bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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giovedì 22 marzo 2018

Sulpicia

all'edizione di Percorsi Di Versi di quest'anno, per festeggiare la giornata mondiale della poesia, alla fondazione del Corriere della sera di Via Balzan, hanno partecipato diversi personaggi, alcuni degni di nota.
interviene, per prima, Eva Cantarella.
mi parla di Sulpicia, poetessa dell'età augustea, e lo fa con quel modo che ormai conosco, come se avesse un mondo da raccontarti, tutto il mondo antico, tutto il mondo dei romani, tutte le consuetudini, tutte le arti, tutte le leggi ma...non può farlo. sottolinea nel parlare una sospensione che sembra l'anticipazione della delusione ma poi si trasforma in un pacato adattamento alle sfavorevoli condizioni cha la costringono alla sintesi.
Sulpicia era figlia dell’oratore Servio Sulpicio Rufo, sua madre era una Valeria, e suo fratello era un uomo di grande cultura, attorno al quale si raccoglievano i maggiori letterati dell’epoca. essendo favorita dalla possibilità di frequentare questo ambiente, oltre che evidentemente dotata di notevoli capacità poetiche, Sulpicia compose le uniche poesie d’amore scritte da una donna romana dell’età classica giunte sino a noi, anche se in modo fortunoso. le sue opere infatti non sono state tramandate sotto il suo nome, ma sono state inserite nel corpus delle opere attribuite al poeta Tibullo. Sulpicia è vissuta all’epoca di Augusto, un’epoca in cui la condizione delle donne romane cambiò totalmente: furono questi gli anni dell’emancipazione durante i quali a Roma vi furono donne letterate come Sulpicia, donne che diventarono medici e, verso la fine della Repubblica, comparvero persino alcune donne avvocato nel Foro.
Sulpicia aveva un grande amore, Cerinto, e il suo livello di evoluzione e progressione culturale era tale da poterne parlare con tutta questa franchezza, con tutta questa inusitata intensità.

A Cerinto
È giunto amore finalmente

È giunto amore finalmente. Nasconderlo
sarebbe vergogna assai più grave che svelarlo.
Commossa dai miei versi, Venere lo portò sino me,
tra le mie braccia, compì la sua promessa. I miei peccati
li racconti chi si dirà non ebbe i suoi.
Io quasi non vorrei neppure scriverli:
prima di lui, temo li legga un altro.
Ma giova aver peccato. Mi disturba
atteggiare il mio volto alla virtù.
Si dirà che son degna di lui, e lui di me.

(traduzione di Eva Cantarella) 

Tandem venit amor
Tandem venit amor, qualem texisse pudori
Quam nudasse alicui sit mihi fama magis.
Exorata meis illum Cytherea Camenis
Adtulit in nostrum deposuitque sinum.
Exsoluit promissa Venus: mea gaudia narret,
Dicetur siquis non habuisse sua.
Non ego signatis quicquam mandare tabellis,
Ne legat id nemo quam meus ante, velim.
Sed peccasse iuvat, voltus conponere famae
Taedet: cum digno digna fuisse ferar.

venerdì 24 marzo 2017

ogni giorno la portavo come un bambino il suo grembiule


Cessò di farmi male, e tanto piano
che non sentii svanire la mia angoscia -
ma quando mi voltai vidi la luce
là dove s'addensava l'ombra-

E non so quando prese a trasformarsi
perché ogni giorno la portavo
come un bambino il suo grembiule -
ed ogni notte la appendevo al gancio.

Io quel dolore conficcato in cuore
come aghi dolcemente
al loro posto in puntaspilli
da mani femminili-

non so trovare più, nè so perchè
si consolasse, so solo che tace
la pena - che ora è quasi pace.

