bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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domenica 8 maggio 2016

Orticola

non sono brava con le piante, ci provo, le metto ovunque ma i risultati sono spesso scadenti.
non ho studiato, in effetti, mi piacciono moltissimo ma non applico nessun tipo di sapienza, le bagno, o non le bagno, le curo, cambio vasi, ma sbaglio anche parecchio.
nei luoghi di cui posso appropriarmi, e sono pochi, si vede la mia traccia verde.
piante.
qualche volta fiori.
allora ho visto "Orticola" e mi sono fiondata.
già l'anno scorso ci ero finita, per caso, in bicicletta, in una bellissima domenica mattina di maggio.
ma, non so perché, forse per timore e timidezza, non ero entrata, avevo esplorato la fiera da fuori, ai bordi, dai confini, estranea.
ma quest'anno mi sono fatta coraggio, e dai, non sei buona ma puoi certo guardare e ammirare quelli che sanno.
intanto siamo ai giardini pubblici Indro Montanelli di via Palestro, e già questo è un must.
mi piacciono.
e poi è stata un'orda di verde.
ho visto di tutto, ogni campo di sapere ha infinite angolature, spazi immensi, luoghi inesplorati.
piante erbivore, che impressione.
piante di agrumi, anche il chinotto.
marmellate di agrumi, il chinotto e il pompelmo buonissimi, anche più del mandarino
prezzi stellari, non ho comprato nulla.
piante che vivevano di vita propria, senza vaso, radicate in sfere di terra contenute da un involucro di muschio, appese ad un albero, un effetto da Harry Potter.
piante grasse fiorite, che spettacolo.
arte dei vasi, anche coloratissimi.
piante antismog, assorbenti il male del nostro tempo.
frutti antichi, cose mai viste, specie sconosciute, forme secolari. mele? pere? davvero??
oggetti da giardino, alcuni singolari.
cappelli di fiori, signore molto consapevoli del loro talento. altre solo della loro immagine.
sole luce molta allegria.
vita natura bellezza.
gerani rose azalee ranuncoli.
mediterraneo ombra agrumi.

e, in certi tratti, profumo, intensissimo profumo di fiori.


martedì 13 dicembre 2011

Mapplethorpe: l'essenza della forma


le ho viste, saranno state quasi 200, le foto di Robert Mapplethorpe allo spazio Forma di Milano, unico lascito degno di nota di Fotografica 2011.
ne avevo viste già molte ad oggi, di qua e di là, ma una rassegna con un percorso e una storia assume un altro senso, un più alto valore. e dice molte cose altrimenti non dette.
le foto sono rigorosamente in BN, sono la ricerca ossessiva della perfezione, sembrano scolpite, sono rinascimentali, grecoromane, neoclassiche, muscolose e toniche, simmetriche, perverse, gay e non, sono culi cazzi tette e fighe, fist-fucking e bondage,  pompini baci manette e fruste nel culo, direi che però l'aspetto dominante, che ho provato nel vederle e ora nel sceglierle, è che sono eccitanti. mi sono bagnata guardandole e ancora mi fanno questo effetto. non l'avrei mai detto, così costruite come sono, un petalo di calla fotografato come un pene, stessa cosa, stesso peso e valore, stessa ricerca della luce, un culo scolpito e una schiena di cui si distiguono chiaramente peli pori vene e cicatrici, un corpo femminile così palestrato e così sensuale da contenere mascolino e femminino contemporaneamente, eppure, non l'avrei mai detto, mi sono eccitata.
"l'operazione che sta dietro al mondo figurativo e all'imagerie di Robert Mapplethorpe è piuttosto trasparente: trasporre soggetti omoerotici nel territorio eletto e squisitamente formale della classicità, usare la natura morta come un genere allusivo, e infine fare del nudo – indifferentemente maschile o femminile – una forma di studio botanico. "(Adriano Altamira) 
credo in effetti che questa sovrapposizione dell'immagine pornografica all'immagine d'arte, della posa erotica a una tecnica inarrivabile di ricerca della luce, del corpo nudo e sessuale alla classicità più rigorosa, di un pene a un fiore, di un'erezione a un petalo di calla, abbia reso possibile uno scollamento della carica emotiva e simbolica di un organo sessuale dalla sua immagine.
ma, evidentemente nel mio caso, non del tutto.
"Sono alla ricerca dell'inaspettato", diceva Mapplethorpe. "Con la fotografia puoi fare qualsiasi cosa, proprio tutto." Ciò che pare a me è che la fotografia di questo artista sia estremamente potente e che attraverso l'uso estremo della forma, l'esaltazione della perfezione estetica delle forme, sia giunto invece a toccare l'essenza delle cose. ciò che ha percepito come l’essenza del soggetto che aveva davanti era quindi la Forma, nella sua manifestazione più intensa.
questa è la sua verità e come tale a me pare, qui e ora, molto credibile.





