affordable.
domenica 9 febbraio 2020
venerdì 7 febbraio 2020
Georgina di sto cazzo
diverse signore e signorine, strapagate senza motivo, si alternano sul palco e si sgolano per urlare contro la violenza sulle donne ma nel frattempo la perpetuano.
di certo non basterà il cantico dei cantici a risollevarci dalle miserie della TV italiana, ma anche mondiale, che paga 140 mila euro una signorina di nome Georgina, che non porta ahimè nulla di nulla se non la sua cosificazione.
nulla è più che un oggetto, un corpo scintillante che non ha e non sa dire nulla se non ciò che porta in platea, cioè l'uomo, pagato oltre ogni ragionevole delirio cosmico, al quale delega il motivo della sua esistenza e presenza sul palco di Sanremo. Ronaldo.
un uomo è il motivo del suo guadagno, e del suo esistere mediatico, ovvero il suo essere mogliecosaoggetto.
applausi.
la platea esulta.
molte piangono.
la cosa oggetto senza parola che si presenta sul palco, guadagna in 2 ore quello che io guadagno in 3 anni e mortifica se stessa e tutte noi con la sua esistenza-appendice alla notorietà miliardaria del suo uomo, perde il suo nome, assume valore in denaro, si mercifica, grazie al suo annullarsi, grazie all'esposizione mediatica della sua nullità.
altro che due passi indietro, qui siamo bel pieno di una regressione medievale.
folla in delirio.
standing ovation della platea.
e noi la paghiamo per questo, per il suo essere nulla, per la sua anomia, per la sua inconsistenza che la rende luccicante e desiderabile, a dispetto di quel che si condanna di continuo con inutili parole e canzoni.
mi fa pena, diciamo così, una Jebreal convinta col suo penoso discorso di fare qualcosa per la causa, sicura che il suo valore dipenda dalla parola che enuncia, peraltro davvero odiosa nella sua retorica che ulteriormente ci mortifica. ma, povera creatura, si inganna: è lì per lo spettacolo, per i giornalisti, per il corriere della sera, per la noia di una settimana dedicata al gossip.
è lì per il vestito che porta.
solo per quello.
è così cretina da non averlo capito?
finché le donne sono, sono state e saranno così cretine da farsi pagare per la curva del loro culo e per l'azzeramento del loro valore umano e per l'annientamento del loro potenziale intellettivo, le violenze non finiranno mai.
la sala è vuota
nessuno mi applaude
qualcuno sbadiglia
altre mi odiano già
gli altri, e le altre che si stanno asciugando le lacrime di commozione, sono fuori a chiedere l'autografo al dio Ronaldo, il dio che fa girare il mondo.
grazie alle Georgine di sto cazzo, intendo letteralmente, che lo sponsorizzano.
lunedì 3 febbraio 2020
Cammino nella primavera avvolto da una moltitudine di farfalle
Massimo Recalcati
Claudio Parmiggiani
Brera
31 Gennaio 2020



una lezione straordinaria su Claudio Parmiggiani
due ore di enorme intensità narrativa, arte, psicoanalisi, comprensione.




Claudio Parmiggiani
Brera
31 Gennaio 2020
Avevo esposto ambienti completamente vuoti, spogli,
dove l’unica presenza era l’assenza, l’impronta sulle pareti di tutto quello che vi era passato, le ombre delle cose che questi luoghi avevano custodito. I materiali per
realizzare questi ambienti, polvere, fuliggine e fumo
contribuivano a creare il clima di un luogo abbandonato dagli uomini, come dopo un rogo, appunto, un clima
da città morta. Restavano solo le ombre delle cose, ectoplasmi quasi di forme scomparse, svanite come le
ombre dei corpi umani dissolti sui muri di Hiroshima.
Delocazione, che ho realizzato nel 1970, [...] dove le
uniche presenze erano le impronte degli oggetti che
avevo rimosso. Un ambiente di ombre, ombre di tele
rimosse dalle pareti, ombre di ombre, come vedere dietro un velo un’altra realtà velata e dietro quest’altra
realtà velata ancora un’altra e altri veli, e così via perdendosi all’infinito. [...] Un luogo dell’assenza come
luogo dell’anima.



una lezione straordinaria su Claudio Parmiggiani
due ore di enorme intensità narrativa, arte, psicoanalisi, comprensione.




