Lacan diceva: si ama un nome.
l'amore identifica sempre la dimensione insostituibile della singolarità, l'amore è sempre nominale, mai anonimo.
ecco ancora la Pedreira.
foto di Francesca Woodman
I nomi interdetti
Dimmelo in un altro modo. Si, inventa una
scusa - la più breve, poichè niente ascolterò
al primo segnale del dolore. Mi basta
la cicatrice che deve restare a tatuare il mio petto
come numero che umilia la bellezza di un
polso, il ferro che sigilla la mansuetudine del toro,
il nome proibito che non si dimentica più.
Fra noi c’è una ferita che ormai non
sanguina, ma non si rimargina – un amore
che dura ancora ed è perso. Se rimaniamo
insieme, non vediamo mai passare la lamina
del tempo, ma diventiamo sempre
più vecchi di quando partimmo. Dicono
che ci sono bende e bavagli tra di noi,
ma sono tanti i lacci, tante le
fasciature, che mi domando perché si
allontanano gli occhi nel toccarsi, perché
solo dice il silenzio ciò che non dura. Non
ci sono parole possibili – fra di noi – il
vento è sempre più vento nella camicia
e il dolore più dolore nelle mani quando le
sciogliamo. Ma niente di questo conta, perché
gli occhi che ridono tanto nelle pieghe del
vestito sono i più tristi del mondo se
li guardiamo. So che mento quando
paragono ciò che la vita ci rubò a
ciò che ci ha dato; ma, se mi tocco e ormai non
sono un corpo, mi limito a indovinare
un nome per ciò che non sento e
mi rifiuto di credere che sia il tuo.
Nessun nome dopo
Non c'è più nessun nome. Dopo di te
mi destinarono solo nomi che non amai,
volti sui quali non volli posare gli occhi per paura
di fissarli, mani che erano sempre l'ombra
delle tue mani sotto le lenzuola. Mai neanche le vidi
nè toccai quelle dita che, nel buio, celebravano
nella mia la tua carne -se un altro motivo le portò,
per quanto vago, anche non volli udirlo, mai
lo seppi. Dopo di te, dopo gli altri uomini,
è ancora il tuo nome che dico, e nessun altro.
foto di Francesca Woodman
Questa mattina il sole è passato improvvisamente
dall'altra parte della via - sono così in ombra
le case quando di loro si perde il nome di
qualcuno, così scuri i cuori di quelli che
restano là dentro per abitare il dolore
...come sto?
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giovedì 18 ottobre 2012
martedì 16 ottobre 2012
notte tra venerdì e sabato. 13-14 ottobre. nessun nome dopo
Maria do Rosario Pedreira.
Nessun nome dopo.
ho scoperto questa autrice, che scrive poesie, sul mensile Poesia.
sarà una coincidenza?!
scrive poesie di abbandono e tristezza percorrendo questa strada così singolare dell'assenza di nominazione.
scrive poesie d'amore dove trova spazio il dolore piuttosto che la felicità.
scrive poesie d'amore senza speranza.
la raccolta di poesia presentata sulla rivista si intitola Nessun nome dopo ed è distinta in quattro parti: i nomi inutili, i nomi interdetti, i nomi di famiglia e nessun nome dopo.
non posso immaginare, per come è costituita la mia psiche e la mia affettività, una negazione più dolorosa di quella del proprio nome, o del nome delle cose, dei sentimenti, delle persone.
per me parola significa dare un nome, a tutto.
la parola, insegna Lacan, ha una funzione che travalica il semplice vettore della comunicazione, la parola ha il senso del riconoscimento da parte dell'altro. la parola ci da senso in quanto l'altro ci da valore ascoltandola.
il nome è un veicolo del riconoscimento. senza nome, non siamo.
questa impostazione del discorso mi coglie quindi sul vivo, su qualcosa che mi appartiene.
credo che per questo mi abbiano catturato, leggendole d'un fiato.
I nomi inutili
Non ho mai saputo il tuo nome. Entrasti un pomeriggio,
per sbaglio, a domandare se ero io un'altra persona -
un sole che improvvisamente aggiungeva calce ai muri,
un incendio capace di divorare il cuore del mondo.
Non ti mentii; mi alzai e ti condussi alla porta giusta
come un veleno trascina i sogni in mare; ma,
prima di lasciarti, ti dissi ancora che in quel pomeriggio
mi sarebbe piaciuto molto chiamarmi un'altra cosa- o
essere un gatto, per poter avere più di una vita.
polaroid di Carmen Palermo
So chi sei, ma mi manca il tuo nome - nè
sempre le parole arrivano agli occhi. Ma
non dare importanza: ci sono altre cose che non
dimenticherò mai - le mie braccia ancorate al tuo
corpo, una cecità, e il mondo improvvisamente tanto
piccolo - e queste, tu non lo sai, mi mancano
anche. Il tuo volto, dammelo per un secondo. La
tua bocca, chiaro. Sono tanti gli anni senza te nelle pieghe
della mia gonna, tanta vita custodita per un giorno
così. Adesso ritorna, dunque. Lascia cadere quel sorriso
delle tue labbra, -nelle mie deve distendersi come
il sole, all'imbrunire, quando di nuovo sopra di loro
respirerai con il profumo salato delle maree. Ma
non dire niente del mio corpo stanco - è una camicia
d'estate dimenticata sulla spiaggia, e l'abito è sempre
il meno, tanto fa. Non vedi chi sono? Il tempo
non può aver castigato solo il mio sguardo. Vieni
più vicino e spia adagio: sono tanti gli anni
senza le tue braccia nelle maniche del mio vestito,
tanto sangue custodito nelle vene per una notte
così. E tu già te ne vai?

