bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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giovedì 24 settembre 2020

they shall not grow old

ho improvvisamente capito che il bianco e nero crea distacco.
crea un senza tempo, un tempo senza.
quando ho visto documentari in bianco e nero li ho sentiti lontani da me, in un'epoca indefinibile, non la mia comunque.
così per le foto.
il bianco e nero inventa l'atemporalità.
l'operazione opposta, come quella di Peter Jackson in They shall not grow old, svolge l'operazione contraria. filmati storici della prima guerra mondiale in bianco e nero vengono restaurati e traformati in filmati a colori, in 3D, e anche sonorizzati.
la percezione del distacco svanisce e si entra nella storia, che si avvicina paurosamente, diventa attuale.
la situazione si fa quasi insostenibile, soprattutto se consideriamo che, oltre a quella dei filmati, Jackson ha svolto un'accurata ricerca anche delle testimonianze vocali dei soldati reduci inglesi.
dopo una fase iniziale, narrativa, ancora in bianco e nero, che ricostruisce l'iniziale euforia per l'impresa bellica, l'arruolamento di bambini di 15 anni che si spacciano per 18enni, l'addestramento fisico dei soldati, l'effetto di irrobustimento, per acquisizione di peso e muscolatura, di gente altrimenti denutrita in condizioni malsane di vita, la partenza ancora romanticamente idealizzata di salvifica esperienza patriottica verso la Francia, con l'inizio dell'esperienza armata il registro cambia, le immagini si fanno a colori, la visione subisce uno zoom, si entra nelle trincee e si parte verso l'orrore.
il racconto è serrato, le immagini sono travolgenti e ritmate, i racconti dei soldati cambiano registro, si fa strada la consapevolezza dello sterminio, dello spolpamento della vita, del reale insostenibile della guerra.
io ho fatto fatica, a un certo punto ho anche smesso di guardare.
con il superamento dell'acme, dell'orgasmo distruttivo del massacro di massa, il ritmo si appiana di nuovo, i tedeschi si arrendono, l'impero è sconfitto, torna il bianco e nero ci riappacifica con la storia, le immagini si distanziano, il terrore si placa.
ho visto i denti dei soldati, oltre alle condizioni igieniche e alimentari indescrivibili, ho visto le bocche storte e le dentature nere e marce e ho capito che la civiltà è stata anche questo, la recente acquisizione delle visite dal dentista, la cura per il corpo ha subito una svolta epocale negli ultimi 70 anni, la medicina ha cambiato il corso del tempo e ci fa credere che l'eternità sia possibile.
mai stati più lontani di così, noi e loro.
They shall not grow old, per sempre giovani.









They Shall Not Grow Old - Per sempre giovani 
documentario del 2018 prodotto e diretto da Peter Jackson 
per il centenario della fine della prima guerra mondiale.

giovedì 27 marzo 2014

Ida

film polacco, di Pawel Pawlikowski, bianco e nero, acclamato come un capolavoro.
o almeno recensito come un film da 4 o 5 stelle, "da non perdere".

Ida è una novizia, a breve prenderà i voti. siamo nel 1962, nella piena e grigia e austera Polonia comunista.
prima della consacrazione, Ida viene invitata dalla sua superiora a conoscere la sua unica parente, una zia, magistrato, figura enigmatica e di potere, appartenente all'élite della dirigenza comunista, che le rivela alcuni questioni non da poco sulla sua vita, sulla sua famiglia. Ida scopre di essere figlia di una coppia ebrea, trucidata e sepolta da qualche parte nel territorio della famiglia di origine; lei, piccolissima, è stata affidata alle cure delle suore, e da loro cresciuta, per salvarla dalla furia nazista.
la zia, una donna, come dire, piuttosto intraprendente, dai modi sicuri e impositivi fino all'arroganza, probabilmente enfatizzati dal potere esercitato per anni nelle aule di giustizia, le fa da guida in questa ricerca. è una donna disperata, alcolizzata, perduta nei ricordi e nei rimorsi. perduta e senza dio, secondo gli occhi di Ida, che guarda ma non giudica. però questa peccatrice è una donna che vive nel mondo, e Ida del mondo non sa nulla. si muove e si aggira come se nascesse per la prima volta e il suo candore sembra svelare le cose, farle emergere nella loro violenta verità. anche un colloquio intenso, una visita in ospedale, la seduzione che la zia esercita sugli uomini, il bere, il fumare, mangiare al ristorante, dare un passaggio ad un musicista che fugge dalle promesse, tutto sembra avere il peso di una nuova visione, di un battesimo.
dopo la scoperta della verità sulla fine dei genitori di Ida, la zia torna alla sua vita di cocktail e uomini di passaggio e Ida al suo convento. una si suiciderà l'altra non si riterrà pronta a prendere i voti. Ida torna alla casa della zia morta e prova, sperimenta, per un breve tempo, il senso di una vita terrena: si veste, si mette i tacchi, lascia scoperti i suoi biondi capelli, fuma e beve, immagina e sogna, si lascia andare alla corte e al sesso con un musicista innamorato di lei, che ora non sfugge più alle promesse.
dopo la notte d'amore, le chiede di seguirlo nel suo viaggiare per la Polonia, nel suo peregrinare per locali.
e poi? chiede Ida
poi compriamo un cane, troviamo una casa, ci sposiamo, facciamo dei bambini.
e poi?
e poi ci saranno i problemi.
non basta.
Ida torna, la mattina dopo, in convento. ora sembra pronta per rinchiudersi per sempre, nell'unico tratto di mondo che lei sembra riconoscere e sembra averle dato una risposta sul senso della vita.
è una scelta? è una fuga? è una convinzione sulla portanza di dio rispetto alla fuggevolezza del mondo? è un ritorno nel ventre materno? è la delusione sulla banalità della vita?

Ida, nel tuo mondo in bianco e nero, senza sfumature, non ti ho capita.