bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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giovedì 5 ottobre 2017

Cecilia

Tu mi rimproveri perché ogni mio racconto ti trasporta nel bel mezzo d'una città senza dirti dello spazio che s'estende tra una città e l'altra: se lo coprano mari, campi di segale, foreste di larici, paludi. Ti risponderò con un racconto.Per le vie di Cecilia, città illustre, incontrai una volta un capraio che spingeva rasente i muri un armento scampanante.- Uomo benedetto dal cielo, - si fermò a chiedermi, - sai dirmi il nome della città in cui ci troviamo? - Che gli dei t'accompagnino! - esclamai. - Come puoi non riconoscere la molto illustre città di Cecilia? - Compatiscimi, - rispose quello, - sono un pastore in transumanza. Tocca alle volte a me e alle capre di traversare città; ma non sappiamo distinguerle. Chiedimi il nome dei pascoli: li conosco tutti, il Prato tra le Rocce, il Pendio Verde, l'Erba in Ombra. Le città per me non hanno nome: sono luoghi senza foglie che separano un pascolo dall'altro, e dove le capre si spaventano ai crocevia e si sbandano. Io e il cane corriamo per tenere compatto l'armento.- Al contrario di te, - affermai, - io riconosco solo le città e non distinguo ciò che è fuori. Nei luoghi disabitati ogni pietra e ogni erba si confonde ai miei occhi con ogni pietra ed erba. Molti anni sono passati da allora; io ho conosciuto molte città ancora e ho percorso continenti. Un giorno camminavo tra angoli di case tutte uguali: mi ero perso. Chiesi a un passante: - Che gli immortali ti proteggano, sai dirmi dove ci troviamo? - A Cecilia, cosí non fosse! - mi rispose. - Da tanto camminiamo per le sue vie, io e le capre, e non s'arriva a uscirne... Lo riconobbi, nonostante la lunga barba bianca: era il pastore di quella volta. Lo seguivano poche capre spelate, che neppure più puzzavano, tanto erano ridotte pelle e ossa. Brucavano cartaccia nei bidoni dei rifiuti. - Non può essere! - gridai. - Anch'io, non so da quando, sono entrato in una città e da allora ho continuato ad addentrarmi per le sue vie. Ma come ho fatto ad arrivare dove tu dici, se mi trovavo in un'altra città, lontanissima da Cecilia, e non ne sono ancora uscito? - I luoghi si sono mescolati, - disse il capraio, - Cecilia è dappertutto; qui una volta doveva esserci il Prato della Salvia Bassa. Le mie capre riconoscono le erbe dello spartitraffico.

venerdì sera, c'è ancora uno spendido tepore, l'aria è bellissima, il verde dell'Orto Botanico di Brera è magico. tavoli e sedie, candele, l'ora del crepuscolo, molta molta gente, come sempre a Milano, ovunque.
sul palco allestito arriva Fabrizio Gifuni e inizia la cerimonia.
legge.
Calvino.
e mi omaggia con Cecilia, da Le Città Invisibili.
oltre che con Palomar, il Barone rampante e letture da riflessioni di Calvino, racconti sul padre e sulla madre, sulla cifra della sua famiglia. una famiglia di botanici, di studiosi e di dedizione al dovere, dove "lo spreco", dice Calvino, è la dimensione della passione.
«Che la vita fosse anche spreco, questo mia madre non l’ammetteva: cioè che fosse anche passione. Perciò non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di bouganvillea, dallo studio col microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari. Senza incertezze, ordinata, trasformava le passioni in dovere e ne viveva» (Italo Calvino, La strada di San Giovanni)



lunedì 27 aprile 2015

bicefalo

Fiera del Mobile
Milano, aprile 2015.
Fuori Salone, diverse sedi.
o meglio, centinaia di sedi.
francamente troppe, un non senso.
mi sono limitata a sole a tre stazioni sulla via, forse avrei anche potuto scegliere meglio, ma tant'è.
un sabato pomeriggio in bici è pur sempre una buona cosa, anzi ottima.
anche se l'affollamento in giro era parossisistico, quasi inaccettabile. a Brera non ci si muoveva...
è che qui a Milano, funziona così, tutti in giro, tutti fuori, anche ieri alla Darsena c'era un delirio, ma io andrò con più calma..
ma a Milano funziona l'evento, come mancare a un evento?, come non esserci?
non essere all'evento vuol dire non essere, non esistere.
evento quindi sono.
e io anche evidentemente...

qui siamo alla Statale.
pubblicizzata 'sta cosa non dico quanto.
bello?
non so, qualcosa si salva, molto si butta, nulla mi esalta.



queste sculture di marmo lavorate in modo ultra tecnologico erano molto belle. le mie foto non rendono giustizia, sono pessime, proprio scadenti, ma è quello che ho.
si tratta di sette opere in marmo dalle forme sorprendenti, realizzate con tecnologie di ultima generazione, che evidenziano la creatività del settore. le foto sottostanti riportano Bicefalo, una scultura in marmo di Carrara, dalla morfologia animale, che gioca sulla geometria sulle forme naturali.




qui c'è qualcosa di giapponese...


qui di brasiliano...


qui c'è qualcosa nei cortili...






qui siamo all'Orto Botanico, luogo di delizie soprattutto ad Aprile, ma le installazioni?

Vogliamo parlare di Favilla? Installazione di luce in piazza San Fedele? ho pure fatto la coda per vederla, questa acrobazia di luce. 


cosa posso dire, manco di entusiasmo su tutto, a parte l'avvolgente Bicefalo dal nome vagamente mitologico, a parte la raffinatezza del gioco sul marmo, probabilmente, mi dico, il meglio era altrove.