si fa per dire.
ma anche no (come sento dire ovunque).
mi sono vista Sanremo, e soprattutto -finalmente in santa pace- la serata sulla storia di Sanremo.
mi sono divertita e ho sentito bellissime canzoni.
cantate bene, cantate male.
è sorprendente come alcuni cantanti emergano gagliardi con canzoni, ineguagliabili, del passato, e passino invece per noiosi e mediocri con le canzoni attuali. sarà per via delle canzoni?? ma quelli noiosi di sostanza, costituzionalmente, rimangono noiosi anche con Sergio Endrigo.
Cristicchi è tombale santissimo cielo. e con una canzone come "Una canzone per te" tra le mani santissimo cielo. ma com'è possibile? si può cantare È stato tanto grande e ormai
Non sa morire
Per questo canto e canto te
La solitudine che tu mi hai regalato
Io la coltivo come un fiore
Chissà se finirà
Se un nuovo sogno la mia mano prenderà
Se a un'altra io dirò
Le cose che dicevo a te, e sembrare un lombrico?
Gazzè un pesce fuor d'acqua. e sono gentile. lo stile adamantino dei "ti voglio bene" della gran parte delle canzoni anni 60 (badateci bene, lo dicono moltissime canzoni e ora non lo dice più nessuna!!) non fa proprio per lui nè per tutti quelli che adottano l'occhio azzurro fatato al posto di quello marrone posdatato originale.
ma Mengoni con "Ciao amore ciao", con il testamento di Tenco tra le mani e tra le corde vocali fa venire i brividi. ascolti la canzone e ti rendi conto che è un saluto a tutti, ciao a tutti, ciao me ne vado, sono nella terra di nessuno. Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent'anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao. Mengoni ha vinto il festival grazie a questa canzone, non a quella in gara. QUESTA. è la vittoria postuma di Tenco 46 anni dopo.
poi ci sono le sciacquette tipo Annalisa e Emma che mi piacciono lo stesso, è un po' faticoso scriverlo ma lo faccio..., con una canzone odiosa come "per Elisa" perchè, tutto sommato, duettano bene. Malika Ayane, che fa la sciantosa senza avere il phisique du role, canta una canzoncina allegra, "Ma cosa hai messo nel caffè", spiritosa e leggera, ma balla come un elefante, diciamo che è tutta una simpatica parodia. Ma cosa hai messo nel caffè
che ho bevuto su da te?
C'è qualche cosa di diverso
adesso in me;
se c'è un veleno morirò,
ma sarà dolce accanto a te
perchè l'amore che non c'era
adesso c'è.
l'impacciata ma talentuosa Chiara canta Mia Martini, l'aveva già fatto Elisa altrettanto bene, "Almeno tu nell'universo", una canzone che mi piace fino a un certo punto però, quel punto in cui in cui la sua tristezza patologica, la sua avversione cieca per il maschile, mi procura un sottile senso di fastidio. echepalle 'sta storia delle femmine vittime dell'egoismo (sentimentale sia chiaro) del mondo in generale, maschile in specie...basta basta basta. siamo tutti responsabili dei nostri sintomi, e che diamine.
è adorabile Daniele Silvestri che canta Lucio Dalla, "Piazza grande", in modo così dimesso, così senza pose, così senza giri della voce, così modesto, così seduto sul gradino, così per caso e così umilmente portatore della bellezza della canzone di un altro, che merita un 10 e lode. e poi è figo, mi fa sangue.
è meraviglioso Franco Cerri che suona la sua chitarra, portando onore e gloria a questa carina ma tanto carina Simona non so che, che si porta l'americano Cincotti di supporto al pianoforte, e all'immagine (ma già le cosce e i tacchi farfallosi avevano fatto molto). l'ho visto suonare dal vivo, ma proprio vicino, lì a due passi da me, a casa di amici dei miei genitori, una sera d'estate di un'altra vita, sotto una veranda di stelle, nostalgia canaglia.
chi mi fa veramente impressione è questo talentuso Raphael Gualazzi, jazzista pianofortista solista solissimo, sembra autistico, probabilmente lo è, si è probabilmente salvato cantando, suonando, sembra imbrigliato in un mondo di raganatele fittissime. liberatelo! fate qualcosa per lui! dategli il dono della parola, anche fuori dal rigo musicale.
mentre i Modà e gli Elio che cantano "Io che non vivo" e "Un bacio piccolissimo" non si capisce se intonino una qualche altra nuova o vecchia canzone o ancora una di tutte quelle che hanno cantato tutta la loro vita musicale. ci sono persone che non sanno mai e poi mai abbandonare il loro stile, la loro impronta, sembra che facciano, qualsiasi cosa facciano, sempre e solo la stessa cosa. bocciati.
la versione Alma Megretta de "Il ragazzo della via Gluck" non mi piace ma la canzone è così naif Passano gli anni,
ma otto son lunghi,
però quel ragazzo ne ha fatta di strada,
ma non si scorda la sua prima casa,
ora coi soldi lui può comperarla
torna e non trova gli amici che aveva,
solo case su case,
catrame e cemento.
Là dove c'era l'erba ora c'è
una città,
e quella casa in mezzo al verde ormai
dove sarà che se la scrivessero oggi andrebbe bene per lo zecchino d'oro.
voto Tenco, anche fuori tempo massimo.