bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

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domenica 13 novembre 2016

più o meno, il jazz è sempre stato come quel tipo d'uomo che non vorresti che tua figlia frequentasse



se le immagini di Venezia sfuocate e annullate non mi avevano convinto, quelle sul Jazz mi hanno entusiasmata.
al Base di Milano, solo fino al 16 novembre, sono esposte le foto di Roberto Polillo.
sono strepitose e narrano la storia, davvero entusiasmante, del jazz.
è esattamente l'immagine del jazz che mi porto dentro, certamente condizionata senza saperlo da queste immagini prima di dare loro un nome, ma anche per una corrispondenza tra l'atmosfera che percepisco ascoltandolo e quel che si imprime su queste pellicole.
ombre, fumo, buio, squarci di luce e, soprattutto, atmosfera di complicità e godimento.
come un'esperienza singolare ma condivisa, ognuno speciale ma tutti in ascolto l'uno dell'altro.



Al Base di Milano va in scena il Jazz: la mostra “Swing, Bop & Free! Il Jazz degli anni '60” presenta i ritratti dei musicisti che hanno scritto la storia dell’età d’oro del jazz, Louis Armstrong, Duke Ellington, Miles Davis, Charles Mingus, John Coltrane - giusto per citare qualche nome - immortalati da Roberto Polillo nell’intimità di un caffè, sul palco durante le prove e i concerti, al loro arrivo negli aeroporti o a passeggio per le città. Un racconto in 100 fotografie, scattate tra il 1962 e il 1974, che il fotografo milanese dedica al padre Arrigo, direttore sin dal 1965 della rivista Musica Jazz, tra i più autorevoli critici musicali e organizzatore di importanti concerti jazz in Italia, ma anche in Svizzera e sulla Costa Azzurra. La mostra, realizzata dal Teatro dell'Arte e Ponderosa Music & Art in collaborazione con Blue Note Milano e Base nell’ambito del JAZZMI, il Festival del Jazz che invaderà Milano nei primi giorni di novembre con un ricco calendario di appuntamenti, viene inaugurata il 4 novembre alle ore 19 in via Bergognone 34. Per tutte le informazioni www.jazzmi.it.

venerdì 11 novembre 2016

tutti quanti, tutti quanti, tutti quanti voglion fare il jazz

(gli aristogatti)
certo, anche io.
procedo bene, ma vedo che i prossimi concerti sono ormai in esaurimento, mi limiterò ai concerti minori.
d'altronde i costi non sono proprio da ridere, rispetto alle occasioni di MiTo qui i concerti non vanno in promozione.
ad oggi JazzMi mi ha dato due prove eccellenti ed una dubbia. e una incomprensibile.
Istanbul Sessions al Santeria Social Club mi ha vista ultima in classifica in quanto ad età media dei partecipanti ma tra i primi in quanto a perplessità sul genere, giusto un po' di Istanbul ma molto poco di jazz, ammesso che basti un sax per dire jazz. i ragazzi non la finivano più di suonare ma l'ultima mezz'ora era francamente un boato più rockettaro che altro con una batteria fuori controllo.
splendido, sabato, il trio alla Sala Verdi con le musiche di Chet Baker.
splendido il quintetto di Cazzola al teatro dell'Arte questa mattina con un omaggio alla divina, Billie Holiday.
grande bellezza e incanto, il jazz è raffinato ed elegante, lo penso in bianco e nero come nelle foto di Polillo al Base, ed è un fine afflato di intesa tra i suoi partecipanti, sembra di spiare un'intesa privata ed eccitante, una complicità senza parole.
ieri sera mi sono spinta, spendendo una cifra non indifferente per poi stare in piedi, al teatro della Triennale per un concerto intitolato Junun, un progetto multietinco di Jonny Greenwood dei Radiohead,  che coinvolge il regista Paul Thomas Anderson, il musicista israeliano Shye Ben Tzur e il gruppo indiano dei Rajasthan Express, il tutto preceduto dal documentario di ben 50 minuti (non esplicitato dal sito di jazzmi infatti la presentazione ha creato brusio e sorpresa in sala) del suddetto regista. tutto molto bello, musica basata su ritmi incalzanti, un suonare insieme, quel senso rassicurante di India che cura l'anima, turbanti in testa, l'israeliano ispirato che conduce il gruppo, islam e misticismo, musica globale...ma il jazz?