Sogno terra nera e fango, terra di cimitero. Case senza
porte, case sventrate, sgretolate. Finestre dai vetri rotti,
povere, umide, umilissime camere, letti di ospedali, lazzaretti, garze intrise di sangue raggrumato, urina, tosse, fiato, volti di patimento, cucine rancide, pareti di cartone,
ragnatele, reti da pesca appese ovunque, rossi gamberi su
bianchi piatti... Cammino nella primavera avvolto da una
moltitudine di farfalle. Mi vedo nella bianca luce correre a
piedi nudi accanto a vecchi platani mentre cerco di catturarle, splendenti e palpitanti, premere dentro il palmo
della mia mano. Vedo la vecchia Richina,
accanto alla chiesetta dei lillà, con il chiaro d’uovo e la rugiada raccolta
nella prima luce dell’alba, guarire con magici segni la mano ferita di mio fratello.
Recalcati fa il giro tra le tracce di Parmiggiani, le sue delocazioni, le impronte degli oggetti e gioca nella memoria, tra essenze e presenze. a volte le assenze valgono più, o sono più delle presenze. siamo fatti di assenze, più che di presenze. libri o bottiglie morandiane lasciano tracce dopo un fuoco, o dopo il tempo, polvere e cenere si depositano lasciando segnali indelebili delle cose che fanno la nostra vita. nella vita di Parmiggiani sono farfalle, campane, libri, stracci, vetri, fuochi, incendi, chiodi, pietre. luci e ombre delineano il nostro presente, un presente che è eterna ripetizione della cosa perduta, come Parmiggiani stesso identifica nella sua casa Rossa, poi scomparsa, poi bruciata, ma marchio indelebile della sua memoria e della sua infanzia. tutta la vita ripetiamo un gesto primario, che ci orienta come un faro, che ci definisce come un tatuaggio sulla pelle. la luce delle cose ci illumina a distanza di anni, anche quando la luce originaria si è ormai spenta, come le stelle che vediamo in cielo. l'immanenza è una piega della trascendenza, il divino, l'enigma, il mistero è ogni giorno qui e Parmiggiani ci ricorda questo senso religioso della vita.
poesia dalla prima parola all'ultima, seduta per terra in una sala affollatissima di Brera
non sempre amo Recalcati ma quando mi porta per mano tra le pieghe della trascendenza, io sono contenta e lo ringrazio.
Recalcati fa il giro tra le tracce di Parmiggiani, le sue delocazioni, le impronte degli oggetti e gioca nella memoria, tra essenze e presenze. a volte le assenze valgono più, o sono più delle presenze. siamo fatti di assenze, più che di presenze. libri o bottiglie morandiane lasciano tracce dopo un fuoco, o dopo il tempo, polvere e cenere si depositano lasciando segnali indelebili delle cose che fanno la nostra vita. nella vita di Parmiggiani sono farfalle, campane, libri, stracci, vetri, fuochi, incendi, chiodi, pietre. luci e ombre delineano il nostro presente, un presente che è eterna ripetizione della cosa perduta, come Parmiggiani stesso identifica nella sua casa Rossa, poi scomparsa, poi bruciata, ma marchio indelebile della sua memoria e della sua infanzia. tutta la vita ripetiamo un gesto primario, che ci orienta come un faro, che ci definisce come un tatuaggio sulla pelle. la luce delle cose ci illumina a distanza di anni, anche quando la luce originaria si è ormai spenta, come le stelle che vediamo in cielo. l'immanenza è una piega della trascendenza, il divino, l'enigma, il mistero è ogni giorno qui e Parmiggiani ci ricorda questo senso religioso della vita.
poesia dalla prima parola all'ultima, seduta per terra in una sala affollatissima di Brera
non sempre amo Recalcati ma quando mi porta per mano tra le pieghe della trascendenza, io sono contenta e lo ringrazio.
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Assenza
Dovrò di nuovo erigere la vasta vita,
specchio di te ancora:
dovrò ricostruirla ogni mattina.
Ora che non ci sei,
quanti luoghi sono diventati vani
e senza senso, uguali
a lampade di giorno.
Sere che ti hanno accolto come nicchie,
musiche dove trovavo te ad attendermi,
parole di quel tempo,
dovrò distruggervi con queste mani.
In quale baratro dovrò celare l'anima
perché non veda la tua assenza
fulgida come un sole orribile,
che non tramonta mai, spietata, eterna?
La tua assenza mi sta attorno
come la corda al collo
come il mare a chi affoga.
Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires
specchio di te ancora:
dovrò ricostruirla ogni mattina.
Ora che non ci sei,
quanti luoghi sono diventati vani
e senza senso, uguali
a lampade di giorno.
Sere che ti hanno accolto come nicchie,
musiche dove trovavo te ad attendermi,
parole di quel tempo,
dovrò distruggervi con queste mani.
In quale baratro dovrò celare l'anima
perché non veda la tua assenza
fulgida come un sole orribile,
che non tramonta mai, spietata, eterna?
La tua assenza mi sta attorno
come la corda al collo
come il mare a chi affoga.
Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires
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giovedì 30 gennaio 2020
quartiere riconquistato
Nessuno vide la bellezza delle strade
fin quando spaventoso per fragore
rovinò il cielo verdastro
in uno scroscio d'acqua e d'ombra.
Il temporale fu unanime
e orribile agli sguardi il mondo,
ma quando un arco benedisse
coi colori del perdono la sera,
e un odore di terra bagnata
rinfrancò i giardini,
uscimmo a camminare per le strade
come per una terra riscattata,
e sui vetri ci furono generosità di sole
e sulle foglie lucenti
disse la sua tremula immortalità l’estate.
Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires
fin quando spaventoso per fragore
rovinò il cielo verdastro
in uno scroscio d'acqua e d'ombra.
Il temporale fu unanime
e orribile agli sguardi il mondo,
ma quando un arco benedisse
coi colori del perdono la sera,
e un odore di terra bagnata
rinfrancò i giardini,
uscimmo a camminare per le strade
come per una terra riscattata,
e sui vetri ci furono generosità di sole
e sulle foglie lucenti
disse la sua tremula immortalità l’estate.
Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires
mercoledì 29 gennaio 2020
un patio
La Sera ha ormai spossato
i due o tre colori del patio.
Stanotte il disco chiaro della luna
non domina lo spazio.
Patio, cielo tra sponde.
Il patio è il declivio
per cui si spande il cielo nella casa.
Serena,
l'eternità è in attesa a un crocicchio di stelle.
È delizioso vivere nell'amicizia oscura
di un atrio, di una pergola e di un pozzo.
Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires
i due o tre colori del patio.
Stanotte il disco chiaro della luna
non domina lo spazio.
Patio, cielo tra sponde.
Il patio è il declivio
per cui si spande il cielo nella casa.
Serena,
l'eternità è in attesa a un crocicchio di stelle.
È delizioso vivere nell'amicizia oscura
di un atrio, di una pergola e di un pozzo.
Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires
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