le sue prime fotografie, nel 1972, sono scattate con una polaroid, mezzo che gli consente di creare un rapporto più intimo e diretto con i soggetti e le scene rappresentate.


le immagini catturano atti di un tempo come bloccato, fissato, in cui i soggetti non vengono costretti in posa ma incoraggiati ad incontrarsi con l'obiettivo della macchina con estrema familiarità. I primi scatti sono autoritratti e ritratti dell'artista amica Patti Smith. Seguono poi scatti di amici e conoscenti: artisti, compositori, attori pornografici ed omosessuali che esplicitano lo sguardo libero con cui l'artista tratta erotismo e sessualità. Mapplethorpe è morto di AIDS il 9 marzo 1989, a 42 anni.
a ricordalo la sua amica di sempre, Patti Smith:
“Ci salutammo e lasciai la stanza. Qualcosa mi spinse a tornare indietro. Era scivolato in un sonno leggero. Restai a guardarlo. Così sereno, come un bambino vecchissimo. Aprì gli occhi e mi sorrise. “Sei già tornata?” Poi si riaddormentò. L'ultima immagine di lui fu come la prima. Un giovane che dormiva ammantato di luce, che riapriva gli occhi col sorriso di chi aveva riconosciuto colei che mai gli era stata sconosciuta”.







osservando queste calle e tulipani, ho la sensazione di corposità, della stessa sensualità di un corpo umano. ogni curva sottolineata dalla luce finisce per ricordarmi la sinuosità di un crepuscolo umano, di un chiaro scuro tra una piega e il suo sviluppo, di qualsiasi piega e sviluppo noi si stia parlando.
è un effetto straordinario, alla fine tutto è sesso e più nulla lo è. 



tutte le foto provengono dalla Fondazione Robert Mapplethorpe che si occupa di gestire il suo patrimonio e di promuovere la fotografia e la lotta contro l'AIDS.

giovedì 28 aprile 2011

fior che si disfiora

Aprile
di Vincenzo Cardarelli

Quante parole stanche
mi vengono alla mente
in questo giorno piovoso d’aprile
che l’aria è come nube che si spappola
o fior che si disfiora.
Dentro un velo di pioggia
tutto è vestito a nuovo.
L’umida e cara terra
mi punge e mi discioglie.
Se gli occhi tuoi son paludosi e neri
come l'inferno,
il mio dolore è fresco
come un ruscello.











domenica 1 novembre 2009

Cimitero d'autunno



vorrei parlare di un cimitero un pomeriggio di fine ottobre.
cerco fiori.
cerco foglie d'autunno.
cerco cimiteri d'autunno con dei fiori.



cerco e trovo immagini.
trovo foto. belle.
è bella la foto di un cimitero?
una foto è bella indipendentemente dal soggetto.
sono belle anche le foto di guerra, lo sono anche quelle delle tombe.
è bella la foto, non ciò che ritrae.
un soggetto può essere sovvertito grazie alla luce giusta, la giusta inclinazione, la giusta posizione, il momento giusto.
non c'è verità, nemmeno nelle foto, tanto meno nelle foto. un istante non è la realtà, non è la verità, è la rappresentazione istantanea di un raggio di luce. ovunque si posi.




quello che ho visto, un pomeriggio di fine ottobre, è un cimitero gremito di gente.
anche questo è strano. cimiteri vuoti tutto l'anno, per una ricorrenza annuale sancita dal calendario, non si trova parcheggio nel raggio di un km.
ci sono andata senza pensare che era tempo di "commemorazione dei morti" e mi sono ritrovata in un gorgo infernale.
e fiori. fiori fiori fiori.
ovunque, su ogni tomba, portati e posati. anche su quella del vicino che non si conosce. fiori.



anche questa volta non mi trovo a mio agio.
un cimitero è mesto, è vuoto, è spoglio, è nebbioso, è freddo.
la luce e' radente, di sbieco, non penetra.
è un luogo dove mi ripiego su me stessa, sui miei pensieri, sul mio passato, su chi ho amato e non c'è più.
vengo a trovare qualcuno che non c'è. faccio un giro su me stessa, guardo dentro il mio dolore, mi perdo nelle mie domande sulla morte, parlo da sola.




questo cimitero, cosi' pieno di gente, cosi' pieno di fiori e' una bella foto, ma non e' la verita'.