bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

lunedì 20 luglio 2009

dal sogno di chagall all'arte visionaria di filonov

Villa Olmo, Como, bel posto.
Chagall, Kandinsky, Malevich e Filonov, bel gruppetto.
un'ora di mostra, quadri scelti, rappresentativi, buona scelta.

di Chagall sono pazza da sempre: se è arrivato nelle vicinanze (anche qualche centinaio di km) sono andata a vederlo. farei qualsiasi cosa per lui, perchè mi facesse entrare in quel mondo aereo fatto di amanti colorati sognanti che volano tenendosi per mano. amo i suoi colori, i suoi volti, le sue finestre, la sua Parigi, i suoi tetti e i suoi comignoli, gli uomini piccoli piccoli negli angoli che fanno la cacca (mai notati? i suoi quadri sono pieni..) o piccoli piccoli, disperati davanti a uno specchio grande grande.
lo vedete?



ammiro il suo mondo infantile e pieno di amore, di attenzioni, di particolari minuscoli ma grandiosi. amo il suo sguardo puro sulle cose. uno sguardo cui basta un colore per dare il volto dell'armonia.



come può essere un ebreo rosso? così. ce ne sono molti altri, verdi, violinisti..il mondo da cui si proviene merita sempre un tributo molto grande. e questo è così grande rispetto alle case alle sue spalle.




di Kandiski mi folgora la pittura figurativa: questo fiume d'autunno e il paesaggio soleggiato mi sembrano di una luminosità accecante. mi fanno desiderare di esser lì, ora, adesso, a respirare quell'inimitabile luce.





le immagini che lasciamo spazio alla sperimentazione avanguardista perdono l'ordine a favore dell'entropia ma mantengono quella padronanza assoluta del colore e della capacità di stupire. il colore è un proiettile dalla potenza psicofisica, produce risonanza emotiva e produce sensazioni di caldo, freddo, suono, note e strumenti musicali.





il signor Malevich mi fa uno strano effetto.
bellissimo quando guardo questo quadro.
uno sfondo verde senza prospettiva accoglie figurine bianche morbide tonde eleganti acquose, sembrano bolle d'aria bianca sopra uno stagno.



poi arriva il suprematismo, evoluzione estrema del cubofuturismo, e allora tutto diventa, come dire, più quadrato.
"Per suprematismo intendo la supremazia della sensibilità pura nell'arte. Dal punto di vista dei suprematisti le apparenze esteriori della natura non offrono alcun interesse; solo la sensibilità è essenziale. L'oggetto in sé non significa nulla. L'arte perviene col suprematismo all'espressione pura senza rappresentazione".
tutto diventa ideologico, la pittura perde il suo significato primigenio, diventa manifesto. la bellezza è veramente un'altra cosa.





ecco, Filonov mi inquieta, veramente. ho visto la gente entrare e uscire dalle due sale a lui dedicate con una velocità che non consente lo sguardo. piuttosto il non sguardo, la fuga. qualcuno ha detto che non gli sembrava il caso...il caso di disegnare così immagino.
la prima reazione, in effetti, è la voglia di non guardare. perchè quello che si vede è sgradevole, è catastrofico, è anche brutto, è deforme. una pittura fatta di grandi immagini costruite da un'attenzione ossessiva per i dettagli.
se guardi da vicino ci saranno centinaia di segni colorati, serrati, accorpati. un'ossessione. se guardi da lontano il dettaglio minuzioso crea il movimento dell'immagine nel suo complesso. un complesso che disturba direi. "Bisogna disegnare tenacemente e con precisione ogni atomo".
non è geometrico nè meccanico, è indipendente e critico, insofferente e contestatario. è oppositivo.

questi sarebbero dei fiori. fiori della coloritura universale.


questo un volto, la testa vivente. ne vedete le fattezze? impressionante. bello non so, agghiacciante di sicuro.


il festino del re è l'apoteosi dell'angoscia. il luogo del gaudio, il banchetto, diventa il momento della catastrofe. c'è un'amalgama di corpi volti e colori cupi che richiamano la disperazione, lo sfaldamento dell'uomo, la dimensione della disgregazione con grande potenza visionaria. che sia anoressia?



