bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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giovedì 7 novembre 2019

il cavallo del vecchio autunno ha la barba rossa


c'era la nebbia, che guaio
ma era il primo novembre, cosa aspettarsi?
Un giorno vestito a lutto cade dalle campane,
come un trepido tessuto vagamente di vedova,
è un colore, un sonno
di ciliege affondate nella terra,
è uno strascico di fumo che giunge senza tregua
a mutare il colore dell'acqua e dei baci
Oasi Zegna andrebbe visitata con i paesaggi meravigliosi che offre
però io mi sono addentrata nel bosco dei sorrisi, dopo una capatina al Santuario di San Bernardo (nella cecità nebbiosa più assoluta) e ho visto l'inimmaginabile meraviglia e poesia di un bosco nel rosso dell'autunno
ho camminato sospesa nello spazio bagnata da una pioggerellina amica
mi sono ricordata, occhi orecchie e pelle, cosa sia la natura
è stato uno sballo di colori e di silenzio
tutto cade tra le mani che sollevo 
in mezzo alla pioggia.


il cavallo del vecchio autunno ha la barba rossa 
e la bava della paura gli copre le mascelle 
e l'aria che lo segue è simile all'oceano 
e profuma di un vago marciume sotterrato.

Pablo Neruda


lunedì 3 novembre 2014

autunno a Copenaghen

Copenaghen.
splendida non è.
ho sentito, soprattutto il primo giorno, fortissima, la cupezza nordica. per le strade, nei negozi, nei ristoranti, un senso di oppressione, al petto, nella mente.
all'inizio mi è sembrata una città senza stile. priva di un suo stile, identificabile, come la maggior parte delle capitali europee.
qualcosa ho recuperato, in stima, nei giorni seguenti ma mi è rimasta l'impressione globale di una città indistinta. poche macchine, molte bici, molto rigore e rispetto della cosa pubblica, ma nessun guizzo di personalità. 
mi è rimasto l'autunno, palpabile e solido, e poco altro, che verrà. 













giovedì 9 ottobre 2014

incendii di vetri

Ombre gentili
Di foglie gialline,
Discese giù pe' i rami
A spiova da' vasi rossicci,
Su i muri vecchi e intorno
A l'aiuole...

Lunge nel sole
Incendii di vetri
Lavati dalla pioggia...
Gorgoglio sottile de l'acqua
Nuova, rotto da l'erba
Arsa, prona

Mario Luzi
di prossima pubblicazione Poesie ultime e ritrovate,
Garzanti, Milano 2014

vedo tutto, come la luce d'autunno riflessa sui vetri.

giovedì 21 ottobre 2010

Sole d'ottobre

ascolto Marcovaldo, ovvero le stagioni in città, letto da Paolini e mi imbatto in una poesia su "pietre colorate". temi d'autunno.

La rosa bianca
Coglierò per te
l'ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l'hanno visitata
sino a ieri
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E' un ritratto di te a trent'anni,
un po' smemorata, come tu sarai allora.
Attilio Bertolucci, Fuochi in Novembre


allora penso che l'autunno è una muta psichica, un soprabito che mettiamo sul cuore.
straordinariamente senza corrispondenza al dato reale, c'è chi lo indossa, l'autunno, già al 10 settembre a 25 gradi e chi non lo abita nemmeno al 21 di ottobre, con i brividi che tapezzano il corpo.
mi colpisce la rosa bianca celata dalla nebbia, l'mmagine futura che è gia un ricordo.
penso che la bellezza, come l'autunno che copre di foglie la terra già fredda lungo le vie invisibili del vento, sta dietro le apparenze, ma solo per chi veramente lo sa capire. e sono davvero pochi.
la bellezza resiste al freddo e si protegge, vestendosi si copre ma solo di mistero. ed è quello che fa tremare.
la bellezza è dietro la nebbia, sotto un velo musulmano, nascosta da un vestito di gusto sapiente e da una ruga di vita, dentro un corpo che ha vissuto, celato dalla nebbia e pronto, per chi si avventura oltre, a regalare il suo profumo.

