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venerdì 3 gennaio 2020
sabato 28 dicembre 2019
al Jamaica
giovedì 14 dicembre 2017
Milano e la Mala
ma ciò che è indimenticabile è quella voce.
quella dell'audioguida.
mi sono emozionata, divertita, come a un evento, come al cinema, come a teatro.
è stato uno spasso e ringrazio Pablo Trincia, delle Iene, per avermi accompagnato con quel tono serio e sospeso, narrativo e accattivante, per le sale di Palazzo Morando a scoprire la vita malavitosa di Milano dal dopoguerra alla fine degli anni '80.
è storia della mia città, è stato utile e necessario, è stato davvero molto interessante, è stato soprattutto spiritoso e ricreativo. alla fine di ogni sezione interrompevo l'audioguida pensando: ma è incredibile come racconta questo qui. certo il testo ha fatto la sua parte, ma la suspance era palpabile e il divertimento assicurato. narratore eccelso, gli do dieci e lode.
i nomi della bande del dopoguerra erano davvero sorprendenti, banda Dovunque, banda della Donna Nuda, della Gomma a Terra, dei Rapinatori Volanti. sogno o son desta? Diabolik o realtà storica?
i commissari erano figure mitiche, come Zamparelli o Nardone, e sono fotografati come nei telefilm, alla guida di auto degli anni 60. le rapine sono passate alla leggenda, Via Osoppo, gioielleria Colombo di via Montenapoleone, via Zandonai. si parte da Nando il Terrone, passando per Joe Adonis, fino a Francis Turatello, vero imprenditore del crimine, e, ovviamente, al Bel Renè, Renato Vallanzasca, e il tutto cantato dalla Vanoni, da Gaber, dai Gufi, da Jannacci, frequentando il Derby Club. si comincia con le rapine, si passa dalle bische e dalla prostituzione, per arrivare ai rapimenti illustri degli anni 70, e, infine, alla degradazione dello spaccio di droga con la figura più deteriore, il truce Angelo Epaminonda, detto il Tebano.
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giovedì 10 dicembre 2015
la nostra città è dotata del dono della nobiltà, le sue meraviglie, la sua forza, il suo ingegno la fanno rosa tra i fiori, leone tra le fiere. (Bonvesin de la Riva)
"La nostra ricchissima città è situata in una grande bella e fertile pianura, dove il clima è mite, e da ogni parte giunge tutto ciò che serve alla vita degli uomini. Ad ugual distanza fra due magnifici fiumi, il Ticino e l’Adda: non è dunque senza ragione che assunse il nome di Mediolanum: terra a mezza via tra i fiumi."
Le meraviglie di Milano di Bonvesin de la Riva
Milano, città d'acqua. Mostra a Palazzo Morando.
bellissima, emozionante.
ci sono i canali, i navigli, le conche, i mulini, le vedovelle, la darsena, le fontane, le piscine, l'arena, anche immagini dell'Acquario all'Expo di Milano del 1906. fantastico.
ci sono i Bagni Diana, la piscina Caimi, l'ex albergo diurno Cobianchi.
c'era un laghetto in piazza Santo Stefano, sotto il Policlinico, pare fosse malsano, ma era fighissimo.
c'è anche il Porto di Mare, ora solo fermata del metro.
ne scriveva Antonia Pozzi.
La mostra “Milano, città d’acqua”, promossa da Comune di Milano | Cultura in collaborazione con l'Associazione Spirale d'Idee, e curata da Stefano Galli, presenta 150 immagini d’epoca, provenienti da archivi pubblici e privati, oltre a documenti inediti e materiale cartografico per testimoniare la ricchissima presenza d’acqua in città fin dalla sua fondazione, come elemento cardine attorno al quale si è costruita la fisionomia dell’urbe, la sua prosperità e la sua fortuna storica.
L’esposizione documenta la “storia d’acqua” di Milano a partire dalle cronache due-trecentesche di Bonvesin de la Riva e di Galvano Fiamma che descrivevano la città ambrosiana come ricca di rogge e canali lussureggianti e pescosi, e disseminata di mulini. Si passa poi a documentare l’importante ruolo assunto dall’acqua per la difesa militare della città, nonché per la sua crescita economica e industriale.
Il percorso espositivo è corredato da sezioni dedicate a curiosità quali la presenza di "fonti miracolose" e il mistero dei battisteri e delle fontane ottagonali; la storia dell'Idroscalo, costruito per ospitare l'atterraggio degli idrovolanti, e quella della Darsena che, per alcuni decenni, è stato l'ottavo porto italiano per traffico di merci. Poi ancora l'esperimento dell'uomo scafandro sul Naviglio grande nel Settecento; le ragioni che hanno salvato l'Acquario Civico dalla demolizione e altri aneddoti. A conclusione un excursus storico sugli impianti di depurazione delle acque reflue: dalle "marcite" di epoca cistercense (secc. VIII – X) ai moderni impianti di Nosedo e San Rocco.