"La verità dell’arte è la verità dell’analisi.
La forza attiva dell’arte è l’azione della verità sottoposta
all’analisi e rivelatasi in una forma vivente e parlante,
una forma portata al grado massimo di persistenza e perfezione,
qualcosa di accessibile a chiunque […]
La pittura è il linguaggio universale dell’artista accessibile a tutti.
Questo linguaggio è incorporato nella coscienza dello
spettatore con una deduzione integrale che a volte
non può essere tradotta in parole.
Il fondamento della mia arte, cioè quello che osservo
studio e rivelo nei miei lavori, è lo studio dell’uomo,
dei suoi dati e delle sue caratteristiche intellettuali,
di classe e bio-dinamiche, del suo modo di vivere e pensare. "

venerdì 17 luglio 2009

a voce alta



probabilmente il libro è meglio del film.
il film è confuso. dice ma non dice fino in fondo. cosa dice in fondo?
è pensabile che la vergogna della propria ignoranza sia più grande della vergogna della propria disumanità?
ci si può condannare all'ergastolo per non saper nè leggere nè scrivere tollerando su di sè il peso di avere avuto, agli occhi di tutti, la resposabilità della morte atroce senza senso di 300 donne?
è pensabile che la redenzione e il sollievo della morte siano raggiungibili proprio solo nel momento in cui questa colpa dell'analfabetismo è stata finalmente riscattata?
il personaggio sfugge, manca qualcosa. si intuisce solo per un attimo, durante il processo, che la sua ignoranza è un'ignoranza globale, totale, di sè. di sè e del mondo. è l'universale annullamento della coscienza e della consapevolezza a favore di un automatismo cieco, di un'obbedienza acefala, di un'adesione senza pensiero. lei obbedisce e non capisce cosa avrebbe mai dovuto fare altrimenti. come se una parte del cervello si spegnesse e non rispondesse alle sollecitazioni dell'anima a favore di una reiterazione ossessiva e senza riflessione autonoma.
"tu non devi chiedere perdono, nessuno deve chiedere perdono", dice al suo giovane amante in attesa di una sua approvazione. lei in effetti non chiede perdono e non lo vuole. lei agisce robotizzata, entra ed esce da un lavoro all'altro come se tutto si equivalesse, senza valore o dignità morale, entra ed esce da una relazione con un quindicenne, prende e da -ma sempre con una modalità di relazione come se lei non fosse mai dentro a niente veramente- poi si dilegua. "dovevo forse rimanere a lavorare alla siemens??". è la stessa domanda: doveva forse rimane lì, in quella relazione?, dovevo aprire le porte? cosa mai avrei dovuto fare di diverso?
lei, per me, è pura angoscia, concretizzazione del nulla, è un automatismo di vita che non da scampo. ed è per questo che la paura della propria menomazione analfabetica, la vergogna e la colpa, la commozione davanti alla narrazione dei libri, il pianto emozionato nella chiesa con il coro, la passione nell'amore fisico, mi risultano del tutto stonati.
oppure è l'unica luce, l'unica possibilità di vita in una persona che vita non ha, è l'unica speranza di una porta aperta alle parole dell'anima, ai suoi codici. forse è per questo che alla fine decide di darsi la morte. perchè quella sensazione di vita, che si è fatta strada con la lettura e la scrittura appena acquisite, quella voce da dentro che può prendere corpo e finalmente esprimersi e avere suono e forma, tutto questo è veramente troppo per chi, di fatto, nella vita quella voce non l'ha mai usata.

lunedì 13 luglio 2009

l'altro da sè



questo è appeso all'entrata del mio condominio.
un luogo accogliente abitato da persone amabili aperte comunicative.
è solo un caso che sia stato scomodato perfino il codice penale per gli estranei che varcano la soglia di casa.
anche mio fratello, un amico, un compagno di classe, tutti passibili di arresto.
tranquilli, è solo per sbaglio che è stato avvitato sul muro sotto i citofoni degli agguerriti inquilini che permangono in questo bunker asserragliato tra la valle della fiera e lo strabiombo del sempione. si intravedono i mitra e le molotov ma è solo un abbaglio di questo accecante sole di luglio. un delirio, un miraggio.
va tutto bene, la gente non ha paura, vive serena difendendo i propri diritti. il diritto di non essere turbato da foglietti pubblicitari introdotti di forza e con l'inganno all'interno della muraglia o, mioddio, di essere travolto da un'immagine umana di sembianze non note -ognuno conosce perfettamente la scheda anagrafica di ogni abitante dell'avanposto- certamente inviato da bin laden, da zingari bastardi, o anche solo da qualche commerciante ladro della zona chicrededifotterequelmiseropezzente. qui non entra NESSUNO.
questa è casa mia. benvenuti.

venerdì 10 luglio 2009

impercettibile tempo

continuità del tempo, il vento fa il suo giro. il tempo che passa sul corpo scrive, di volta in volta, un capitolo di vita.
ci sono posti, dentro le persone, in cui fa freddo. posti bui in cui non vorresti essere stato mai.
la morte si sconta vivendo.

