bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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giovedì 5 marzo 2020

in fuga da Idlib,

non potevamo certo aspettarci una strategia ragionata dell'eccidio.
intendo da parte di Bashar Assad, macellaio assassino sterminatore, che il diavolo se lo porti (qualcuno ha letto Il Maestro e Margherita? è un buon momento per farlo).
ammazzare e torturare non prevede programmazione.
si fa,
ecco dunque una massa di gente reietta in fuga dalla Siria, da Idlib, al confine con la Turchia, enclave delle milizie dell'opposizione ad Assad, laceri disperati soli. sono la feccia del mondo, gli scarti che nessuno vuole.
Russia e Iran appoggiano Damasco, vadano al diavolo, bombardano e fanno strage di gente, appoggiano il boia, ma l'inferno per questo delinquente non sarà sufficiente. non basterà a fare giustizia.
e io penso a questa massa di gente disperata che preme sui confini che spinge e si accalca, che muore disperata, bambini inclusi, che ha fame e sale sui treni in corsa.
e mi dico che se il nostro nuovo giustiziere in veste di incoronato si infila lì dentro, forse non si è ancora capito che si infila ovunque?, sarà davvero un sasso lanciato come una fionda sul vetro della cattedrale.
chissà se qualcuno ha pensato a questa ulteriore dannazione.
penso a questi dittatori satanici e mi chiedo perchè masse di gente si ostinano da anni, da decenni, a mantenere al potere i Putin, gli Erdogan, i Netanyahu, nuovi zar e sultani, figure corrotte, ed è ben noto che lo siano, e che si sono macchiati di delitti e massacri. cosa spinge un israeliano a votare un patriarca logorato dal potere la cui politica non ha certo giovato al popolo d'Israele e al suo inquieto vicinato?
votate Erdogan ancora e ancora? il popolo russo si accinge a confermare con l'ennesimo mandato, forse si vota per consegnargli l'eternità?, a un Putin sporco  lurido di sangue, egemone degno erede delle dinastie zariste prerivoluzionarie?
la democrazia è un giocattolo rotto, non funziona più molto bene, è lo strumento migliore che abbiamo ma sembra aver perso l'effetto calmierante sul potere. le minoranze restano escluse e senza voce e muscolosi colossi populisti riescono a farne un uso perverso, dominando in paesi che di democratico sembrano aver preservato solo il nome vuoto di senso.

giovedì 31 maggio 2012

Igort - pagine nomadi


nella Milano senza auto di una domenica di maggio...mi sono recata in bicicletta alla Triennale attratta da questo disegno...così russo!
e poichè di Russia ho fatto il pieno quest'anno, non potevo esimermi dalla mostra di Igort.
non avevo idea di cosa aspettarmi da un fumettista, ma non quello che ho visto.
ora so che Igort non è solo un fumettista, nato a Cagliari nel 1958, ma un creativo della graphic novel al servizio del reportage giornalistico.
la mostra presenta alcune delle pagine che hanno contraddistinto il lavoro di Igort negli ultimi anni, tra il 2008 e il 2009, a vent'anni dalla caduta del muro di Berlino, ovvero i "quaderni ucraini" e i "quaderni russi".
ho visto, nella veste inedita del disegno e del fumetto, pagine di storia di questa disgraziata Russia, pagine antiche e anche moderne, molto moderne, di violenza, sopruso, sterminio, tortura, oppressione, delitto politico.


Holodomor, ovvero il genocidio per fame perpetrato da Stalin tra il 1932 e 1933 sulla popolazione ucraina, un quarto della popolazione sterminata per consunzione.


Zachistke, operazioni di rastrellamento a tappeto sulla popolazione cecena. e non parliamo di 70 anni fa, ma dei primi anni del 2.000.
Città e villaggi vengono assediati per giorni; le donne piangono; le famiglie cercano disperatamente di evacuare i propri figli adolescenti – non importa verso dove purché sia lontano dalla Cecenia; i vecchi dei villaggi inscenano manifestazioni di protesta. Finalmene veniamo rallegrati dal generale Moltenskoy in persona, nostro presunto comandante in capo del “Fronte Contro il Terrorismo”, addobbato di nastri e medaglie, là sullo schermo televisivo, pieno di adrenalina, in carne e ossa;  e invariabilmene stagliato su uno sfondo di cadaveri e di villaggi “ripuliti”.
di Anna Politkovskaya
Novaya Gazeta del 19 maggio 2002




assassinio di Anna Politkovskaya, giornalista russa molto conosciuta per i suoi reportage dalla Cecenia e per la sua opposizione al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. nei suoi articoli per Novaja Gazeta, la Politkovskaja condannava apertamente l'esercito e il governo russo per la violazione dei diritti civili e dello stato di diritto. nell'ottobre 2006, muore assassinata nell'ascensore del suo palazzo.
"forse ci piacerebbe condividere quel segreto, quel segreto chiamato guerra".


