bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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giovedì 3 marzo 2011

riconoscimento

è possibile, è proprio successo, che un'osteopata, solo toccando e osservando il mio corpo abbia capito che l'origine del mio malessere e della mia spalla dolente e drammaticamente malfunzionante sia il mancato riconoscimento.
riconoscimento non è una parola scontata, non è una descrizione popolare o una motivazione inflazionata. non è un luogo comune non è un'intuizione scontata.
chi dice riconoscimento sa quello che dice, non può esser un caso, una coincidenza.
all'osservazione, diretta sul mio corpo, delle mie contrazioni e risonanze durante il colloquio l'ostepata ha individuato la mia malinconia e poi scartato una serie di ipotesi possibili. aiutata da me a individuare nel lavoro e nelle relazioni iterpersonali i fattori di scardinamento del mio umore, non si è accontentata.
non è il lavoro in sè, mi dice, non è così semplice. il lavoro le piace, il lavoro è passione, il problema è il riconoscimento.
poichè ci sono anni di psicoterapia alle spalle durante i quali su questo tema ho già dato l'anima, è piuttosto sconcertante che tutto questo dolore si possa leggere sul mio corpo palpandolo e analizzando la natura della mia contrattura patologica di collo e spalle.
il problema non è solo sul lavoro, le dico, si riflette anche più incisivamente nelle relazioni con gli alttri. e molto è già stato filtrato e scorporato e anche depurato dal dolore. ma molto ancora rimane. e lo porto addosso. lo porto simbolicamente -banalmente direi- sulle spalle.
prima si concentra sull'analisi della mia postura, postura da medico e soprattutto da psichiatra. la mia parte destra è tutta anteroversa, la spalla guida la scrittura, e io scrivo moltissimo, a mano. mentre parlo avverte un affaticamento, ed è vero anche questo, parlare mi stanca moltissimo, mi sfianca e mi sfiata, soprattutto quando parlo per lavoro. mentre parlo le spalle si contraggono e si fanno carico. e anche mentre ascolto, sono in tensione verso l'altro.
poi si sposta sulla valutazione della mia reazione al mancato riconoscimento, che, fisicamente, si traduce in contrattura e dolore.
prima la descrive infantile. punto i piedi come i bambini per avere quello che non si può avere. no dai, non nel lavoro.
poi mi definisce presuntuosa. no dai, non nel lavoro, anzi, sono fin troppo umile.
infine decreta che il riconoscimento lo vivo come dovuto.
lasci stare mi dice, bisogna cambiare strada per avere ciò di cui ha bisogno.
vero. bisogna cambiare strada, nel lavoro e con gli altri, non si può avere ciò che non viene riconosciuto,  anche se è dovuto.

intanto la spalla mi fa male, come sempre, come dovuto.