bianco e nero

come una foto. in bianco e nero. nessuna concessione al colore, alla spettacolarita', ai nuovi barbari. bianco e nero colori vividi dell'essenziale, solo l'autenticita' della forma. della sostanza. l'occhio vede e non si inganna.
"questo e' il mio segreto.
veramente semplice.
si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale e' invisibile agli occhi."
Il piccolo principe. A.d.S-E.

Visualizzazione post con etichetta Expo 2015. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Expo 2015. Mostra tutti i post

giovedì 3 settembre 2015

alla vita

le vele del Kuwait, a sera, sono spettacolari.






io sono andata a vedere il Cirque du Soleil, Alla vita.
credo sarebbe stato bellissimo se il teatro all'aperto fosse stato all'altezza dello spettacolo che si andava a presentare.
a parte il fatto che andando in Iran o in Oman, credo, avrei potuto vederlo gratis e molto meglio di come ho fatto. le terrazze dei suddetti padiglioni danno dritte dritte sul palcoscenico, all'aperto e completamente all'aperto senza alcuna schermatura.
io invece ho dovuto loottare con i soliti malsani, gente che va a teatro con il cappello e la visiera alzata oppure genitori più agitati dei figli che si alzano dalla sedia 15 volte in un'ora.
il teatro non è strutturato in modo adeguato, le sedie sono scomode ma, soprattutto, non disposte in modo inclinato, discendente, digradante.
sono una nana, ho visto poco, nulla di quel che accadeva sul palco, ho chiesto di togliere cappelli, ho invocato la madonna perchè impartisse buon senso a genitori e figli, ma niente...
quel che volava e saliva su ordini superiori del palco l'ho visto pienamente, la musica era bellissima, gli acrobati eccelsi, la scenografia e idea scenica notevoli. come sempre.
negli spettacoli del Cirque du Soleil c'è sempre una parte di narrazione teatrale che rende unica la rappresentazione. in questo caso era ovviamente legato al cibo, alla nutrizione, alla nascita delle piante, allo sviluppo dei semi, all'inizio della vita.
ho colto qualcosa, goduto poco.
sono stata contenta lo stesso, expo mi mette allegria.







lunedì 20 luglio 2015

si viaggiare

son tornata a Expo di sera e il mondo è grande.
rispetto alla prima volta ho trovato i cluster finalmente completati e il Nepal coraggiosamente aperto. 
ho mangiato le patatine dei belgi, il pane del Sudan, i tacos del Messico e i mini pancakes dell'Olanda (rigorosamenre conditi di nutella Ferrero, però).
la mia sensazione è ancora gradevolissima, è il mondo a casa mia, scopro quel che altrimenti, del mondo, non saprò né vedrò mai. 
inutile contarmela su, potessi anche iniziare a viaggiare di più, e ora lo faccio pochisimo, al massimo una città europea all'anno, potessi pensare tra dieci anni di ridurre il lavoro e godermi di più la vita (ma con quali soldi?) io non sarò mai una che ha visitato il mondo.
conosco gente che viaggia, anche inutilmente, senza guardare, in modo consumistico, mete usa e getta, machissenefrega, viaggia.
mio fratello farà 5 viaggi all'anno, da solo, lui viaggia, è sicuro, dieci giorni fa era in Algarve. 
i miei genitori hanno viaggiato moltissimo, hanno visto paesaggi increbibili, conosciute culture lontanissime, e hanno portato un pochino anche me, da bambina e poi ragazza.
con loro ho visto la Grecia (ma non quella delle isole, la GRECIA), e l'Europa (anche Lituania, Estonia, Lettonia), soprattutto Francia e Germania, Praga e città dell'allora Germania Est, ho fatto anche un viaggio negli Sati Uniti, io studentessa di medicina.
ma ora guarderei in modo diverso.
io, invece, non viaggio.
fino a tre anni fa ho visitato l'Europa, questo si, viaggi in macchina, migliaia di km, ma ora non più, la vita cambia.
mi piacerebbe viaggiare?
mioddio, cosa darei.
non prevedo grossi cambiamenti della mia vita, lavoro come libera professionista e se non lavoro non guadagno, e guadagno giusto per vivere, non per viaggiare.
la questione è tristemente in questi depressivi termini.
Expo? una finestra sul mondo che mai altrimenti avrò.
ho visto crescere a dismisura, dall'ultima volta che ci sono andata, gli orti di Expo, quello verticale di Israele (che ho imparato a conoscere visitando il padiglione), ho visto le piante giganti del Brasile, e ho visto il cluster del riso, e mi sono goduta le foto di Berengo Gardin, il cluster del caffè, e immaginato la vita di quei paesi sorseggiando le foto di Salgado, ho guardato ammirata il cluster Frutta e Legumi – Il giardino delle meraviglie secondo lo sguardo fotografico della svizzera Irene Kung.
una vita per procura.












giovedì 2 luglio 2015

Arts and Foods

Arts and Foods alla Triennale.
davvero bella, divertente, ricca, sorprendente.
si dipana in 3 sezioni, anzi 4 se consideriamo il giardino esterno.
ricchissima di spunti e anche di grandi opere.
uno non lo sa, ma passando da una sala all'altra, tra un salotto liberty e uno futurista, una collezione di vasellame art deco e una di accessori di Alessi, dai personaggi del Carosello alle copertine di lp storici ispirati al cibo, si incrociano pittori come Sironi, Carrà, Balla, De Chirico, De Pisis, Savinio, Morandi, Fontana e fotografi come  Ghirri, Mulas e Migliori.