mercoledì 2 settembre 2009

sintonia



sonoinmacchinavadoallavoroinquestamattinadimerdasoverchiatadallasolitudineassassinaedaunmaledettosensodisoffocamentoelavedoscenderedaunalberodavantiamesoladavantiamesolodavantiame: LA PRIMA FOGLIA D'AUTUNNO.

domenica 5 ottobre 2008

sabato 4 ottobre



sabato.
ottobre.
sole. no, direi luce.
sono sull'autostrada milano-laghi.
vado a Bollate, al cimitero.
vado a parlare con la terra smossa, cerco forse trovo più ascolto di quanto ne ottenga da chi ci cammina sopra.
vado a sistemare la mia anima al suo posto. deviata dalla burocrazia della morte che mi costringe a cancellare senza saper ricordare. dimentico tutto ma non che è passato quasi un anno.
la terra è smossa e piante parassite vengono da sotto, le strappo con la mano appesantita rallentata dai pensieri, mi fanno impressione, veramente, mi sento parassitata, vengono dalle radici, dalle mie radici che si perdono nella terra sotto di me, che non ritrovo più dentro di me.
arrivo alla curva del cavalcavia e vengo inondata da una luce assurda, travolgente, accecante. si vedono le montagne, la luce è tersa, senza veli, senza menzogna dritta sulla retina, come solo ottobre sa regalare.
mal di testa. un po' di nausea. troppo per me e la mia penombra.
di ritorno a casa, apro il portone, sul pianerottolo di casa mia decine di foglie secche e gialle, sul pavimento, mi attendono spinte da fuori, trovano la strada verso casa. dentro.
vado in cortile, di nuovo quella luce, forte penetrante, mi fa chiudere gli occhi, a mia difesa. tasto il mio bucato, di due ore fa, è già asciutto. c'è il sole, è caldo, ma soprattutto c'è vento, ed è teso e freddo. asciutto.
ottobre.
è autunno.
autunno.
è quasi passato un anno.



TORNA L'AUTUNNO
di PABLO NERUDA
(Cile, Parral 12/07/1904-Santiago 23 /09/1973)

Un giorno vestito a lutto cade dalle campane,
come un trepido tessuto vagamente di vedova,
è un colore, un sonno
di ciliege affondate nella terra,
è uno strascico di fumo che giunge senza tregua
a mutare il colore dell'acqua e dei baci.

Non so se mi capite: quando dall'alto
si avvicina la notte, quando il solitario poeta
ode alla finestra correre il corsiero dell'autunno
e le foglie della paura calpestata crepitano nelle sue arterie,
c'è qualcosa nel cielo, grosso come una lingua
di bue, qualcosa nel dubbio del cielo e dell'aria.

Tornano le cose al loro posto,
l'avvocato inevitabile, le mani, l'olio,
le bottiglie,
tutti gli indizi della vita: i letti, sopratutto,
sono pieni di liquido cruento,
la gente affida i segreti a loschi orecchi,
gli assassini scendono le scale,
ma non è questo, è il vecchio galoppo,
il cavallo del vecchio autunno che trema e dura.

Il cavallo del vecchio autunno ha la barba rossa
e la bava della paura gli copre le mascelle
e l'aria che lo segue è simile all'oceano
e profuma di un vago marciume sotterrato.

Tutti i giorni scende dal cielo un colore di cenere
che le colombe devono spartire sulla terra:
la corda che l'oblio e le lascrime intrecciano,
il tempo che ha dormito lunghi anni nelle campane,
tutto,
i vecchi abiti tarlati, le donne che vedono venire la neve,
i papaveri neri che nessuno può contemplare senza morire,
tutto cade tra le mani che sollevo
in mezzo alla pioggia.