Salvatore Quasimodo
IMPERCETTIBILE IL TEMPO


Nel giardino si fa rossa
l'arancia, impercettibile
il tempo danza
sulla sua scorza,
la ruota del mulino si stacca
alla piena dell'acqua
ma continua il suo giro
e avvolge un minuto
al minuto passato
o futuro. Diverso il tempo
sul vortice del frutto;
indeclinabile sul corpo
che riflette la morte,
scivola contorto
chiude la presa
alla mente, scrive
una prova di vita.


Cesare Pavese
HAI VISO DI PIETRA SCOLPITA


Hai viso di pietra scolpita,
sangue di terra dura,
sei venuta dal mare.
Tutto accogli e scruti
e respingi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.
Per te l'alba è silenzio.
E sei come le voci
della terra - l'urto
della secchia nel pozzo,
la canzone del fuoco,
il tonfo di una mela;
le parole rassegnate
e cupe sulle soglie,
il grido del bimbo - le cose
che non passano mai.
Tu non muti. Sei buia.
Sei la cantina chiusa,
dal battuto di terra,
dov'è entrato una volta
ch'era scalzo il bambino,
e ci ripensa sempre.
Sei la camera buia
cui si ripensa sempre,
come al cortile antico
dove s'apriva l'alba.


Giuseppe Ungaretti
SONO UNA CREATURA


Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo

giovedì 9 luglio 2009

se dio esiste che mi fulmini. ha cinque minuti di tempo.



un buon film. una solida intensità, soprattutto nella prima parte, dedicata all'incontro fatale, all'innamoramento estatico, al rapimento emotivo. scuro, melò, sensuale, misterioso.
nella seconda si perde il personaggio di Mussolini, affidato solo alle immagini storiche di repertorio, e ci si addentra nella perdizione manicomiale del personaggio femminile, Ida Dalser, sempre pervasi dal dubbio se si tratti di vero delirio o pervicace ostinazione. la magia, seppure nera e dannata, si stempera, anzi decade completamente e lascia spazio alla vivida luce del giorno, quella che acceca, quella che toglie la ragione, che annienta l'illusione ed evidenzia la bruttura dell'estraniamento, della privazione.
personalmente non sono interessata alla veridicità della vicenda. la verità non c'è se non nella memoria ormai perduta di chi l'ha vissuta. la ricostruzione è già soggetta a errori e interpretazioni che distorcono per definizione l'evoluzione della storia.



mi interessa piuttosto il film. la narrazione.
mi colpisce la scena iniziale in cui mussolini sostiene l'inesistenza di dio con un cronometro alla mano. dio non l'ha fulminato. dio non esiste. mi colpisce la presentazione immediata del mistificatore, dell'ingannatore, dell'incantatore. e lo zoom sulla sua vittima, lei, la prima di tutta la nazione a seguire.
mi colpisce la scena finale. che è la stessa dell'inizio del film. mussolini aspetta che passino i 5 minuti del cronometro. la storia è finita. è stato fucilato, è stato fulminato. dio non esiste ma lui ha mentito. a tutti. e tutti quelli che gli hanno creduto sono stati fulminati con lui.
la fascinazione di ida dalser è la fascinazione dell'italia. l'annientamento fisico e mentale e anagrafico di ida e di suo figlio è l'annientamento democratico dell'italia, l'assasinio legalizzato. la menzogna opportunistica d'amore è la menzogna che sottende l'apparato e l'indottrinamento di stato. il parallelismo è forte e sostiene il film nella sua evoluzione storica.
mi ha sorpreso l'immagine del mussolini amante. certo un duce così non poteva essere che un amante vorace, invasato, con l'occhio sbarrato sull'eternità del potere anche nell'amplesso amoroso. mi stupisco perchè l'idea di un mussolini amante è proprio un luogo che non vorrei conoscere, ma mi ritrovo nel film a farmi domande e a fantasticare sul mussolini uomo. proprio quel mussolini che, a vederlo adesso nelle immagini di repertorio, ha qualchecosa di grottesco e drammaticamente ridicolo, una maschera della commedia dell'arte di morte e distorsione.



ma questo è il potere del cinema, in fondo è finzione, quello sullo schermo non è mussolini, quello è filippo timi, forse anche questa è mistificazione, anche questa, come l'altra, è magia col potere di ingannarti.