"In città non ci sono cisterne, né condutture che portano l’acqua da lontano.Ci sono invece seimila
fonti naturali di acqua ottima da bere; fonti limpide, salubri, mai asciutte per quanto secca possa
essere la stagione, e sono di una tale abbondanza che pressoché in ogni casa è posta una bella
fontana, un pozzo d’acqua viva.
Di quest’acqua se ne può bere a volontà, senza che faccia alcun male: una volta bevuta, essa scorre
subito per tutto il corpo grazie alla sua sottigliezza e leggerezza e viene assorbita nel migliore dei
modi."
Le meraviglie di Milano di Bonvesin de la Riva
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giovedì 4 giugno 2015
Brassaï, pour l'amour de Paris
bellissima, bellissima, la Parigi di Brassaï.
per chi abita in questa città, non perdetevi questa mostra, a Palazzo Morando.
incantata, Parigi di lusso, uomini in tuba e monocolo a Longchamp, Parigi da chez Maxim's, prostitute di notte, bambini al Luxembourg, donne di classe, donne disfatte, luci di notte e scalinate di giorno, baci e incontri, strade e lampioni, ponti fatati.
incantata.
che il mondo sia meglio fotografato?
Dal 20 marzo al 28 giugno saranno in mostra a Milano, al Palazzo Morando, oltre 260 fotografie di Brassaï, pseudonimo di Gyula Halász, scrittore, cineasta e fotografo ungherese naturalizzato francese, morto nel 1984. La mostra si intitola Pour l’amour de Paris e raccoglie immagini di scorci inconsueti e momenti di vita quotidiana insieme ai monumenti più conosciuti di Parigi e agli artisti più famosi che l’hanno abitata.
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martedì 14 gennaio 2014
Questa città divenne per me il più bel luogo della terra.
Questa città divenne per me il più bel luogo della terra.
(Stendhal, che, tra un soggiorno e l'altro, visse a Milano per circa sei anni)
in una bella domenica mattina d'inverno, ieri, mi sono recata a vedere una bella mostra fotografica.
(Stendhal, che, tra un soggiorno e l'altro, visse a Milano per circa sei anni)
in una bella domenica mattina d'inverno, ieri, mi sono recata a vedere una bella mostra fotografica.
passeggiando nel famigerato quadrilatero della moda, tra l'odiosa via Montenapoleone e l'insopportabile via Sant'Andrea (era anche il we della moda maschile...figuriamoci cosa c'era in giro!), mi sono infilata, rapidamente, in quel di Palazzo Morando.
quivi si teneva questa mirabile esposizione: Milano tra le due guerre, alla scoperta della città dei Navigli attraverso le fotografie di Arnaldo Chierichetti.
la mostra è deliziosa, godibilissima, snella e ben congegnata.
attraverso gli scatti del fotoreporter milanese, conosciuto a Milano oltre che per il suo negozio di ottica in Porta Romana, anche per essere stato uno dei primi a immortalare con la sua macchina fotografica la vita quotidiana di quei tempi, si ammirano le foto di una Milano primi anni del 900, tra le due guerre, ormai per lo più inesistente, soprattutto se ci riferiamo all'interramento dei Navigli che la percorrevano e la completa ristrutturazione del quartiere attorno al duomo, il Bottonuto.
Ampie documentazioni fotografiche racconteranno la storia dei Navigli e la copertura della fine degli anni '20, in virtù di uno scellerato piano regolatore che privilegiò la funzionalità alla bellezza e alla tradizione, cancellando in un sol colpo quella connotazione di civiltà acquatica che aveva caratterizzato Milano per almeno otto secoli. La demolizione del Bottonuto - il quartiere medievale situato a ridosso di piazza Duomo, in quell'area che oggi possiamo approssimativamente identificare con l'isolato a sud di Piazza Diaz – modificò in modo irreversibile il cuore di Milano, lasciando il posto alla modernizzazione e alle speculazioni immobiliari che hanno caratterizzato in modo drastico il rapporto della città con la sua storia, con il suo passato, indicando una strada che di lì a poco sarebbe diventata il modello dell'intero sviluppo urbanistico.
le foto, alcune davvero pregevoli altre semplicemente descrittive, mostrano zone ancora riconoscibili, altre invece una Milano che non c'è più e, lo devo dire, qualcosa si stringe in me. le vie d'acqua, le case a ridosso dei navigli, la vita a contatto con l'acqua, i ponticelli, le zone pedonali, il Verziere, tutta la zona adiacente al Duomo, la vecchia Darsena con il primo approdo della canottieri Milano, mostrano un'altra città. sporca, povera, malconcia per certi aspetti, ma infinitamente romantica. attraente, seducente.