Dormono tra noi dolori che non
conosci. Ti addormentasti per primo -
e il mio passato è un orologio antico
che punzecchia il silenzio. Se mi avessi
detto il tuo nome quando arrivasti,
avresti potuto già fare parte di queste memorie.
Nessun nome dopo.
ho scoperto questa autrice, che scrive poesie, sul mensile Poesia.
sarà una coincidenza?!
scrive poesie di abbandono e tristezza percorrendo questa strada così singolare dell'assenza di nominazione.
scrive poesie d'amore dove trova spazio il dolore piuttosto che la felicità.
scrive poesie d'amore senza speranza.
la raccolta di poesia presentata sulla rivista si intitola Nessun nome dopo ed è distinta in quattro parti: i nomi inutili, i nomi interdetti, i nomi di famiglia e nessun nome dopo.
non posso immaginare, per come è costituita la mia psiche e la mia affettività, una negazione più dolorosa di quella del proprio nome, o del nome delle cose, dei sentimenti, delle persone.
per me parola significa dare un nome, a tutto.
la parola, insegna Lacan, ha una funzione che travalica il semplice vettore della comunicazione, la parola ha il senso del riconoscimento da parte dell'altro. la parola ci da senso in quanto l'altro ci da valore ascoltandola.
il nome è un veicolo del riconoscimento. senza nome, non siamo.
questa impostazione del discorso mi coglie quindi sul vivo, su qualcosa che mi appartiene.
credo che per questo mi abbiano catturato, leggendole d'un fiato.
I nomi inutili
Non ho mai saputo il tuo nome. Entrasti un pomeriggio,
per sbaglio, a domandare se ero io un'altra persona -
un sole che improvvisamente aggiungeva calce ai muri,
un incendio capace di divorare il cuore del mondo.
Non ti mentii; mi alzai e ti condussi alla porta giusta
come un veleno trascina i sogni in mare; ma,
prima di lasciarti, ti dissi ancora che in quel pomeriggio
mi sarebbe piaciuto molto chiamarmi un'altra cosa- o
essere un gatto, per poter avere più di una vita.
polaroid di Carmen Palermo
So chi sei, ma mi manca il tuo nome - nè
sempre le parole arrivano agli occhi. Ma
non dare importanza: ci sono altre cose che non
dimenticherò mai - le mie braccia ancorate al tuo
corpo, una cecità, e il mondo improvvisamente tanto
piccolo - e queste, tu non lo sai, mi mancano
anche. Il tuo volto, dammelo per un secondo. La
tua bocca, chiaro. Sono tanti gli anni senza te nelle pieghe
della mia gonna, tanta vita custodita per un giorno
così. Adesso ritorna, dunque. Lascia cadere quel sorriso
delle tue labbra, -nelle mie deve distendersi come
il sole, all'imbrunire, quando di nuovo sopra di loro
respirerai con il profumo salato delle maree. Ma
non dire niente del mio corpo stanco - è una camicia
d'estate dimenticata sulla spiaggia, e l'abito è sempre
il meno, tanto fa. Non vedi chi sono? Il tempo
non può aver castigato solo il mio sguardo. Vieni
più vicino e spia adagio: sono tanti gli anni
senza le tue braccia nelle maniche del mio vestito,
tanto sangue custodito nelle vene per una notte
così. E tu già te ne vai?

