bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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lunedì 29 ottobre 2018

trigger


trigger.
non so bene perchè.
lei si muove come un orango nella foresta.
questo l'ho percepito chiaramente.
poi sempre meno, sempre meno orango ma la sua presenza, nella sala Napoleonica dell'accademia di Brera, è sempre più forte.
ti passa vicina, siamo seduti su una fila di sedie che lascia spazio davanti e dietro, molto vicine e, ogni tanto, ti guarda. ma proprio ti guarda. cioè mi guarda
strano, di solito non accade che un ballerino ti guardi, credo non rientri nello svolgimento delle  sue funzioni artistiche.
ma io so che guarda con l'intento di guardare, cioè io sono qui, non sono una ballerina mitologica, sono una ballerina della foresta, della notte, di questa sala.
e qui lo spazio è aperto, luminoso di luce artificiale, tutti ci vediamo, tutti ci guardiamo e guardiamo lei che, a buon diritto, guarda noi. 
ma io sono colta dal suo respiro, dal suo sudore, gocciola, del suo respiro, ansima, e arrivo a desiderare che mi sfiori, che faccia qualcosa di me. non accade ma lo vorrei.
mi è piaciuta la sua ricerca, 20 minuti di danza, danza che definisce lo spazio in cui si svolge e che temporaneamente abita, che definisce le distanze tra i corpi, che definisce lo spazio del suo corpo, così chiaramente in movimento rispetto ai nostri così fermi.
si mi sono emozionata.
Annamaria Ajmone
Trigger
Danae Festival



giovedì 25 ottobre 2018

Celeste. Appunti per natura

celeste, dice il titolo dello spettacolo.
è il festival di Danae, dice il titolo della rassegna.
lei è 
Raffaella Giordano, 
ballerina dal lungo curriculun vitae: si vede, tanta esperienza nella danza contemporanea anche di Pina Bausch, anche di Carolyn Carlson. e molto altro che non conosco.
si vede che nulla è nel caso, nell'occorrenza temporanea, e lei si preoccupa: "sembra una danza spontanea?" chiede all'intervista che segue lo spettacolo.
no, le dico, non sembra, si vede che c'è lavoro, duro lavoro del corpo.
lei è ipnotizzante nello spiegare, e non spiegare, la natura del suo lavoro sul corpo.
le parole, dice, non ce la fanno, e per spiegarisi usa istintivamente il corpo. 
diversamente, dice, non sa fare.
non è vero, ci sa fare anche con la parola. ed è chiaro, nel suo dire, che nell'uso del corpo non c'è pensiero, c'è altro. c'è solo corpo, allenato, provato, riprovato, sofferto, gioioso, studiato, ma solo corpo.
è chiaro. io lo capisco, quel che dice.
la sua danza, intendo, è il frutto di una lunga esperienza. penso alla mostra di Carlo Carrà, e poi ancora penso che per raggiungere la propria cifra ci vuole una vita. come Carlo Carrà anche Raffaella Giordano, che è ricca portatrice di danza Carlson e Bausch, alla fine, è approdata alla sua personalissima firma. vorrei dirle questo ma non voglio esagerare.
Celeste. Appunti per natura recita così durante lo spettacolo:
“ (…) Come i fiori nel prato, fanno capolino i temi di sempre. Il vestito come un cielo o come una terra, la campitura di colore dai contorni imprecisi, il segno di una porosità dell’anima. Caro spettatore ti dono questo mio sentiero, specchio riflesso di un canto celeste.” tratto da un libro che l'ha fortemente ispirata, L’estate della collina di J.A. Baker, bizzarro e misterioso scrittore inglese che racconta e descrive unicamente la natura.
io non colgo il celeste, e glielo dico, piuttosto un movimento che richiama suoni e voci e passeggiate diurne, risonanze del giorno, ma in uno spazio chiuso, in una camera, come in un passaggio notturno, forse in un sogno.
al termine dello spettacolo una luce, che non è mai comparsa in scena fino a quel monento, forte brillante e tagliente fa la sua comparsa, sulla sua bella intensa figura, come fosse la luce del mattino che filtra attraverso una finestra. penso a Sangiano, la mia mitologia. allora avevo ragione, penso, è la luce del mattino dopo una notte di sogni e di figure mascherate dell'inconscio. anche il gallo che si sente cantare annuncia il giorno che nasce.
bello, mi dice.
si, sono d'accordo, penso.