Emily Dickinson- Percorsi di Versi, per le strade di Milano.

giovedì 23 marzo 2017

E l'infinita vanità del tutto

io, il mio verso, l'ho inviato a La lettura.
Silvia Plath, Ariel.
Stasi nel buio. Poi 
l'insostanziale azzurro 
versarsi di vette e distanze.
che brividi, bellezza e follia.
però non lo trovo pubbicato nella pagina del corriere dedicata sul web.
Percorsi di Versi, due giorni di poesia.
l'ho inseguita a Palazzo Reale, poi alla cineteca Oberdan dove ho ascoltato Milo de Angelis e ho visto un bel documentario a lui dedicato Sulla punta di una matita, di Viviana Nicodemo.
Milo è sfatto, trasandato e obeso, uno spettacolo desolante in un uomo che ha così tanto da dire.
sei offeso da una voce monocorde e tu 
perdi il gomitolo dei giorni e spezzi 
la tua sola clessidra e ristagni e vorrei 
aiutarti come sempre ma non posso 
fare altro che una fuga partigiana da questo cerchio 
e guardare il buio che ti oscilla tra le tempie e ti castiga, 
figlio mio. 
l'ho poi rivisto il giorno dopo, il 21, al teatro Franco Parenti in una bellissima serata dedicata a poeti e versi con diversi personaggi che ne hanno presentato le meraviglie. presenta Roberta Scorranese.
anche la poesia è una meraviglia del creato.
Paolo Cognetti ha presentato Antonia Pozzi.
Io sognai nella neve di un’immensa 
città di fiori 
sepolta – 
io fui sui monti 
come un irto fiore – 
e guardavo le rocce, 
gli alti scogli 
per i mari del vento – 
e cantavo fra me di una remota 
estate, che coi suoi amari 
rododendri 
m’avvampava nel sangue –
Cecilia Chailly (pantaloni di pelle, piuttosto autocentrata) ha letto una sua poesia (vabbè) e una di John Donne, Congedo.
Siano pur due, lo sono come i rigidi 
gemelli del compasso sono due: 
la tua anima il piede fisso che all'apparenza 
immoto muove al moto del compagno. 
E, se pure dimori nel suo centro, 
quando l'altro si spinge lontano, 
piega e lo segue intento, 
tornando eretto quando torna al centro. 
Così tu sei per me che debbo, simile 
all'altro piede, obliquamente correre: 
con la tua fermezza chiude giustamente il mio cerchio 
e al mio principio mi riporta sempre.
Milo De Angelis legge le sue traduzioni di Lucrezio, De Rerum Natura.
Non è mai intero il piacere, mai.
poi è subentrata una furia del vento, Gio Evan, una tempesta di capelli che inventa il mondo attorno a sè e ha letto, in allegria, una sua poesia, sugli occhi di lei, e così sia.
arriva Branduardi che mi ha fulminata con una poesia di Franco Fortini, Lettera. una potenza corrosiva.
termina Alessandro D'Avenia, che ha pensato di essere a scuola e ci ha inchiodati tutti con una lezione/lettura velocissima e impossibile da registrare alla memoria umana, su Leopardi. capisco, faticosamente, che ha messo a confronto passi dell'Infinito con A te stesso con passaggi non intelleggibili dalla normale velocità della mente umana, ha stravolto, come molti ormai fanno, la banale visione pessimistica del nostro immenso poeta a favore di una sua vita votata alla bellezza.
Or poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l'inganno estremo,
Ch'eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, nè di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T'acqueta omai. Dispera
L'ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l'infinita vanità del tutto.  
l'ha definito il primo infarto in poesia.
qui domina il dolore, la bellezza ce la vediamo solo noi che lo leggiamo, uomini del XXI secolo, ma quelli che, assetati di bellezza ovunque, cercano di dimenticare, a volte, che fango è il mondo.

mercoledì 22 marzo 2017

lettera: padre di magre risa

Padre, il mondo ti ha vinto giorno per giorno
Come vincerà me, che ti somiglio.

Padre di magre risa, padre di cuore bruciato,
Padre, il piú triste dei miei fratelli, padre,

Il tuo figliuolo ancora trema del tuo tremore
Come quel giorno d’infanzia di pioggia e paura

Pallido tra le urla buie del rabbino contorto
 Perdevi di mano le zolle sulla cassa di tuo padre.

Ma quello che tu non dici devo io dirlo per te
Al trono della luce che consuma i miei giorni.

Per questo è partito tuo figlio; e ora insieme ai compagni
Cerca le strade bianche di Galilea.

Franco Fortini


legge Angelo Branduardi, Percorsi di Versi, La Lettura, 
teatro Franco Parenti, 21 marzo 2017 (sono nata il 21 a primavera...)