Dormono tra noi dolori che non
conosci. Ti addormentasti per primo -
e il mio passato è un orologio antico
che punzecchia il silenzio. Se mi avessi
detto il tuo nome quando arrivasti,
avresti potuto già fare parte di queste memorie.
polaroid di Carmen Palermo
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giovedì 4 marzo 2010
regali. un aiuto a essere paziente con tutto ciò che è insoluto

Sii paziente con tutto ciò che è insoluto
nel tuo cuore.
Cerca di amare le domande in sé....
Non cercare adesso le risposte
che non possono essere date
perchè non saresti capace
di viverle.
E il punto è
di vivere ogni cosa.
Vivi le domande ora.
Forse in futuro
gradualmente,
senza farci caso,
un giorno lontano
ne vivrai le risposte.
(Rainer Maria Rilke)
questa è imbarazzante per quanto mi sta cucita addosso. amo le domande, tutto sta nella domanda, quella che ci portiamo dentro, che vive e cresce con noi e si legge nel nostro parlare. e non c'è risposta, se qualcosa ci somiglia non è destinata a durare, è temporanea e non ha la consistenza della voce, solo quella del vento.

Ogni parola nome di una cosa
è un nome singolare della morte
Tranne la vita che non è parola.
La biblioteca di Alessandria arse,
insieme a un libro che narrava l´incendio
che arse la biblioteca di Alessandria.
Ogni orologio che fa l´orologiaio
è uno strumento per segnare l´ora
in cui dovrà fermarsi l´orologio.
(J.R. Wilcock)
lucida, scolpita nella pietra. dolorosa direi. ogni cosa ha un nome -come sono d'accordo, diamo un nome alle cose, ce l'hanno- e la morte proprio il suo. forse, qui dice, la vita no, ma nel senso che la vita è molto più di una parola e non ha nome che la possa contenere tutta. la vita è narrazione, costruzione, paziente e meticolsa. come un orologio, che poi, si, nel suo ritmare ha scritto in sè il suo arrestarsi.

non sono io
sono colui
che cammina accanto a te senza che io lo veda;
che, a volte, sto per vedere,
e che, a volte, dimentico.
Colui che tace, sereno, quando parlo,
colui che perdona, dolce, quando odio,
colui che passeggia là dove non sono,
colui che resterà qui quando morirò.
(Juan Ramòn Jiménez)
questa viene da un mondo inaspettato, almeno in apparenza. parla di immanenza e trascendenza, anime che si confrontano e si parlano, ha una forza che permette di vedere l'eternità. io sono qui ma sono altrove, parlo ma sono essenza, amo ma con odio, vedo ma sono cieco. perchè nascondersi sempre dietro maschere virtuali?

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto
(Eugenio Montale)
sembra la poesia di una rivelazione. quella di una verita' inaspettata, forse terrifica, forse sperata. l'aria di vetro e' un'immagine fortissima, tagliente, mi parla di una dimensione terrea, senza respiro. poi si apre un film, la finzione, e tutto torna alla dimensione abituale ma la verita' (ne esiste una?) ormai e' passata davanti agli occhi. e' cosi' che a volte la vita cambia, senza rimedio, senza possibilita' di voltarsi indietro. potente. un regalo imponente direi.

Ogni mattina, dopo il segno della croce,
scriverti
è come recitare una preghiera.
Non si può far di peggio,
ma io so fare di meglio.
Ora che non ti vedo,
di buon mattino,
mentre tutti dormono,
prendo la penna, come un ladro prenderebbe
la chiave di un forziere,
e con la penna
rubo la vita che non mi appartiene
e scavo un camminamento
per raggiungere te che, contro ogni legge,
considero mia.
(Salvatore Fiume)
questa ve la regalo io, la trovo religiosamente immensa. traccia un cammino dall'anima al possesso. è misteriosa e saccheggia i sentimenti, racconta di un pensiero che cova nascosto la passione, di uno sguardo bendato e rubato. è senza misura, è contro ogni legge. la trovo eccitante.
domenica 2 novembre 2008
ferramenta di zaffiri
Pablo Neruda
la parola penetra con la forza dell'immagine.
Sete di te m'incalza