Non è un viaggio facile, quello raccontato da Igort: "Gli anni dopo l'omicidio di Anna Politkovskaja, dopo l'assalto alla scuola di Beslan, da parte di fondamentalisti islamici e separatisti ceceni e l'assedio al Teatro Dubrovka, attuato dai militanti ceceni. E pensare che all'inizio ero andato lì per raccontare le dimore di Cechov. Poi, l'illuminazione: quel mondo era ben altro". Igort una volta a Kiev, si trovò davanti a un altro scenario. "Povertà, burocrazia asfissiante, violenze nascoste - continua - ma anche storie di felicità. Le rovine dell'Impero Sovietico, quelle vere". Quelle di una democrazia controversa, travestita, la "democratura".
nel fumetto, anche in quello di Igort, c'è l'immagine ma anche la parola, la scrittura. qui il linguaggio è crudo, schietto, asciutto, il connubio con le immagini ancora più forte, ancora più penetrante. 
una modalità espressiva di indagine nuova, e incisiva. 

sabato 31 marzo 2012

Lungo le canore palafitte su cui l'Empireo si sostiene ti mando la mia parte di polvere terrestre...

così inizia una poesia di Marina Cvetaeva intitolata "I fili del telegrafo" che conta di dieci diverse parti.
mi sembra geniale usare questa metafora, l'uso di questa immagine, di questa figura per noi obsoleta ma carica di rimandi,  per segnalare una necessità di comunicazione, urgente, necessaria, non demandabile a qualcuno che si pensa e che si vuol legare a sè.


I fili del telegrafo - III (Strade)

Ripassata e respinta ogni strada
(e coi semafori – specialmente),
polifonia selvaggia
di scuole e disgeli… (un coro


intero in soccorso!), le maniche issando
come stendardi…
                            – senza pudore!–
rombano i lirici cavi
della mia altissima tensione.

Il palo del telegrafo… Si può –
più in breve? Finché c’è il cielo,
corriere infallibile di sentimenti,
notizia concreta di labbra…


Sappi: fin dove – il firmamento,
fin dove – le albe al confine,
così chiaramente e in ogni luogo
e a lungo ti lego.


Tra il maltempo dell’epoca,
oltre scarpate di menzogne – di cordame
in cordame – i miei inediti sospiri,
la mia passione frenetica…

Senza telegrammi (urgente e
semplice costanza modulare!) –
in primavera sonora di grondaie,
in filo spinato di spazi...

«Spesso Marina inizia una poesia con un do di petto». Così Anna Achmatova, altro genio poetico altissimo della grande madre Russia, descrive l'impeto creativo di Marina Cvetaeva, che non si esauriva nell'attacco ma si manteneva intatto nel corso del componimento quasi ignorasse persino l'eventualità di modulare la furia del suo verso. La sua vita coincise con il timbro tragico della sua voce.
così si legge su un articolo del Corriere della Sera relativamente a questa donna poeta dalla vita tragica e ricchissima allo stesso tempo. la sua poesia è incessante e ripulita di incisi, figure retoriche e preposizioni, si appropria del reale quotidiano e lo trasforma in poesia usando le parole e i vocaboli in modo incalzante, creando metafore ardite e contrappunti in modo inesauribile, riducendo all'essenziale il verso.

leggo sul medesimo articolo che Marina cominciò a pubblicare poesie all'età di 18 anni, ribellandosi a una volontà materna che la voleva musicista, ed ebbe una vita poetica e di scrittura estrememente prolifica oltre ad un ampio scambio epistolare con Rainer Maria Rilke e Boris Pasternak, suo grande amore impossibile. si sposò nel 1911 e nel 1917 iniziò la rivoluzione, Marina perse tutto, casa e proprietà, accettò ogni tipo di umiliazione fino ad elemosinare il cibo per sé e le due figlie Alja e Irina, che morì a due anni in un orfanatrofio per denutrizione. più tardi fuggì a Praga per raggiungere il marito.ed ebbe un terzo figlio, Mur, della cui paternità si dubita -Marina era dedita a molti amori ed avventure etero o non- e al quale lei si legò morbosamente. gli ultimi anni furono concitati e miseri, la famiglia era a Parigi dove vivevano di stenti sorretti unicamente dal lavoro di Marina, che sbrigava lavori domestici. lasciò Parigi per Mosca nel 1939 insieme al figlio Mur per raggiungere il marito e la figlia Alja, che vennero di lì a breve arrestati e deportati in un gulag. la poetessa rimasta sola, dopo il rifiuto a una domanda di lavoro come lavapiatti, a 49 anni, smarrita, una domenica d'estate del 1941, s'impiccò a una trave in una camera in affitto.









Insinuarsi

E, forse, la vittoria vera
su tempo e gravità: passare
senza lasciare tracce, senza
proiettare ombra
sui muri…
Forse - con la rinuncia
prendere? Cancellarsi da ogni specchio?
Come Lermontov al Caucaso, insinuarsi
senza turbare le montagne.
E, forse, unico diletto: con le dita
di Bach sfiorare l’organo
senza turbare l’eco.
Disfarsi senza lasciare cenere
per l’urna.
Forse - con il raggiro
prendere? Da tutti gli orizzonti
uscire? Nel tempo come nell’oceano
insinuarsi - senza allarmare le onde…

ma già a 20 anni, immaginandosi sotto terra, aveva scritto:

...leggi - di ranuncoli
e papaveri colto un mazzetto-
che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo...solo non stare così tetro,
la testa china sul petto.
con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami.