bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

mercoledì 9 settembre 2009

spiagge

cammino sulla spiaggia, sabbia fine, cielo plumbeo, vento teso.
la spiaggia è Omaha Beach.
poca gente, quasi nessuno, c'è silenzio, solo il rumore di mare e di vento.
sono a Omaha beach.
è un'operazione culturale che faccio? è uno sforzo della memoria sui morti della guerra?
non direi, è una specie di coscienza collettiva, è un'impressione fotografica, è una consapevolezza incastonata nella storia di tutti noi.





c'è da dire però che
ora , qui, è solo un posto bello. un posto tranquillo. c'è pace. ora.
allora, qui, c'erano navi da sbarco e soldati e mitragliatrici e bunker e uomini e morte e sangue. c'era guerra. allora



a Utah beach questo scarto tra presente e passato è ancora più forte, stride anche di più.
la spiaggia è corta, isolata, non ci sono case intorno, ciuffi d'erba mossi dal vento la separano dalla strada, come una siepe.
ma si capisce che è tutto così, come sospeso, come in una dimensione atemporale, nel rispetto dovuto alla memoria.





cimitero. tedesco. rigoroso e deserto. le croci sembrano nazi, e non lo dico con ironia, le tombe sono affossate nel terreno, francobolli su una cartolina di morte dal fronte. leggi le date, due calcoli, 18, 20 anni, a bizzeffe.
qui non scherza più, se prima avevi l'illusione rassicurante e bugiarda di essere in un altro tempo, adesso so che è successo davvero.






cimitero. americano. bellissimo curatissimo sorvegliatissimo, un apparente paradiso terrestre.
molti morti. 9.000, ma seppelliti alla grande.
come dio comanda.
ciò che avverto subito è che se il cimitero tedesco era un cimitero, austero, triste, dedicato alla morte, alla morte dei perdenti, questo cimitero è un luogo di propaganda, di celebrazione, di enfasi. le tombe sono posizionate con precisione estrema, da qualunque prospettiva tu le veda, in modo ossessionante. in fondo, penso, sono tombe. ma solo apparentemente.
in realtà sono monumenti alla grandezza americana, come dimostra il ben diverso affollamento.
se le guardi bene, molte croci riportano, come data di morte, il 6 giugno '44: sbarcati- morti.
eppure qui si respira uno strano contrasto, qualcosa che esalta il sacrificio con troppa convinzione, con troppa spettacolarità, togliendo rispetto. come se la morte fosse "dovuta", un tributo alla bandiera.





ma, al di là delle differenze, delle spiagge e dei cimiteri, qui, in normandia, in questi luoghi dai nomi evocativi, c'è un incontro, un incastro tra storico e personale.
è un'esperienza comune, anche se non diretta: il passaggio della morte.
oltre alla celebrazione, ognuno commemora la propria personalissima fine.


Io nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgon da me.

Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo -
ma se ti penso all’addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.

Quando balena il cielo di settembre
e pare un’arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano sul cuore;
Che tu mi chiami,
che tu mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani
o lana che ti avvolgi intorno al petto.

Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire
sotto convogli di zingare stelle.

Antonia Pozzi, 18 settembre 1937

lunedì 7 settembre 2009

sono nuda

difficile reggere il confronto con questa scrittura.
guardarla in faccia senza arrossire.
conosciuta su preziosa indicazione, ora so anche che un film a breve ne parlerà.
Antonia Pozzi. grande piccola poetessa morta suicida.
la sua poesia mi ricorda, pur senza quello strappo violento della follia scuotente, quella di silvia plath.
una parola che entra dentro e non puoi non riconoscerti e sentirti corrodere da qualcosa che scava le stesse buche, in profondità, nella propria nudità più disarmante.
quella che nessuno e dico nessuno conosce, nè mai dovrà conoscere, di te.


Canto della mia nudità
Guardami: sono nuda. Dall’inquieto
Languore della mia capigliatura
Alla tensione snella del mio piede,
io sono tutta una magrezza acerba
inguainata in un color avorio.
Guarda: pallida è la carne mia.
Si direbbe che il sangue non vi scorra.
Rosso non ne traspare. Solo un languido
Palpito azzurrino sfuma in mezzo al petto.
Vedi come incavato ho il ventre. Incerta
È la curva dei fianchi, ma i ginocchi
E le caviglie e tutte le giunture,
ho scarne e salde come un puro sangue.
Oggi, m’inarco nuda, nel nitore
Del bagno bianco e m’inarcherò nuda
domani sopra un letto, se qualcuno
mi prenderà. E un giorno nuda, sola,
stesa supina sotto troppa terra,
starò, quando la morte avrà chiamato.

20 luglio 1929



La vita
Alle soglie d'autunno
in un tramonto
muto

scopri l'onda del tempo
e la tua resa
segreta

come di ramo in ramo
leggero
un cadere d'uccelli
cui le ali non reggono più.

18 agosto 1935

giovedì 3 settembre 2009

i fari: attrazione fatale


al di là della simbologia fallica, facile ironia,

i fari sono mitici leggendari, accendono splendidamente la mia fantasia.

solitudine romanticismo mare terra navi acqua.

basse e alte maree, navi arenate, navi naufragate

potere della luna, vicina poi lontana

dominio della natura, dei suoi cicli vitali.

luogo salvifico, solitudine estrema

protezione e forza.

luce intermittente, sicura, ipnotizzante.

voglio vivere in un faro e impazzirci dentro.

mercoledì 2 settembre 2009

sintonia



sonoinmacchinavadoallavoroinquestamattinadimerdasoverchiatadallasolitudineassassinaedaunmaledettosensodisoffocamentoelavedoscenderedaunalberodavantiamesoladavantiamesolodavantiame: LA PRIMA FOGLIA D'AUTUNNO.

giovedì 30 luglio 2009

oltre il talento



questa è gente seria.
che sa cos'è la dedizione assoluta.
questa è una grande atleta.
che mi commuove.
questa è una grande giovane donna.
che ha qualcosa da insegnarmi.

mercoledì 29 luglio 2009

Hikmet e Lorca, il rosso della passione


Amo in te di Nazim Hikmet

Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne.
amo in te l'impossibile
ma non la disperazione


Lucìa Martìnez di Federico Garcia Lorca

Lucìa Martìnez.
Penombra di seta rossa.
Le tue cosce, come la sera,
vanno dalla luce all'ombra.
Recondite ambre nere
oscurano le tue magnolie.
Eccomi qui, Lucìa Martìnez.
Vengo a consumarti la bocca
e a trascinarti per i capelli
in un'aurora di conchiglie.
Perché voglio, e perché posso.
Penombra di seta rossa.

martedì 28 luglio 2009

il tempo per leggere si ruba agli obblighi della vita, come il tempo per amare




Sì, ma a quale dei miei impegni rubare quest’ora di lettura quotidiana? Agli amici? Alla tivù? Agli spostamenti? Alle serate in famiglia? Ai compiti?
Dove trovare il tempo per leggere?
Grave problema.
Che non esiste.
Nel momento in cui mi pongo il problema del tempo per leggere, vuol dire che quel che manca è la voglia. Poiché, a ben vedere, nessuno ha mai tempo per leggere. Né i piccoli, né gli adolescenti, né i grandi. La vita è un perenne ostacolo alla lettura.
“Leggere? Vorrei tanto, ma il lavoro, i bambini, la casa, non ho più tempo…”
“Come la invidio, lei, che ha tempo per leggere!”
E perché questa donna, che lavora, fa la spesa, si occupa dei bambini, guida la macchina, ama tre uomini, frequenta il dentista, trasloca la settimana prossima, trova tempo per leggere e quel casto scapolo che vive di rendita, no?
Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. Come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempo per amare.
Rubato a cosa?
Diciamo, al dovere di vivere.
È forse questa la ragione per cui la metropolitana – assennato simbolo del suddetto dovere – finisce per essere la più grande biblioteca del mondo.
Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
Se dovessimo considerare l’amore tenendo conto dei nostri impegni, chi ci si arrischierebbe? Chi ha tempo di essere innamorato? Eppure, si è mai visto un innamorato non avere tempo per amare?
Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva.
La lettura non ha niente a che fare con l’organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l’amore, un modo di essere.
La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno, d’altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore.

Da: Daniel Pennac, Come un romanzo (tit. originale Comme un roman), Feltrinelli, Milano 1993


Da quanto tempo non leggo un libro di Pennac. l'ultimo romanzo così deludente, Ecco la storia, confronto ad altri libri davvero folgoranti, e senza dubbio "Come un romanzo" è tra questi.
Non so bene dove voglio arrivare ma leggendo poesie e selezionando quelle che mi piacciono di più ho pensato alla magia della lettura e mi è venuto in mente questo passo di quel libro che ci ricorda che leggere equivale all'amare nell'incomprabile possibilità che entrambe le dimensioni ci concedono di dilatare il tempo oltre il reale, ampliare le nostre vite oltre il confine del mondo noto, immaginare la conoscenza oltre la nostra esperienza.