Sete di te m'incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.
Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.
Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.
L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.
Da: Ode al dente di capodoglio
...
oh amore,
lì
sulle labbra
del mare,
affidato
a
un
dente dell'onda,
col
rumore
di
un
petalo
impreciso
(sussurro di ala spezzata
nell'intenso
odore
dei gelsomini)
(amore
d'albergo
semichiuso, buio,
con edere avvinghiate
all'occaso)
(e un bacio
duro come
pietra che assale).
poi
tra bocca e bocca
il
mare eterno,
l'arcipelago,
la collana delle
isole,
e le navi
assediate
dal freddo,
che aspettano
l'animale azzurro delle profondità
australi dell'oceano,
l'animale nato
dal diluvio
con le sue ferramenta
di zaffiri.
...
Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
Alla tristezza
Tristezza, ho bisogno
della tua ala nera,
c'è troppo sole, troppo miele nel topazio,
ogni raggio sorride
sui prati
e tutto è luce rotonda intorno a me
e tutto, in alto, è come un'ape elettrica.
Perciò
la tua ala nera
dammi,
sorella tristezza:
ho bisogno che si estingua qualche volta
lo zaffiro e che cada
l'obliquo rampicante della pioggia,
il pianto della terra:
voglio
quel tronco spezzato nell'estuario
la vasta casa buia
e mia madre
che cerca
paraffina
per riempire il lume
finché la luce non esalava l'ultimo respiro.
La notte era lenta a venire.
Il giorno scivolava
verso il suo cimitero provinciale
e fra il pane e l'ombra
ricordo
me stesso
alla finestra
che guardavo ciò che non era,
ciò che non succedeva,
e un'ala nera d'acqua che calava
su quel cuore che lì forse
ho scordato per sempre, alla finestra.
Ora rimpiango
quella luce nera.
Dammi il tuo lento sangue,
pioggia fredda,
dammi il tuo volo attonito!
Al mio petto
rendi la chiave
della porta chiusa,
distrutta.
Per un minuto, per
una breve vita,
toglimi la luce e lascia
che mi senta
sperduto e miserabile,
che tremi fra le fibre
del crepuscolo,
che riceva nell'anima
le mani
tremebonde
del-
la
pioggia.

Saprai che non t'amo e che t'amo
Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.
T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.
la parola penetra con la forza dell'immagine.
Sete di te m'incalza

Sete di te m'incalza nelle notti affamate.
Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.
Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
Solco per il torbido seme del mio nome.
Esista una terra mia che non copra la tua orma.
Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.
Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
Come poter non amarti se per questo devo amarti.
Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce.
Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi.
La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci.
L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.
Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.
Da: Ode al dente di capodoglio
...
oh amore,
lì
sulle labbra
del mare,
affidato
a
un
dente dell'onda,
col
rumore
di
un
petalo
impreciso
(sussurro di ala spezzata
nell'intenso
odore
dei gelsomini)
(amore
d'albergo
semichiuso, buio,
con edere avvinghiate
all'occaso)
(e un bacio
duro come
pietra che assale).
poi
tra bocca e bocca
il
mare eterno,
l'arcipelago,
la collana delle
isole,
e le navi
assediate
dal freddo,
che aspettano
l'animale azzurro delle profondità
australi dell'oceano,
l'animale nato
dal diluvio
con le sue ferramenta
di zaffiri.
...
Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
Alla tristezza
Tristezza, ho bisogno
della tua ala nera,
c'è troppo sole, troppo miele nel topazio,
ogni raggio sorride
sui prati
e tutto è luce rotonda intorno a me
e tutto, in alto, è come un'ape elettrica.
Perciò
la tua ala nera
dammi,
sorella tristezza:
ho bisogno che si estingua qualche volta
lo zaffiro e che cada
l'obliquo rampicante della pioggia,
il pianto della terra:
voglio
quel tronco spezzato nell'estuario
la vasta casa buia
e mia madre
che cerca
paraffina
per riempire il lume
finché la luce non esalava l'ultimo respiro.
La notte era lenta a venire.
Il giorno scivolava
verso il suo cimitero provinciale
e fra il pane e l'ombra
ricordo
me stesso
alla finestra
che guardavo ciò che non era,
ciò che non succedeva,
e un'ala nera d'acqua che calava
su quel cuore che lì forse
ho scordato per sempre, alla finestra.
Ora rimpiango
quella luce nera.
Dammi il tuo lento sangue,
pioggia fredda,
dammi il tuo volo attonito!
Al mio petto
rendi la chiave
della porta chiusa,
distrutta.
Per un minuto, per
una breve vita,
toglimi la luce e lascia
che mi senta
sperduto e miserabile,
che tremi fra le fibre
del crepuscolo,
che riceva nell'anima
le mani
tremebonde
del-
la
pioggia.

Saprai che non t'amo e che t'amo
Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.
Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.
T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.
Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.
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