sono davvero grata a chi mi ha permesso di vedere la città che vide mia madre, che visse mia madre, che rimpianse mia madre tutta la vita a partire dalla scomparsa dei Navigli in poi. quante volte, passando da Via San Marco, mi ha ricordato che lì, al posto del parcheggio, c'era un laghetto, che là, in Via San Damiano, c'era il ponte delle Sirenette, che la Darsena era ben altra cosa dal letamaio che è ora.
questa mostra va vista, chi abita a Milano la deve vedere, è una generosa proposta di foto, di cultura e di rimpianto che non può passare inosservata, di enorme valore documentale e storico, di grande importanza riflessiva sulle miopie urbanistiche antiche e odierne.
sciostra in Via Santa Sofia
la copertura della Fossa Interna
il Bottonuto
la Darsena
San Marco e il Ponte "Dei Medici"
sede Canottieri Milano sulla Darsena
il ponte delle sirenette
la Conca dell'Incoronata
porta Romana
il laghetto di via San Marco
l'ultima parte della mostra è dedicata alla descrizione del Bottonuto, questo quartiere che era a ridosso del Duomo che fu completamente demolito a favore della visione odierna della città, più ariosa certamente, meno affollata di case e palazzi. è veramente impressionante vedere le foto di una città che non riconosco, eppure si vede la guglia del duomo sullo sfondo!, case, edicole, negozi ormai solo appartenenti alla memoria fotografica.
La contrada del Bottonuto era fatta di popolo e di sangue. Il ventre della città, povera gente, poche regole. Ma il cuore aristocratico batteva a due passi, in piazza Duomo, e i benpensanti storcevano il naso passando per il vecchio Verziere, in quel dedalo di vicoli che collezionavano solo cantoni maleodoranti e facce da «ligera», buone per la galera. C' era il vicolo del Bottonuto, dove ora è via Albricci, e il rione tutt' intorno. Via Vedraschi, vicolo Carnadin e la torre del sale di via Vallone sono scatti sbiaditi del civico archivio fotografico, datati 1884. Non esiste più nulla ovviamente, se non storie da raccontare. Gli anziani ricordano ancora le «case chiuse» che abbondavano nella zona, soprattutto una super in via Chiaravalle e un' altra in via Bergamini (la via dei venditori di formaggi provenienti da Bergamo). E poi, vespasiani e friggitorie a ogni angolo. Una vergogna per la Milano bene. Il Piano regolatore del 1937 restituisce alla via Adua l' antico nome di via Larga e, soprattutto, cancella il quartiere. Un colpo di spugna sulle vecchie case e sulla storia.
(Tesorio Giuseppe, Corriere della Sera 2010)
le foto sono accompagnate da commenti accorati di alcuni scrittori che si vedono defraudati della loro città, del loro quartiere, delle case e dei negozi, dell'ambiente ormai familiare che li accoglie ogni giorno, degli angoli e delle strade.
si legge, tra le foto, anche una bella, e lunghissima, poesia di Aldo Palazzeschi, veloce e futurista, La passeggiata, che richiama una città indaffarata e operosa, insegne, negozi e commerciati, una città che sale...
Ampie documentazioni fotografiche racconteranno la storia dei Navigli e la copertura della fine degli anni '20, in virtù di uno scellerato piano regolatore che privilegiò la funzionalità alla bellezza e alla tradizione, cancellando in un sol colpo quella connotazione di civiltà acquatica che aveva caratterizzato Milano per almeno otto secoli. La demolizione del Bottonuto - il quartiere medievale situato a ridosso di piazza Duomo, in quell'area che oggi possiamo approssimativamente identificare con l'isolato a sud di Piazza Diaz – modificò in modo irreversibile il cuore di Milano, lasciando il posto alla modernizzazione e alle speculazioni immobiliari che hanno caratterizzato in modo drastico il rapporto della città con la sua storia, con il suo passato, indicando una strada che di lì a poco sarebbe diventata il modello dell'intero sviluppo urbanistico.
le foto, alcune davvero pregevoli altre semplicemente descrittive, mostrano zone ancora riconoscibili, altre invece una Milano che non c'è più e, lo devo dire, qualcosa si stringe in me. le vie d'acqua, le case a ridosso dei navigli, la vita a contatto con l'acqua, i ponticelli, le zone pedonali, il Verziere, tutta la zona adiacente al Duomo, la vecchia Darsena con il primo approdo della canottieri Milano, mostrano un'altra città. sporca, povera, malconcia per certi aspetti, ma infinitamente romantica. attraente, seducente.
