Bello il tuo capo, il gestire, l'aspetto,
Come un bel paesaggio; sul tuo volto
Il riso giuoca come fresco vento
In un limpido cielo. Il malinconico
Passante che tu sfiori è abbacinato
Dalla salute che, come luce,
Ti sprizza dalle braccia e dalle spalle.
I sonanti colori di cui spargi
Le tue tolette, ispirano ai poeti
L'immagine di un balletto di fiori.
Sono l'emblema, queste pazze vesti,
Del variopinto tuo spirito: folle
Di cui son folle, t'odio quanto t'amo!
Qualche volta, in un bel giardino, dove
Trascinavo la mia atonia, ho sentito
Il sole lacerarmi il petto, come
Un'ironia; la primavera e il verde
A tal punto umiliarono il mio cuore,
Che su di un fiore punii l'insolenza
Della natura. E così, una notte,
Appena suona l'ora del piacere,
Verso i tesori della tua persona
Vorrei strisciare, da vile, in silenzio,
Per castigarti la gioiosa carne,
Per schiacciare il tuo seno perdonato,
E infliggere al tuo fianco stupefatto
Una profonda, una larga ferita:
Vertiginosa dolcezza! Attraverso
Le nuove labbra, più splendenti e belle,
Infonderti, sorella, il mio veleno!