 


 







 
bellissima l'ultima parte, quella dedicata all'arte contemporanea, molte installazioni sono inedite e interessanti, molto usato il pane, raffermo, maleodorante, per la costruzione di case e strutture, bello il video di Marina Abramovic il cui viso si deturpa mangiando una cipolla, molto rappresentata la muffa, in oggetti e quadri, molto rappresentato lo spreco, il disagio della società dei consumi.
ma il bello è che tutto è presentato in bello modo, con una consequenzialità gradevole e appassionante.






 
La multiforme relazione fra le arti e il cibo viene ripercorsa e analizzata nel Padiglione Arts & Foods l’unica Area tematica di Expo Milano 2015 realizzata in città ospitata al Palazzo della Triennale dal 9 Aprile fino al 1 Novembre 2015.
Allestita negli spazi interni ed esterni della Triennale – 7.000 metri quadrati circa tra edificio e giardino – Arts & Foods mette a fuoco la pluralità di linguaggi visuali e plastici, oggettuali e ambientali che dal 1851, anno della prima Expo a Londra, fino ad oggi hanno ruotato intorno al cibo, alla nutrizione e al convivio. Una panoramica mondiale sugli intrecci estetici e progettuali che hanno riguardato i riti del nutrirsi e una mostra internazionale che fa ricorso a differenti media così da offrire un attraversamento temporale, dallo storico al contemporaneo, di tutti i livelli di espressività, creatività e comunicazione espressi in tutte le aree culturali.
Con una prospettiva stratificata e plurisensoriale  Arts & Foods, a cura di Germano Celant e con l’allestimento dello Studio Italo Rota, cerca di documentare gli sviluppi e le soluzioni adottate per relazionarsi al cibo, dagli strumenti di cucina alla tavola imbandita e al picnic, dalle articolazioni pubbliche di bar e ristoranti ai mutamenti avvenuti in rapporto al viaggio per strada, in aereo e nello spazio, dalla progettazione e presentazione di edifici dedicati ai suoi rituali e alla sua produzione. Il tutto appare intrecciato alle testimonianze di artisti, scrittori, film makers, grafici, musicisti, fotografi, architetti e designers che, dall’Impressionismo e dal Divisionismo alle Avanguardie storiche, dalla Pop Art alle ricerche più attuali, hanno contribuito allo sviluppo della visione e del consumo del cibo.
Una raccolta e un viaggio nel tempo che riflette creativamente il tema dell’Esposizione Universale di Milano, “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, attraverso centinaia e centinaia di opere, oggetti e documenti provenienti da musei, istituzioni pubbliche e private, collezionisti e artisti da tutto il mondo.
"Arts & Foods coinvolge tutti i media e linguaggi: dalla pittura alla scultura, dal video all’installazione, dalla fotografia alla pubblicità, dal design all’architettura, dal cinema alla musica e alla letteratura. – ha dichiarato Germano Celant, curatore del Padiglione e dell’ottava edizione Triennale Design Museum - Si articola con un andamento cronologico che copre il periodo dal 1851 – data della prima Expo a Londra e dell’avvio della modernità – all’attualità, attraverso la creazione di ambienti dedicati ai luoghi e agli spazi del convivo, sia in ambito privato sia nella sfera pubblica – dalla sala da pranzo alla cucina, dal bar al cibo da viaggio – in cui arredi, oggetti, elettrodomestici e opere d’arte creano una narrazione di forte impatto visivo e suggestione sensoriale”.
 
veloce e accattivante è anche Cucine & Ultracorpi un viaggio, sempre visivo e sensoriale alla maniera di Expo, tra i cambiamenti della cucina, i cambiamenti della nostra tavola, i cambiamenti della nostra vita, del suo stile.
 






 
“Cucine & Ultracorpi” vuole raccontare la lenta quanto inesorabile trasformazione degli utensili da cucina in macchine e automi.
Un’armata “di invasori” che, dalla metà del XIX secolo con l’avvento dell’industrializzazione, è dilagata arrivando a sostituire molte pratiche umane del cucinare.
L’intento è di tracciare l’evoluzione in Italia dei “cospiratori”, cucine ed elettrodomestici, dalla prima emergenza documentabile fino al 2015, anche in relazione a episodi della progettazione dell’industria internazionale.
Il display espositivo presenterà questo universo di ultracorpi – dal frigorifero al microonde, dalla caffettiera al tostapane, dal trita rifiuti alle cappe assorbenti, dai bollitori ai mixer, dalle friggitrici alle gelatiere – che si è sviluppato dalla prima industrializzazione alla diffusione di massa, dall’automazione all’innovazione digitale.
 
come a Expo, mi sono davvero divertita.