
lo vedo. non è la prima volta. ma lo vedo oggi per la prima volta.
è giovane ma sembra vecchio.
il tempo passa e non gli insegna a vivere.
la vita scorre e lui rimane, fuori, a guardarla passare.
bisognerebbe insegnargli a camminare, dal principio, bisognerebbe prenderlo per mano e fargli varcare la soglia.
forse non glielo hanno insegnato da bambino, che per entrare bisogna andare oltre la linea sottile del confine tra un dentro e un fuori. per un attimo hai paura ma poi passa, passa sempre. e dopo diventa un gusto, il sapore insopprimibile della conoscenza.
dieci minuti buoni di colloquio e poi mi dice: mio fratello è morto.
cioè non è entrato piangendo e travolgendomi con il pianto e la disperazione. dieci minuti e poi mi dice: mio fratello morto.
qualcosa penetra in me come una lama, mi fende il cervello e mi fa sentire il sapore del metallo in bocca.
lo osservo mentre mi racconta di questa infamia della vita, che ne è poi la sua diretta conseguenza e che ne sostiene il senso, e sento il peso, grammo per grammo, della sofferenza.
ho imparato a distinguere il dolore dalla sua imitazione.
l'autenticità ci guarda dritto negli occhi, la finzione distoglie sempre lo sguardo.
lo ascolto mentre mi spiega cos'è la mancanza. non è che non lo sappia ma la sua parola la delimita di un nuovo confine, il suo, il suo senso della mancanza ha per me un valore nuovo. mi dice che questa mancanza non avrà mai fine, che il panico si dilegua, che il terrore si allenta, che le lacrime poi si asciugano, ma che la morte non ha mai fine. la morte non finisce mai. la morte di suo fratello sarà per sempre nella sua vita.
vita e morte sono legate e vincolate, l'una non ha senso senza l'altra.
lo percepisco mentre naviga nel suo dolore, che è perdita, che è domanda senza risposta. si chiede perchè la morte prenda suo fratello, vitale dinamico creativo coraggioso, e non lui, spento fermo imprigionato e spaventato da tutto.
perchè?
io sono qua. mio fratello non c'è più. io ero già morto, mio fratello era vivo.
se ci può essere un senso in ciò che non ha logica, gli dico, forse suo fratello aveva vissuto e invece lui non ha ancora cominciato. si può perdonare la morte se porta via una vita che ha dato e preso ma non se strappa qualcosa che non ha ancora radici.
forse la morte di un fratello può dare inizio a una vita, a un ancorarsi al terreno, a dare un senso a una giornata.
a varcare quella soglia, finalmente, e cominciare a camminare.
per poi ritrovarsi vicini, come due fratelli.