sono davvero grata a chi mi ha permesso di vedere la città che vide mia madre, che visse mia madre, che rimpianse mia madre tutta la vita a partire dalla scomparsa dei Navigli in poi. quante volte, passando da Via San Marco, mi ha ricordato che lì, al posto del parcheggio, c'era un laghetto, che là, in Via San Damiano, c'era il ponte delle Sirenette, che la Darsena era ben altra cosa dal letamaio che è ora.
questa mostra va vista, chi abita a Milano la deve vedere, è una generosa proposta di foto, di cultura e di rimpianto che non può passare inosservata, di enorme valore documentale e storico, di grande importanza riflessiva sulle miopie urbanistiche antiche e odierne.
sciostra in Via Santa Sofia
la copertura della Fossa Interna
il Bottonuto
la Darsena
San Marco e il Ponte "Dei Medici"
sede Canottieri Milano sulla Darsena
il ponte delle sirenette
la Conca dell'Incoronata
porta Romana
il laghetto di via San Marco
l'ultima parte della mostra è dedicata alla descrizione del Bottonuto, questo quartiere che era a ridosso del Duomo che fu completamente demolito a favore della visione odierna della città, più ariosa certamente, meno affollata di case e palazzi. è veramente impressionante vedere le foto di una città che non riconosco, eppure si vede la guglia del duomo sullo sfondo!, case, edicole, negozi ormai solo appartenenti alla memoria fotografica.
La contrada del Bottonuto era fatta di popolo e di sangue. Il ventre della città, povera gente, poche regole. Ma il cuore aristocratico batteva a due passi, in piazza Duomo, e i benpensanti storcevano il naso passando per il vecchio Verziere, in quel dedalo di vicoli che collezionavano solo cantoni maleodoranti e facce da «ligera», buone per la galera. C' era il vicolo del Bottonuto, dove ora è via Albricci, e il rione tutt' intorno. Via Vedraschi, vicolo Carnadin e la torre del sale di via Vallone sono scatti sbiaditi del civico archivio fotografico, datati 1884. Non esiste più nulla ovviamente, se non storie da raccontare. Gli anziani ricordano ancora le «case chiuse» che abbondavano nella zona, soprattutto una super in via Chiaravalle e un' altra in via Bergamini (la via dei venditori di formaggi provenienti da Bergamo). E poi, vespasiani e friggitorie a ogni angolo. Una vergogna per la Milano bene. Il Piano regolatore del 1937 restituisce alla via Adua l' antico nome di via Larga e, soprattutto, cancella il quartiere. Un colpo di spugna sulle vecchie case e sulla storia.
(Tesorio Giuseppe, Corriere della Sera 2010)
le foto sono accompagnate da commenti accorati di alcuni scrittori che si vedono defraudati della loro città, del loro quartiere, delle case e dei negozi, dell'ambiente ormai familiare che li accoglie ogni giorno, degli angoli e delle strade.
si legge, tra le foto, anche una bella, e lunghissima, poesia di Aldo Palazzeschi, veloce e futurista, La passeggiata, che richiama una città indaffarata e operosa, insegne, negozi e commerciati, una città che sale...
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Andiamo?
- Andiamo pure.
- Andiamo pure.
All'arte del ricamo,
fabbrica passamanerie,
ordinazioni, forniture.
Sorelle Purtarè.
Alla città di Parigi.
Modes, nouveauté.
Benedetto Paradiso
successore di Michele Salvato,
gabinetto fondato nell'anno 1843.
avviso importante alle signore !
La beltà del viso,
seno d'avorio,
pelle di velluto.
Grandi tumulti a Montecitorio.
Il presidente pronunciò fiere parole.
tumulto a sinistra, tumulto a destra.
Il gran Sultano di Turchia ti aspetta.
La pasticca di Re Sole.
Si getta dalla finestra per amore.
Insuperabile sapone alla violetta.
Orologeria di precisione.
93
Lotteria del milione.
Antica trattoria "La pace",
con giardino,
fiaschetteria,
mescita di vino.
Loffredo e Rondinella
primaria casa di stoffe,
panni, lane e flanella.
Oggetti d'arte,
quadri, antichità,
26
26 A.
Corso Napoleone Bonaparte.
Cartoleria del progresso.
fabbrica passamanerie,
ordinazioni, forniture.
Sorelle Purtarè.
Alla città di Parigi.
Modes, nouveauté.
Benedetto Paradiso
successore di Michele Salvato,
gabinetto fondato nell'anno 1843.
avviso importante alle signore !
La beltà del viso,
seno d'avorio,
pelle di velluto.
Grandi tumulti a Montecitorio.
Il presidente pronunciò fiere parole.
tumulto a sinistra, tumulto a destra.
Il gran Sultano di Turchia ti aspetta.
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Si getta dalla finestra per amore.
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Orologeria di precisione.
93
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Antica trattoria "La pace",
con giardino,
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mescita di vino.
Loffredo e Rondinella
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panni, lane e flanella.
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