eppure questo aspetto della corporeità mussoliniana è una chiave di volta del film. prima c'è il corpo privato, un corpo che prende e penetra e soggioga, un corpo in movimento, un corpo energico che si proietta sul futuro, un corpo futurista. quando il corpo privato di mussolini esce di scena, il film perde di potenza. il corpo privato è diventato quello pubblico, ha indossato la maschera teatrale, è diventato il grande corpo della massa plaudente e adorante, il gesto amatorio si è trasformato nella spettacolarizzazione della politica distruggendo tutto ciò che ha lasciato dietro di se. il corpo di ida è la prima sperimentazione, di forza di seduzione di possedimento, il corpo di ida richiama altri corpi, quelli del popolo, di tutti quelli che verranno dopo di lei.

lunedì 29 giugno 2009

Come le onde concentriche sull'acqua, così nel mio cuore le tue parole



Vorrei stare nelle tue labbra
per spegnermi nella neve
dei tuoi denti.
Vorrei stare nel tuo petto
per disfarmi in sangue.
Vorrei fra i tuoi capelli
d'oro sognare per sempre.
Che il tuo cuore si facesse
tomba del mio dolente.
Che la tua carne fosse la mia carne,
che la mia fronte fosse la tua fronte.
Vorrei che l'intera anima mia
entrasse nel tuo corpo minuto
ed essere io il tuo pensiero
ed essere io la tua bianca veste.
Per far si che t'innamorarassi
di me con passione tanto forte
da consumarti cercandomi
senza mai trovarmi.
Perchè tu gridassi
il mio nome verso ponente,
domandando di me all'acqua
bevendo triste il fiele
che prima lasciò sul cammino
il mio cuore nell'amarti.
E intanto io penetrerò
nel tuo corpo dolce e fragile,
divenendo io, donna, te stessa,
rimanendo in te per sempre,
mentre tu invano mi cerchi
da Oriente a Occidente,
finchè alla fine non ci brucerà
la fiamma grigia della morte.

Madrigale appassionato
Poesie d'amore e di erotismo
Federico Garcia Lorca

poesia d'amore. la poesia d'amore.
desiderio inappagato, inquietudine d'amore impossibile, vita autenticamente sofferta in continue avvisaglie di morte.
se fossi la tua mente, il tuo pensiero non potresti che amarmi cercandomi ogni giorno, perchè questo io ho fatto ogni giorno per te, fuso in te, tuo corpo, tua carne, tuo.

mercoledì 3 giugno 2009

l'animale morente



philip roth.
uno scrittore, guarda caso ebreo, ineguagliabile.
questo libro l'ho letto in un giorno.
lui divora e si fa divorare.
ci sono menti febbrili che ti fanno febbricitare.
eccomi.
scandaglia l'animo, entra nella mente. senza paura, senza remore.
cosi', diretto, senza scuse ne' convenevoli.
una bomba che scoppia nel cervello.
qualcuno non riesce ad arrivare alla seconda pagina, qualcuno, oggi, mi ha detto che philip roth e' uno stronzo.
io lo trovo inarrestabile. di una profondita' che lascia disarmati.
certo, ha il suo punto di vista...

"Nel sesso non c'e' un punto di stasi assoluta. La parita' sessuale non esiste e non puo' esistere, certamente non una parita' dove siano pari le rispettive dotazioni, dove il quoziente maschile e il quoziente femminile siano in perfetto equilibrio. Non c'e' modo di trattare metricamente questa cosa selvaggia e sfrenata. non ci sono fifty-fifty come nelle transazioni d'affari. e' del caos dell'eros che parliamo, di quella radicale destabilizzazione che e' il suo eccitamento. in materia di sesso, e' un tornare nella foresta. un tornare nella palude. uno scambio di dominio, uno squilibrio perenne, ecco di che si tratta. vuoi escludere il dominio? vuoi escludere la resa? il dominio e' la pietra focaia, fa sprizzare la scintilla, avvia il meccanismo. poi...cosa? ascolta. lo vedrai. vedrai a che cosa porta il dominio. vedrai a che cosa porta essere dominati".


"per quante cose tu sappia, per quante cose tu pensi, per quanto tu ordisca e trami e architetti, non sei mai al di sopra del sesso. e questo e' un gioco assai rischioso. un uomo non avrebbe i due terzi dei problemi che ha se non continuasse a cercare una donna da scopare. e' il sesso a sconvolgere le nostre vite, solitamente ordinate. lo so io e lo sanno tutti."

ha il suo punto di vista e non e' romantico.
nemmeno io lo sono.
e' la fiamma che mi scalda e mi accende il cervello.
lui sembra poter fare a meno di tutto, ma il libro stesso rivela che nemmeno per lui e' cosi'.
io di certo di tutto non so fare a meno. senza romanticismi, ma il calore dell'anima non puo' mancare.
altrimenti la lucidita' diventa cinismo.

leggetelo.